Primo maggio e due giugno…

Efesto, dio del fuoco e fabbro degli dei

Primo maggio e due giugno.
La grandezza dei colpi di martello.
Un corpo fatto a pezzi e ricucito
ci saluta ogni anno, più magro
per degenza infinita.
Applausi e basso tuba coprono
colpi, ormai, che non si contano. Non
tanto le penne d’alpino
ammainate dal tempo.
Ma le pene del reduce di oggi,
d’ora in ora sopraffatto.
Nubi di ghisa non lasciano
salire un corpo orante
se pane, solo, vuole.

Giovanni Nuscis

Da: “In terza persona” – Manni, 2006

4 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 1 Mag 2007 at 6:37 pm

    “Ma come potevamo noi cantare/ con il piede straniero sopra il cuore”, cito Quasimodo a memoria perchè trovo che vi sia un comune denominatore con gli ultimi tre versi di questa poesia di Giovanni.
    Antonio

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 1 Mag 2007 at 10:34 pm

    Ah! Che gran paragone, Antonio:-)
    Grazie. Gianni

    Rispondi

  3. Posted by nestore22 on 4 Mag 2007 at 4:07 pm

    Un poco mi riguarda, Efesto. Sono un Fabbri.
    Ciao, Giovanni.
    Gianfranco

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 5 Mag 2007 at 3:20 pm

    Ah, Gianfranco, sorpresa graditissima! Un caro saluto. Giovanni

    Rispondi

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