munch giurisprudenza

Sulla rivista on line ITALIA LIBRI:

Riflessioni sulla poesia civile in Italia

di

Pasquale VITAGLIANO

http://www.italialibri.net/contributi/?PasqualeVitagliano&id=123

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3 responses to this post.

  1. Posted by diamine on 14 giugno 2007 at 7:36 am

    Le radici, le radici! La terra, madre e matrice della poesia civile. Si, è vero, ma quanto è difficile oggi, Pasquale, trovarle/ritrovarle le proprie radici con questa dispersione cosmopolita, con la serialità e l’omologazione così diffuse, con i miti aziendalistico/consumistici per ogni aspetto del quotidiano. Forse ancora è possibile al di fuori delle residenze urbane, nelle comunità montane o contadine che soppravvivono in qualche modo con le lingue madri originarie (o dialetti)e qualche usanza tenacemente difese. Credo sia per questo che è rara la buona poesia civile: per la maggior parte dei casi è legata all’occasione (evento dirompente, come la caduta del muro o 11 settembre) o troppo ideologizzata.
    La tua analisi centra il fenomeno ed è ricca di spunti. Grazie.
    Antonio

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 14 giugno 2007 at 11:58 am

    Forse, alla fine, un pezzo di terra, noi tutti l’abbiamo trovata.
    Ed un po’ di questa terra, di cui portiamo l’odore sulla pelle, la lingua nelle nostre parole, noi tutti, tu Antonio, Gianni e i tanti compagni di viaggio che stiamo incontrando in questa nostra nuova esplorazione, siamo già cittadini.

    Questa è la nostra Nuova Frontiera.

    Grazie a tutti.

    Pasquale Vitagliano

    Rispondi

  3. Posted by 1Nuscis on 16 giugno 2007 at 12:14 am

    Condivido appieno le vostre parole, Antonio e Pasquale. Certo, “la propria terra è il luogo della poesia civile”, ma da intendersi come spazio di radicamento di storia e di valori condivisi, del loro inverarsi. Allora esso è luogo non solo fisico, e a contare, per ciò, è il sentimento identitario, lo spirito di appartenenza; la poesia civile, in caso contrario, è chiamata (all’azione) a cui pochi rispondono; poiché non si è compatti, e ci sono sentimenti ed etiche tanti quanto i gruppi e le caste sociali. Quale poesia civile, allora? Essa resta elitaria, e presuppone un gap tra la realtà e le attese, tra la prassi e un modello ideale.
    L’heimat, allora, è questa lingua comune in questo nostro spazio virtuale, più solido e reale delle nostre terre distanti, spesso sradicanti.
    Un abbraccio
    Gianni

    Rispondi

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