“Petri” di Marco SCALABRINO

dante_poema

           

Il titolo, Petri, fa chiaro riferimento alla “Valle delle Pietre Dipinte”, la monumentale impresa del Maestro Silvio Benedetto allocata nel Comune di Campobello di Licata (AG). Ma il componimento, nella sua compiutezza, trae spunto dall’Opera che tali “Pietre”, a sua volta, ha ispirato: la “Commedia” di Dante Alighieri.

Analogamente con la “Commedia” infatti, trattasi di una allegoria; giacché, in definitiva, le “Pietre” altro non configurano che gli uomini e le donne di questo mondo: il genere umano.

Il lavoro ripercorre la struttura della “Commedia” e si articola in TRE parti, tante quante le Cantiche di questa: l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso. La prima parte (Inferno) consta di tre versi, la seconda (Purgatorio) consta di sei versi, la terza (Paradiso) consta di nove versi.

L’Autore ha inteso riproporre, come avviene nella “Commedia”, la reiterazione del numero TRE e dei suoi multipli. Appaiono in tutta evidenza, nel corpo del componimento, ben TRE – dici versi in corsivo.

Essi palesano gli interventi diretti delle anime (in conformità, peraltro, a quanto avviene nella “Commedia”).

 

Allavancu.                             Dirupo.

Allavancu.                             Rovina.

“Senza fini.”               “ Senza fine.”

 

L’Inferno descritto quindi quale dirupo (la concezione dantesca di voragine a cono capovolto) e rovina (il termine “allavancu” nel dialetto siciliano contempla entrambe le accezioni). La ripetizione del temine anticipa e accentua la condizione di disperazione in cui versano le anime dei dannati; le quali, della loro eterna perdizione, hanno piena consapevolezza. Consapevolezza che trova laconica, inappellabile sintesi nelle due, sole, drammatiche parole che esse riescono a formulare: “Senza fini.”  L’Inferno, luogo di giustizia.              

 

            Mill’anni e chiù                         Mille anni e oltre

camiannu                                 riscaldando (con le preghiere)

la muntagna:                             la montagna:

“Oh,                                       “Oh,

rinesciri                                  diventare

vastedda!”                             pane!”

 

Al pari della concezione dantesca, il Purgatorio è raffigurato come una montagna, per le cui balze le anime dei penitenti, malinconiche e al contempo fiduciose nella salvezza, pregano (camiannu), in espiazione, un tempo lungo ma tuttavia definito (Mill’anni e chiù) al fine di diventare “vastedda” . Immaginate le pietre le anime dunque – che onde purificarsi pregano. Pregano nell’aspettativa ultima di rigenerarsi (rinesciri) in pane; così da salvare a loro volta, col proprio divenire cibo dello spirito, il prossimo. Non disse forse Gesù ai discepoli, durante l’Ultima Cena, dopo avere benedetto e spezzato il pane “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”? E ancora “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo  pane vivrà in eterno”? (cfr. i VANGELI).

Il Purgatorio, luogo di misericordia.      

   

“Musica                               “Musica

musica                                 musica

e ciauru                                e profumo

 

ciauru di rosa                      profumo di rosa

e celi                                    e cieli

celi di luci                             cieli di luce

e luci                                    e luce

di sempri                              da sempre

                                    e pi sempri.”                         e per sempre.”  

 

La musica, la rosa, i cieli – NOVE i versi di questa terza parte del componimento come NOVE i cieli del Paradiso dantesco – caratterizzano l’atmosfera del Paradiso. Nessun “ambiente” pertanto, ma solo la “presenza” dei beati nei quali ravvisare l’immortalità dell’anima: “di sempri / e pi sempri.” La disposizione figuratamente ellittica dei termini musica, ciauru, celi, luci, sempri intende, inoltre, suggerire il senso di celeste concentricità dei nove cieli del Paradiso. Il Paradiso, luogo di lirica contemplazione.    

 

Dulcis in fundo, è significativo rilevare che le parole che compongono questo breve testo sono in tutto 33, giusto quanti i Canti di ciascuna Cantica della “Commedia”. Se ad esse poi aggiungessimo il titolo, arriveremmo alle 34 parole, ovvero quanti i 33 Canti dell’Inferno più uno, quello dell’introduzione generale. 

 

Come si può osservare, occorrono molte più parole per commentare una poesia che per scriverla.

E nondimeno ben altre considerazioni – più strettamente legate al linguaggio (l’aspetto individuale e creativo, “l’atto di volontà e di intelligenza” che Ferdinand De Saussure definì parole) – potremmo ancora cavarne: sulla essenzialità della parola, sul dissolvimento dell’aggettivazione, sull’assenza dei verbi coniugati ai modi finiti, eccetera eccetera.

La traduzione in Italiano infine, pressoché letterale, intende unicamente essere utile supporto a quanti non dovessero avere dimestichezza col dialetto siciliano.

 

                                                                                              Marco Scalabrino

 

     Petri

 

 

Allavancu.                             Dirupo.

Allavancu.                             Rovina.

“Senza fini.”                “Senza fine.”

 

              Mill’anni e chiù                       Mille anni e oltre

  camiannu                               riscaldando (con le preghiere)

  la muntagna:                           la montagna:

 

  “Oh,                                     “Oh,

  rinesciri                                diventare

  vastedda!”                            pane!”“

 

“Musica                               “Musica

musica                                 musica

e ciauru                                e profumo

 

ciauru di rosa                      profumo di rosa

e celi                                    e cieli

celi di luci                            cieli di luce

 

e luci                                    e luce

di sempri                              da sempre

                                    e pi sempri.”                         e per sempre.”  

 

Annunci

5 responses to this post.

  1. Posted by irazoqui on 1 novembre 2007 at 9:48 am

    il petroso dante. la poesia è petrosa. almeno: quella di dante e di montale lo è.

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 1 novembre 2007 at 10:52 am

    Ciao, Aurelio.
    Un testo che mi è molto piaciuto, questo di Marco Scalabrino. E’ inserito nella sua raccolta “Palori, aschi, maravigghi”, sulla quale avevo scritto una nota di lettura, soffermandomi, tra l’altro, proiprio su quel testo: http://www.linguasiciliana.org/documenti_file/recenzione%20paroli%20aschi%20e%20maravigghi.doc

    Un saluto

    Giovanni

    Rispondi

  3. Posted by irazoqui on 4 novembre 2007 at 10:00 pm

    ops…non sono aurelio: aureliovalesi è il nome del mio blog ma aurelio valesi non sono io.
    chi è aurelio? è un poeta genovese, nato nel 1935. da un po’ di anni è malandatuccio e trascorre le sue giornate, insieme alla moglie, in una casa di mignanego (ge). lui ha fatto vita errabonda, ha visitato per anni tutti i bar e le librerie della sua città e , poi, è “scappato” a parigi.
    se ti interessa leggere qualcosa di suo vieni sul blog http://www.aureliovalesi.splinder.com

    e io? io sono irazoqui, cioè uno che cerca di fare compagnia ad aurelio (ma che strana compagnia: lui internet non sa nemmeno cos’è) insieme a molestine, la mia socia.
    anche io e molestine scribacchiamo ma non siamo bravi nè come aurelio nè come te.

    ciao

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 4 novembre 2007 at 11:26 pm

    Caro Irazoqui, mi sa proprio che sto invecchiando:-). Ma con un’attenuante, spero: l’aver ricondotto il tuo nome e qualche tuo intervento – puntuale e competente, letto, in particolare, sul blog La costruzione del verso – agli ottimi contenuti del blog denominato, appunto, Aurelio Valesio. A parte le omonimie, è molto frequente utilizzare in rete un nome diverso da quello reale e, finanche, da quello del proprio blog o sito.
    Ciò premesso, è molto bello sostenere un artista stimato dedicandogli un blog e il proprio tempo.
    Grazie, dunque, per questa (bella e inaspettata) precisazione; ti seguirò con non minore stima e simpatia.
    Giovanni

    Rispondi

  5. Posted by irazoqui on 5 novembre 2007 at 3:11 pm

    grazie a te , giovanni. sei un uomo gentile, oltre che un bravo poeta.

    irazoqui

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: