“Ars poetica” Ezra POUND. Traduzione di Cristina Campo

ezra pound

  

I

    La poesia dev’essere scritta altrettanto bene quanto la prosa. La lingua dev’essere bella e in nessun modo allontanarsi dalla parola detta, se non per un’accresciuta intensità (cioè semplicità). Non devono esservi parole libresche, niente perifrasi, niente inversioni. Dev’essere semplice come la prosa di Maupassant e dura come quella di Stendhal.

   Non sono ammesse le interiezioni, non le parole che volano via nel nulla. Ammesso che non si può ad ogni colpo far centro, si almeno questa l’intenzione. Il ritmo deve avere un significato. Non può essere una semplice partenza, senza presa, senza stretta sulle parole e il senso.

   Niente clichés, niente frasi fatte, stereotipie giornalistiche. Il solo modo di sfuggire a questo è la precisione, che è il risultato di un’attenzione concentrata a ciò che si sta scrivendo. La prova di uno scrittore è la sua capacità di simile concentrazione e la sua facoltà di rimanere concentrato finché non sia arrivato alla fine del suo lavoro, siano due versi o duecento.

   Oggettività e ancora oggettività ed espressione. Niente code al posto delle teste, niente aggettivi a cavalcioni (come “putridi muschi fradici”). Niente, niente che non si possa in qualche momento, nella stretta di qualche emozione, effettivamente dire. Ogni letterarismo, ogni parola libresca sgretola via un pezzetto della pazienza del lettore, un po’ del suo sentimento della vostra sincerità. Quando uno sente e pensa veramente, egli balbetta le parole più semplici.

    La lingua è fatta di cose concrete. Espressioni generiche in termini non-concreti sono pigrizia; sono conversazione, non creazione.

    Il solo aggettivo che valga la pena di usare è l’aggettivo essenziale al senso del passaggio. Mai l’aggettivo decorativo.

 

II

    Concisione, ovvero stile, ovvero dire ciò che s’intende dire col minor numero di parole e le più chiare.

    Effettiva necessità di creare o costruire qualcosa; di presentare una immagine o più immagini di oggetti concreti, disposti in modo da toccare il lettore. Al di là di questi oggetti concreti si possono fare semplici constatazioni del sentimento sui fatti; come “sono stanco” o “alla morte non può seguire peggiore male”, ecc.

    Io credo vi debbano essere più, molti più oggetti che constatazioni e conclusioni, essendo queste ultime puramente ipotetiche (optional), non essenziali, spesso superflue e quindi pessime.

    Ma bisogna che vi sia l’emozione, o la cadenza e il ritmo saranno rapidi e senza interesse.

    Il compito del poeta è definire e ancora definire finché il particolare alla superficie sia in accordo con la radice nella giustizia.

    In nessun caso la costipazione del pensiero, sia pure nel particolare, consentirà bella scrittura.

    Lucidità…

 

 

III

    Poesia è l’arte di caricare ogni parola del suo massimo significato.

 

 

IV

    Buttate fuori tutti i critici che usano vaghi termini generici; non solo quelli che usano vaghi termini generici perché sono troppo ignoranti per dar loro un significato, ma quelli che usano vaghi termini per nascondere il significato; e tutti quei critici che usano i loro termini in modo così vago che il lettore può immaginare siano d’accordo con lui o gli diano ragione mentre non è così: col che intendo dire che i loro articoli possono sempre apparire in solide e rispettate riviste  senza scatenare una zuffa o provocare le proteste degli abbonati. La prima credenziale che noi dobbiamo esigere da un critico è la sua ideografia del bello, di ciò che egli considera scrittura valida e di tutti, tutti i suoi termini generici. Allora sapremo a che punto si trova.

    Non potrò mai ripetere troppo spesso o con troppa energia la mia diffidenza (caution) per i cosiddetti critici  che parlano tutto intorno all’argomento e non definiscono i loro termini e non sanno dire francamente che certi autori sono una scocciatura maledetta. Fatevi dire da un uomo prima, e con tutti i particolari, quali sono per lui i buoni scrittori: solo dopo ne ascolterete le spiegazioni.

 

 

Traduzione di Cristina Campo – in Cristina CAMPOLa tigre assenza” (Adelphi, Milano 1991)

Da Wikipedia, una breve registrazione della voce recitante di Pound:

 http://www.case.edu/artsci/engl/VSALM/mod/ballentine/ 

 

 

6 responses to this post.

  1. Posted by LuisellaPisottu on 14 luglio 2007 at 8:54 am

    Bellissimo pezzo, Gianni. Sono contenta che l’abbia inserito anche qui, abbiamo bisogno di leggerli e rileggerli questi testi, finchè non li avremo metabolizzati.
    Grazie.
    Luisella

    Rispondi

  2. Posted by frontespizio on 14 luglio 2007 at 4:42 pm

    Una scelta puntuale e provocatoria.
    E’ vero come diceva Giacomo Leopardi ” avere l’abito dello scrivere” non è comune per tutti.
    Michele

    Rispondi

  3. Posted by 1Nuscis on 14 luglio 2007 at 9:59 pm

    Grazie Luisella e Michele. Un caro saluto. Gianni

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on 15 luglio 2007 at 5:31 pm

    pezzo molto forte,duro e fermo sull’arte poetica e sulla critica.
    Uno squarcio di verità
    complimenti gianni
    margherita rimi

    Rispondi

  5. Posted by 1Nuscis on 15 luglio 2007 at 6:50 pm

    Merito, ovviamente, dell’autore e del traduttore.
    Un caro saluto, Margherita.
    Gianni

    Rispondi

  6. Posted by anonimo on 16 luglio 2007 at 4:12 pm

    il merito è anche tuo che lo hai scelto porgendolo alla nostra conoscenza
    grazie gianni

    Rispondi

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