“In vortice obliquo” di Luisella PISOTTU. Recensione

cedro

    In vortice obliquo è la prima raccolta poetica di Luisella Pisottu, nata nel 1967 a Sassari dove vive e lavora, novantadue componimenti suddivisi in tre sezioni (L’ombra del cacciatore, Passaggi e Acqua).

    Apprezzata la buona veste editoriale, già dalla copertina si presenta la poesia di Luisella Pisottu: La donna è un picco che scava dolente/fino a trovare acqua./Scava terreni argillosi, pietra/inviolabile/fango che non ci consuma./Fino a sé stessa. Natura terragna e verticalità – insistita, caparbia – di ricerca. Una dichiarazione d’identità, di appartenenza si vuole esplicitare in questi versi; e di ciò troviamo poi conferma nella dedica: A mia madre/alle mie figlie//alle donne che osano. Un aspetto fermo, imprescindibile, dunque, quella dell’identità  femminile, ma non solo; i versi e le parole ci paiono una scelta dalla valenza emotiva e programmatica nient’affatto casuale. In una terra di persistente matriarcato qual’è la Sardegna, così come la vita si trasmette di grembo in grembo potrebbe forse la poesia non farsi anch’essa – oltre che espressione di uno sguardo e di una sensibilità – veicolo di una tradizione millenaria ed ancestrale, di una percezione del mondo peculiarmente al femminile?  Ma si coglie in queste poesie pure un sentimento metafisico, una meditazione sulla vita espressa frequentemente con durezza e disillusione: vuoto di pietra/non si riempie con le parole (In ricordo); Mia vita, freccia scoccata/disincantata fuggi/mortale, orizzontale/a compiere sola il cammino (Il nostro centro); La vita che mi porto dietro,/feroce/tremito di vecchiaia (Sembra facile); Quando là, distesa/il corpo tra i vermi,/chiaro avrò il piano della vita, (Perché); Non mi aspetto niente/se non sopravvivere nella casella assegnata,/che non occupa spazio né tempo. (Barbone). Ricorrono in questi versi termini come trafitture, aculei, punture, tremito, ronzii, fattori “perturbativi” dell’esistenza – attraverso la pelle, punto di contatto e di confine tra l’esterno e l’interno corporeo – in aggiunta al “male” ad essa connaturato. Notiamo inoltre un bestiario, in queste visioni, che si fa spesso simbolo o allegoria: vermi, vespe, mosche, lepri, cavalli, gabbiani, fiere.

    Da alcuni componimenti desumiamo le ragioni, il senso dello scrivere poesia, per l’autrice: Ingenuamente tenera/la mia poesia appare//Come futuro bambino/nella fase d’embrione e  feto,/diviene anfibio, pollo e poi cane.//Infine, dalle sembianze umane/unico appare. (La mia poesia); e poi  in Vivere con la poesia, Scrivere, Finestre murate,  Il foglio bianco, Crisalidi e Poesia (Acqua calda mi contiene/ la poesia/sgorga dalla terra, si propone//socchiudo gli occhi, mi circonda/pienamente mi sostiene./Ritorno alla mia nascita/e più indietro/all’inizio del cammino,/quando morula tremavo,/con coraggio mi ancoravo/alla vita.). Nella fascinazione per “la grandezza delle idee” e per i “placidi …poeti, uomini solenni”, forse, il vortice che ha risucchiato Luisella Pisottu nell’avventura poetica e nel ritorno (o nello stazionare, ancora?) nell’amniotica “acqua calda” che la “contiene”, in quanto “la poesia sgorga dalla terra” e la “circonda pienamente”, con un   “ritorno (alla) nascita e più indietro all’inizio del cammino”.

     Tra i testi apprezzati: Silenzio, Braccati, Canto per l’otto marzo, Come carrozze, Il silenzio del cuore, Il nostro centro, Bianco, Anfibi, Donna, Primavera. 

    La scrittura di Luisella Pisottu è aspra, puntuta, dal tono sapienziale. Molto del suo sguardo, della sua esperienza di vita, della sua memoria ancestrale è qui trasfusa; spesso, con sintesi fulminea, epigrammatica, all’interno di un distico o di una terzina (Tatuati/gli amori vissuti/fuochi mai spenti (Emozioni); Sospesa la testa si perde/in vortice obliquo (Sabbia); Sei l’inchino/prima dell’applauso (Bacio); Timbri, datari di giovinezza/infido s’insinua il solco/sulla pelle (Lifting); Il silenzio del cuore/campanile senza campane,” (Il silenzio del cuore).

    L’avventura di questa prima esperienza editoriale disvela il frutto di una perlustrazione impietosa e per nulla, crediamo, indolore – nella dimensione esistenziale, contemplativa, immaginifica ed affettiva – ma proprio per questo, forse, catartica, da cui le scorie scivoleranno via, col tempo, e si ammorbidiranno i tratti, i contorni del paesaggio reale o interiore luminoso qui già presente, come presagio di un cammino possibile:

 

Il cedro

 

La punta di questo cedro sta

raggiungendo mete inaspettate.

Era un fuscello al centro del giardino.

 

E resiste e cresce questo cedro

e noi invecchiamo.

Sarà il nostro quadro, con cornice la finestra.

 

Noi

ammirando l’estro dell’eterno pittore,

sereni ci spegneremo.

    

 

Sassari, 7 luglio 2007

                                                                            Giovanni Nuscis

ScannedImage-3Luisella PISOTTUIn vortice obliquo

Il Filo, 2007 – collana Nuove Voci

Prefazione di Marina Paola Sambusseti

 

 

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