Legno

 

Falegnami, ascoltavamo il legno

la fatica del germoglio

lo schianto d’un albero.

Lenta la mano dai nodi

intuiva l’età, la destinazione.

Pochi anni, ora, per scoprire

fili su fili tra le cose,

e una moria incessante,

nella vita impassibile.

E in ogni tempo un vuoto,

e l’insostenibile peso.

Anche se pure scalzi poi si arriva,

e tutto pare possibile,

    a cose già fatte.

Braccia conserte, spalle alla bottega,

da un fiume ci si sente attraversare.

In esso tracimando. E in chi sta accanto,

e mai si può sapere in che misura

si è rimasti.

 

 

 Giovanni Nuscis – da: "In terza persona" (Manni, 2006)

 

4 responses to this post.

  1. Posted by ventidiguerra on 28 dicembre 2006 at 12:32 am

    Bella. Belle immagini!
    Mi sembra di recepire ancora un mutare delle cose, degli eventi, del modo diverso di affrontarli : La semplicita’ e l’ amore che si impiegavano una volta anche nel seguire la crescita di un virgulto, di un albero e stabilirne la destinazione.
    Spalle alla bottega, braccia conserte… Quasi uno stato di arrendevole indolenza, senza piu’ la capacita’ di pensiero o di adoprarsi, ma lasciando che gli eventi sopraggiungano e talvolta ci sovrastino, lasciandoci indifferenti e senza piu’ curiosita’.
    Scusami, Gianni,
    ovviamente lontanissimo da me il pensiero di stravolgere o male interpretare il tuo intendimento. Perdona, non arroganza la mia ma proprio solo e pura curiosita’.
    Un sorriso,
    Giulia.

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 28 dicembre 2006 at 1:06 pm

    Grazie per il tuo intervento, Giulia, graditissimo, che coglie aspetti importanti. Un caro saluto. Gianni

    Rispondi

  3. Posted by DanielaRaimondi on 8 gennaio 2007 at 6:29 pm

    un mondo prima ‘toccato’, vissuto sotto le dita. Un percorso che si accorcia inesorabilmente lasciandoci sempre piu’ vulnerabili. Il tempo che passa sembra un tema costante della tua poesia, come pure la lotta dell’uomo per conservare una sua identita’-dignita’ nel fragore incessante di un’esistenza che rischia di travolgerci, insesorabilmente. Colgo sempre un filo di angoscia nei tuoi versi. Qualcosa che si agita appena sotto la superficie. Molto bella.

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 8 gennaio 2007 at 9:48 pm

    Grazie, Daniela, hai colto perfettamente. Due mondi che si confrontano; quello interiore, che cerca il proprio passo, spesso perduto. Gianni

    Rispondi

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