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	<title>TRANSITO SENZA CATENE</title>
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	<description>Ci sorreggono mani, ancora, / fabbriche di oscure maestranze dove / si lavora per nulla; / il guadagno ci sarà.</description>
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		<title>TRANSITO SENZA CATENE</title>
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		<title>Natan ZACH &#8211; SENTO CADERE QUALCOSA. Poesie scelte 1960-2008</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 21:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Impero e vecchietta Di qui si vede l’impero, da lì, una vecchietta, con la sporta della spesa in mano. Quante vecchiette con le sporte furono necessarie per costruire l’impero, quante sporte restarono vuote, quanti imperi crollarono nella polvere. Onore ai costruttori degli imperi! Onore ai loro distruttori! Ma la vecchietta con la sporta e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=852&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/natanzach_poet-gif.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-853" title="NatanZach_Poet.gif" src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/natanzach_poet-gif.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Impero e vecchietta</strong></p>
<p>Di qui si vede l’impero,<br />
da lì, una vecchietta, con la sporta della spesa in mano.<br />
Quante vecchiette con le sporte<br />
furono necessarie per costruire l’impero,<br />
quante sporte restarono vuote,<br />
quanti imperi crollarono nella polvere.<br />
Onore ai costruttori degli imperi!<br />
Onore ai loro distruttori!<br />
Ma la vecchietta con la sporta<br />
e i denti che le mancano in bocca<br />
è comunque la speranza del futuro.</p>
<p><img title="More..." src="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-852"></span>*</p>
<p><strong>I viali dell’infanzia</strong></p>
<p><strong>I</strong><br />
Suonavano le orchestre nel parco. Il secolo marciava verso sé stesso<br />
e noi sempre più lontani dalle origini.</p>
<p>Quand’ero ragazzino, mio padre mi prese sottobraccio. Nel suo<br />
tono pratico mi disse, lo vedi, qui per noi non c’è futuro.<br />
Tua madre ed io abbiamo deciso di emigrare.<br />
Non capii. Non conoscevo ancora il futuro, ma solo il tedesco.<br />
Mangiavo noccioline ed amavo lo zoo. Aspettavo le scimmie<br />
ma annottava già e non uscivano dal loro nascondiglio. Luci<br />
brillavano sui ponti. Pesci dorati guazzavano nell’acqua della vasca<br />
e le fioraie avevano stille di rugiada nei capelli. Berlino. Città da cui<br />
ricorderò di fuggire e fuggire ancora verso la mia città<br />
da cui non si può fuggire.</p>
<p>Poi il fanciullo maturò, accumulò un po’ di forza,<br />
i suoi incubi divennero realtà, i viali dell’infanzia<br />
si fecero macerie o case dai molti piani.<br />
Ora non scorderà più la parola futuro,<br />
che sempre tornerà,<br />
paurosa come orfanezza.<br />
Qualcosa come alzarsi, partire, ricordare –<br />
di pauroso come morire.</p>
<p><strong>2</strong><br />
Un uomo non sa in fondo ciò che vuole. Un uomo<br />
mette le sue radici, vede la sua fatica fruttificare o viene estirpato e racconta<br />
ai propri figli storie, oppure no. Egli non cambia, il tempo non si ferma per lui.<br />
di anno in anno mente meno a se stesso, impara<br />
a dominare il corpo finché il corpo non domina lui, parla poco e impara<br />
a dimenticare. Ora<br />
non vuol fuggire più. Solo un po’ di memoria<br />
che forse ad altri permetterà di crescere, germogliare<br />
scordando tutto ciò che lui lasciò dietro di sé.</p>
<p>*</p>
<p>E questo è un capitolo, un capitolo solo della trama,<br />
della ragnatela che tentammo di filare qui<br />
nel tumulto di molti anni, nei quali<br />
si deve pur far ordine, non ricongiungendo le cose con la frode<br />
e neppure sfilacciando, senza odorare<br />
il profumo di un fiore prima che avvizzisca o di un seno di donna<br />
che s’apre toccato da una mano indagatrice,<br />
che rimesta e fruga nella carne viva<br />
cercando di trovare un momentaneo sfogo alla sua solitudine.<br />
Siamo tutti prodotti etichettati nel grande supermarket<br />
della creazione e quella sua stupidità – per la quale<br />
l’anno divora l’anno e l’attimo e il minuto –<br />
è appunto l’eternità che consuma ogni cosa.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Forme di pensieri</strong></p>
<p><strong>7</strong><br />
La poesia non è parole, né un’azione<br />
Che culmini in fatti, ed è una difficile cosa<br />
E tu non puoi misurarla se non con la tua propria misura<br />
Ed è la tua patria, promessa oppure no.<br />
E lei ti misurerà sul palmo della sua mano,<br />
ti sedurrà col bene e anche col male, in essa<br />
costruirai la tua casa, altra casa no avrai<br />
anche se il fuoco la divorerà o se d’un tratto sarà distrutta.</p>
<p>Tu senti ancora ciò che dicono nella stanza accanto<br />
o di là dalla finestra<br />
e ascolti o tiri su una tenda<br />
e non c’è nulla là tranne l’eco<br />
e questa è la via del mondo<br />
e questo è il chiuso<br />
oltre cui non passerai.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Dopo lo Tsunami</strong></p>
<p>Un fiore appassisce<br />
eccolo lì gettato<br />
nella spazzatura<br />
è un’infamia pura<br />
scrivere<br />
dopo Auschwitz<br />
una poesia<br />
sul carcame di un fiore.</p>
<p>Un gatto schiacciato<br />
le interiora fuori<br />
il sangue un rivolo<br />
dalle ruote di una macchina<br />
è un’infamia pura<br />
scrivere dopo Sabra e Shatila<br />
una poesia<br />
sul carcame di un gatto.</p>
<p>Un bambino a cui hanno sparato<br />
sanguina<br />
in braccio a suo padre<br />
che si stringe al muro<br />
è un’infamia pura<br />
scrivere dopo l’omicidio di un bambino<br />
una poesia<br />
su un muro che sanguina.<br />
Centocinquantamila<br />
travolti dal mare<br />
fetono<br />
spargono malattie<br />
è un’infamia pura<br />
scrivere dopo morti a migliaia<br />
una poesia<br />
su un teleoperatore a cui hanno sparato.</p>
<p>Com’è bello<br />
che si possa ancora scrivere<br />
su un fiore che appassisce,<br />
il carcame di un gatto,<br />
un muro che sanguina,<br />
un teleoperatore<br />
una poesia d’amore,<br />
infamia pura<br />
sulla soglia dell’Ade.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Squillo sulla porta</strong></p>
<p>Ogni squillo alla porta da cui resto poi deluso<br />
mi lascia come uno svuotato Gesù<br />
che cerchi a notte fonda un posto per dormire<br />
e rimanga davanti a porte chiuse.</p>
<p>E dunque ora gli apro, è mio dovere,<br />
e lo avvolgo in un sudario e vesto me di bianco<br />
e colgo l’occasione per toccare il suo mantello<br />
che un tempo mi eluse.</p>
<p>E frugo per la stanza, trovo un posto in cui lui possa giacere,<br />
in cui se gli dovesse dolere, non dolga più di tanto,<br />
e ricordo un filosofo che disse che l’uomo si misura<br />
solo dalla sua disperazione, e che non c’è altro esame,<br />
e lascio un po’ di spazio alla mia disperazione,<br />
e molto alla sua.</p>
<p>*</p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2012/02/zach1.jpg"><img title="zach1" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2012/02/zach1.jpg?w=86&#038;h=150" alt="" width="86" height="150" /></a></p>
<p><strong>Natan ZACH</strong><br />
<em><strong> SENTO CADERE QUALCOSA</strong></em><br />
<strong> Poesie scelte 1960-2008</strong><br />
<strong> Giulio Einaudi Editore (2009)</strong><br />
<em><strong> A cura di Ariel Rathaus</strong></em></p>
<br />Filed under: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/letture/'>letture</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/poesia/'>Poesia</a> Tagged: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/ariel-rathaus/'>Ariel Rathaus</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/einaudi/'>Einaudi</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/natan-zach/'>Natan Zach</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/sento-cadere-qualcosa/'>Sento cadere qualcosa</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovanninuscis.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovanninuscis.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giovanninuscis.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giovanninuscis.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giovanninuscis.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giovanninuscis.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giovanninuscis.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giovanninuscis.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giovanninuscis.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giovanninuscis.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giovanninuscis.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giovanninuscis.wordpress.com/852/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giovanninuscis.wordpress.com/852/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giovanninuscis.wordpress.com/852/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=852&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Vivalascuola. Appunti d’assessore. Per il 150° dell’Unità d’Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 21:38:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dalla rete]]></category>
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		<description><![CDATA[A 150 anni dall’Unità d’Italia permangono immutate alcune questioni: per restare nell’ambito della scuola, la “questione meridionale“, la “questione romana“, la distanza tra “paese legale e paese reale“. E adesso il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lancia uno strappo alla Repubblica nel settore dell’educazione. A che punto siamo? Che Paese siamo? Ci sentiamo davvero [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=848&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A 150 anni dall’Unità d’Italia permangono immutate alcune questioni: per restare nell’ambito della scuola, la “questione meridionale“, la “questione romana“, la distanza tra “paese legale e paese reale“. E adesso il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lancia uno strappo alla Repubblica nel settore dell’educazione. A che punto siamo? Che Paese siamo? Ci sentiamo davvero italiani? Ci sentiamo o no parte di una nazione?</p>
<p>Insorgere per risorgere. Non solo contro lo “straniero“<br />
di Donato Salzarulo</p>
<p><strong>CONTINUA A LEGGERE IL POST SUL BLOG COLLETTIVO <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/02/13/vivalascuola-104/#more-58507">LA POESIA E LO SPIRITO</a> </strong></p>
<br />Filed under: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/articoli/'>Articoli</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/dalla-rete/'>dalla rete</a> Tagged: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/donato-salzarulo/'>Donato Salzarulo</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/giorgio-morale/'>Giorgio Morale</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/viva-la-scuola/'>Viva la scuola</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovanninuscis.wordpress.com/848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovanninuscis.wordpress.com/848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giovanninuscis.wordpress.com/848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giovanninuscis.wordpress.com/848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giovanninuscis.wordpress.com/848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giovanninuscis.wordpress.com/848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giovanninuscis.wordpress.com/848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giovanninuscis.wordpress.com/848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giovanninuscis.wordpress.com/848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giovanninuscis.wordpress.com/848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giovanninuscis.wordpress.com/848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giovanninuscis.wordpress.com/848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giovanninuscis.wordpress.com/848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giovanninuscis.wordpress.com/848/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=848&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Pasquale VITAGLIANO &#8211; Cibo senza nome</title>
		<link>http://giovanninuscis.wordpress.com/2012/02/08/pasquale-vitagliano-cibo-senza-nome/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni e note di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Lietocolle]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Ruffilli]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquale Vitagliano]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Notte, è notte, è notte pietra contro pietra, foglio su foglio, mattone dopo mattone, ho spolpato la mia colpa di essere – come dici tu – perfettamente senza costrutto; un talento inutile riverso sul letto, un addio scordato, secreto da una sagoma di carta che esecra un duttile congedo che chiama morte la più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=844&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/edward-hopper-room-in-new-york-1932.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-845" title="Edward Hopper, Room in New York (1932)" src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/edward-hopper-room-in-new-york-1932.jpg?w=300&#038;h=268" alt="" width="300" height="268" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Notte, è notte, è notte<br />
pietra contro pietra,<br />
foglio su foglio,<br />
mattone dopo mattone,<br />
ho spolpato la mia colpa<br />
di essere – come dici tu –<br />
perfettamente senza costrutto;<br />
un talento inutile<br />
riverso sul letto, un addio scordato,<br />
secreto da una sagoma di carta<br />
che esecra un duttile congedo<br />
che chiama morte la più infantile<br />
posa della vita.<br />
Segreta è la lettura di questa vita apocrifa<br />
che non tramanda la propria<br />
verità palese, ma resta pensile<br />
dentro una docile rete che pure<br />
i denti non squarciano.</p>
<p>Sa di fame il morso delle mie parole.</p>
<p>*<span id="more-844"></span></p>
<p><strong>Il disprezzo</strong></p>
<p>Non è affatto calmo questo caos,<br />
rifluisce alla sua natura di intemperie,<br />
di disordine che non si lascia a terra,<br />
che si porta la calce nei palmi.</p>
<p>Non è cinematograficamente corretta<br />
questa inconsolabile lotta contro il petto,<br />
senza alcun motivo musicale, amputata<br />
di ogni colonna sonora che ti batteva<br />
nella testa, ed ora sprofonda sorda nel ricordo.</p>
<p>L’hai presa da dietro la voglia di farla finita,<br />
un’eclisse carnale che ti spegne la terra<br />
messa a tappeto da un siderale sole notturno,<br />
uno sparo rimbomba dentro una camera chiusa.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Astri</strong></p>
<p>Può esserci una stanza<br />
senza centro di gravità?<br />
Dove per pura volontà d’altro<br />
i mobili senza volontà ripetono<br />
tutti i movimenti degli astri.</p>
<p>Puoi allora senza saperlo vedere<br />
i divani subire la rotazione del sole,<br />
così da sorgere lì dove c’erano i lumi,<br />
retrocessi al nadir della loro rivoluzione.</p>
<p>Può essere dannata una vita senza pareti.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Il cibo senza nome</strong></p>
<p>Questa casa non ha odore,<br />
non dico il sugo, la frittura,<br />
il calore, che sarebbe kitsch;</p>
<p>dico che non si sentono i passi<br />
dietro i tavoli, sulle tovaglie,<br />
sopra i divani, fuori delle stanze.</p>
<p>Non posso dire la differenza, come<br />
gli inglesi, tra casa e casa, perché<br />
camere e cucina non siano solo mattoni,</p>
<p>intonaco e cellofan, ma anche terra,<br />
ventre e fame che sazia alla fine<br />
della vita sui muri fino ad annerirli</p>
<p>e a farli puzzare delle nostre giornate.<br />
E invece questa casa è una rimessa,<br />
i cartoni, le scatole di cibo senza nome</p>
<p>al posto dei libri sugli scaffali dismessi,<br />
le foto senza alcun luogo, i quadri senza<br />
soggetto, la polvere che ti mangia tutto.</p>
<p>Mi resta il bagno, utile e integro, una cesta.</p>
<p>*</p>
<p>Hai mai sentito un esempio<br />
che non fosse banale?<br />
Perché tutti credono ai luoghi comuni:<br />
il bene degli altri, i valori nella fossa,<br />
il non provare risentimento,<br />
i pensieri scevri da pregiudizi,<br />
il bi e il ba che nessuno ricorda più.</p>
<p>La nostra vita non è stata banale<br />
perché non abbiamo perso tempo,<br />
ci siamo buttati, abbiamo ballato,<br />
ci siamo svestiti come fachiri sulle piante dei dolori.<br />
Siamo rimasti a zero, senza benzina,<br />
fuori campo, siamo arrivati lo stesso.</p>
<p>La nostra vita non è stata banale<br />
-a parte il dirlo. Perché non è un esempio.</p>
<p>*</p>
<p>Ti saluto da un posto<br />
che non ho mai visto<br />
perché la terra non gira più,<br />
resta affissa alla testa del letto<br />
più pietosa di un’icona sacra.</p>
<p>Tutto gli gira intorno ubriaca<br />
nella sua perfezione scientifica<br />
mentre in fondo dialoga ancora<br />
con un tolemaico sole danzante.</p>
<p>S’è svuotata nella testa la palla<br />
non più tonda della sapienza,<br />
si pianta sgonfia su questa terra,<br />
inabile a rimbalzare in alto.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Ad un passo</strong></p>
<p>Mi sono fermato ad un passo<br />
dalla santità grazie al peccato,<br />
l’unico che ho ingoiato, è stato<br />
l’acqua sul fuoco, la legna bagnata,<br />
il fumo nero della mancata elezione.</p>
<p>Insopportabile a credersi che<br />
si potesse fare quello che<br />
si dice per crescere sani,<br />
parola dopo parola,<br />
dalla bocca alle unghie.</p>
<p>E invece no, dovevo fermarmi prima,<br />
per poter essere come tutti gli altri,<br />
mezz’ora di ritardo, senza parola data,<br />
eppure accettabile perché così comune.</p>
<p>Questo resta comunque, a fare la differenza,<br />
che proprio ad un passo mi sono fermato.</p>
<p>*</p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2012/02/vitagliano_cibosenzanome1.jpg"><img title="vitagliano_cibosenzanome" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2012/02/vitagliano_cibosenzanome1.jpg?w=106&#038;h=150&#038;h=150" alt="" width="106" height="150" /></a></p>
<p><strong>Pasquale VITAGLIANO</strong><br />
<em><strong> CIBO SENZA NOME</strong></em><br />
<strong> LIETOCOLLE, 2011</strong><br />
<em><strong> Prefazione di Paolo Ruffilli</strong></em><br />
<em><strong> Nota di Francesco Forlani</strong></em></p>
<p>*</p>
<p>Di quali nutrimenti siamo o dovremmo essere fatti, o privati, se la vita è un suggere continuo e onnivoro? Un atto fisiologico, ma non solo. Siamo fatti e disfatti da ciò che mangiamo, in un habitat che tutto include, e che, nutrito, nutre: bene, male, pessimamente. Il vuoto, il dolore, l’urlo, il lamento sono segnali dell’assenza, dell’eccesso, dell’errato nutrimento. Disarmonie, queste, che il poeta coglie e metabolizza nei suoi versi. Disarmonie la cui conoscenza implica, probabilmente, anche quella dell’esatto contrario, l’aspirazione a esso in una qualche misura. E’ così che il cibo senza nome nutre la poesia, in un viaggio verso le origini e la ragion d’essere delle cose.<br />
Il poeta viaggia dunque in una notte metaforica; un viaggio a pelo d’acqua come un battello su un fiume, che si ferma ogni tanto, scruta l’orizzonte intorno o scandaglia il fondo, repertando bellezze e insidie. Un viaggio nel profondo dell’anima dove il poeta, “pietra contro pietra/mattone dopo mattone” può spolparsi in rinfacciate colpe. Un viaggio nel caos “affatto calmo”, prendendo atto di una umanità ritrattasi da tempo dal sogno, omologata e relegata in paesaggi urbani e in microcosmi domestici sempre più asettici, incolori, inodori:” i cartoni, le scatole di cibo senza nome/al posto dei libri sugli scaffali dismessi,/le foto senza alcun luogo, i quadri senza/soggetto, la polvere che ti mangia tutto.”<br />
I versi soppesati di questa bella raccolta di Pasquale Vitagliano esprimono un sentimento persuasivo e condivisibile di questi anni caotici e di difficile lettura, spesso disperanti. Una poesia, scrive Francesco Forlani sulla sua nota, “che rivela dal primo verso la complessità della sua composizione quando definisce da subito l’istante – il tempo attraverso la sua relazione allo spazio – se io dico qui (hic) è per forza ora (nunc)”. La prospettiva sembra a volte lunare, l’atmosfera, hopperianamente sospesa (“Può esserci una stanza/senza centro di gravità?/Dove per pura volontà d’altro/i mobili senza volontà ripetono/tutti i movimenti degli astri.”; “Ti saluto da un posto/che non ho mai visto/perché la terra non gira più,/resta affissa alla testa del letto/più pietosa di un’icona sacra.”. Altre volte, invece, lo sguardo affonda come lama nel cuore pulsante dei dilemmi e dei dolori quotidiani, nei quali non possiamo non riconoscerci; e lo fa, l’autore, con onestà (“La nostra vita non è stata banale/perché non abbiamo perso tempo,/ci siamo buttati, abbiamo ballato,/ci siamo svestiti come fachiri sulle piante dei dolori.”), senza il timore o la vergogna del corpo nudo esposto, la cui fragilità ci fa caracollare sui giorni (“Mi sono fermato ad un passo/dalla santità grazie al peccato,/l’unico che ho ingoiato, è stato/l’acqua sul fuoco, la legna bagnata,/il fumo nero della mancata elezione.”<br />
Poesie che certo non rassicurano, falsamente, per amor di lieto fine; in cui, anzi, come scrive paolo Ruffilli nella prefazione, “…un’ansia avvolge ogni cosa per quanto – si direbbe – un tempo appariva ancora come segno di speranza e di vita e ora resta scoperto come incerto e incompiuto, in una consistenza inconsistente (…) che è il dramma della vita e, nel contempo, il fascino della poesia.” gn</p>
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		<title>Libri di poesia: quale alternativa alla grande distribuzione, quale futuro?</title>
		<link>http://giovanninuscis.wordpress.com/2012/02/04/840/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 15:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da anni si dibatte sulla difficoltà di vendere libri di poesia, sulla squalesca parte che fa, nella vendita e nei costi, la distribuzione, sulla forza fin qui incontrastata della grande editoria in sinergia proprio con la grande distribuzione e la capillare rete libraria. Per rompere una filiera iper attrezzata ed essere realmente e proficuamente alternativi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=840&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/distribuzione-libri.jpg"><img src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/distribuzione-libri.jpg?w=300&#038;h=168" alt="" title="distribuzione-libri" width="300" height="168" class="aligncenter size-medium wp-image-841" /></a></p>
<p>Da anni si dibatte sulla difficoltà di vendere libri di poesia, sulla squalesca parte che fa, nella vendita e nei costi, la distribuzione, sulla forza fin qui incontrastata della grande editoria in sinergia proprio con la grande distribuzione e la capillare rete libraria. Per rompere una filiera iper attrezzata ed essere realmente e proficuamente alternativi si tratta di aver presenti i punti di forza che ne determinano il successo, che possono in breve riassumersi:<br />
1. Nell’”appetibilità” dei titoli in catalogo;<br />
2. Nella possibilità di un esame diretto e tattile del prodotto libro (brutta parola!), spaginandolo, in libreria, e accertando senza fretta il reale interesse ad acquistarlo;<br />
3. Nella possibilità di sconti anche attraverso strategie di fidelizzazione;<br />
4. Nel convergere in un spazio fisico di un certa varietà di proposte e di novità. <span id="more-840"></span></p>
<p>Premesso che si aspira da tempo ad uscire dalla piccola e asfittica cerchia degli addetti ai lavori (autori di poesia e critici), allargando l’interesse per la poesia alla più ampia comunità dei lettori, i punti sub 3 e 4 paiono essere quelli più facilmente superabili, con previsione di sconti concorrenziali e di una ampia e contestuale disamina di titoli.<br />
I primi due punti mi sembrano invece più difficili da aggredire.<br />
La filiera vincente si avvale spesso di autori, italiani e stranieri, noti ed apprezzati da un pubblico non soltanto addetto ai lavori; autori recensiti su terze pagine di quotidiani nazionali, e comunque presenti su spazi mediatici cartacei e webbici; autori che nulla pagano per essere pubblicati, spesso supportati da una macchina da guerra organizzativa per presentazioni, recensioni, comparsate radio-televisive e mondane; autori a cui vengono assicurati diritti d’autore pur nelle contenute tirature proprie della poesia, in Italia.<br />
Ma quando gli autori sono poco o per nulla conosciuti, seppure bravi (la cui visibilità è per lo più limitata alla rete e alle poche coraggiose riviste), far conoscere e vendere le loro opere (persino loro sono poco adusi ad acquistare libri di autori altrettanto poco noti), al di là delle pochissime copie all’interno della cerchia degli addetti ai lavori, è cosa assai ardua.<br />
Ma se è vero che il punto di forza della vendita in rete è proprio la rete – i siti, i blog, i social network dove si dà spazio agli autori coi loro testi – è altrettanto vero che questa può diventarne, allo stesso tempo, il punto di debolezza, per la massiccia e inondante mole di materiali e informazioni che finiscono per inflazionare e soffocare il visitatore on line. Nella rete, insomma, ci si perde, salvo creare uno spazio esclusivo, autorevole e imprescindibile che sia vetrina (scaffale virtuale dei libri di poesia disponibili) ma anche altro; ad esempio, un servizio prezioso per finalità di ricerca (pensiamo ad un lavoro di anagrafe delle pubblicazioni di poesia in Italia). Uno spazio che sappia almeno far convergere e, possibilmente, espandere la galassia dei lettori oltre che degli autori di poesia, in cui trovare informazioni e, nel contempo, stimolo ad acquistare libri di poesia. Se un superamento della grande distribuzione può ipotizzarsi, in questi termini, forse è proprio con la poesia, per la possibilità di preannunciare, con alcuni testi, il contenuto dell’intero libro. E dunque, come avviene in libreria, dove può essere aperto e “assaggiato”, anch’esso permette di essere visto e valutato e, eventualmente, acquistato.<br />
La sfida, insomma, dipende dalla forza dell’unione tra editori, dalla loro serietà nel selezionare le opere inviate, dall’intelligente capacità di presentare e raggiungere il potenziale lettore meglio dei grandi editori e distributori e librai. Ma anche, ripeto, di farsi carico di un servizio rilevante e calamitante. Meno librerie allora, forse, in un prossimo futuro, e al loro posto magari spazi attrezzati per la consultazione in rete e, soprattutto, per letture pubbliche, presentazioni di libri, convegni, incontri con l’autore, seminari e via dicendo. Che si chiamino case della poesia, presidi o con altro nome poco conta.</p>
<p>* Questa riflessione nasce da una mail del poeta, critico ed editore Gianmario Lucini sul tema di una possibile alternativa alla grande distribuzione libraria.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/articoli/'>Articoli</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/poesia/'>Poesia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovanninuscis.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovanninuscis.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giovanninuscis.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giovanninuscis.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giovanninuscis.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giovanninuscis.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giovanninuscis.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giovanninuscis.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giovanninuscis.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giovanninuscis.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giovanninuscis.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giovanninuscis.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giovanninuscis.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giovanninuscis.wordpress.com/840/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=840&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Wislawa Szymborska (1923-2012). Discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel</title>
		<link>http://giovanninuscis.wordpress.com/2012/02/02/833/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque l’ho già alle mie spalle… Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino all’ultima, perché devo parlare della poesia. Su questo argomento mi sono pronunciata di rado, quasi mai. E sempre accompagnata dalla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=833&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/images.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-834" title="images" src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/02/images.jpg?w=150&#038;h=125" alt="" width="150" height="125" /></a></p>
<p>In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque l’ho già alle mie spalle… Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino all’ultima, perché devo parlare della poesia. Su questo argomento mi sono pronunciata di rado, quasi mai. E sempre accompagnata dalla convinzione di non farlo nel migliore dei modi. Per questo il mio discorso non sarà troppo lungo. Ogni imperfezione è più facile da sopportare se la si serve a piccole dosi.<br />
Il poeta odierno è scettico e diffidente anche – e forse soprattutto – nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta – quasi se ne vergognasse un po’. Ma nella nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, se si presentano bene, e molto più difficile le proprie qualità, perché sono più nascoste, e noi stessi non ne siamo convinti fino in fondo…<span id="more-833"></span><br />
In questionari o in conversazioni occasionali, quando il poeta deve necessariamente definire la propria occupazione, egli indica un genere “letterato” o nomina l’altro lavoro da lui svolto. La notizia di avere a che fare con un poeta viene accolta dagli impiegati o dai passeggeri che sono con lui sull’autobus con una leggera incredulità e inquietudine, Suppongo che anche un filosofo susciti un eguale imbarazzo. Egli si trova tuttavia in una situazione migliore, perché per lo più ha la possibilità di abbellire il proprio mestiere con un qualche titolo scientifico, Professore di filosofia – suona molto più serio.<br />
Ma non ci sono professori di poesia. Se così fosse, vorrebbe dire che si tratta d’una occupazione che richiede studi specialistici, esami sostenuti con regolarità, elaborati teorici arricchiti di bibliografia e rimandi, e infine diplomi ricevuti con solennità. E questo a sua volta significherebbe che per diventare poeta non bastano fogli di carta, sia pure riempiti di versi più eccelsi – ma che è necessario, e in primo luogo, un qualche certificato con un timbro. Ricordiamoci che proprio su questa base venne condannato al confino il poeta russo, poi premio Nobel, Iosif Brodskij. Fu ritenuto un “parassita” perché non aveva un certificato ufficiale che lo autorizzasse ad essere poeta…</p>
<p>Anni fa ebbi l’onore e la gioia di conoscerlo di persona. Notai che a lui solo, tra i poeti che conoscevo, piaceva dire di sé “poeta”, pronunciava questa parola senza resistenze interiori, perfino con una certa libertà provocatoria. Penso che ciò fosse dovuto alle brutali umiliazioni da lui subite in gioventù.<br />
Nei paesi felici, dove la dignità umana non viene violata con tanta facilità, i poeti ovviamente desiderano essere pubblicati, letti e compresi, ma non fanno molto, o comunque assai poco, per distinguersi quotidianamente fra gli altri esseri umani. Ma fino a non molto tempo fa, nei primi decenni del nostro secolo, ai poeti piaceva stupire con un abbigliamento bizzarro e un comportamento eccentrico. Si trattava però sempre di uno spettacolo destinato al pubblico. Arrivava il momento in cui il poeta si chiudeva la porta alle spalle, si liberava di tutti quei mantelli, orpelli e altri accessori poetici, e rimaneva in silenzio, in attesa di se stesso, davanti a un foglio di carta ancora non scritto. Perché, a dire il vero, solo questo conta.<br />
E’ significativo che si producano di continuo molti film sulla biografia di grandi scienziati e grandi artisti. Registi di una qualche ambizione intendono rappresentare in modo verosimile il processo creativo che ha condotto a importanti scoperte scientifiche o alla nascita di famosissime opere d’arte. E’ possibile mostrare con un certo successo il lavoro di taluni scienziati: laboratori, strumentazione varia, meccanismi attivati riescono per un po’ a catturare l’attenzione degli spettatori. Ci sono inoltre momenti molto drammatici in cui non si sa se l’esperimento ripetuto per la millesima volta, solo con una leggera modifica darà finalmente il risultato atteso. Possono essere spettacolari i film sui pittori – è possibile ricreare tutte le fasi della nascita di un quadro, dal tratto iniziale fino all’ultimo tocco di pennello. I film sui compositori sono riempiti dalla musica – dalle prime battute che l’artista sente in sé, fino alla partitura completa dell’opera. Tutto questo è ancora ingenuo e non dice nulla su quello strano stato d’animo popolarmente detto “ispirazione”, ma almeno c’è di che guardare e di che ascoltare.<br />
Le cose vanno assai peggio per i poeti. Il loro lavoro non è per nulla fotogenico. Una persona seduta al tavolino o sdraiata sul divano fissa con lo sguardo immobile la parete o il soffitto, di tanto in tanto scrive sette versi, dopo un quarto d’ora ne cancella uno, e passa un’altra ora in cui non accade nulla… Quale spettatore riuscirebbe a reggere un simile spettacolo?<br />
Ho menzionato l’ispirazione. Alla domanda su cosa essa sia, ammesso che esista, i poeti contemporanei danno risposte evasive. Non perché non abbiano mai sentito il beneficio di tale impulso interiore. Il motivo è un altro. Non è facile spiegare a qualcuno qualcosa che noi stessi non capiamo.<br />
Anch’io talvolta, di fronte a questa domanda, eludo la sostanza della cosa. Ma rispondo così: l’ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”.<br />
Di persone così non ce ne sono molte. La maggioranza degli abitanti di questa terra lavora per procurasi da vivere, lavora perché deve. Non sono essi a scegliersi il lavoro per passione, sono le circostanze della vita che scelgono per loro. Un lavoro non amato, un lavoro che annoia, apprezzato solo perché comunque non a tutti accessibile, è una delle più grandi sventure umane. E nulla lascia presagire che i prossimi secoli apporteranno in questo campo un qualche felice cambiamento.</p>
<p>Posso dire pertanto che se è vero che tolgo ai poeti il monopolio dell’ispirazione, li colloco comunque nel ristretto gruppo degli eletti dalla sorte.<br />
A questo punto possono sorgere dei dubbi in chi mi ascolta. Allora anche carnefici, dittatori, fanatici, demagoghi in lotta per il potere con l’aiuto di qualche slogan, purché gridato forte, amano il proprio lavoro e lo svolgono altresì con zelante inventiva. D’accordo, loro “sanno”. Sanno, e ciò che sanno gli basta una volta per tutte. Non provano curiosità per nient’altro, perché ciò potrebbe indebolire la forza dei loro argomenti. E ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita. Nei casi più estremi, come ben ci insegna la storia antica e contemporanea, può addirittura essere un pericolo mortale per la società.<br />
Per questo apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra. Se Isaak Newton non si fosse detto “non so”, le mele nel giardino sarebbero potute cadere davanti ai suoi occhi come grandine e lui, nel migliore dei casi, si sarebbe chinato a raccoglierle, mangiandole con gusto. Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so” sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca.<br />
Anche il poeta, se è vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d’una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un’altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole “patrimonio artistico”…<br />
Mi capita di sognare situazioni irrealizzabili. Nella mia temerarietà immagino ad esempio di avere l’occasione di conversare con l’Ecclesiaste, autore di un lamento quanto mai profondo sulla vanità di ogni agire umano. Mi inchinerei profondamente di fronte a lui, perché si tratta – almeno per me- di uno dei potei più importanti. E poi gli prenderei la mano. “ Nulla di nuovo sotto il sole” hai scritto, Ecclesiaste. Però Tu stesso sei nato nuovo sotto il sole. E il poema di cui sei autore è anch’esso nuovo sotto il sole, perché prima di Te non lo ha scritto nessuno. E nuovi sotto il sole sono tutti i Tuoi lettori, perché quelli che sono vissuti prima di Te, dopotutto non hanno potuto leggerlo. Anche il cipresso, alla cui ombra stavi seduto, non cresce qui dall’inizio del mondo. Gli ha dato inizio un qualche altro cipresso, simile al Tuo, ma non proprio lo stesso. E inoltre vorrei chiederti, o Ecclesiaste, che cosa intendi scrivere, adesso, di nuovo sotto il sole. Qualcosa con cui contemplerai ancora i Tuoi pensieri, o non sei forse tentato di smentirne qualcuno? Nel Tuo poema precedente hai intravisto la gioia- che importa se passeggera? Forse dunque è di essa che parlerà il Tuo nuovo poema sotto il sole? Hai già degli appunti, degli schizzi iniziali? Non credo che dirai: “ Ho scritto tutto, non ho nulla da aggiungere”. Nessun poeta al mondo può dirlo, figuriamoci un grande come Te.<br />
Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali ( di uomini, animali, e forse piante, perché chi ci dà la certezza che le piante siano esenti dalla sofferenza?), qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle, stelle intorno a cui si sono già cominciati a scoprire pianeti ( già morti? Ancora morti?), qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente.<br />
Ma nella definizione “stupefacente” si cela una sorta di tranello logico. Dopotutto ci stupisce ciò che si discosta da una qualche norma nota e generalmente accettata, da una qualche ovvietà a cui siamo abituati. Ebbene, un simile mondo ovvio non esiste affatto. Il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da nessun paragone con alcunché.<br />
D’accordo, nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti usiamo i termini: “mondo normale”, vita normale normale corso delle cose… Tuttavia nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c’è più nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo.<br />
A quanto pare i poeti avranno sempre molto da fare.<br />
7 dicembre 1996</p>
<p>*</p>
<p><strong>METAFISICA</strong></p>
<p>E&#8217; stato, è passato.<br />
E&#8217; stato, dunque è passato.<br />
In una sequenza sempre irreversibile,<br />
poiché tale è la regola di questa partita persa.<br />
Conclusione banale, inutile scriverne,<br />
se non per il fatto incontestabile,<br />
un fatto per i secoli dei secoli,<br />
per l&#8217;intero cosmo, qual è e sarà,<br />
che qualcosa è stato davvero,<br />
finchè non è passato,<br />
persino il fatto<br />
che oggi hai mangiato gnocchi con i ciccioli.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/poesia/'>Poesia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovanninuscis.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovanninuscis.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giovanninuscis.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giovanninuscis.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giovanninuscis.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giovanninuscis.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giovanninuscis.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giovanninuscis.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giovanninuscis.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giovanninuscis.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giovanninuscis.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giovanninuscis.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giovanninuscis.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giovanninuscis.wordpress.com/833/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=833&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vivalascuola. Non facciamo la “scuola dei nonni”</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 21:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[POST DI Giorgio Morale per la rubrica &#8220;Vivalascuola&#8221;, curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano. Pubblicato oggi sul blog &#8220;LA POESIA E LO SPIRITO&#8220; Gli insegnanti sono più esposti a patologie psichiatriche (ed a suicidio) e oncologiche in seguito allo stress-lavoro-correlato della loro helping profession. Il prepensionamento rappresentava per alcuni l’ultima via di fuga [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=826&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/223887491_640.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-827" title="223887491_640" src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/223887491_640.jpg?w=300&#038;h=168" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>POST DI Giorgio Morale per la rubrica &#8220;Vivalascuola&#8221;, curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano. Pubblicato oggi sul blog &#8220;<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/01/30/vivalascuola-102/#more-58041">LA POESIA E LO SPIRITO</a>&#8220;</strong></p>
<p><em>Gli insegnanti sono più esposti a patologie psichiatriche (ed a suicidio) e oncologiche in seguito allo </em>stress<em>-lavoro-correlato della loro </em>helping profession.<em> Il prepensionamento rappresentava per alcuni l’ultima via di fuga per scampare a un destino tutt’altro che felice, e ora non c’è più. </em>(<a href="http://www.burnout.blogscuola.it/?p=310">Vittorio Lodolo D’Oria</a>)</p>
<p><em>Un bambino piccolo ha il diritto ad avere un’insegnante affettuosa e capace, ma piena di energia fisica, di pazienza, che abbia la voglia e la forza di giocare, di sperimentare e di “</em>abbassarsi<em>” al suo livello, di permettergli di crescere. </em>(<a href="http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120113014159">Franca Valentini</a>)</p>
<p><em><a href="http://www.flcgil.it/scuola/pensioni-scuola-accolto-ordine-del-giorno-alla-camera.flc#odg">Un ordine del giorno</a> riapre la partita sulla “</em><a href="http://www.flcgil.it/attualita/previdenza/pensioni-una-riforma-strutturale-che-cambia-le-regole-le-tabelle-con-i-nuovi-requisiti.flc">riforma delle pensioni</a><em>“. L’</em>iter<em> della legge non si è ancora concluso: dovrà essere discussa al Senato ed è possibile che il decreto, in scadenza il 27 febbraio, subisca ulteriori modifiche e debba tornare a Montecitorio. <span id="more-826"></span><br />
</em></p>
<p><strong>Non possiamo fare la “scuola dei nonni”</strong><br />
di <strong>Giovanna Lo Presti</strong></p>
<p>Esistono crimini contro l’umanità non contemplati in nessun codice penale e che determinano uno stato di violenza senza spargimento di sangue, un asservimento di fatto degli esseri umani pur in un apparente stato di libertà. Tre di questi crimini continuano ad essere perpetrati in Italia dalla classe dominante: <strong>la rottura del patto tra generazioni</strong> (patto che prevedeva una buona trasmissione ereditaria – in tutti i sensi – da una generazione all’altra), <strong>la vanificazione della speranza in un futuro migliore, il reiterato ricorso ad argomentazioni evidentemente illogiche, finalizzate a rendere “<em>naturali</em>”, “<em>inevitabili</em>”, “<em>necessari</em>” sia il presunto antagonismo tra generazioni sia il futuro di lacrime e sangue</strong>.</p>
<p>Il governo Monti è il punto d’approdo di un lungo percorso, caratterizzato dall’erosione dei diritti conquistati dai lavoratori in lunghi anni di lotta e da una crescente posizione di privilegio da parte del padronato. Il progetto manifesto è quello di ridisegnare i rapporti sociali, sottraendo ulteriori diritti alla gran massa degli individui e confermando, per pochi, spropositati privilegi. Mentre il pianeta rischia la catastrofe ecologica i nostri tecnocrati sproloquiano di aumento del PIL e di sviluppo ed invocano il fantasma dell’Europa e quello della globalizzazione per convincerci che tutto si decide altrove.</p>
<p>Non è vero: tutto si decide qui ed ora. E’ qui ed ora che deve cominciare la riscossa. <strong>Nessuna guerra è vinta per sempre</strong> – e questo vale anche per i Signori della Borsa. <strong>Recuperare il senso del futuro è un’urgenza – e non solo per le giovani generazioni che, giustamente, hanno individuato nei “<em>ladri di futuro</em>” i loro antagonisti.</strong> La possibilità di pensare il tempo futuro è la caratteristica che ci rende quel che siamo, e cioè esseri umani. Ma il futuro che ci appartiene è il nostro futuro, non un futuro generico. Inutile pensare sui tempi lunghi, perché, come ci ricordava un economista di statura ben diversa dai nostri Monti e Tremonti, sui tempi lunghi saremo tutti morti.</p>
<p>E’ tempo di giocare il nostro <em>hic et nunc</em> contro l’ <em>hic et nunc</em> di chi ci governa. Il loro è l’<em>hic et nunc</em> della mancanza di memoria storica, dell’appiattimento degli eventi, della trasformazione di decisioni umane in decisioni metafisiche, inappellabili, stoltamente “<em>naturali</em>” ( è il <em>leitmotiv</em> del “<em>si deve fare così, perché così vogliono i mercati</em>”). Il nostro deve essere l’<em>hic et nunc</em> di chi ragiona, si rifiuta di accettare un futuro minaccioso e sente perciò l’urgenza di un cambiamento positivo. Dice Marc Augé:</p>
<blockquote><p><em>“<strong>La paura di diventare poveri, il senso del tempo che passa, l’impazienza dell’adolescente o il pessimismo di chi invecchia, il senso dell’urgenza, per dirla tutta, sono armi terribili che risvegliano la lucidità</strong>. L’Illumismo, da questo punto di vista resta il riferimento rivoluzionario più consono, perché aveva puntato sul risveglio delle coscienze individuali che tutto l’apparato politico e religioso dell’</em>Ancien Régime<em> intendeva tenere addormentate. Quella battaglia non è mai stata completamente vinta e continua ancora. L’idea di individuo rimane sovversiva finché significa che il mondo nasce con me e muore con me”.</em></p></blockquote>
<p><strong>Dar senso alla nostra finitezza mantenendo vivi i legami sociali è quello che siamo chiamati a fare</strong>. Contro il conformismo, contro il futuro-minaccia, contro la prospettiva di una crescita esponenziale della diseguaglianza, contro la morte della speranza dobbiamo giocare la carta del dire “<em>no</em>” a tutto quanto vuol rendere la nostra vita peggiore. E’ questo l’unico modo di batterci anche per i nostri figli. <strong>Oggi i padroni di turno stanno togliendo loro l’aspettativa di una vita dignitosa; l’unica, vera eredità che possiamo lasciare alle nuove generazioni è quella della speranza, che si nutre di ragione e che si ribella</strong> – sempre – quando la ragionevolezza viene calpestata in nome del privilegio di pochi.</p>
<p>La classe dominante ci vuole indigenti e precari, dalla culla alla tomba. <strong>Un’istruzione pessima, un lavoro indecente, gravoso e mal pagato, una pensione da fame, da percepirsi in età avanzata, è tutto quello che ci vogliono offrire.</strong> Quando Monti parla di “<em>equità</em>” della sua manovra dice paradossalmente il vero: non solo i precari, ma anche gli stabilizzati devono patire. L’allineamento verso il basso è l’“<em>equità reale</em>” del banchiere Monti. Si tratta di un’aggressione inaccettabile – eppure non c’è ancora stata la risposta sociale che queste provocazioni avrebbero richiesto.</p>
<p><strong>Questo è un appello alla mobilitazione dei lavoratori della scuola</strong>, volto ad evitare che, dopo i guasti epocali della “<em>riforma</em>” Gelmini un’altra piaga venga a martoriare la già devastata scuola italiana. Mettiamo tra parentesi tutte le altre superficialità che il nuovo ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, è riuscito a dire nelle poche settimane del suo mandato e concentriamoci soltanto su una, quella che ha a che fare con l’acrobatico balzo in avanti dell’età pensionabile proposto dal governo Monti, un balzo così ardito che, in un sol colpo, è riuscito a fare molto, molto più danno di tutte le precedenti “<em>riforme</em>” del sistema pensionistico ed ha fatto apparire come giochi da dilettanti gli interventi di Amato, di Dini e tutte le diatribe su “<em>scaloni</em>” e “<em>scalini</em>” cui abbiamo assistito negli ultimi anni.</p>
<p><strong>Ci sono molti modi per compromettere il buon funzionamento della scuola pubblica.</strong> Negli ultimi due decenni governi successivi lo hanno fatto attraverso<strong> una continuativa politica di tagli di risorse e di personale, accompagnata da una crescente burocratizzazione del lavoro a scuola, da una messa tra parentesi dei problemi della scuola reale e da un continuo, insopportabile, dilettantesco chiacchiericcio su una scuola virtuale</strong>, esistente solo e soltanto per tecnici, politici e, ahimé!, sindacalisti di professione.</p>
<p>Adesso arriva il colpo finale, il “<em>botto</em>” che chiude i tristi fuochi d’artificio del ministero Gelmini, in perfetta continuità con la cialtroneria dilettantesca della ministra dedita a propugnare la meritocrazia per tutti gli altri e il percorso facilitato per se stessa. <strong>Il “<em>botto</em>” del governo Monti è quello che ha individuato nell’innalzamento dell’età della pensione una delle riforme strutturali richieste dall’ Europa.</strong> Con le belle e illogicissime motivazioni che soltanto così possiamo pensare al futuro dei nostri figli, soltanto così si aumenta l’occupazione (!). bla, bla, bla.</p>
<p>E’ ora di dire basta a questi riti tribali del capitalismo finanziario nella sua fase marcescente; che l’Europa non sia quella dei popoli ma quella del finanzcapitalismo, per usare l’efficace neologismo che ha coniato Luciano Gallino, lo sanno ormai anche i bambini.</p>
<p>Dobbiamo trovare il coraggio di dire un “<em>no</em>” secco ad un’età della pensione spostata sempre più in avanti, con la scusa di un aumento della vita media. <strong>Andare in pensione alle soglie dei settant’anni potrà andar bene per qualcuno, ma non per tutti. Non va bene per chi fa un lavoro usurante e faticoso per il fisico, non va bene per chi, ed è il caso degli insegnanti, fa un impegnativo lavoro di relazione, ridotto ormai, sempre più spesso, ad un lavoro di cura.</strong> Non mancano gli studi che hanno messo in evidenza il fenomeno del <em>burnout</em> che colpisce gli insegnanti, categoria che nell’immaginario collettivo gode di ingiustificati privilegi, ma che nella vita vera fa un lavoro rischioso per la salute fisica e mentale.</p>
<p>Ecco quanto Vittorio Lodolo D’Oria, il medico milanese che da tempo si interessa del problema, ha scritto, nel novembre 2011, quando in realtà la questione riguardava “<em>soltanto</em>” l’impedimento ad andare in pensione prima dei quarant’anni di servizio:</p>
<blockquote><p><em>“La questione di fondo [...] riguarda la salute del cittadino-lavoratore. <strong>L’art. 32 della nostra Costituzione afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.</strong> In aggiunta il nuovo T.U. sulla tutela della salute dei lavoratori (D.L. 81/08) specifica che il datore di lavoro effettua la valutazione di tutti i rischi da </em>stress<em> lavoro correlato, inclusi quelli connessi alle differenze di genere ed età (art. 28) ed ancora che i rischi specifici cui il lavoratore è esposto in base all’attività svolta (</em>stress<em>-lavoro-correlato per i docenti), una volta individuati, devono essere enunciati nel </em>Documento di Valutazione dei Rischi<em>, indicando le contromisure atte a contrastarli (art.17). Più volte e con toni accesi abbiamo segnalato attraverso pubblicazioni scientifiche italiane, europee e di altri Paesi (USA, Giappone) che <strong>gli insegnanti sono più esposti a patologie psichiatriche (ed a suicidio) e oncologiche in seguito allo </strong></em><strong>stress</strong><em><strong>-lavoro-correlato della loro </strong></em><strong>helping profession.</strong><em><strong> Il prepensionamento rappresentava per alcuni l’ultima via di fuga</strong> per scampare a un destino tutt’altro che felice, e ora non c’è più”.</em></p></blockquote>
<p>Questo prima della “<em>riforma</em>” Monti – figuriamoci adesso.</p>
<p><strong>Non possiamo avere la “<em>scuola dei nonni</em>”</strong>; già ora entrare in una sala insegnanti stringe il cuore. <strong>L’età media è altissima</strong> (si veda l’ultimo rapporto della Fondazione Agnelli sulla secondaria di primo grado, in cui si sottolinea come <strong>l’età media dei docenti sia ben oltre i cinquant’anni e come, anzi, lo scaglione più consistente si attesti attorno ai 58 anni di età</strong>), <strong>la distanza anagrafica dai propri studenti enorme</strong>, drammatica, soprattutto se guardiamo alle scuole materne e alla primaria. Inoltre i giovani docenti non esistono, se non in modo accidentale, vorremmo dire residuale. <strong>Gli stessi precari hanno un’età media alta (attorno ai quarant’anni</strong>; basti guardare i dati relativi alle rare immissioni in ruolo). La scuola italiana ha perso una, forse due, generazioni di insegnanti – chi è vessato dal precariato non può svolgere con serenità il proprio lavoro, costretto com’è a saltabeccare da un posto di lavoro ad un altro, a fare i conti con una retribuzione esigua e discontinua, a non poter vedere i frutti del proprio lavoro, a non essere in condizione di costruire relazioni stabili e confronto reale con i colleghi più anziani.</p>
<p>Al dramma del precariato (e senza precari, ricordiamolo, la scuola italiana non potrebbe funzionare) si aggiunge adesso il dramma di insegnanti trattenuti al lavoro ben oltre i 35 anni di servizio. Aggiungiamo che <strong>la forte femminilizzazione della categoria rende questo provvedimento ancora più ingiusto e cruento</strong>. La massiccia presenza di donne docenti è un dato patologico che meriterebbe un approfondimento; in questa sede basti ricordare che, in un Paese che brilla per l’assenza di sostegno alle famiglie, quelle <strong>donne docenti hanno dovuto, quasi sempre, conciliare, con fatica, lavoro e accudimento familiare. Dalla cura dei figli sono spesso passate, nel giro di pochi anni, alla cura degli anziani genitori – ma non hanno smesso di fare il loro mestiere</strong>. E, se la scuola italiana si regge ancora in piedi, questo avviene a causa della buona volontà e dell’impegno dei singoli che provvedono alle carenze del sistema con impegno e buona volontà.</p>
<p>In questo momento persone che hanno iniziato a lavorare tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, accettando un patto che, a fronte di retribuzioni modeste, garantiva un lavoro con una forte vocazione sociale e culturale, un impegno orario limitato nella giornata e la possibilità di ritirarsi in pensione in un’età non avanzata, <strong>si ritrovano a fare un lavoro svilito dal punto di vista culturale, sempre più gravoso, diventato, in termini di orario giornaliero, quasi a tempo pieno; anche se, fuori dalla scuola, nessuno se n’è accorto</strong>. E le retribuzione sono ancor più modeste e l’età per andare in pensione è diventata spropositatamente alta.</p>
<p>Da troppo tempo si è rotto il patto sociale, da troppo tempo i privilegi di quel dieci per cento che detiene metà della ricchezza nazionale sono diventati diritti mentre, parallelamente, i diritti di chi lavora sono divenuti privilegi.</p>
<p>E’ ora di rivendicare i nostri diritti con energia; se i sindacati maggiori tacciono, più o meno sgomenti, facciamo sentire comunque la nostra voce. Facciamo girare il presente appello, raccogliamo firme per sostenere:</p>
<blockquote>
<ul>
<li><strong>il ritiro della “<em>riforma</em>” pensionistica varata da Monti;</strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>il ripristino dei trentacinque anni come come soglia per aver accesso alla pensione; e che questa sia una pensione dignitosa, non con indebite penalizzaioni;</strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>un piano di immissione in ruolo che affronti, finalmente, il problema del precariato; la scuola non può massacrare altre generazioni di insegnanti.</strong></li>
</ul>
</blockquote>
<p><strong>Frattanto pretendiamo, nelle nostre scuole che lo <em>stress</em>-lavoro-correlato per i docenti venga individuato e denunciato nel Documento di Valutazione dei Rischi e che si mettano a punto le misure per arginarlo</strong>; sarà ben difficile individuare tali misure, ma rientra tra gli obblighi del dirigente. Per noi docenti questo è comunque un modo di far affiorare un problema sommerso e che va portato, con più decisione, a conoscenza dell’opinione pubblica.</p>
<p>A chi ci dovesse accusarci di irrealismo rispondiamo che <strong>irrealista è chi, contro ogni evidenza, ci racconta che andare in pensione più tardi favorisce la creazione di nuovi posti di lavoro e che far entrare un paese in recessione è la via necessaria per lo sviluppo</strong>.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>Cerchiamo di farli riflettere</strong><br />
di <strong>Franca Valentini</strong></p>
<p><strong>Sono un’insegnante di Scuola dell’Infanzia e scrivo a nome mio e di tante nella mia stessa condizione: avrò 58 anni di età ad aprile ed ho maturato 36 anni di contributi il 31 dicembre 2011</strong>. Il problema che vorrei sottoporvi, in questo momento dove molti faticano a trovare il pane quotidiano, se prima di quest’ultima riforma delle pensioni era serio ed importante, ora è altamente preoccupante per noi insegnanti e per i bambini che ci verranno affidati.</p>
<p>Il problema che sollevo è questo:<strong> IL LAVORO DI EDUCATRICE DI NIDI E DI INSEGNANTE DI SCUOLA DELL’INFANZIA E’ DA CONSIDERARARSI USURANTE (ma lo è anche, per altri motivi, quello dell’insegnante in genere)</strong>. La manovra che il nuovo governo (cambiamento tanto atteso) ha promulgato non solo alzerà per tutti l’età pensionabile, non garantendo più nemmeno i 40 anni di contributi, ma costringe molte come me a lavorare ben 43 anni arrivando, nel mio caso, a 64 anni di età.</p>
<p>Se avrete la pazienza di leggere quanto seguirà, capirete perché <strong>sono MOLTO preoccupata per la dignità dei miei alunni e della mia salute mentale e fisica</strong> (una cosa è fare l’impiegata, altro è fare l’insegnante di scuola dell’Infanzia!).</p>
<p>Voglio solo ricordarvi le affermazioni fatte da alcuni a proposito dell’età pensionabile, dei cosiddetti privilegi di cui le donne non debbano usufruire e della assurdità di inserire il lavoro di insegnanti tra quelli usuranti.<br />
Non tutti sanno, anzi lo sanno in pochi, cosa vuol dire fare l’insegnante ed in particolare di Scuola dell’Infanzia.</p>
<p><strong>Ho 36 anni di servizio e solo 57 di età e sono rimasta a lavorare in questo tipo di scuola perché ci credevo, perché insieme ad altre pioniere abbiamo trasformato un servizio che era pura assistenza e sorveglianza in una vera scuola (che tutti ci invidiano)</strong>: abbiamo studiato, sperimentato, imparato a leggere i bisogni, a dare risposte, a progettare, a rapportarci con i genitori ed il territorio. E’ stato difficilissimo e faticoso, ma di grande soddisfazione ma <strong>ero certa (così erano le regole) che quando non ce l’avrei fatta più a garantire tutto ciò sarei potuta andare in pensione con 35 anni di servizio. Quello non era un patto tra lo stato e me? Se avessi saputo che lo stato avrebbe cambiato i termini, avrei cambiato scuola, o meglio mansione.</strong></p>
<p>Nel frattempo la società e quindi i bambini sono cambiati: 28 individualità per sezione (ora 29!) per 8 ore al giorno. Sì, dico<strong> 29 bambini dai 3 ai 5 anni che passano a scuola molto più tempo che con la loro famiglia: chiedono di star bene, “<em>pretendono</em>“, manifestano bisogni che devi soddisfare</strong>. Mai si può riproporre il percorso che era andato bene un anno prima: <strong>c’è il diversamente abile, ci sono almeno 10 bambini stranieri da “<em>includere</em>“, ci sono diversità che aspettano risposte</strong>.</p>
<p>Ma c’è anche l’età (la mia e quella del bambino): <strong>un bambino così piccolo ha il DIRITTO ad avere un’insegnante affettuosa e capace, ma piena di energia fisica, di pazienza, che abbia la voglia e la forza di giocare, di sperimentare e di “abbassarsi” al suo livello, di permettergli di crescere</strong>.</p>
<p>Io dentro la scuola ci sto bene e ho fatto di tutto per renderla migliore: sono stata per anni Funzione Obiettivo responsabile dell’Offerta Formativa, sono collaboratrice di un dirigente reggente, ho sempre partecipato agli organi collegiali, ho acquisito competenza e professionalità e <strong>mi ritengo una buona insegnante, ma alle 4 del pomeriggio quando riesco ad uscire dopo 6 ore di scuola sono sfinita</strong>. Mi accorgo che <strong>con il tempo non sarò più in grado di svolgere il mio lavoro con DIGNITA’, che i bambini hanno bisogno di forze fresche, di figure più giovani e piacevoli (e non di un gruppo di nonne o peggio ancora di streghe sfinite!)</strong>. Le forze fisiche, dopo anni di questo tipo di lavoro, stanno scemando <strong>(molte di noi hanno problemi alle corde vocali, alla schiena) e la mente perde elasticità, memoria, prontezza: non lavoriamo con delle pratiche ma con bambini molto piccoli e una dimenticanza può risultare fatale</strong>.</p>
<p>Nel frattempo sono stata moglie (ora vedova), madre, figlia, nuora e casalinga: non credete che dopo 36 anni di lavoro (e sono certa di non rubare la pensioni ai giovani che hanno il diritto di lavorare e costruirsela!) sia giusto che riesca ad andare in pensione?</p>
<p>Ma ho “<em>solo</em>” 57 anni e si pretende di farmi lavorare altri 7 anni!<br />
Non posso andare in pensione? Se pensate che questo non sia più fattibile (ma se non vado con 36 anni di servizio, quando lavoreranno le mie figlie?), <strong>vorrei avere almeno la possibilità di restare nella scuola (fino ai 40 anni) per supportare i giovani che entreranno: fare il <em>tutor</em>, dare la mia competenza per la progettazione, per lo svolgimento dell’attività didattica… ma essere esonerata, al bisogno, dal lavoro con i bambini</strong>.</p>
<p>Se non verrà prevista questa possibilità, molte di noi per problemi fisici e mentali dovranno ricorrere alle Commissioni mediche per essere esonerate dal servizio: “<em>non più idonea a svolgere il lavoro frontale con gli alunni</em>“.</p>
<p>Dopo anni ed anni nella scuola affrontati con passione, professionalità, spendendo forze poco riconosciute dall’opinione pubblica ma apprezzate da bambini e famiglie, ci chiuderanno in un ufficio, occuperemo i posti degli Amministativi senza averne le competenze: non ci possono fare questo anche se senza dubbio è da preferire all’alternativa di fare del male ai nostri alunni.</p>
<p>Vorrei aggiungere, se si pensa in coscienza, che renderci uguali nell’età pensionabile sia giusto se uguali, uomini e donne, specialmente in Italia, non lo siamo stati mai. Sicura che leggerete con attenzione la mia lettera e ve ne ricorderete nel momento dei confronti e delle decisioni.<br />
Distinti saluti a mio nome e di tutte quelle nella mia condizione.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>La settimana scolastica</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/istat-divario-salari-prezzi-cosi-alto-crolla-fiducia-consumatori/186595/">I salari crescono, ma cresce il doppio l’inflazione</a>. Diminuisce, quindi, il potere d’acquisto delle famiglie italiane</strong>. Lo dice l’Istat, che ha rilevato come nel 2011 le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate dell’1,4%, mentre i prezzi sono cresciuti del 3,3%. Una differenza pari a 1,9 punti percentuali, la più alta rilevata dall’agosto del 1995.</p>
<p><strong>A</strong><strong>umenti significativamente superiori alla media si registrano per i comparti militari-difesa (+3,3%)</strong>, forze dell’ordine (+3,1%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi (+3,0%). Mentre<strong> le variazioni più contenute interessano ministeri e scuola (per entrambi l’aumento è dello 0,2%)</strong>, regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (0,3% in ambedue i casi).</p>
<p><strong>D’altra parte lo dice anche un’<a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_23/nota-ocse-disuguaglianze_e8c9aff4-45df-11e1-9389-b1111b488a17.shtml">indagine Ocse</a>: le disuguaglianze sociali in Italia sono in crescita</strong>.<strong> La disuguaglianza dei redditi in Italia è superiore alla media dei Paesi OCSE</strong>. Nel 2008, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro) indicando un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Ottanta.</p>
<p>Per diminuire le disuguaglianze – segnala l’Ocse – <strong>occorrerebbe una riforma delle politiche fiscali e previdenziali</strong>, che costituisce lo strumento diretto per accrescere gli effetti redistributivi. Ma avviene il contrario:<strong> la redistribuzione reddituale attraverso i servizi pubblici è diminuita dal 2000 a oggi</strong>. La sanità, l’istruzione e i servizi destinati alla salute – che da sempre contribuiscono ad evitare che si accentui il divario tra i più e i meno abbienti – sono di fatto incapaci di ridurre le disuguaglianza perché la spesa pubblica in questi anni è fortemente diminuita.</p>
<p>Non sono un’eccezione allora situazioni come questa di <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/24/news/risposta_a_martone_studente_28_anni-28697709/?ref=HREC1-2">Adelmo Monachese</a>:</p>
<blockquote><p><em><strong>Ho 28 anni e ancora non mi sono laureato</strong>. Vivo a Foggia e stavo cercando di laurearmi a Bari in Scienze della comunicazione mantenendomi con vari ed eventuali lavori…. <strong>sono: studente fuori corso, pendolare, lavoratore saltuario, sottopagato e a nero. Sto mollando l’Università</strong> (mi mancano quattro esami e ho una media del 28/29, di preciso non la ricordo ma non è inferiore a quanto vi ho indicato) perché <strong>da quando mi sono iscritto le tasse, le tariffe dei treni e i prezzi dei libri sono solo aumentate</strong>. Le borse di studio? Non ne parliamo: sono un traffico così oscuro…</em></p></blockquote>
<p>Invece il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali, <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/24/news/martone_laureati-28671973/">Michel Martone</a>, parlando alla “<em>Giornata sull’apprendistato</em>” organizzata dalla Regione Lazio, al fine di dare “<em>messaggi chiari ai giovani</em>” gli ha dato dello “<em>sfigato</em>“:</p>
<blockquote><p><strong><em>“Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa”.</em></strong><em></em></p></blockquote>
<p><strong>C’è chi dice che Martone ha sbagliato solo nello “<a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/ma-io-sto-con-martone-troppi-28-anni-per-laurearsi/">stile</a>“</strong> e che, è vero, l’età della laurea in Europa non arriva a 24 anni, mentre gli studenti italiani <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/24/news/l_et_media_di_laurea_25_anni-28693999/">si laureano in media</a> a 23,9 anni con la triennale, mentre per i laureati specialistici biennali l’età si contrae fino a 25,1 anni, tendendo presente chi si iscrive all’università nei termini previsti (età inferiore a 20 anni).</p>
<p><strong>Però “<em>Non tutti coloro che s’iscrivono all’università sono figli di papà</em>“</strong> replica di Pietro De Leo di <em>Gioventù e Libertà</em>. “<em>Indignata</em>” l’<em>Unione degli Universitari</em>, che ricorda che <strong>gli investimenti per il diritto allo studio in Italia sono i più bassi</strong> d’Europa, a fronte delle <strong>terze tasse universitarie più alte</strong> in Europa: <strong>logico che il 40% degli studenti universitari faccia un lavoro</strong>, anche in nero, per mantenersi gli studi. La <em>Rete degli studenti</em> chiede le scuse immediate da parte del viceministro. <strong>Disgustato</strong> si dice Claudio Riccio, portavoce della <em>Rete della Conoscenz</em>a: “<em>E’ vergognoso che il componente più giovane del governo Monti sia anche colui che più offende la nostra dignità di giovani</em>“. Per <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/messaggi-culturali-michel-martone/186298/">Andrea Pomella</a></p>
<blockquote><p><em><strong>Il “</strong></em><strong>messaggio culturale</strong><em><strong>” di Martone è un’ingiuria, una grettezza ereditata direttamente dagli anni del berlusconismo, dalla politica del linguaggio sboccato, una volgarità gratuita</strong>… Quello che Martone non sa è che lui stesso rappresenta un messaggio culturale… Lui, il figlio di papà, il privilegiato, il beneficiario della fortuna che insulta quelli che la fortuna non ce l’hanno (e quindi magari sono costretti a lavorare e rallentare gli studi per pagarsi la retta all’università), lui che dovrebbe occuparsi di politiche sociali, ossia della prevenzione e riduzione delle condizioni di bisogno e disagio.</em></p></blockquote>
<p>A conferma dell’essere “<em>figlio di papà</em>” di Michel Martone<strong> la <em>Rete dei ricercatori</em> ne ricostruisce la carriera da “<em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/cattedra-poco-sfigata/186815/">raccomandato</a></em>“</strong>. Anche Susanna Turco ne evidenzia il <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-questo-e-il-giovane-al-governo/2172086">percorso</a>:<strong> è figlio di un potente amico di Previti e raccomandato da Sacconi, Brunetta e Montezemolo.</strong></p>
<p><strong>Un’altra <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/27/news/protesta_per_lauree_governo-28875444/?ref=HREC1-2">discussione</a> è stata innescata dall’intenzione del governo di abolire il valore legale della laurea</strong>, <strong>sostenuto soprattutto da Confindustria</strong>.</p>
<p><strong>Cosa vorrebbe dire abolire il valore legale della laurea?</strong> Ad esempio che</p>
<blockquote><p>“<em>chi bandirà concorsi pubblici – dagli albi ai ministeri – potrà chiedere titoli diversi dalla mera laurea: </em><strong>master</strong><em><strong>, specializzazioni, corsi post-laurea, dottorati</strong>, l’aver superato certi esami e non altri. Di più: la richiesta di un «</em>congruo numero di crediti formativi<em>» significa<strong> far valere il diploma di una certa università più di un altro</strong>… l’accesso ad un concorso per avvocato permesso perfino ad un laureato in economia, purché avesse i «crediti formativi necessari»</em> (vedi <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/valore-legale-dei-titoli-di-studio-no-all-abolizione-ma-si-cambia.flc">qui</a>).</p></blockquote>
<p>Il mondo universitario, rettori compresi, ha manifestato subito la sua contrarietà, già espressa in occasione delle audizioni per l’<a href="http://www.universitastrends.info/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=91&amp;Itemid=121&amp;limitstart=40">indagine conoscitiva</a> lanciata dal Senato nei mesi scorsi. Anche <strong>sindacati e associazioni professionali hanno detto no</strong>.</p>
<p>Abolirne il valore legale, come ha avuto modo di dire a Palazzo Madama il presidente della Crui – la conferenza dei rettori – Enrico Decleva, “<em><strong>potrebbe significare liberalizzare la formazione universitaria, lasciando che chiunque possa istituire una ‘</strong></em><strong>università</strong><em><strong>‘ e che il mercato faccia da regolatore del valore – sostanziale e non formale – dei titoli rilasciat</strong>i</em>“. Per <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/il-pezzo-di-carta-e-stato-una-leva-per-lo-sviluppo.flc">Guido Fabiani</a>, docente di Politica economica e Rettore dell’università Roma Tre, “<strong><em>Con l’idea di abolire il valore legale si trasmette un messaggio di ingiustizia social</em></strong>e”.</p>
<p><strong>Sulle stesse posizioni gli studenti.</strong> Così commenta Michele Orezzi, coordinatore dell’<em>Udu</em> (<em>Unione degli universitari</em>):</p>
<blockquote><p><em>“Vogliamo denunciare il grave rischio che implica la mancata valutazione del voto di laurea nei concorsi pubblici. Più che colpire le cosiddette ‘</em>fabbriche di titoli<em>‘ sembra che questo governo voglia incentivarle inviando un messaggio molto grave agli studenti: <strong>non importa quanto impegno si ripone nel proprio percorso formativo, l’importante è ottenere una laurea</strong>. <strong>Questo rischia anche una deresponsabilizzazione da parte delle stesse università</strong>, creando un vortice che non pone più al centro la conoscenza e l’apprendimento, ma solo il traguardo finale”.</em></p></blockquote>
<p>Così <a href="http://www.scuolaoggi.org/valutazioni/gi%C3%B9_le_mani_dal_valore_legale_del_titolo_di_studio">Link-Coordinamento Universitario Nazionale</a>:</p>
<blockquote><p><em>“</em><em><strong>Con l’abolizione del valore legale si incentiverà la nascita di atenei di serie A e atenei di serie B</strong> e si favoriranno solo quegli studenti che possono permettersi costosissimi </em>master<em> e decine di corsi di specializzazione post-laurea,<strong> a discapito di chi con fatica e sacrifici è riuscito a terminare gli studi universitari</strong>, nonostante le enormi lacune del sistema di diritto allo studio.”</em></p></blockquote>
<p>Ed è partito un appello “<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/17519-universita-pubblica-appello/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+gc+%28GennaroCarotenuto.it%29">In difesa dell’università pubblica</a>” in cui leggiamo fra l’altro:</p>
<blockquote><p><em>Date le posizioni di partenza degli atenei, diseguali e caratterizzate da sottofinanziamento, <strong>l’unica concorrenza che scatterebbe fra Università sarebbe appunto per le risorse</strong>, con conseguente vantaggio dei gruppi di potere accademico, politico ed economico consolidati che invece, si suppone, dovrebbero essere il bersaglio delle politiche di liberalizzazione nel loro spirito più nobile. <strong>Il ‘</strong></em><strong>valore legale</strong><em><strong>’ tenderebbe semplicemente ad essere sostituito dal valore monetario necessario per conseguire il titolo di studio</strong>.<strong> Le due misure associate produrrebbero un effetto micidiale di stratificazione per censo delle Università</strong>, acuendo i già presenti dislivelli territoriali che caratterizzano il nostro sistema universitario nazionale. </em></p></blockquote>
<p><strong>Il governo per ora dice di aver <a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_29/Il-valore-del-voto-nei-concorsi-Brevi-e-magistrali-equiparate_e02a3b62-4a43-11e1-bc89-1929970e79ce.shtml">rinviato</a></strong> l’intervento sul tema. <strong>Però</strong> <strong>è cosa fatta che</strong> <strong>il valore del titolo di studio non sarà più determinante</strong> grazie a una norma inserita nel decreto semplificazioni, che per la partecipazione ai concorsi pubblici prevede all’articolo 9 «<em>l’equiparazione dei titoli di studio e professionali nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario</em>». A parte alcuni casi come la laurea in medicina, dove esiste appunto una disciplina comunitaria, <strong><a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_27/calabro-concorsi-diplomi-laurea_2a2ae582-48ae-11e1-b976-995c60acee8e.shtml">la laurea perderà peso</a> nelle selezioni per la pubblica amministrazione. Non ci saranno punti in più a seconda del tipo di laurea e neanche in base al voto</strong>.</p>
<p><strong>C’è anche chi si domanda che senso abbia laurearsi</strong>, visto che un italiano su quattro è a <a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_29/istat-poverta-famiglie-dati_d27647ac-3212-11e1-848c-416f55ac0aa7.shtml">rischio povertà</a>, in Italia la metà della ricchezza è in mano al <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/08/news/i_patrimoni_italiani_in_poche_mani_quasi_la_met_al_10_delle_famiglie-27751433/?ref=HREA-1">10% delle famiglie</a>, il tasso di <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/05/news/istat_3_giovani_su_10_sono_senza_lavoro_e_il_tasso_pi_alto_dal_2004-27621391/?ref=HREC1-1">disoccupazione giovanile</a> (15-24 anni) ha superato la soglia del 30%, un milione e mezzo di disoccupati sono <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/06/news/istat_scoraggiati-27674195/?ref=HREC1-1">scoraggiati</a> tanto da non cercare più il lavoro.</p>
<p>E’ anche per questo che all’inaugurazione del XX anno accademico dell’Università Roma Tre <strong>gli <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/roma-contestato-ministro-profumo-troppo-vicino-tremonti-gelmini/186747/">studenti hanno contestato il ministro Profumo</a> accusandolo di muoversi in continuità con il ministro Gelmini</strong> ed esponendo cartelli con scritto: “<em>C’è Profumo di vecchio</em>”; “<em>Le nostre lauree diventeranno carta straccia</em>”; “<em>Prestito d’onore uguale regalo alle banche</em>”.</p>
<p><strong>Lo stesso decreto “<em>semplificazioni</em>” comprende altri <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/28/news/dl_semplificazioni_novita_scuola_universita-28915066/">interventi per la scuola: </a></strong>l’elaborazione di un <strong>Piano nazionale dell’edilizia scolastica</strong>; “<strong><em>un organico funzionale all’ordinaria attività e un organico di rete che andranno a completare l’organico dell’autonomia dei singoli istituti</em></strong>“; le iscrizioni all’università si effettueranno esclusivamente per via telematica. Il ministero curerà presto<strong> un portale unico su tutte le possibilità offerte dagli atenei italiani</strong>, con dati e informazioni per una scelta consapevole del percorso di studi da intraprendere. Sarà <strong>informatizzata</strong> la verbalizzazione e registrazione degli esiti degli esami di profitto e di laurea. Sarà più snello l’<em>iter di</em> approvazione dei <strong>progetti di ricerca</strong> nazionali e internazionali.</p>
<p><strong>E poi c’è un articolo nel decreto destinato a fare molto discutere</strong>, quello espressamente dedicato al presunto “<em>Potenziamento del sistema nazionale di valutazione</em>“, <strong>che <a href="http://www.orizzontescuola.it/node/22125">attribuisce alle scuole tutta la gestione delle prove Invalsi</a>, quale attività ordinaria</strong>. E’ un modo per aggirare il rifiuto di tali prove da parte di docenti e famiglie, ma con una soluzione assolutamente impropria nell’assegnare ai docenti la responsabilità di gestire la valutazione esterna che deve spettare – per essere seria e credibile – ad un organismo esterno. Proteste da parte di <a href="http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120126085235">Gilda degli insegnanti</a> e <a href="http://www.flcgil.it/comunicati-stampa/flc/decreto-semplificazioni-pantaleo-norme-interessanti-ma-anche-aspetti-molto-negativi.flc">Flc-Cgil</a>.</p>
<p>Un’altra discussione si è svolta in settimana su “<em><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/22/news/dibattito_tecnologie_scuola-28579710/">Se a scuola internet rende stupidi</a>“, a partire da un articolo del linguista <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/23/news/de_simone_scuola_digitale-28643708/">Raffaele De Simone</a>.</em></p>
<p>Ma ci sono problemi urgenti che richiedono pronta soluzione, come quello della <strong><a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2012/01/27/news/la_cittadinanza_ai_figli_degli_immigrati_e_una_follia_e_un_assurdit_non_darla-28850095/?ref=HREC1-[object%20Object]1">cittadinanza italiana</a> ai figli degli immigrati</strong> nati in Italia. Quello dei <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/scuola-singrossa-lesercito-precari-300mila-aspirano-posto-fisso/186963/">300.000 precari</a> della scuola</strong> che aspirano a buon diritto a un posto fisso iscritti alle graduatorie ad esaurimento. E c’è un tema che ogni tanto ritorna: gli <a href="http://diventareinsegnanti.orizzontescuola.it/2012/01/24/pdl-e-lega-per-gli-albi-regionali-dei-precari-e-chiamata-diretta-dei-docenti-lo-stop-del-partito-democratico/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=pdl-e-lega-per-gli-albi-regionali-dei-precari-e-chiamata-diretta-dei-docenti-lo-stop-del-partito-democratico">albi regionali </a>dei precari e la chiamata diretta dei docenti.</p>
<p><strong>Poi c’è il problema dei fondi destinati all’autonomia scolastica</strong>. A questo proposito è bene chiarire: se si dice che 11 milioni di euro andranno direttamente alle scuole per realizzare i progetti del Piano dell’offerta formativa, 11 milioni possono sembrare una grossa cifra. Se ne coglie la vera dimensione se si pensa che vogliono dire <strong><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/25/news/fondi_scuole_azzerati-28696764/?ref=HREC2-2">1 euro e mezzo a studente</a> e che in 10 anni tali finanziamenti si sono ridotti del 93%</strong>.</p>
<p>Mentre <strong>i problemi del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/concorso-dirigente-scolastico-servono-chiarezza-trasparenza/186039/">concorso per dirigenti scolastici</a> eredità dell’ex ministro Gelmini non accennano a finire</strong>. Il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento monocratico che ha consentito l’ammissione alla prova scritta del 14 e 15 dicembre di candidati che nella prova preselettiva di ottobre avevano totalizzato fino a 5 punti di meno di quanto previsto per essere ammessi allo scritto, a causa degli errori presenti nei test ministeriali. <strong>La regolarità dell’intera procedura concorsuale è in forse.</strong></p>
<p><strong>Un problema, per concludere, ce l’ha anche il ministro Profumo</strong>: il <strong><a href="http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_29/profumo-clini-poltrone-rizzo_e8050dbc-4a43-11e1-bc89-1929970e79ce.shtml">doppio incarico</a> di ministro dell’Istruzione e di presidente del Cnr</strong>, mentre per legge un ministro non può «<em>ricoprire cariche o uffici pubblici diversi dal mandato parlamentare e di amministratore di enti locali</em>».</p>
<p>* * *</p>
<p><strong><em>Su ForumScuole tutti <a href="http://www.forumscuole.it/equilibri-instabili/equilibri-instabili/">i tagli all’istruzione per il 2012</a>.</em></strong></p>
<p><em><strong>Su <a href="http://www.forumscuole.it/estate-pericolosa/estate-pericolosa">ReteScuole</a> le iniziative legislative estive del governo che riguardano la scuola. Su <a href="http://ospitiweb.indire.it/adi/Finanziaria2011/fs1_frame.htm">PavoneRisorse</a> una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.</strong></em></p>
<p><em><strong>Il decreto Brunetta </strong><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2010/11/decreto-brunetta.pdf">qui</a> e <strong>il vademecun della CGIL sulle sanzioni disciplinari</strong> <a href="http://www.flcgil.it/scuola/sanzioni-disciplinari-il-nostro-vademecum.-impugnata-la-circolare-88-10%E2%80%B3">qui</a>.</em></p>
<p><em><strong><a href="http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=26030&amp;action=view">Tutte le “riforme”</a> del ministro Gelmini.</strong></em></p>
<p><em>Per chi se lo fosse perso: <strong>Presa diretta</strong>, La scuola fallita<a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a20d3078-c510-4407-8b63-b616d0695247.html?p=0%E2%80%B3"> qui</a>.</em></p>
<p><em><strong>Altre guide </strong>alla scuola della Gelmini <a href="http://retescuole.forumscuole.it/superiori/">qui</a>.</em></p>
<p><em>Le <strong>circolari e i decreti ministeriali</strong> sugli organici<a href="http://www.nonrubatecilfuturo.it/documenti/circolare/tagli-personale-docente-a-s-2009-2010"> qui</a>.</em></p>
<p><em>M<strong>anuali di resistenza</strong> alla scuola della Gelmini <a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2010/05/manualeresistenzanaz.pdf">qui</a></em> e <em><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2011/09/vademecum1.pdf">qui</a><strong></strong></em><em><strong>.</strong></em></p>
<p><em>* * *</em></p>
<p><em>Dove trovare il <strong>Coordinamento Precari Scuola</strong>: <a href="http://docentiprecari.forumattivo.com/forum.htm">qui</a>; <strong>Movimento Scuola Precaria </strong><a href="http://www.forumscuole.it/msp">qui</a>.</em></p>
<p><em>Il sito del <strong>Coordinamento</strong><strong> Nazionale Docenti di Laboratorio</strong> <a href="http://www.coordinamentoitp.it/">qui</a>.</em></p>
<p><em>Cosa fanno gli <strong>insegnanti</strong>: vedi i siti di <a href="http://www.retescuole.net/">ReteScuole</a>, <a href="http://www.flcgil.it/">Cgil</a>, <a href="http://www.cobas-scuola.it/">Cobas</a>, <a href="http://www.gildains.it/">Gilda</a>, <a href="http://www.cub.it/">Cub</a>.</em></p>
<p><em>Finestre sulla scuola: <a href="http://www.scuolaoggi.org/">ScuolaOggi</a>, <a href="http://www.orizzontescuola.it/">OrizzonteScuola</a>, <a href="http://www.aetnanet.org/">Aetnanet</a>. <a href="http://www.didaweb.net/fuoriregistro/index.php">Fuoriregistro</a>…</em></p>
<p><em><strong>Spazi in rete</strong> sulla scuola <a href="http://netmonitor.blogautore.repubblica.it/2008/10/21/petizioni-blog-e-forum-contro-la-legge-133/">qui</a>.</em></p>
<p>(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)</p>
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	</item>
		<item>
		<title>I giorni della memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 22:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[27 gennaio 1945]]></category>
		<category><![CDATA[giorno della memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia memoria è quella di chi è stato ad Oswiecim (1) cinquant&#8217;anni dopo, una piovosa mattina di agosto; di chi ha sentito la presenza viva incombere di migliaia di corpi il loro dolore silenzioso addolcito dal tempo eppure ancora urlante, fuori nel cortile e dentro, in mezzo alle valige di quel viaggio giunto al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=806&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/165552485-ff900a13-fe6a-4a4f-ba85-b24f546cfca4.jpg"><img src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/165552485-ff900a13-fe6a-4a4f-ba85-b24f546cfca4.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" title="165552485-ff900a13-fe6a-4a4f-ba85-b24f546cfca4" width="300" height="199" class="aligncenter size-medium wp-image-807" /></a></p>
<p>La mia memoria è quella<br />
di chi è stato ad Oswiecim (1)<br />
cinquant&#8217;anni dopo,<br />
una piovosa mattina di agosto;<br />
di chi ha sentito la presenza viva<br />
incombere di migliaia di corpi<br />
il loro dolore silenzioso<br />
addolcito dal tempo<br />
eppure ancora urlante,<br />
fuori nel cortile e dentro,<br />
in mezzo alle valige<br />
di quel viaggio giunto al capolinea,<br />
e alle altre povere cose<br />
raccolte dietro pareti trasparenti:<br />
colline di capelli e protesi<br />
e scarpe e pentole e occhiali.<br />
Quei volti seri che guardavano dall&#8217;alto<br />
coi nomi le date lo sguardo<br />
imprigionato un giorno da un lampo,<br />
in uno studio fotografico tedesco<br />
o di altro paese sciagurato.<span id="more-806"></span><br />
La mia memoria è quella<br />
di chi è stato a Wannsee, sapendo<br />
che il 20 gennaio del quarantadue,<br />
in una villa che dava sul lago,<br />
i gerarchi riuniti decisero<br />
&#8220;determinati lavori preparatori<br />
alla soluzione finale, evitando<br />
però di allarmare la popolazione.&#8221;<br />
La mia memoria è quella di chi<br />
tenendo copia in mano<br />
di quel verbale gelido<br />
ha attraversato poi le strade<br />
d&#8217;un luogo di vacanza ameno,<br />
dove si prendeva il sole<br />
sulle rive erbose ma dove<br />
nessuno si bagnava, come<br />
se non fosse il fango<br />
a intorbidire le acque<br />
ma altro.</p>
<p>(1) <em>Nome della cittadina polacca meglio nota col nome tedesco Auschwitz</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/eventi/'>eventi</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/poesia/'>Poesia</a> Tagged: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/27-gennaio-1945/'>27 gennaio 1945</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/giorno-della-memoria/'>giorno della memoria</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovanninuscis.wordpress.com/806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovanninuscis.wordpress.com/806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giovanninuscis.wordpress.com/806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giovanninuscis.wordpress.com/806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giovanninuscis.wordpress.com/806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giovanninuscis.wordpress.com/806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giovanninuscis.wordpress.com/806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giovanninuscis.wordpress.com/806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giovanninuscis.wordpress.com/806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giovanninuscis.wordpress.com/806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giovanninuscis.wordpress.com/806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giovanninuscis.wordpress.com/806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giovanninuscis.wordpress.com/806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giovanninuscis.wordpress.com/806/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=806&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>

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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Giovanni TURRA ZAN &#8211; Minimi esodi ad Albion road</title>
		<link>http://giovanninuscis.wordpress.com/2012/01/23/giovanni-turra-zan-minimi-esodi-ad-albion-road/</link>
		<comments>http://giovanninuscis.wordpress.com/2012/01/23/giovanni-turra-zan-minimi-esodi-ad-albion-road/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 17:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni e note di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Constable]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Turra Zan]]></category>
		<category><![CDATA[Minimi esodi ad Albion road]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; “Mi piaceva totalmente l’enuresi diurna alla fermata del 38. Lo scarico della sera prima nelle brache e la pace del dopo. Pochi passi e si annuncia il barbiere a due sterline, che rimpiange i tempi di un’ordinata segregazione. Il sabato in Columbia road che compera e ve ne vendo tre per una cinquina, poi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=803&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/giovanni-turra-zan-001.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-804" title="giovanni turra zan 001" src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/giovanni-turra-zan-001.jpg?w=192&#038;h=300" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Mi piaceva totalmente l’enuresi diurna alla fermata</em><br />
<em> del 38. Lo scarico della sera prima</em><br />
<em> nelle brache e la pace del dopo.</em><br />
<em> Pochi passi e si annuncia il barbiere</em><br />
<em> a due sterline, che rimpiange i tempi</em><br />
<em> di un’ordinata segregazione.</em><br />
<em> Il sabato in Columbia road che compera e</em><br />
<em> ve ne vendo tre per una cinquina,</em><br />
<em> poi quei pomodori tigrati nella terrina</em><br />
<em> più crescione più cannellini e la signora borderline”.</em></p>
<p>* <span id="more-803"></span></p>
<p>Poi i compagni con plastiche e maschere<br />
e visitarti nei cinque giorni all’Homerton;<br />
tu dalla paura non consegnavi più le feci<br />
agli infermieri ripetenti, né ai tre medici<br />
e alle loro tre verissime diagnosi.<br />
Gli avvisi in busta marrone per dodici mesi,<br />
si ripresenti non abbiamo ancora capito<br />
lei potrebbe avere un’infezione piuttosto strana;<br />
isolandoti tra i vecchi, tu, amavi la birra e i topi,<br />
e rimanevi legato a un letto a costruirti<br />
un tuo sistema sanitario intimo.</p>
<p>*</p>
<p><em>“Ho una sorella senza sangue,</em><br />
<em> ella è una magnolia che cede;</em><br />
<em> non si dimentica neanche se ingerisce</em><br />
<em> una lager più tachipirina e mi semina</em><br />
<em> un seme buono nel taflon consunto dove cucina</em><br />
<em> quel poco che urla, quel tanto che illustra.”</em></p>
<p><em>*</em></p>
<p>Il Vento. Eccolo. Un mantello<br />
di libellule è così lovely quando<br />
scorrevi i rettangoli al suolo<br />
sul ponte che naviga al Globe.<br />
I baci erano poco sonori,<br />
pistole senza proiettili, e i cappi<br />
solo dal vento avevano carne.</p>
<p>*</p>
<p><em>Ecco. Noi siamo il nostro andarcene,</em><br />
<em> tra l’acusia di una sillabazione delle proroghe</em><br />
<em> e la fuga dal divelto, dai lontani insoluti</em><br />
<em> fattisi pensiero che non satura.</em></p>
<p><em>Stiamo a dirci del partire come promessa,</em><br />
<em> come celebrazione di un contratto che</em><br />
<em> ci provi a vita. E in fondo ci basterebbe</em><br />
<em> la rinuncia al verso, una pioggia che asciughi il varco</em><br />
<em> tra le rughe, un solo punto di misura del contorno.</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovanni TURRA ZAN</strong><br />
<em><strong> Minimi esodi ad Albion road</strong></em><br />
<strong> Constable Publications – London, 2011</strong></p>
<p>*</p>
<p>Voci. Più voci, venti che dialogano e s’incrociano, o corpi che si sfiorano o s’addensano in un luogo preciso dagli inconfondibili toponimi: Londra. Forse non a caso la più multietnica delle capitali europee. Modernità e apertura, avanguardia e tradizione, globalità e insularità.<br />
Un<em> io</em> esordisce, a inizio di raccolta, e dice: “Mi piaceva totalmente l’enuresi diurna alla fermata/del 38. Lo scarico della sera prima /nelle brache e la pace del dopo.” Chi parla: un anziano incontinente? Un affiorante ricordo dell’infanzia? Piacere, rimpianto, resa – per metafora – di un/nel “lasciarsi andare”.<br />
Poi altre voci frammentate, allusive, a spezzare/comporre una coesione impraticabile/possibile dentro una storia indicibile o fattibile, affidata a lacerti in emersione da una coscienza-memoria narrante. La lingua allora batte e sillaba, descrive e delinea fisionomie probabili e reali almeno quanto le cosiddette “reali”: “più si raschia più s’intorbida/la consistenza, diviene/tinta tutta di terra.”<br />
Riaffiora di nuovo il corpo malato e degente: “Poi i compagni con plastiche e maschere/a visitarti nei cinque giorni all’Homerton;/tu dalla paura non consegnavi più le feci/agli infermieri ripetenti, né ai tre medici/e alle loro tre verissime diagnosi.” Malattia-sgretolameneto che ha smesso da tempo di stupire, lasciando indifferenti; e che, anzi, accomuna, ovunque ci si volti: “Ho una sorella senza sangue,/ella è una magnolia che cede;”. Alcuna compassione, finanche cinismo se: “Ti risolvi a canzonare i sepolti/e chiedi asilo al tentacolo/di una minuscola strada che/ti esilia nel lago; a fagioli/e pancetta ti sfama e ti offre/l’acconto per l’acquisto del sepolcro.” Porzioni fedeli, in scala, dell’intero: “E veniamo alla pienezza del discorso/sull’invenzione di una National Lottery/che vince i sussidi ai vecchi;”<br />
Cosa sono dunque i “Minimi esodi” se non “il nostro andarcene,/tra l’acusia di una sillabazione delle proroghe/e la fuga dal divelto”? La nostra cosmica, biologica stanzialità di composti chimici che muoiono e rinascono da sé stessi; eppure lontani, lontanissimi da ciò che in essi (e in noi) è preesistito. gn</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />Filed under: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/poesia/'>Poesia</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/category/recensioni-e-note-di-lettura/'>recensioni e note di lettura</a> Tagged: <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/constable/'>Constable</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/giovanni-turra-zan/'>Giovanni Turra Zan</a>, <a href='http://giovanninuscis.wordpress.com/tag/minimi-esodi-ad-albion-road/'>Minimi esodi ad Albion road</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovanninuscis.wordpress.com/803/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovanninuscis.wordpress.com/803/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giovanninuscis.wordpress.com/803/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giovanninuscis.wordpress.com/803/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giovanninuscis.wordpress.com/803/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giovanninuscis.wordpress.com/803/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giovanninuscis.wordpress.com/803/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giovanninuscis.wordpress.com/803/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giovanninuscis.wordpress.com/803/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giovanninuscis.wordpress.com/803/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giovanninuscis.wordpress.com/803/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giovanninuscis.wordpress.com/803/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giovanninuscis.wordpress.com/803/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giovanninuscis.wordpress.com/803/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=803&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>V Edizione Premio Letterario Internazionale Città di Sassari &#8211; edizione 2012</title>
		<link>http://giovanninuscis.wordpress.com/2012/01/15/v-edizione-premio-letterario-internazionale-citta-di-sassari-edizione-2012/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 18:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[premio letterario]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; V Edizione Premio Letterario Internazionale Città di Sassari “L’Isola Dei Versi” (POESIA) “Fabula Mundi” (NARRATIVA) SCADENZA: 10 maggio 2012 Inserito all’interno della rassegna “OTTOBRE IN POESIA”. Ideatore e direttore artistico: Leonardo Omar Onida. Organizzazione: POP &#8211; Progetto OttobreinPoesia Patrocinio e supporto: Comune di Sassari (Assessorato alle Culture) Con il patrocinio speciale di: Commissione Nazionale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=799&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/sassari_bus_scoperto6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-800" title="sassari_bus_scoperto6" src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/sassari_bus_scoperto6.jpg?w=300&#038;h=202" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:center;"><strong>V Edizione Premio Letterario Internazionale Città di</strong><br />
<strong>Sassari</strong></p>
<p style="text-align:center;">
“L’Isola Dei Versi” (POESIA)<br />
“Fabula Mundi” (NARRATIVA)<br />
<strong>SCADENZA: 10 maggio 2012</strong><br />
Inserito all’interno della rassegna “OTTOBRE IN POESIA”.<br />
Ideatore e direttore artistico: Leonardo Omar Onida.<br />
Organizzazione: POP &#8211; Progetto OttobreinPoesia<br />
Patrocinio e supporto: Comune di Sassari (Assessorato alle Culture)<br />
Con il patrocinio speciale di:<br />
Commissione Nazionale UNESCO, Presidenza della Repubblica, Ministro della Gioventù,<br />
Ministero dei Beni Culturali,<br />
Regione Sardegna, Provincia di Sassari, Comune di Tissi, Università degli Studi di Sassari, Facoltà<br />
di Lettere e Filosofia. <span id="more-799"></span><br />
POESIA<br />
Premio Letterario Internazionale Città di Sassari “L’Isola Dei Versi” (POESIA)<br />
Sono previste due sezioni: A,B.<br />
Si può partecipare ad entrambe, seguendo il regolamento e versando le quote di partecipazione di ciascuna sezione.<br />
SEZIONE (A) – POESIA EDITA<br />
Libro di poesia o prosimetro pubblicato tra gennaio 2006 e aprile 2011, in una delle seguenti lingue: Italiano, Sardo<br />
(redatto in sassarese, gallurese, logudorese, campidanese, nuorese), Inglese, Spagnolo.<br />
Ogni autore può partecipare con una sola opera.<br />
Si può concorrere anche con opere che hanno partecipato alle precedenti edizioni del presente concorso, purché non<br />
vincitrici di alcun premio o riconoscimento.<br />
SPEDIZIONE &#8211; NUMERO COPIE &#8211; Inviare a mezzo raccomandata A/R 4 copie del libro e in busta chiusa i propri<br />
dati anagrafici, indirizzo, e-mail, numero di telefono (cellulare e/o fisso) e soprattutto curriculum artistico dell’autore.<br />
QUOTA DI PARTECIPAZIONE SEZIONE (A) – Euro 20,00 (30,00€ per chi partecipa dall’estero – vedi voce<br />
PAGAMENTO QUOTE).<br />
I volumi entreranno a far parte dell’archivio del Progetto OttobreinPoesia. Tra le iniziative del Progetto c’è la<br />
divulgazione delle novità editoriali all’interno dei propri siti internet, in molti blog letterari e presso le Facoltà di Lettere<br />
e Filosofia delle Università di Sassari e Cagliari.<br />
Di ogni opera vincitrice o segnalata verrà realizzata una “Scheda Artistica” che sarà presentata all’interno delle tre<br />
giornate della VI edizione del Festival Internazionale OTTOBRE IN POESIA 2012, attraverso reading, incontri,<br />
performance artistiche e teatrali all’aperto.<br />
PREMI: 1° classificato &#8211; Euro 550,00 (- Targa o medaglia &#8211; Attestato di merito) &#8211; 2° classificato &#8211; Euro 350,00<br />
(- Targa o medaglia &#8211; Attestato di merito).<br />
La giuria si riserva di premiare anche altre opere ritenute particolarmente meritevoli con premi in denaro e motivazioni<br />
speciali.<br />
PREMIO SPECIALE GIURIA SCUOLE – Verrà assegnato un premio speciale da una giuria composta dagli studenti<br />
di alcune scuole medie superiori della città, coordinati dai docenti di letteratura. Questa giuria scuole valuterà le opere<br />
dei finalisti selezionati dalla Giuria del Premio della Sezione EDITO (A) e INEDITO (B).<br />
SEZIONE (B): “Premio BEPPE COSTA” &#8211; POESIA INEDITA (tema libero)<br />
Ogni poeta può partecipare inviando da una a tre poesie a tema libero.<br />
Sarà premiata una sola poesia delle due o tre inviate.<br />
TESTI – Le poesie devono essere inedite e solo in una delle seguenti lingue: Sardo (redatti in sassarese, gallurese,<br />
logudorese, campidanese, nuorese), Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese, Arabo, Russo, Tedesco. Per opere non in<br />
italiano, l’autore, se vuole, può inviarne anche la traduzione.<br />
Non sono ammessi testi che, alla scadenza del presente bando, siano già stati premiati ai primi 3 posti in altri<br />
concorsi.<br />
Non sono ammessi testi che, alla scadenza del presente bando, siano stati pubblicati o recensiti anche solo su<br />
internet, su blog letterari o siti del settore.<br />
SPEDIZIONE &#8211; COPIE – i partecipanti potranno spedire le opere in uno dei seguenti modi:<br />
- In busta chiusa a mezzo posta un totale di 7 copie per ogni poesia, di cui 6 anonime e 1 sola copia completa dei dati<br />
anagrafici, indirizzo, e-mail, numero di telefono (cellulare e/o fisso)<br />
- Via e-mail, all’indirizzo segreteria@ottobreinpoesia.it allegando inoltre un file riportante i dati dell’autore e il titolo<br />
delle opere partecipanti. In questo caso, la quota potrà essere versata solo attraverso bonifico bancario (vedi<br />
PAGAMENTO QUOTA DI PARTECIPAZIONE SEZIONE B). Allegare attestazione del pagamento agli elaborati.<br />
QUOTA DI PARTECIPAZIONE SEZIONE (B) – Euro 20,00 (30,00€ per chi partecipa dall’estero – vedi voce<br />
MODALITA’ PAGAMENTO QUOTE).<br />
PREMI:<br />
Al 1° classificato: &#8211; Euro 450,00 (- Targa o medaglia &#8211; Attestato di merito) &#8211; Al 2° classificato: &#8211; Euro 350,00 (-<br />
Targa o medaglia &#8211; Attestato di merito)<br />
Al 3° classificato: &#8211; Euro 250,00 (- Targa o medaglia &#8211; Attestato di merito) &#8211; Al 4°, 5°, 6° classificati: &#8211; Menzione<br />
D’onore e attestato di partecipazione.<br />
Al 7°, 8°, 9°, 10° &#8211; Segnalazione e attestato di partecipazione.<br />
Altri premi in denaro verranno consegnati da alcuni sponsor del Festival a finalisti, menzionati o<br />
segnalati.<br />
PROPOSTA EDITORIALE ESCLUSIVA: Ai vincitori del primo, secondo e terzo premio, se autori di altre<br />
poesie o di una silloge inedita, verrà data la possibilità di usare il loro premio in denaro come contributo alla<br />
pubblicazione di un libro in edizione speciale curato e distribuito dal POP in ambito nazionale ed internazionale.<br />
La prefazione sarà realizzata dalla prestigiosa Giuria del Premio. L’opera verrà distribuita capillarmente e se ne<br />
potranno organizzare presentazioni in ambito nazionale. L’opera verrà realizzata se almeno 2 dei 3 vincitori<br />
sceglieranno questa opzione.<br />
___________________________________________________________________________________________________________________________________________________<br />
___________________________________________________________________________________________________<br />
NARRATIVA<br />
Premio Letterario Internazionale Città di Sassari “Fabula Mundi” (NARRATIVA)<br />
Testi narrativi, senza limiti di genere.<br />
I racconti che si intende proporre devono essere originali e inediti e avere una lunghezza massima di 15 pagine,<br />
complessivamente non superiori a 30.000 battute.<br />
Una Commissione di preselezione sceglierà le 30 opere da affidare alla Giuria, la quale avrà il compito di designare i 6<br />
finalisti e infine i due vincitori del concorso.<br />
Sono ammessi al Concorso racconti originali in lingue: italiana, inglese, spagnola, scritti da uno o più autori, i cui<br />
diritti siano di piena ed esclusiva titolarità del/degli autore/i all’atto dell’invio al Concorso. L’organizzazione declina<br />
ogni responsabilità nei confronti di terzi, anche con riferimento ad eventuali ipotesi di plagio di altre opere. Ogni autore<br />
è personalmente responsabile dell’opera presentata.<br />
Non sono ammesse al Concorso:<br />
a) Le opere di autore diverso dal/dai concorrenti. Nel caso in cui il concorrente non sia l’unico autore dell’opera inedita,<br />
egli dovrà essere in legittimo possesso dei relativi diritti.<br />
b) Le opere che non rispondono ai requisiti di cui al presente Bando di Concorso.<br />
c) Le opere edite.<br />
Ogni autore può partecipare con 1 solo racconto. Le opere devono essere consegnate in busta chiusa, obbligatoriamente<br />
in OTTO copie cartacee anonime e inoltre anche su un FLOPPY, CD, PEN DRIVE o mandate via e-mail a<br />
segreteria@ottobreinpoesia.it , redatte in forme e stili corretti, con le pagine numerate e dattiloscritte, entro e non oltre il<br />
5 maggio 2012, mediante plico in posta prioritaria, raccomandato o corriere.<br />
Ogni partecipante è tenuto ad assicurarsi che il materiale pervenga alla Segreteria del Concorso. Gli organizzatori<br />
declinano ogni responsabilità per eventuali danni, smarrimenti, furti o altri incidenti che le opere potrebbero subire. I<br />
materiali pervenuti non verranno restituiti in quanto destinati all’archivio del festival.<br />
Le opere partecipano in forma rigorosamente anonima. Il requisito dell’anonimato costituisce una garanzia per il<br />
concorrente, il cui elaborato viene esaminato dalla Commissione di preselezione e dalla Giuria in condizioni di totale<br />
parità per tutti i partecipanti. Per garantire e tutelare l’anonimato, i concorrenti devono contrassegnare le loro opere con<br />
il solo titolo, evitando ogni segno di possibile identificazione del/degli autore/i. In una busta sigillata, inserita nel plico<br />
contenente le OTTO copie del racconto, andrà collocato il presente bando firmato per accettazione, una breve sinossi<br />
(massimo 10 righe) ed il curriculum vitae dell’autore/i riportante il titolo dell’ opera con la quale si partecipa.<br />
Non saranno tenute in considerazione le opere sprovviste degli allegati sopra indicati.<br />
QUOTA DI PARTECIPAZIONE – 20,00 € (30,00€ per chi partecipa dall’estero –vedi voce MODALITA’<br />
PAGAMENTO QUOTE).<br />
PREMI: 1° classificato : Euro 500,00 &#8211; 2° classificato : Euro 350,00 &#8211; 3° classificato : Euro 150,00<br />
La giuria si riserva di premiare anche altre opere ritenute particolarmente meritevoli con premi in denaro e/o<br />
motivazioni speciali.<br />
Altri premi in denaro verranno consegnati da alcuni sponsor del Festival, a finalisti selezionati.<br />
PROPOSTA EDITORIALE ESCLUSIVA: Ai vincitori del primo, secondo e terzo premio, verrà data la<br />
possibilità di usare il loro premio in denaro come contributo alla pubblicazione di un libro in edizione speciale<br />
curato e distribuito dal POP in ambito nazionale ed internazionale. La prefazione sarà realizzata dalla<br />
prestigiosa Giuria del Premio. L’opera verrà distribuita capillarmente e se ne potranno organizzare<br />
presentazioni in ambito nazionale. L’opera verrà realizzata se almeno 2 dei 3 vincitori sceglieranno questa<br />
opzione.<br />
________________________________________________________________________________________________<br />
__________________________________________________________<br />
Generali<br />
INDIRIZZO SPEDIZIONE – Spedire le opere concorrenti a Onida Leonardo Omar, Premio Letterario Internazionale<br />
Città di Sassari &#8211; Via E.Berlinguer, 3/a – 07040 (Tissi) o Via Einaudi, 14 – 07100 (Sassari)<br />
Allegare attestazione del pagamento agli elaborati. Ciascun partecipante verrà avvisato dalla segreteria del Premio (via<br />
mail) dell’arrivo del suo materiale.<br />
Specificare per iscritto come si è venuti a conoscenza del Premio Città di Sassari (internet, blog, cartaceo, locandine,<br />
passaparola, siti istituzionali, etc.)<br />
MODALITA’ PAGAMENTO QUOTE DI PARTECIPAZIONE :<br />
- Preferibilmente con versamento sul Conto Corrente Bancario 1000/13884 – ABI:03359 – CAB: 01600 (IBAN:<br />
IT89I0335901600100000013884) intestato all’associazione Progetto OTTOBREinPOESIA (È importante indicare la<br />
causale del versamento: Premio Letterario Internazionale Città di Sassari specificando sempre a quale/i sezione/i si<br />
partecipa).<br />
- Oppure assegno o vaglia intestato a Progetto OTTOBREinPOESIA.<br />
- Oppure, se si decide per il pagamento della quota in contanti, effettuare la spedizione con una raccomandata A/R (per<br />
evitare eventuali problemi con le poste).<br />
ISCRIZIONI DALL&#8217;ESTERO – (Dentro e fuori dalla Comunità Europea)<br />
La quota di iscrizione è fissata in Euro 30,00 per qualunque sezione e tipologia, da inviare in contanti o tramite Bonifico<br />
bancario indicando le seguenti Coordinate Bancarie Europee: IBAN: IT89I0335901600100000013884 &#8211; BIC:<br />
bcititmx500 &#8211; NAME BANK: Banca Prossima &#8211; Address Bank: Via Manzoni ang. Via Verdi &#8211; MILANO<br />
IMPORTANTE &#8211; I premi in denaro dovranno essere ritirati personalmente all&#8217;atto della premiazione.<br />
In caso contrario l’intero importo potrà essere incamerato dall’organizzazione come contributo all’edizione successiva.<br />
I cinque vincitori saranno ospiti dell’organizzazione (vitto e alloggio) per la giornata della premiazione che si svolgerà<br />
durante il Festival (Ottobre 2012)<br />
GIURIA DEL PREMIO – La Giuria, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile, è composta da: Giuseppe Serpillo<br />
(Università di Sassari), Luigia Polo (docente di lingua inglese), Hernán Loyola (Ex Docente di Letteratura Ispano<br />
Americana, Università di Sassari/Universidad de Santiago de Chile, maggior curatore dell&#8217;opera di Pablo Neruda nel<br />
mondo), Antonio Fiori (poeta e scrittore) Gianfranco Chironi (presidente dell’associazione culturale Verba Manent -<br />
Sassari), Antonio Strinna (poeta e scrittore), Aldo Maria Morace (Preside Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari)<br />
Loredana Salis (Università di Sassari), Rita Bonomo (scrittrice e blogger), Elisabetta Pinna (Docente di Filosofia e<br />
Letteratura).<br />
Coordinamento: Leonardo Omar Onida (Ideatore e direttore artistico di “OTTOBRE IN POESIA” e del Premio<br />
Letterario Internazionale Città di Sassari).<br />
DIRITTI D&#8217;AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono ai responsabili del concorso il<br />
diritto di pubblicare i loro testi (in caso di vincita o piazzamento) su eventuale Antologia del premio, sul sito internet<br />
www.ottobreinpoesia.it o riviste senza nulla pretendere come diritto d&#8217;autore per tali pubblicazioni. I diritti di proprietà<br />
sulle opere rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori.<br />
PREMIAZIONE – Si terrà a Sassari nel mese di ottobre 2012, in occasione della VI edizione della rassegna<br />
“OTTOBRE IN POESIA”. Data e luogo esatti verranno comunicati a settembre.<br />
Si prevede di realizzare un’Antologia del premio letterario – se le risorse lo consentiranno &#8211; comprendente tutte<br />
le opere vincitrici e una selezione delle migliori partecipanti (poesie e racconti). Prefazione, motivazioni dei<br />
premi e menzioni saranno a cura dei componenti della giuria. L’Antologia sarà presentata al Festival<br />
Internazionale OTTOBREinPOESIA 2012 e verrà diffusa in ambito internazionale e sarà presente nelle<br />
biblioteche di molte Università europee.<br />
INFORMAZIONI – leo@ottobreinpoesia.it &#8211; segreteria@ottobreinpoesia.it – eventi@ottobreinpoesia.it – oppure<br />
340/8456466 &#8211; 347/1346413<br />
RISULTATI E INFO ON LINE IN TEMPO REALE &#8211; Tutti i risultati e le notizie verranno progressivamente<br />
pubblicati sul sito Web: www.ottobreinpoesia.it.<br />
Tutti i vincitori e i menzionati riceveranno una comunicazione diretta.<br />
INFORMATIVA – In relazione agli art. 13 e 23 del D.Lg. n. 196/2003 recanti disposizioni a tutela delle persone ed<br />
altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, Vi informiamo che i Vs. dati anagrafici, personali ed identificativi<br />
saranno inseriti e registrati nell&#8217;archivio dell&#8217;Associazione ed utilizzati esclusivamente ai fini inerenti il concorso cui in<br />
epigrafe, compresa l’eventuale pubblicazione sull’antologia del Premio. I dati dei partecipanti non verranno comunicati<br />
o diffusi a terzi. La partecipazione al Concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento,<br />
automaticamente accettato dai partecipanti con il semplice inoltro della/e opera/e al Premio Letterario Internazionale<br />
Città di Sassari 2012. L’organizzazione del festival si riserva il diritto di prendere decisioni riguardanti questioni non<br />
specificate in questo regolamento e può decidere di cancellare, posticipare, ridurre o interrompere il decorso del premio<br />
o del festival senza per questo essere oggetto di reclamo o denuncia. Per ogni eventuale controversia è competente il<br />
Foro di Sassari.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Alessandro VETULI- La pietra e il vento</title>
		<link>http://giovanninuscis.wordpress.com/2012/01/14/alessandro-vetuli-la-pietra-e-il-vento/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 08:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni e note di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Vetuli]]></category>
		<category><![CDATA[Dale Zaccaria]]></category>
		<category><![CDATA[Fermenti]]></category>
		<category><![CDATA[La pietra e il vento]]></category>

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		<description><![CDATA[La pietra e il vento è il titolo della terza raccolta poetica di Alessandro Vetuli, edita da Fermenti. La pietra a evocare solidità, consistenza, stanzialità, e non solo (“venero questa mite pietra/ ho riconosciuto il mio volto nella sua sagoma/vi ho riconosciuto la mia poesia smarrita.” – Adonis); il vento, invece, è impalpabile forza che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanninuscis.wordpress.com&amp;blog=29714374&amp;post=793&amp;subd=giovanninuscis&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/cop_come-la-pietra-e-il-vento1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-797" title="Cop_Come la pietra e il vento" src="http://giovanninuscis.files.wordpress.com/2012/01/cop_come-la-pietra-e-il-vento1.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p><em>La pietra e il vento</em> è il titolo della terza raccolta poetica di <strong>Alessandro Vetuli</strong>, edita da Fermenti. La pietra a evocare solidità, consistenza, stanzialità, e non solo (“venero questa mite pietra/ ho riconosciuto il mio volto nella sua sagoma/vi ho riconosciuto la mia poesia smarrita.” – Adonis); il vento, invece, è impalpabile forza che trascina, modella, scompiglia, “scava (dove non ci sono più volti”). Elementi antinomici ma non irrelati, la cui valenza archetipica ben introduce questa bella raccolta.<br />
Si rileva innanzitutto un buon numero di testi dedicati o ispirati (a Turoldo, Alda Merini, San Francesco d’Assisi, Nelly Sachs, Adonis, Sylvia Plath, Dylan Thomas, Arthur Rimbaud etc.); dedica che qui non è però solo omaggio alla loro grandezza, ma tributo di riconoscenza, se non dichiarazione di “fratellanza” (Rimbaud). <span id="more-793"></span>Ascendenze e fratellanze che non si fermano, ovviamente, alle dediche, manifestandosi invece in un sentimento empatico e grato, di contiguità fattuale con gli autori citati, alla ricerca della luce e del dolore che ha contrassegnato la loro opera o la loro esistenza, la loro unicità esemplare: “Amelia Rosselli/La piaga del sentire ti suppurava sulla bocca/…/ Ma dov’è la radice del tuo rovo?/Dov’è l’origine delle tue ossa?/Dove finisce il poeta ed inizia il martire?” (Per Amelia Rosselli). Poetiche dal segno forte, quelle degli autori richiamati, i cui echi sembrano innervare la scrittura del Nostro. A cominciare dalla tendenziale ricerca di immagini ed espressioni che, per originalità e adeguatezza, sanno farsi sostanza e forma del discorso poetico: “Sono andato nell’orfanotrofio della poesia/Miriadi di bambini di luce/Mi hanno guardato”. Visioni che vedremo acuirsi mano a mano, nel dare espressione a quella religiosità aconfessionale assai ricorrente nei poeti, aderendo con profondità alla bellezza del creato ed aprendosi, nel contempo, al suo mistero: “Il tuo pastrano/È una reminiscenza di vento/Un tremore che vibra/Muovendo le ombre sull’acqua/Vivi allo stesso tempo tre esistenze parallele:/Il frate, il poeta e il viandante./E rimani lì, a baciare seni di pietra/In un erotismo innocuo/Un piacere raggiunto attraverso l’ascolto”. Una religiosità non disgiunta dall’etica, sia nei comportamenti sia nell’indefettibile ricerca del senso dell’esistere: “Quello che mi interessa sono gli eremiti/I frati, i monaci, gli assolutori e gli assolti/Le dite spezzate del giudice disarmato contro il perdono/La toga stinta d’ogni rancore trasformata nella vela bianca/Che spinge la barca dei naufraghi/In questa vita dove le persone si assalgono/E si radunano sotto quello che sanno essere l’unico punto di/rottura”. E la vita come la poesia non possono allora che nutrirsi di ascolto, e di silenzio: “Il silenzio è la miglior poesia/Che sia stata mai scritta/È il verso universale/Scritto dagli eremiti del cielo,/nel giorno in cui tutti parlavano troppo senza saper veramente parlare.”; e, da ultimo, immancabilmente, di amore: “Perché l’amore/È la grande rivoluzione che la roccia insegna/E il vento predica.” gn</p>
<p>*</p>
<p>Sono andato nell’orfanotrofio della poesia<br />
Miriadi di bambini di luce<br />
Mi hanno guardato<br />
Ma uno solo mi ha sorriso<br />
E mi ha preso per mano.</p>
<p>*<br />
Quello che mi interessa sono gli eremiti<br />
I frati, i monaci, gli assolutori e gli assolti<br />
Le dite spezzate del giudice disarmato contro il perdono<br />
La toga stinta d’ogni rancore trasformata nella vela bianca<br />
Che spinge la barca dei naufraghi<br />
In questa vita dove le persone si assalgono<br />
E si radunano sotto quello che sanno essere l’unico punto di<br />
rottura,<br />
Scuotono con violenza le proprie radici<br />
E non hanno nessuno che aspetti a terra<br />
Per raccogliere le foglie.</p>
<p>*<br />
Il silenzio è la miglior poesia<br />
Che sia stata mai scritta<br />
È il verso universale<br />
Scritto dagli eremiti del cielo,<br />
nel giorno in cui tutti parlavano troppo<br />
senza saper veramente parlare.<br />
Una dislessia cosmica,<br />
una costante ferita sulla lingua<br />
Che i poeti si sono continuati a fare</p>
<p>*</p>
<p>Le rondini volano libere<br />
Sciolte dalle catene azzurre del cielo<br />
Mi arrampicavo sulle rocce<br />
Amico soltanto dello spazio,<br />
dicendomi che se fossi riuscito<br />
A mettere i piedi di roccia in roccia<br />
Senza inciampare, allora avrei dovuto farcela<br />
Anche con i miei problemi.<br />
Ora sono diventato muto e cieco<br />
Le ossa si sono riversate in queste parole<br />
Liquefatte nella nebbia<br />
Ora tutto non è altro<br />
Che la parola del poeta e dell’asceta,<br />
un’ombra che affannati continuiamo a inseguire<br />
Una poesia che disperatamente vogliamo scrivere<br />
Una donna che invano cerchiamo di amare.<br />
Seduto sullo sperone infine,<br />
pronuncio queste parole:<br />
“Solo quando le pagine del libro saranno bianche<br />
potremo finalmente imparare a leggere”.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Spiaggia di Sant’Agostino</strong></p>
<p>Scavato nelle macerie<br />
Di bocche che si toccarono<br />
Le case in legno, verniciate da padri e figli<br />
Si affacciano sul mare.<br />
I pescatori qui<br />
Sono indistintamente grani di sale<br />
Sparsi nel recipiente del mare<br />
Senza una direzione,<br />
riportano sempre, come i pesci,<br />
le loro lacrime a casa.<br />
Ho attraversato il sentiero<br />
Che conduce alla spiaggia<br />
Dov’è troppo alta la risacca<br />
E respinge perfino il tentativo del vento<br />
Di trapassarti gli occhi<br />
Con un’immagine di lutto<br />
Che sembra fresco<br />
Sul petto aperto dagli schizzi<br />
La parola delle tue barche immobili,<br />
della punta aguzza dello scoglio<br />
attaccata come l’unghia del pescatore<br />
alle branchie del cielo.<br />
La voce di questo gruppo di casette<br />
Radunate nel pugno della sabbia<br />
E sempre pronte ad annegare,<br />
una luce che si accende la sera<br />
da dietro le finestre,<br />
la mamma che richiama i bambini per la cena…<br />
E gli amanti sulla panchina<br />
Che ascoltano le loro promesse<br />
Nella conchiglia del giuramento</p>
<p>*<br />
Il logoramento è una colomba<br />
Che sussurra una parola<br />
Che passa per tutte le vie uditive del poeta<br />
Consentendogli di svelare il proprio dolore<br />
Per trasformarsi in uccello</p>
<p>*<br />
<strong>Corpo di poesia</strong></p>
<p>per <em>Alda Merini</em></p>
<p>L’acqua è immobile sotto il Naviglio<br />
Calma come una donna fluviale che dorme…<br />
Un cancello si chiude a chiave,<br />
una sigaretta si spegne,<br />
una poesia mai scritta gettata nel cassonetto di luce.<br />
Alda,<br />
goffo angelo in pigiama<br />
Viandante zoppo<br />
Che ti sostieni col bastone della poesia,<br />
ora puoi amare Cristo liberamente<br />
Nel lecito adulterio del sacro.<br />
Stacchi filtri continuamente dalle sigarette<br />
Sui tuoi polmoni c’è una poesia incisa in nero intitolata: “Cancro<br />
alle ossa”;<br />
“Sto morendo ?”, chiedi sommessamente<br />
Ma Gesù, che ha chiodi da mezzo chilo piantati nei polsi<br />
Non sa risponderti.<br />
Eppure adesso sorride anche in croce<br />
E pazientemente aspetta vicino al tuo letto<br />
Che gli restituisca il tuo corpo di poesia<br />
È arrivato il momento,<br />
devi ridare indietro ciò che ti è stato dato<br />
e ciò che hai scritto.<br />
Gesù s’inginocchia<br />
E dolcemente ti chiede questo<br />
Come unico pegno d’amore.<br />
Il terzo giorno forse<br />
Ha i provato anche tu<br />
A spostare il macigno celeste<br />
Che sprangava l’entrata del tuo sepolcro<br />
Come nella cella del manicomio,<br />
quando la porta era sbarrata<br />
E rannicchiata nell’unico sprazzo di sole<br />
Segretamente davi appuntamento alla poesia.<br />
E credevi ai tuoi compagni,<br />
che piangendo giuravano<br />
di aver sentito un suono di carillon provenire dal sole<br />
La bocca ora<br />
Assaggia la sabbia d’un nuovo deserto,<br />
meno amara di quella che assaggiasti in terra.<br />
Ora sei stata accolta,<br />
piantata nelle sconfinate semenze delle nuvole<br />
Custodita nella serra della creazione<br />
E non lasciasti che versi a tua figlia,<br />
alla quale ora, più che mancare la poetessa<br />
Manca la mamma.<br />
Alda,<br />
albero secolare dell’ironia<br />
Sulla tua corteccia rugosa<br />
Prolificano i fiori di primavera,<br />
quei fiori che rivelarono le loro gemme<br />
quando nascesti<br />
E che ora hanno l’eterno profumo<br />
Del pane azzimo spezzato a Nazareth<br />
E delle vie della vecchia Milano<br />
Alda,<br />
il Sinedrio del tempo ha preso la sua decisione<br />
ed è irrevocabile.<br />
Stamattina su tutti i giornali c’era il tuo viso<br />
Quello stesso che scherniva “I cretini che soffrono per amore”,<br />
quella signora un po’ strana che canticchiava Dalla e Celentano,<br />
che raccontava di Quasimodo<br />
E che ora finalmente si è ricongiunta al suo compagno<br />
universale<br />
Dopo aver sciolto i ghiacciai della poesia.<br />
Perché grande Alda,<br />
un pazzo può sempre amare<br />
A volte addirittura più d’un poeta<br />
O di un Dio</p>
<p>*<br />
<strong>Alla Verna</strong></p>
<p>Mi hai mostrato l’ascolto<br />
La meditazione, la preghiera e la compassione<br />
Hai teso l’orecchio ancestrale<br />
Per conoscere i passi di chi andava<br />
Appigli di pietra mi hanno sostenuto<br />
Mentre guardavo i fiori di ciliegio<br />
Agitarsi come aghi floreali di antiche bussole<br />
I faggi mi hanno nascosto e rivelato,<br />
sapevi che quel viandante ero io.<br />
Sono passato dove forse Dino Campana era passato<br />
Pensando a Sibilla, trucidato nel suo manicomio d’amore…<br />
Ho recitato insieme a te la liturgia del vento<br />
Ho parlato in silenzio della mia poesia<br />
Certo che le cave fossero le mistiche vie del tuo udito<br />
Questa poesia è gratitudine<br />
Per il tuo dono di dolore e gioia,<br />
roccia annegata nell’assenza<br />
Monito di nudità,<br />
Miracolo immobile che da la possibilità di cercarsi.<br />
Mi sono seduto sullo strapiombo<br />
Su cui Francesco, lebbroso per scelta,<br />
veniva a pregare e ad infrangere la sua castità con il sole<br />
Dandogli tutto il suo intimo<br />
Ho incontrato la poesia,<br />
ho accolto gli spettri addensati nell’erba<br />
Ho visto l’immagine pura d’un uomo.<br />
L’imponente croce di legno<br />
Sembra un parafulmine<br />
Su cui convergono tutti i dolori del mondo,<br />
le fessure tra i sassi<br />
hanno sentito la rottura delle unghie<br />
di chi si ostina a cercare<br />
Verna,<br />
ho sparso nella terra le sillabe<br />
Ho confuso il cuore con le bacche<br />
Ho confuso l’amore con il donare.<br />
Verna<br />
Io sono il monaco con il saio di nuvole<br />
E la corda di nebbia che mi cinge la vita<br />
Che è venuto a capire.<br />
La poesia per me è stata un cappuccio abbassato<br />
Che ha sempre rivelato il mio volto<br />
E che nel cammino del nulla<br />
L’ha sempre oscurato<br />
Verna io amo e amerò sempre<br />
Perché l’amore<br />
È la grande rivoluzione che la roccia insegna<br />
E il vento predica.</p>
<p>*</p>
<p>Agonizzante nella tua ruota di tortura,<br />
La bocca che rigetta schiuma<br />
E l’amore ora è libero<br />
Libero da Dio, libero dalla fede<br />
Libero dall’impossibilità di essere amato.<br />
Gira frantumandoti le ossa<br />
Nella sua dentatura impietosa<br />
Questa eco di legno ripetuto<br />
Che s’insinua dentro di te<br />
E nei tuoi sentimenti<br />
Sprangandoti i versi<br />
Poeta, tu vortichi con i tendini spezzati<br />
Che sembrano fibre in tempesta<br />
Laddove cercavi solo il soffio dei mulini a vento,<br />
E vedevi l’immagine di un paio di occhi verdi<br />
Che piangendo ti dicevano<br />
Che chi è sensibile non può sempre perdere…<br />
Ma hai revocato la vittoria<br />
Perché la tua è una sofferenza fertile<br />
È un seme che hai seppellito nella corteccia umana<br />
E che ora è un pioppo in fiamme<br />
Una combustione straziante,<br />
Che brucia l’eternità nelle foglie<br />
E le fa cadere ai piedi della tua penna.</p>
<p>*</p>
<p>Da una finestra<br />
Io ti guardo ancora<br />
Stendere l’impasto<br />
Con il legno della tua umanità<br />
Un perfetto ritmo<br />
Tra il dono e il canto<br />
Un voler dimostrare<br />
Che negli ingredienti<br />
Non c’è livido o ferita<br />
Ma che con la stessa semplicità<br />
Si può appianare l’erba chiodata<br />
Su cui camminiamo.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Dove il vento scava</strong></p>
<p>Il vento scava<br />
Dove non ci sono più mani,<br />
Il mare erode<br />
L’antichità di volti che si conoscevano<br />
E apre smagliature su rocce arse dal sale,<br />
Segno che la gioia c’è stata.<br />
Dove non ci sono più lacrime<br />
C’è questo scrivere e questo dover dire<br />
Un linguaggio salato in cui bruciano<br />
Tatto e memoria,<br />
La mano che percorreva il corpo nudo<br />
Ha perso sensibilità<br />
La donna distesa<br />
Non ricorda più chi fosse stato a toccarla<br />
Dove non c’è più voce<br />
Il silenzio ha lasciato una spiaggia spianata<br />
Case disabitate, rovine, bambini che chiamano<br />
Spighe che oscillano<br />
Grano abbandonato sui campi<br />
Poesie abbandonate nei corpi.</p>
<p>*<br />
<strong>David Maria Turoldo</strong></p>
<p>Il tuo pastrano<br />
È una reminiscenza di vento<br />
Un tremore che vibra<br />
Muovendo le ombre sull’acqua<br />
Vivi allo stesso tempo tre esistenze parallele:<br />
Il frate, il poeta e il viandante.<br />
E rimani lì, a baciare seni di pietra<br />
In un erotismo innocuo<br />
Un piacere raggiunto attraverso l’ascolto<br />
La pioggia ti lima le spigolature del viso<br />
E leviga l’attesa del cuore stanco,<br />
Il pane raffermo delle ossa che torna friabile<br />
E tralci di sillabe sonore come campane<br />
Mature per essere colte.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Per Amelia Rosselli</strong></p>
<p><em>“Con la terra che sembra tremare di coincidenze</em><br />
<em>non ho fiato per gridare la mia indifferenza”</em></p>
<p>Amelia Rosselli<br />
La piaga del sentire ti suppurava sulla bocca<br />
Un sapore di psicosi che invadeva il palato<br />
La paura di essere accerchiata da una sorta di Gestapo<br />
Mandata dalla solitudine<br />
Ma dov’è la radice del tuo rovo?<br />
Dov’è l’origine delle tue ossa?<br />
Dove finisce il poeta ed inizia il martire?<br />
La voce è impressa nella pietra<br />
Che lascia incisa un’impronta sonora,<br />
Un calco di perfetto silenzio<br />
Disegnato su cose transitorie<br />
Eri in fila con gli altri comunicandi<br />
Ma non hai potuto mangiare la stessa ostia,<br />
Perché la gola bruciava quando parlavi<br />
Era una cavità che raccoglieva in sé il mare<br />
E riportava a galla soltanto il sale.<br />
Il tuo esilio ora si è sgretolato in rondini<br />
E i piedi sono tornati all’argilla,<br />
Le giunture slegate<br />
Senza opporre alcuna resistenza<br />
Si sono sciolte dal nodo del buio<br />
E fasciata nei versi<br />
Ancora ti celebrano i poeti<br />
Che ti portano a spalla<br />
Nella lettiga dell’alba</p>
<p>*<br />
<strong>L’anello mai sciolto</strong></p>
<p><em>a Monica</em></p>
<p>Anima troppo sottile<br />
Con il tuo anello sciolto<br />
Su cui si rifletteva l’estate dell’unione<br />
Le spalle<br />
Sempre appoggiate al mio portone<br />
Come un respiro mantenuto caldo<br />
Che appanna il vetro,<br />
riflesso in cui vedo attraverso.<br />
Taglio in cui vedo il volto del recluso<br />
Incidere il calendario dell’asfissia<br />
Sulla pietra umida dell’amore.<br />
Troppo libera<br />
O troppo prigioniera,<br />
il tuo piede sempre vicino al mio<br />
Il tuo amore sempre vicino al mio<br />
Il tuo palazzo sempre vicino al mio.<br />
È tua questa poesia<br />
La leggerai quando le quattro del mattino<br />
Saranno ancora il tuo regno,<br />
il reame degli abbandoni e degli abbandonati<br />
Si schiuderà alla dolcezza della tua alba<br />
E arriverai sempre con un’iscrizione di neve<br />
Nei tuoi “Deliranti processi mentali”<br />
Non conoscerai il tradimento;<br />
ingoierai la comprensione<br />
deglutendo fuoco<br />
E con il corpo in fiamme ritornerai ad amare<br />
Le lacrime saranno sudore<br />
E il sudore sete<br />
Sulla bocca che mi amerà sempre<br />
Come sappiamo noi.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Mentre mi parli</strong></p>
<p>Mentre mi parli<br />
Una luce liquida ti solca la piega del naso<br />
È l’unghia della verità che s’insinua<br />
Nella tua nudità e ti screzia il seno d’immagini,<br />
Ti apre una crepa scintillante<br />
Dove ancora fluisce e respira<br />
L’incendio delle persone che hai amato.<br />
Ma io che ti amo<br />
Sono da sempre immerso nel fuoco<br />
E nel fumo della tua ingenuità<br />
Vedo mani delicate che dalla carezza,<br />
Passano al soffocamento di false vittime<br />
E non riescono a disfarsene come Pilato<br />
Perché gli occhi conoscono troppo bene<br />
La via del ritorno<br />
Cerchi di frantumare sul pavimento della ragione<br />
Le tue intime croci infrangibili,<br />
Che riemergono nel viso di chi ha assaggiato il tuo seno<br />
E ora cede il posto al morso della mancanza;<br />
lo sperma che hai accolto dentro<br />
a labbra serrate, a gambe serrate aveva un nome<br />
Ed ora è un risveglio improvviso,<br />
Una forgia di pianto<br />
per l’armatura che protegge il sentire<br />
Mi parli di allontanamenti necessari<br />
Di corda consumata dei credo<br />
Che non permette all’altalena di muoversi,<br />
Come una tavoletta di legno paralizzata nel parco<br />
Spinta dal bambino che non si rassegna<br />
Che a sua volta è spinto dalla bambina che non si rassegna<br />
Perché la poesia si oppone alla gravità,<br />
l’amore si oppone al cedimento<br />
E le nostre mani si sostituiscono<br />
Ad ogni corda d’altalena che ceda.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Alessandro VETULI</strong><br />
<em><strong>Come la pietra e il vento</strong></em><br />
<strong>FERMENTI 2011</strong><br />
<em><strong>Introduzione di Dale Zaccaria</strong></em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Alessandro Vetuli</strong> è nato a Roma nel 1989. Ha conseguito la maturità scientifica. Attualmente studia Lettere<br />
moderne presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ha iniziato a scrivere all’età di quindici anni curando un<br />
diario. I suoi primi versi scaturiscono dopo la lettura dei poeti maledetti Baudelaire, Verlaine, ma soprattutto Rimbaud.<br />
È stato inserito in alcune antologie poetiche. Seguono le raccolte: L’invisibile (2009) e Lo spirito e il corpo (2010).</p>
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