Archive for aprile 2007

Calla

Calla

Nei condomini in silenzio
la domenica, coi gatti pure loro fuggiti
tu nell’ombra del cortile
sei la calla tra i fondi di caffè
e le bestemmie dei vecchi rimasti
a scatarrare. Il giallo del tuo cuore
è la tosse del vicino che ti espelle.
Dalle caverne dietro le persiane
i loro occhi ti rotolano dentro
quando passi, sfiorando le parole
oscure della tua gioia dolente.
Voli col tuo sogno di polline,
e il corpo niveo resta immobile
ad accogliere gli sputi
e la cesoia dall’alto.
Prima dell’esilio agonico in un vaso,
una cetonia si posa
e ti si annuncia come un angelo.
Penso a Fernanda all’ombra di quel re
che mai nessuno ha veduto

e vedrà, e penso a te così lontana
che non sai, e ti stringo, cara
con dita di ruggine azzurra.

Giovanni Nuscis

26 aprile 2007 (inedita)

La tua parte

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Una mano ti posa in un angolo
e tu ti sollevi, cominci
a farfugliare la tua parte
nella cornice odorosa
di una finestra, o sotto l’arco
festoso di un carosello: che tutti
vedano che esisti e che oscilli
a ogni nodo di vento e di gola;
o in pantofole, il calzino bucato
sul tallone, o mentre dormi,
orini o lavi i denti, come tutti.
Se non avessi il corpo
esposto ai nostri sguardi
saresti puro ed essenziale,
al sicuro nel confine rosato
di un sogno, inespresso, o nel limbo.
Ma sei impastato di terra e di cielo
e di inferno e segui la carena
del tuo naso o di un pensiero fallace
che ti esalta, per l’immagine
di te vera o falsa, e del mondo.
Come un geco stazioni
nella vastità ridicola d’un muro
o di un soffitto che credi infinito.
O minuto come polline voli
nella buona stagione
dimentico di te, leggero
fino al biancore invernale
quando, fiero il sorriso
più dritti la schiena e il bastone,
consumato attore ti defili.

Giovanni Nuscis

19 aprile 2007 (inedito)

 

 

 

 

 

 

 

 

Joao Guimaraes Rosa – “Grande Sertao”

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La dolcezza del buttar nel dimenticatoio una quantità di cose – le cose stupide in cui la gente nel pensare e nel fare vive imprigionata, solo per necessità, ma senza nobiltà. Diadorim, quando era sicuro di star solo, canticchiava, e credo con buona voce. Ma, vicino agli altri, non voleva mai. Venni anche a sapere che gli altri non vedevano in quei versi di Siruiz la bellezza che io vi trovavo. Neppure Diadorim. “Hai nostalgia di quando eri bambino, Riobaldo?” mi domandò, mentre io  stavo spiegando quale era il mio sentire. Veramente no. Non avevo nessuna nostalgia. Quel che io desideravo era essere bambino, ma adesso, in quel momento, se fosse possibile. Di certo io già mi sentivo irritato per la confusione di tutti. Fin da quel tempo, io già pensavo che la vita doveva essere come quella nella sala del teatro, ognuno facendo intero con forte gusto la propria parte, disimpegno. Era quel che penso, è quel che pensavo.

 

Reading…

 

libri
Il senso della poesia…
  
    Venerdì 13 aprile 2007 ore 18,00
Libreria Dessì  – Largo Cavallotti, 17 Sassari 

        Reading di poesia

                Daniela Raimondi Giovanni Nuscis  Antonio Fiori 



  Inanna, ed.Moby Dick, In terza persona, ed.Manni,
La quotidiana dose, ed. Lietocolle

La nudità delle parole lette da chi le ha scritte. L’invito è rivolto a chiunque voglia cimentarsi nell’ascolto, interrogare gli autori, cercare di scoprire, insieme a loro, il senso della poesia.

 

Buona Pasqua…

Non chiedetemi se credo.

Per l’amore che porto alla parola

e al mistero non rispondo.

Domandatemi se immagino

Cristo in croce e cosa provo,

se comprendo il dolore della madre

e dei suoi cari mentre muore

e geme invocando il padre.

Ci fossi stato anch’io il giorno

in cui è risorto per abbracciarlo:

magari da lontano, indegno;

e tra coloro a cui riapparve

presso il mare di Tiberiade

all’alba, leggero sulle acque.

Chiedetemi se lo penso vivo

ancora, in nuovi volti e in nuovi gesti

(in)sofferente o imprevedibile

sgattaiolato fuori dai vangeli

e dalle chiese, tra la gente.

 

Giovanni Nuscis (inedito)

 

Luisella Pisottu –

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Silenzio

 

Si chiama silenzio

il luogo del mio amore

entrargli nel profondo buio,

chiedermi qual è il cammino,

ampio, levigato, agghiacciante.

 

Le paure, sciami di vespe,

non danno pace.

 

Pungeranno?

E quanto acuto il dolore

o sordo, come l’acciaio,

che penetra piano?

 

Nel silenzio rimango

 

Da qualche parte la luce aspetta,

sarà fedele, discreta.

 

 

 

Crescere

 

La testa ciondola

gli occhi bassi

seguono profili di piante,

l’ombra gettata a terra dal sole.

 

Ferma in bilico tremo.

 

Cammino di giornate luminose

buona sorte oggi ti confonda,

anche se la luce poi si perde

ogni contorno fugge.

 

Ma lieve io ancora

 

consapevole

 

cresciuta.

 

 

*

 

 

Braccati

 

 

Si dice si dice si dice

che è fresco il sentiero

della lepre,

 

velocità fatta persona

incontro l’ombra del cacciatore,

sento l’odore dei suoi passi

sul sangue fresco

delle ferite.

 

 

*

 

Canto per l’otto marzo

 

 

Ho avuto una madre bambina

Nessuna sorella, poche amiche,

due figlie.

 

          Hai il cuore di ghiaccio

gridò mia madre

          Un giorno mi farai morire

 

Bruciava la solitudine

sale e rabbia

su due sopravvissute.

 

Ho porto petali di rosa all’amicizia:

ora, ho unghie spezzate

di parole di carta vetrata.

 

Visi pieghevoli su corpi rigidi

Hanno guardato al mio mondo,

allontanandomi.

 

La mia figura, fino ad annullarla.

 

E ritrovo nuovi visi e nuove croci

calore e ancora candore

e nuove risate.

 

 

*

 

Il nostro centro

 

 

Mia vita, freccia scoccata

disincantata fuggi

mortale, orizzontale

a compiere sola il cammino.

 

Intorno scenari confusi, strepiti

richiamano attenzione.

 

Ma il tratto è breve

lancio

direzione

centro.

Qui il miglior destino.

 

 

Recensione di Antonio Strinna sulla rivista on line ORG (www.italialibri.org)

link:

http://www.italialibri.org/modules.php?op=modload&name=Reviews&file=index&req=showcontent&id=65  

 

 

Luisella Pisottu è nata il 22 giugno del 1967 a Sassari, città in cui vive e svolge attività bancaria e sindacale. Nel 2004 è arrivata in semifinale al Premio Letterario Internazionale A.L.I. Penna D’Autore nella sezione poesia inedita, e nell’edizione 2005 (stessa sezione) ha ricevuto una Menzione d’Onore. La poesia Scrivere è stata pubblicata nel 2006 nel volume “Duecento” della collana “I Grandi Classici” di Penna d’Autore. Le liriche Fontana del Rosello, Hungarian Dances e L’uomo della tundra sono state inserite nell’Antologia Poetica 2006 “di versi nel vento”. Alcuni suoi testi sono presenti sul web in vari siti di scrittura.

 

 

 

 

1° aprile…

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    Il primo aprile è giacca colorata indosso a un wurstel, burla o beffa che si fa icona del sistema. Queste le poche righe di referto, maldestro, dopo la vista d’una lastra impressionata – l’ennesima –  del corpo enorme, inerme, instabile, ma vegeto; non proprio malato.

    Non si muore se si è già morti (si fa per dire, fatti gli scongiuri…) – basti questo a confortare – e ciò che giunge in bene, eventualmente, è solo grasso, che cola.

    “Sia dunque primo aprile tutto l’anno”, questa la proposta; lo si annunci formalmente come uno stato di guerra, da piazza Venezia, a reti unificate; così, una volta dichiarato, lo scherzo, lo si possa attendere ogni istante, con buona pace per tutti; a carte scoperte. Si giri con trombetta e con parrucca, e denti veri e finti, da squalo: la mano a prudente distanza, così le orecchie, il naso e pure altro. La faccia vera, scherzosa, davanti; le altre di fianco e dietro, visibili.

    Sorriderebbe di questo Fernando, e i suoi eteronomi Alberto, Ricardo ed Alvaro. Pessoa, del resto, significa persona: una e doppia, finanche plurima? E pure noi, così, doppi e plurimi, vivremo e ci uniremo felici ad altri doppi, e plurimi, in un solo volto e in nessuno. Fernando farà una promessa; Ricardo se la rimangerà, negando; Alberto la manterrà ma a modo suo, facendoci penare; Alvaro non negherà, non manterrà, proprio nulla farà: semplicemente, rilancerà: “lavoro e stabilità, via le tasse, gli interessi sui mutui, una casa e una minestra per tutti; garantito il diritto allo studio ed un lavoro. E felicità, serenità e cordialità: per tutti!”

    Lo spirito per questo resta vivo, anche se poco o nulla ride la poesia, volandosene via, ogni tanto.

(pubblicato oggi su "La poesia e lo Spirito" )