Pier Paolo Pasolini: filmati storici da You Tube

Pierpaolo_Pasolini_2enzo biagi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Enzo Biagi intervista Pier Paolo Pasolini

http://it.youtube.com/watch?v=A3ACSmZTejQ

Pasolini intervista Ungaretti

http://it.youtube.com/watch?v=DwmjrqARORU

Altri filmati…

(vedi anche su La Poesia e lo spirito)

Pasolini sui medium di massa:

http://it.youtube.com/watch?v=A3ACSmZTejQ

L’incontro di Pasolini con Totò

http://it.youtube.com/watch?v=oggM2gFMSnY

L’orazione di Alberto Moravia per la morte di Pasolini

http://it.youtube.com/watch?v=1dN3f7CC4lc

Pasolini ed Ezra Pound

http://it.youtube.com/watch?v=0YJSG1C3sF8

Pasolini sull’omologazione

http://it.youtube.com/watch?v=xUn10yA09vI

Pasolini e Moravia

http://it.youtube.com/watch?v=xn8CZTi5gxE

Pasolini: horror dreams

http://it.youtube.com/watch?v=-jbM_oeIFbU

Sciascia parla di Pasolini

http://it.youtube.com/watch?v=P_Yhhas1HFw

Pasolini, assenza di speranza e morte

10 responses to this post.

  1. Posted by frontespizio on 14 novembre 2007 at 10:02 am

    Opera meritoria la tua sia per sensibilità che per cognizione.
    Michele

    Rispondi

  2. Posted by abend6 on 14 novembre 2007 at 11:17 am

    Questa tua scelta è azzeccata. Riportare documenti sempre attuali è importante. L’anno scorso in una libreria vidi “Le interviste impossibili alla nostra cara radio. Calvino, Eco, Manganelli”. Questi documenti, come quelli descritti da te, spero non scompaiano del tutto.
    Luisa

    Rispondi

  3. Posted by PannychisXI on 14 novembre 2007 at 5:51 pm

    Immensa nostalgia per la bellezza, l’intelligenza, l’arte.
    E’ difficile, ora, accontentarsi. Così rimaniamo sperduti di fronte a muri di mattoni: Vespa, Isole famose, De Filippi, Boldi.
    Peccato. Peccato se la nostalgia non ci fa veramente desiderare nuove rivoluzioni. Armiamo i cervelli?

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 14 novembre 2007 at 11:34 pm

    Grazie, cari Michele, Luisa e Savina. Sono stupito io per primo per questo dono inaspettato di memoria – e che memoria! giuntomi dalla casualità di un viaggio webbico.
    A presto.
    Giovanni

    Rispondi

  5. Posted by DanielaRaimondi on 15 novembre 2007 at 10:45 am

    Si’, grazie per questo dono. E’ affascinante specchiarci per un momento in questi mondi del passato, in queste grandi figure.
    Ora pero’ diro’ una cosa che sicuramente non e’ politically correct: nell’intervista con Biagi, come del resto in altre interviste che Pasolini diede, lo scrittore/regista nega categoricamente (ma non molto efficacemente, nella mia modesta opinione) il far parte di un’aristocrazia intellettuale. Ma come??? Certo che faceva parte di una nicchia aristocratica di intellettuali, di popolano la sua arte aveva ben poco. Certo, trattava di proletariato, anzi, di sotto proletariato, di vita di borgata, ma la sua arte era decisamente intellettuale ed accessibile solo ai ceti piu’ eruditi, della popolazione. CHe c’e’ di male, in questo? Perche’ insistere sul contrario? Quanti operai andavano a vedere Medea, o Uccellacci ed Uccellini, o leggevano Le Ceneri di Gramsci?
    Questo e’ un aspetto che sinceramente mi irrita di Pasolini. Non c’e’ niente di reazionario o di vergognoso nell’ammettere che lui era certamente un intellettuale, e non sempre accessibile ai piu’.
    Non confondiamo la politica con l’arte. Soprattutto, non confondiamo l’arte con il populismo e il dogma politico. Scusate lo sfogo.
    daniela

    Rispondi

  6. Posted by 1Nuscis on 15 novembre 2007 at 6:03 pm

    Il suo essere poeta era proprio questo: sentire, vedere, e poi esprimere. Ma egli, anche, spaziava, interrogando e interrogandosi, senza fermarsi all’espressione poetica. L’arte e il pensiero elevano e distanziano allo stesso tempo, e, (r-) avvicinando al mondo, rendeno più consapevoli. Trovo tutto ciò assolutamente naturale. Per cui l'”elitarietà” è semplicemente dovuta al fatto che pochi fanno altrettanto, pochi rispondono a questa vocazione, o gli rispondono ad un livello più basso. “Intellettuale” è chi asseconda, credo, a questa tendenza con maggiore intensità e sistematicità, con contezza di mezzi culturali e di metodo. In Pasolini la contraddizione stava nell’approccio creaturale al mondo che, talvolta, bruttezza e volgarità ribaltavano in disprezzo. “L’uomo comune è un mostro” fece dire al personaggio de “La ricotta”). Quella che ci appare come la mitizzazione della vita borgatara (descritta ne “I ragazzi di vita” e in “Una vita violenta”) era forse desiderio società comunitaria – con l’urbanizzazione post bellica – invece che quella ottusa e feroce, umana e sub umana al tempo stesso. Questo contrasto era nella vita e in lui stesso, come sappiamo; le interviste, qui, ci mostrano un uomo che parlava un’altra lingua; in quella di Biagi è significativo il non ritrovarsi nella stessa idea di libertà (e di non poter dire, per ciò sensatamente, lì in trasmissione(!), ciò che non poteva essere detto).
    La sua distanza – non solo dal popolo ma anche da giornalisti e scrittori intelligenti come Biagi – era dunque siderale; nessun compagno di viaggio, neppure i suoi amici, forse.
    Grazie, Daniela.
    Gianni

    Rispondi

  7. Posted by DanielaRaimondi on 15 novembre 2007 at 8:00 pm

    Non sto accusando Pasolini di essere un intellettuale, Gianni. Personalmente credo che l’unico dovere di un intellettuale sia di essere fedele a se stesso.
    Sto solo dicendo che non era un intellettuale accessibile alla massa, e questo, permettilo, e’ un dato di fatto, che nulla toglie al suo valore di artista e alla sua integrita’.

    Rispondi

  8. Posted by 1Nuscis on 15 novembre 2007 at 11:43 pm

    “…non era un intellettuale accessibile alla massa…”

    Sì, Daniela, ed è purtroppo il destino di chi vede e precorre – e, nel suo caso, sappiamo in che misura! Ripeto, non solo la massa, neppure gli altri intellettuali e gli stessi amici lo compresero (i profeti vengono sempre dopo le profezie:-). Non credo affatto che si compiacesse di questo, lo scontava anzi a ben caro prezzo. Più che i films e i saggi, credo ad “arrivare” meglio fosse proprio la poesia.

    Rispondi

  9. Posted by DanielaRaimondi on 16 novembre 2007 at 8:44 am

    Ciao Gianni, non voglio continuare a mettere i puntini sulla i di questa questione. Ho pieno rispetto per la figura di Pasolini, ma non credo che la sua genialita’ fosse la causa principale del suo essere incompreso. Mi vengono in mente intellettuali non meno validi (Lorca, Neruda in poesia, Dario Fo nel teatro, Fellini, Chaplin, Almodovar e tanti altri nel cinema), che non hanno dovuto scontare con l’incomprensione dei piu’ la loro arte. Semplicemente, la loro arte era accessibile ai molti. Con diverse abilita’ di lettura e d’interpretazione, certamente, ma tutti potevano e possono avvicinarla e gioirne. Va anche detto che Pasolini non era poi tanto isolato, ne’ incompreso, visto che gia’ in vita era un personaggio molto noto (Come specificava anche Biagi nell’intervista…)
    E’ un discorso lungo,questo, difficile da affrontare con dei post su internet, e lo lasciamo qui. Ribadisco che comunque l’intellettuale e l’artista DEVE, necessariamente, essere fedele alla proprio arte, nessun ‘rimprovero’ a Pasolini per la sua cosi’ detta ‘aristocrazia intellettuale’. Ci mancherebbe! Volevo solo dire che l’arte, anche d’avanguardia, non deve necessariamente essere un fenomeno comprensibile solo ad una elite, e nel caso lo fosse, perche’ ostinarsi a negarlo? Secondo me la contraddizione nel caso di Pasolini non nasceva dalla sua arte, ma dalla sua visione politica di quello che l’arte doveva essere, e trasmettere.
    Buon mattino a te,
    Daniela

    Rispondi

  10. Posted by 1Nuscis on 16 novembre 2007 at 1:49 pm

    Sì, Daniela, il dialogo in rete mette steccati a volte inesistenti, e forse anche in questo caso posto che riteniamo entrambi il diritto dell’artista di “…essere fedele alla proprio arte”. Ma ribadisco che non tanto nella poesia egli era assai poco popolare (le poesie de “Le ceneri di Gramsci” credo infatti che siano comprensibili e apprezzabili per molti lettori. Non può dirsi la stessa cosa per i suoi films (mi viene subito in mente Salò…). I saggi di critica letteraria e sociale non li definerei “artistici”; la loro natura specialistica è perciò, comprensibilmente poco accessibile, se non agli addetti ai lavori. Egli non era un intellettuale organico – pur avendo avuto un’esperienza politica nel partito comunista, dal quale era poi uscito. La sua idea di politica non era certo partitica o di fazione, da libero battitore qual’era. Egli sognava, certo, una società migliore, come tutti noi, cozzando invece coi difetti e le tare individuali e collettive.
    Sono d’accordo pienamente con te che sarebbe parlare a tutti, essere compresi e amati da tutti. Tanti grandi ci sono riusciti, e la loro arte continuerà ad entusiasmare le generazioni future.
    Grazie ancora, Daniela, pe rle tue precisazioni.
    Gianni

    Rispondi

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