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La cura degli assenti

 

 

Ci sono cose

che tardano a venire

come figli attesi

nella notte

 

Che trovo ormai

di me

 

Meglio mettere qualcosa

in salvo

riprendere la cura

degli assenti

 

Coprirsi

del proprio corpo

alle gelate.

 

*

 

 

Sono spoglia anche di me

di questo calibro banale

dei miei chiodi

dei contrassegni sovrapposti

dalle parole

 

Non costruisco più su

cancellature avverse

Sono il grafico

bendato delle mie ginocchia.

 

*

 

E’ la memoria delle mani calde

il vuoto degli assenti

le sere che non potevano aiutarci.

 

Di tutta l’impotenza

il posto delle cose

ferma

avanti

nel buio di uno stampo.

 

*

 

Ruote spuntate

 

Staranno sedute le loro anime

sul parapetto

fino a domani

senza le madri

 

Si può stare finoa domani

se non si ha più a mangiare

se non ci si può più svegliare

 

Ma i bambini sanno aspettare

senza le madri, le madri

tra il parapetto e il cielo

gambe su ruote spuntate

 

Ma se non si può più essere vivi

fino a domani

fino alle madri

non si può più morire.

 

*

 

Generazionale

 

Cosa abbiamo creduto

 

Lasciata in piedi

non so più ricadere

né rincorrere

una croce che manca

 

Inizio come te

sdottrinata

muta a dondolare.

 

*

 

Ma questa è

 

Ma questa è

la misura

Questo dolore tutto

da attraversare

 

con occhi

che sgranano il distacco

che spaiano il mistero

alle carezze

 

Partenze consapevoli

dal corpo

in cambio di niente

compongono distanze

 

Ricompense e furti

 

Misera di me

minacciata

pelle.

*

Talìa talìa

è l’ummira ca passa

e occhiu unn’arrisedi

 

Me matri facia tanti pinzera

cummigliava la notti e lu spaventu

 

E ora

abbissa stu mmurmuriarisi

di corpu

di fogli

a li spartenzi.

 

 

Guarda guarda/è l’ombra che passa/e occhio non si ferma//Mia madre faceva tanti pensieri/copriva la notte e lo spavento//Ed ora/indovina questo lamentarsi/del corpo/di foglie/ai distacchi.

 

 

 

 

 

 

Prefazione di Maurizio Cucchi

 

E’ una parola arcaica e ricca di energia, quella di Margherita Rimi. Una parola spesso ruvida, che si incide e affonda anche nel prevalente verso breve o brevissimo, che trova qui una piena giustificazione nello scandirsi faticoso e senza automatismi letterari della sua pronuncia: “Dalla trasparenza/delle mie ossa/guardo/il mio bacino/Salgo/sui miei piedi/intitolati a me”. Ed è una parola che arriva subito, che comunica con forza perché dice cose essenziali, nella sobria concisione estrema dei suoi modi. Dice del corpo e della sua imperfetta meraviglia; e del suo problematico aprirsi al mondo, all’altro e alle cose, specchio e conferma di ogni singola esistenza. E dice della morte, che ci consuma istante dopo istante, che è un’ombra che ci accompagna, non richiesta eppure irrinunciabile quanto decisiva. Ma che è non di meno il messaggio è il richiamo costante degli assenti, verso i quali dobbiamo conservare memoria e fedeltà. Più di ogni altra cosa, infatti, sanno radicare noi stessi in noi stessi e nelle nostre origini, che riaffiorano in questi versi anche nella controllata, discreta, ma efficace ripresa del dialetto, che  non a caso è chiamato a concludere il libro, tra l’altro in uno dei componimenti più belli, con quelle presenze decisive: l’ombra che passa, la madre e i suoi pensieri, la notte e lo spavento, il corpo e il distacco.

Insomma, un’opera di sostanza, in costante tensione, capace di arrivare al cuore delle cose con una felice asprezza espressiva.

 

 

 

Nota bio-bibliografica

 

Margherita Rimi è nata a Prizzi (PA) nel 1957, e risiede in provincia di Agrigento dove svolge attività di neuropsichiatra infantile.

Ha pubblicato Traccia d’interiorità (Cultura Duemila Editrice, Ragusa 1990) e Per non inventarmi (Kepos, Castelvetrano-Palermo 2001).

Suoi testi sono stati inseriti in diverse antologie, tra le quali: Il segreto delle fragole, Agenda  2001, Lietocolle 2000;  Contributi per la Storia della Letteratura Italiana – Il secondo novecento, tomo III, Guido Miano Editore 2004; Tanto gentile e tanto onesta pare, Book 2004.

Tra i riconoscimenti: vincitrice Premio GamondioPoesia, Castellazzo Bormida 2004; menzione di merito al Premio Lorenzo Montano 2003-2005-2006; finalista al Premio Carver, Roma 2004; segnalazione Premio Maria Marino, Caltagirone 2005 e Premio Senigallia Spiaggia di velluto 2006.

Margherita RIMI – La cura degli assenti

Lietocolle, 2007

Prefazione di Maurizio Cucchi

 

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2 responses to this post.

  1. Posted by 1Nuscis on 16 ottobre 2007 at 12:40 am

    “La cura degli assenti” Margherita RIMI[..] Margherita RIMI – La cura degli assenti Lietocolle, 2007 Con prefazione di Maurizio Cucchi Versi spesso brevi e parola intensa, precisa, caratterizzano la poesia di Margherita Rimi. Parola netta e necessaria che fa pensare a un’ascend [..]

    Rispondi

  2. Posted by filippo12 on 16 ottobre 2007 at 7:16 pm

    Preciso che non sono un cultore di “poesia”… la lettura della recensione di Nuscis mi ha portato qui a ritrovare una ad una le cose da lui suggerite nei versi di Margherita.
    Mi sento “pieno”!

    Adoro i versi in “siculo” (?) hanno una forza maggiore, penso sarebbe un’incanto sentirli recitati.

    Filippo

    Rispondi

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