Archive for dicembre 2006

Tomba-della-scimmia-P

Concorso letterario nazionale “Città di Sortino”

 

Associazione Culturale Pentelite

 

XII Mostra-Mercato dell’Editoria Siciliana

Sortino (SR) 05-06-07 ottobre 2007

Concorso letterario nazionale “Città di Sortino”

 

Nell’ambito della XII Mostra-Mercato dell’Editoria Siciliana che si svolgerà in Sortino (SR) dal 05 al 07 Ottobre 2007, l’associazione culturale Pentelite, con il patrocinio del Comune di Sortino, indice per l’anno 2007 il concorso letterario nazionale “Città di Sortino.

 

REGOLAMENTO

Art. 1)      Il concorso è suddiviso in tre sezioni, è aperto a tutti per opere inedite, senza limiti di età.

            A) Racconto breve, max 5 cartelle (12.000 battute circa), in lingua italiana, a tema libero,

                 in cinque copie stampate di cui una sola firmata, completa delle generalità dell’Autore

                 con scheda bio-bibliografica dello stesso.

 B) Poesia in lingua italiana, (una sola poesia, a tema libero, compresa in una cartella),

      in cinque copie stampate di cui una sola firmata, completa delle generalità dell’Autore

      con scheda bio-bibliografica dello stesso.

C) Poesia in dialetto siciliano, (una sola poesia, a tema libero, compresa in una cartella)

     in cinque copie stampate di cui una sola firmata, completa delle generalità dell’Autore

     con scheda bio-bibliografica dello stesso.

 

Art. 2) Le opere dovranno essere inviate presso la tipografia Tumino, via Carlentini 3/A, 96010 SORTINO (SR), entro il 30 giugno 2007. Farà fede il timbro postale. Se si vuole partecipare a più sezioni, occorre spedire le opere in buste separate (una per ogni sezione). Ogni autore partecipando si assume la responsabilità sull’autenticità delle stesse.

 

Art. 3) Non è prevista alcuna tassa di lettura ma trattandosi di un concorso organizzato nell’ambito di una fiera del libro si chiede, allo scopo di incentivare l’editoria siciliana, che ogni concorrente acquisti un libro edito in Sicilia, inviando euro 10,00 insieme alla busta con il testo. Per quanti non avranno la possibilità di venire in Fiera a scegliere il libro, codesta organizzazione provvederà a selezionarne uno e a spedirlo al recapito del concorrente.

 

Art. 4) Il comitato di lettura formato dagli scrittori Tea Ranno, Salvo Zappulla, dalle prof.sse Oriana Gazzè, Teresa Gigliuto e dal poeta Marco Scalabrino, selezionerà cinque opere finaliste per ogni sezione che verranno pubblicate nel libro “Pentelite” (insieme a scritti di autorevoli personaggi del mondo della cultura), giunto alla sua undicesima edizione, edito da un editore siciliano partecipante alla Fiera. La pubblicazione delle opere non comporta diritti d’autore in quanto Pentelite non viene messo in vendita ma dato in omaggio ai nostri collaboratori e a operatori culturali.

 

Art. 5) Le opere finaliste verranno affidate ad una giuria popolare di trenta lettori, i quali avranno il compito di votare le tre opere vincitrici. Il conteggio dei voti riportati (ogni lettore selezionerà un’opera) avverrà giorno 06 ottobre 2007, alle ore 19.00 nella Biblioteca del Comune di Sortino. Le buste consegnate dai trenta lettori verranno aperte in pubblico. Nome, cognome e professione dei trenta lettori verranno pubblicati nel volume “Pentelite”.

 

Art. 6) Il primo classificato per ogni sezione riceverà un premio in libri di Euro 50,00 più 5 copie di Pentelite.

Ogni partecipante autorizza il trattamento dei propri dati personali ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196

Art. 7) Per ogni altro aspetto non contemplato nel bando fanno fede le vigenti norme di legge. Per ogni controversia legale è competente il Foro di Siracusa.

 

Per ulteriori informazioni telefonare al 3336981694 o scrivere al seguente indirizzo: salvozappulla1@virgilio.it                 

 

Il Segretario                                                                                                         Il Presidente

Vito Tumino                                                                                                    Salvo Zappulla         

Tomba-della-scimmia-P

Premio di poesia "Lorenzo Montano"

XXI Edizione

http://www.anteremedizioni.it/files/Bando_Montano_XXI.pdf

munch MORDEREN

 

Gianmario Lucini  

da: "Una pazzia razionale – 99 ottave"

 

Lettere dal vuoto

 

Ti scrivo un biglietto per posta elettronica,

ma poi cosa resta del nostro dialogo

rubato, senza corpo e senza voce,

al caos informe dei fili del telefono?

 

Già cambia la tua pelle come il ramarro

a primavera, gia vedo la seta

del tuo bel viso tingersi di lettere

scure, di segni indecifrabili…

 

 

 

Poter viaggiare nel prima e nel dopo

senza che nulla accada, muovere

stando fermi grattare il cielo ruvido

dell’inverno con sorriso di piuma

 

piombare come barbari a cavallo

nell’infinitesimo mondo che rinsecca

all’estremità della galassia – lui che esiste

non sapendo d’essere o sapendolo, forse…

 

 

 

Era un’altra vita quando ti amavo

era il tempo d’un altro ch’è volato

in un altro tempo.  Il resoconto esiste

di questo amore in deviazioni minime

 

dei passi, nel gesto come trattenuto

in una lievissima dimenticanza

come se un altro da un’altra esistenza

dicesse qualcosa che non ho mai saputo.

 

 

 

Mi sazio di quest’aria pura e la risputo

bruciando il premio di una sigaretta

dopo la salita su per l’oro della vetta

nel tiepido novembre: si staglia nel cupo

 

merlato delle rocce il vuoto del silenzio,

il vuoto che cerco per svuotarmi dentro

– ne scruto l’assenza, calmo, senza fretta,

rassicurato dal fumo della sigaretta.

 

 

 

Ci sono armenti, che brucano quel poco

che il novembre lascia alla montagna e un laghetto

ghiacciato nell’azzurro – occhio del niente

volto al cielo, lo vedi dall’alto del monte –

 

sprofonda nel suo sonno e si fa immobile.

Viene l’inverno nell’alito del vento

mi taglia dentro, mi fruga come l’erba

secca, tradisce all’oro questo mio niente.

 

 

 

Sono disperso

nell’universo

proteso in bilico

su immensi abissi

 

mi trattiene un sogno buio che viene dal fondo

d’una gola bagnata dall’ultimo sole

vorrei disciogliermi nel vento ma il mondo

mi insegue, m’ingabbia, m’invana nei sogni.

 

 

 

A volte mi muovo come in un delirio

fra paesaggi che più non riconosco,

mi porto a fatica, mi districo a stento

nel rovo di voci e volti che mi corrispondono

 

forse – o forse mi osservano con meraviglia

morto che cammina fra i vivi nella veglia

perenne dell’eterno, per errore,

vagolando da un’altra dimensione.

 

 

 

Il sentiero che salgo viene dal passato;

altri occhi amarono questo acciottolato

come tu lo ami – che s’addentra discreto

nel silenzio di abeti e si perde nel vuoto

 

del cielo –e qui videro gli ultimi colori

(qui morì nel giugno del quarantaquattro

ucciso dai barbari fascisti un partigiano

pastore), e abitano ancora la montagna.

 

 

 

Cammino sulla china nell’alito di fiati

antichi, di umili fatiche contadine;

ne riconosco le vestigia nelle pietre

ordinate, nei muri silenziosi

 

che nereggiano ancora nella brina,

in certi segni incisi su porte e travature

divelte dalla neve – sembrano carezze

sapienza antica d’umili certezze.

 

 

 

Visto da quassù il mondo non esiste

è solo il guizzo di un dubbio cartesiano

questo è l’immenso che origina la vita

angusta che pure viviamo

 

seriosamente occupati a divenire

pur emulando l’eterno, a gridare

il nostro Io alla volta del cielo

che indifferente dorme nel suo nero.

 

 

Energia pulita e colate di cemento

dighe e canali e stupore di stambecchi

cogitabondi per questi dirupi

con la grazia lenta dell’eternità

 

ritorno all’industria che brucia la neve

per arrivare all’appuntamento col progresso

con l’energia pulita che perfora anche la notte

colata dopo colata fino alle stelle.

 

Vorrei morire addormentato sotto un masso

perché la vita è più lieve di un soffio

di vento e mentre passa è già altrove nel niente

e tutto da dove veniamo

 

vorrei starmene per sempre sulle alture

ascoltare la neve levitare nell’inverno

l’urlo ferito della tormenta

che ci rammenta la voce dell’eterno.

 

 

 

Dialogo col Doktor Adler (epilogo)

 

La sua poesia aggredisce ma non uccide

direi a spanne che ha fallito il suo compito

– ne conviene? – ha rovinato il suo umore

ha spruzzato veleno, indisposto il lettore

 

oltraggiato la maestà delle istituzioni

senza ragione alcuna che sia chiara

esauriente, lei insulta la scienza

e la ragione: lei è proprio un coglione

 

 

 

suicida anomico, perdente in via

di totale perdizione.  Lei ha bisogno

di riscattarsi e vincere per superare

quel senso d’inferiorità che la comprime

 

in una visione distorta della realtà

fra burn-out e paranoia, isteria

e irragionevole sindrome da utopia

che le impedisce la visione della verità

 

 

 

Tenerezza, altruismo, amicizia, amore

sono le chiavi di volta della convivenza:

lei le ripudia tutte, fomenta intolleranza

incita al disprezzo, si sente portatore

 

di una frigida giustizia interplanetaria

da inferiore vuole dominare

con arroganza e ressentiment nicciano

e intanto la vita le sfugge di mano.

 

 

 

Di sotto in su osservo il professore

veramente scazzato da fare paura:

ce l’ha con me, anche se è solo un sogno

ma nel sogno mi sfugge questo particolare;

 

me ne sto in silenzio, aspetto che si calmi

rientri nella sua dignità professorale

– preoccupato che la prova del mio delirio

sia questo dialogo che sta venendo male.

 

 

 

Osservi: ha scritto quasi quattrocento versi

e in nessuno trovo la parola “amore”

– a parte la precedente citazione

dei principali assunti della mia psicologia –

 

lei addita i mostri perché non trova al mondo

bellezza alcuna, non sente l’eros vibrare

nel creato, non sa volere quel che vuole,

volerlo davvero, al di là del desiderio.

 

 

 

Considera una cagna la politica

assassini i militari di carriera

la guerra una faccenda di maiali

scannati per via come fosse uno spasso

 

premere il grilletto e non un peso

enorme da sopportare per il vantaggio

collettivo, lei non è punto saggio:

la morte è – si sa – un accidente della vita…

 

 

 

Ignoro se queste siano parole

sacrosante sue o soltanto il mio delirio

che si avvita su se stesso e s’inabissa

nei meandri più foschi dell’incoscio

 

vorrei rispondere ma non so cosa dire

non ne capisco molto di psicologia

o psichiatria: io mi fermo all’anamnesi

all’historya: se mi va scrivo – e così sia.

 

 

 

Il segreto del poeta vincente – dia ascolto

al mio consiglio – è vedere la bellezza

dove altri non la vedono, spargere amore

e sentimento giocando per il sottile

 

sul filo delle emozioni, forbire la lingua,

che suoni, che schiocchi e s’innalzi

al di sopra del tedio oggidiano: il poeta

sa creare mondi nuovi chiavi in mano.

 

 

 

Mi guarda intensamente, accigliato

dietro i cerchi d’osso degli occhiali

aspetta una risposta, una conferma

il raschiamento del barile, la disfatta

 

della mia assurda pervicacia – ma taccio

non so che dire, non sono allenato

a rispondere se non rifletto a lungo:

mi comporto da poeta maleducato.

 

 

 

Potrei simulare un malinteso ed evitare

la filippica del Doktor Adler, scusarmi,

dire che non è farina del mio sacco

io non so scrivere, non so pensare,

 

sono anche un po’ miope e afflitto da sciatica,

quelle cose le ho trascritte da siti Internet

così, per passare il tempo – tanto il guadagno

non è diverso da poeta a perdigiorno.

 

 

 

Mi accorgo che nel sogno comincio a divagare

divento una bolla di sapone o massa informe

che comincia pian piano a levitare

ed osserva dall’alto l’assetto verticale

 

di tutte le cose, dai libri nel soggiorno

al quadri del salotto e poi fuori:

tutto è verticale, gli alberi, le case

– la guerra è orizzontale: è vero: non esiste.

 

 

 

Rientro dunque nella normalità sociale

di tenerezza, altruismo, amicizia, amore,

mi sento meglio, ho quasi le traveggole

vedo la poesia lontano fluttuare

 

come una nube rosa che appare nel mattino

di un giorno di festa, non mi resta

che cantare a squarciagola con fervore

la mia normalità e il pericolo scampato.

 

 

 

Tutto questo invero ha i suoi vantaggi

ritrovo un codice sociale condiviso

ormai dimenticato, ritrovo amici

poeti coi quali un tempo ho litigato,

 

facciamo pace, beviamo una birra

anche se non mi piace, mi sento magnanimo

e tollerante verso la letteratura

tirem innanz, – che è già abbastanza dura…

 

 

 

Parteciperò ai premi letterari

raccomandato alla giuria dagli amici

degli amici – una fitta ragnatela –

sarò incoronato poeta, citato

 

nelle riviste di letteratura

e punterò a sconfiggere la morte

scrivendo libri e pagando per editare

coi soldi dei premi letterari.

 

 

 

Mi sento bene, Doktor Adler ora

anche lei se ne può andare dal sogno

lasciarmi sguazzare in questa dimensione

almeno fin che non spunti il giorno

 

e la radiosveglia mi reciti notizie

riportandomi a visioni da ripudiare

– ma questo è facile: giro la manopola

ascolto canzonette e la verità riappare.

 

 

Poeta, critico, direttore della rivista Poiein (www.poiein.it), Gianmario Lucini è nato a Sondrio il 18/09/1953.  Ha frequentato le scuole dell’obbligo a Sondrio, Roma, Como e l’Università a Brescia, laureandosi in Scienze dell’Educazione (indirizzo Formazione Aziendale) e conseguendo un master in critica.  Ha vissuto come emigrante in Svizzera per alcuni anni in giovinezza, si è trasferito per 10 anni circa a Bolzano e dal 1989 di nuovo a Sondrio.

Attualmente lavora a part time presso un ente pubblico, si occupa di formazione e animazione culturale organizzando o partecipando come docente a corsi, dibattiti, incontri.  Ama la fotografia, la musica e di dedica alle video riprese realizzando filmati semi professionali di carattere documentario, culturale, atti di convegni, seminari, ecc.

 

Erminia Passannanti

Erminia Passannanti – "Il torsolo del ventre ed altre fandonie" (Troubador, Leicester UK – 2006)

Con un’introduzione di Francesco Muzzioli

Vincitrice nel 1991 e nel 1995 del primo premio della Rassegna Nazionale di Poesia "Laura Nobile" (Siena), ha pubblicato la sua seconda raccolta Macchina con Manni Editore (2000) nella collana "La scrittura e la storia", diretta da Romano Luperini. La sua opera prima Noi altri, è inclusa nel volume i 5 poeti deil Premio Laura Nobile di Vanni Scheiwiller (1993). Successive raccolte includono Mistici (Ripostes, 2003), Exstasis (Lietocolle, 2003), La realtà (Ripostes, 2004) e Il Roveto (Troubador, 2005). Ha curato l’antologia Poesia del Dissenso II. Ha conseguito un PhD al London University College con una tesi sull’opera di Franco Fortini. Ha curato la traduzione di opere in lingua inglese, tra cui: Emily, Charlotte e Anne Bronte, Poesie (Ripostes, 1989); Leonard Woolf, A caccia di intellettuali (Ripostes, 1990); Hubert Crackanthorpe, Racconti Contadini (Guerini e Associati, 1991, a cura di Franco Buffoni). E’ la curatrice e traduttrice delle antologie Gli Uomini sono una beffa degli angeli: poesia britannica contemporanea (Ripostes, 1993) e R.S. Thomas, Liriche alla svolta del millennio (Manni, 1998).

 

Marcello Fois

 

Marcello Fois – "L’ultima volta che sono rinato"  (Einaudi, 2006)

Nato a Nuoro nel 1960 vive a Bologna. Ha pubblicato numerosi romanzi, fra i quali Dura madre e Memoria del vuoto, entrambi pubblicati da Einaudi. Questo è il suo primo libro di poesia.

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Grazia Maria Poddighe – "Il giardino dipinto" (Book Editore, 2006)

Saggista, traduttrice, collaboratrice di periodici, riviste letterarie e rubriche radiofoniche. Ha pubblicato i poemetti: L’atto della parola" (Giardini, 1987); Tu Dio (Forum Quinta Generazione, 1990); L’inquieta innocenza (Amadeus, 1998); La miniera (Edes, 2004). E i romanzi: Il paese dell’uva (Edes, 2000); L’ultimo inverno di Adelasia (Delfino, 2003); La regina dei Shardana (Delfino, 2005)