Archive for novembre 2007

Violenza, propaganda e deportazione…

Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani – dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia – pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo è illegale.

Scritto e promosso da: Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Alberto Prunetti, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.

Primi firmatari
: Fulvio Abbate – Maria Pia Ammirati – Manuela Arata – Bruno Arpaia – Articolo 21 – Rossano Astremo – Andrea Bajani – Nanni Balestrini – Guido Barbujani – Ivano Bariani – Giuliana Benvenuti – Silvio Bernelli – Stefania Bertola – Bernardo Bertolucci – Sergio Bianchi – Ginevra Bompiani – Carlo Bordini – Laura Bosio – Botto&Bruno – Silvia Bre – Enrico Brizzi – Luca Briasco – Elisabetta Bucciarelli – Franco Buffoni – Errico Buonanno – Domenico Cacopardo – Lanfranco Caminiti – Rossana Campo – Maria Teresa Carbone – Massimo Carlotto- Lia Celi – Maria Corbi – Stefano Corradino – Mauro Covacich – Erri De Luca – Derive Approdi – Donatella Diamanti – Jacopo De Michelis – Filippo Del Corno – Mario Desiati – Igino Domanin – Tecla Dozio – Nino D’Attis – Francesco Forlani – Enzo Fileno Carabba – Ferdinando Faraò – Marcello Flores – Marcello Fois- – Barbara Garlaschelli – Enrico Ghezzi – Tommaso Giartosio – Lisa Ginzburg – Roberto Grassilli – Andrea Inglese – Franz Krauspenhaar – Kai Zen – Nicola Lagioia – Gad Lerner – Giancarlo Liviano – Claudio Lolli – Carlo Lucarelli – Marco Mancassola – Gianfranco Manfredi – Luca Masali – Sandro Mezzadra – Giulio Milani – Raul Montanari – Giuseppe Montesano – Elena Mora – Gianluca Morozzi – Giulio Mozzi – Moni Ovadia – Enrico Palandri – Chiara Palazzolo – Melissa Panarello – Valeria Parrella – Anna Pavignano – Lorenzo Pavolini – Giuseppe Pederiali – Sergio Pent – Santo Piazzese – Tommaso Pincio – Guglielmo Pispisa – Leonardo Pelo – Gabriele Polo – Andrea Porporati – Alberto Prunetti – Laura Pugno – Christian Raimo – Veronica Raimo – Franca Rame – Enrico Remmert – Ugo Riccarelli – Anna Ruchat – Roberto Saviano – Sbancor – Clara Sereni – Gian Paolo Serino – Nicoletta Sipos – Piero Sorrentino – Antonio Spaziani – Carola Susani – Stefano Tassinari – Annamaria Testa – Laura Toscano – Emanuele Trevi – Filippo Tuena – Raf Valvola Scelsi – Francesco Trento – Nicoletta Vallorani – Paolo Vari – Giorgio Vasta – Grazia Verasani – Sandro Veronesi – Marco Vichi – Roberto Vignoli – Simona Vinci – Yo Yo Mundi
Aderiscono: Silvia Acquistapace – Armando Adolgiso – Enzo Aggazio – Valerio Aiolli – Fiora Aiazzi – Loredana Aiello – Cristina Ali Farah – Max Amato – Cris Amico – Cinzia Ardigò -Roberto Armani -Paolo Arosio – Monia Azzalini – Eva Banchelli – Barbara Barni – Adriano Barone -Daniela Basilico- Simona Baldanzi – Barbara Balzarotti – Remo Bassini – Elisabeth Baumgartner – Sandro Bellassai – Gigi Bellavita – Francesca Bonelli – Violetta Bellocchio – Paola Bensi – Alessandro Beretta – Alberto Bertini – Donatella Bertoncini – Marco Bettini – Paolo Bianchi – Nicoletta Billi – Valter Binaghi – Enrico Blasi -Augusto Bonato – Emanuele Bonati – Valentina Bosetti – Nadia Bovino – Giovanni Bozzo – Anna Bressanin – Annarita Briganti – Luciano Brogi – Gianluca Bucci – Manuela Buccino – Giusi Buondonno – Leonardo Butelli -Daniele Caluri – Nives Camisa – Maurizia Cappello – Paolo Capuzzo – Luigi Capecchi -Alessandro Capra – Carlo Carabba – Enrico Caria – Valentina Carnelutti – Eleonora Carpanelli – Guido Castaman – Silvia Castoldi – Ettore Calvello- Francesco Campanoni – Ernesto Castiglioni – Fabrizio Centofanti – Paola Chiavon – Marcello Cimino – Paolo Cingolani – Anselmo Cioffi – Beatrice Cioni – Francesca Corona – Stefano Corradino – Marina Crescenti – Vittorio Cartoni – Marcello D’Alessandra – Cristina D’Annunzio – Gabriele Dadati – Manuela Dall’Acqua – Paola D’Apollonio – Antonella De Luca – Patrizia Debicke van der Noot – Lello Dell’Ariccia – Paolo Delpino – Valentina Demelas- Chiara Desiderio – Prisca Destro- Francesco Di Bartolo – Chiara Dionisi – Martina Donati – Bruna Durante – Arturo Fabra- Marina Fabbri – Franco Fallabrino – Graziella Farina – Giulia Fazzi – Giorgia Fazzini – Raffaele Ferrara – David Fiesoli – Claudia Finetti – Maurizio Forte -Lissa Franco – Gabriella Fuschini – Daniela Gamba – Pupa Garriba – Walter Giordani – Viorica Guerri – Maria Nene Garotta – Luisa Gasbarri – Massimiliano Gaspari – Catia Gasparri – Valentina Gebbia – Lucyna Gebert- Silvana Giannotta -Angelica Grizi -Emiliano Gucci -Lello Gurrado – Francesca Koch – Rossella Kohler – Fabio Introzzi – Maria Rosaria La Morgia – Daniela Lampasona – Federica Landi – Loredana Lauri -Albertina La Rocca – Filippo Lazzarin – Sabina Leoni – Elda Levi – Mattea Lissia – Mariagrazia Lonza – Francesco Lo Piccolo – Giorgio Lulli – Monica Lumachi – Gordiano Lupi – Iseult Mac Call – Luca Maciocca- Giovanna Maiola – Alessandro Maiucchi- Ilaria Malagutti – Manuela Malchiodi – Felicetta Maltese – Emanuele Manco – Federica Manzon – Roger Marchi – Mauro Marcialis – Adele Marini – Gianluca Mascetti – Laura Mascia -Giusy Marzano- Anna Mascia – Mara Mattoscio – Stefano Mauri – Lorenzo Mazzoni – Ugo Mazzotta – Michele Mellara – Michele Meomartino- Camilla Miglio – Paola Miglio – Laura Mincer – Olek Mincer – Mauro Minervino – Roberto Mistretta- Giorgio Morale – Isabella Moroni – Elio Muscarella – Ettore Muscogiuri – Nino Muzzi – Rosario Nasti – No Reply – Giovanni Nuscis – Fabio Pagani – Dida Paggi – Valentina Paggi – Iulia Claudia Panescu – Rafael Pareja – Enrico Pau- Simonetta Pavan – Monica Pavani – Alessandra Pelegatta – Graziella Perin – Bruna Perraro – Seba Pezzani – Alessandro Piva- Serena Polizzi – Massimo Polizzi – Francesca Pollastro – Alessia Polli – Sabrina Poluzzi – Nicola Ponzio – Anna Porcu – Kiki Primatesta – Salvatore Proietti – Maddalena Pugno – Andrea Rapini – Vincent Raynaud -Paolo Reda – Luigi Reitani – Jan Reister- Sergio Rilletti – Mirella Renoldi – Patrizia Riva – Monica Romanò – Alessandro Rossi – Grazia Rossi – Luisa Rossi – Marta Salaroli – Carlo Salvioni – Ida Salvo – Bianca Sangiorgio – Veronica Alessandra Scudella – Maria Serena Sapegno – Simone Sarasso – Dimitri Sardini – Monica Scagnelli – Angela Scarparo – Gabriella Schina – Elvezio Sciallis – Marinella Sciumè – Matteo Severgnini – Michèle Sgro – Carlo Arturo Sigon – Genziana Soffientini – Crio Spagnolo – Mario Spezi – Mila Spicola – Susi Sacchi – Mariagrazia Servidati – Mattia Signorini – Luigia Sorrentino – Stalker/Osservatorio nomade – Claudia Stra’ – Luigi Taccone – Giorgio Tinelli – Veronica Todaro – Eugenio Tornaghi – Umberto Torricelli – Sara Tremolada – Renato Trinca – Nadia Trinei – Roberto Tumminelli -Tonino Urgesi – Sasa Vulicevic – Angela Valente – Roberto Valentini – Maria Luisa Venuta – Selene Verri – Diego Zandel – Salvo Zappulla

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Pier Paolo Pasolini: filmati storici da You Tube

Pierpaolo_Pasolini_2enzo biagi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Enzo Biagi intervista Pier Paolo Pasolini

http://it.youtube.com/watch?v=A3ACSmZTejQ

Pasolini intervista Ungaretti

http://it.youtube.com/watch?v=DwmjrqARORU

Altri filmati…

(vedi anche su La Poesia e lo spirito)

Pasolini sui medium di massa:

http://it.youtube.com/watch?v=A3ACSmZTejQ

L’incontro di Pasolini con Totò

http://it.youtube.com/watch?v=oggM2gFMSnY

L’orazione di Alberto Moravia per la morte di Pasolini

http://it.youtube.com/watch?v=1dN3f7CC4lc

Pasolini ed Ezra Pound

http://it.youtube.com/watch?v=0YJSG1C3sF8

Pasolini sull’omologazione

http://it.youtube.com/watch?v=xUn10yA09vI

Pasolini e Moravia

http://it.youtube.com/watch?v=xn8CZTi5gxE

Pasolini: horror dreams

http://it.youtube.com/watch?v=-jbM_oeIFbU

Sciascia parla di Pasolini

http://it.youtube.com/watch?v=P_Yhhas1HFw

Pasolini, assenza di speranza e morte

“Faust” J. W. GOETHE

J. W. Goethe

Sul blog "La poesia e lo spirito"

Notte

In una stanza gotica a volta, stretta e altera, Faust, inquieto, nella poltrona davanti al suo scrittoio

Faust

E le ho studiate, ah! filosofia,
giurisprudenza e medicina
– anche, purtroppo, teologia –
da capo a fondo, con tutto l’ardore.
Povero pazzo: e ora eccomi qui
che ne so quanto prima.
Dicono: “professore”. Persino “maestro”, dicono;
– su e giù, dritto e traverso – gli studenti
li meno per il naso…
E mi è chiaro che nulla possiamo conoscere!
E’ qualcosa che quasi mi brucia il cuore. Certo
io ne so più di tutti quei saccenti,
maestri, professori, chierici e segretari.
Non mi tormentano dubbi né scrupoli,
non ho paura d’inferno o di diavoli:
ma in cambio non ho più piacere di nulla,
non ho idea di sapere qualcosa che abbia un senso,
per migliorarli, gli uomini, o mutarli.
E non ho beni né ricchezze,
non onori e splendori mondani.
Neanche un cane potrebbe resistere così!
Ecco perché mi sono dato alla magia
se mai per forza o voce dello spirito
qualche segreto mi s’aprisse
e non dovessi più sudare sangue
a dire quello che non so.
E conoscessi, il mondo, che cos’è
che lo connette nell’intimo,
tutte le forze che agiscono, e i semi eterni, vedessi,
senza frugare più tra le parole.

Oh tu guardassi, luce di plenilunio,
per l’ultima volta al mio dolore
tu che a mezzanotte ho attesa
tante volte a questo leggìo !
Allora su libri e su carte
m’apparivi, amica triste.
Ah, nel dolce tuo lume potessi

andare sopra le vette dei monti,
vagare intorno alle grotte dei monti,
insieme agli spiriti, errare
nel tuo albore sui prati,
e fuor dei fumi d’ogni sapere
guarirmi nella tua rugiada.

Come? Ancora io qui carcerato?
Tana maledetta tetra
dov’è anche la luce cara del giorno
fila torbida dai vetri di colore!
Cerchiato da questo cumulo di libri
che ti rodono i tarli, la polvere copre,
che carte annerite circondano
fino alla vòlta, lassù,
e tutto fitto di vasi, di teche,
di strumenti accatastati, zeppo
di ammennicoli d’antenati…
Questo è il tuo mondo! Questo si dice un mondo!

E ancora chiedi perché l’angoscia
in petto il cuore ti stringe,
perché un dolore incomprensibile
ti reprime ogni moto di vita?
Invece di quella natura vivente
dove Iddio ha disposto gli uomini,
tra fumo e muffa hai d’intorno soltanto
scheletri di bestie, ossa di morti.
Va’ via! Su, verso liberi spazi!
E questo libro misterioso,
manoscritto di Nostradamus,
non è per te guida che basti?
Conoscerai il corso degli astri
E, se Natura ti ammaestra, allora a te
quel potere dell’anima si schiuderà, che intende
Come ad un altro spirito uno spirito parla.
Che il tuo rovello arido interpreti
qui per te i sacri segni, non serve:
voi mi volate accanto, spiriti!
Se mi sentite, rispondetemi!
Spalanca il libro e scorge il segno del Macrocosmo.
Oh, se qui guardo, che estasi
subito m’empie tutti i sensi!
Sento una giovane felicità di vivere
corrermi, fuoco nuovo, nervi e arterie.
Fu dunque un dio chi scrisse questi segni,
alla sconvolta anima pace,
gioia al mio cuore triste,
che per impulso misterioso
le forze della Natura svelano intorno a me?
Sono io forse un dio? Ogni cosa
si fa così chiara. Io guardo come
in questi segni limpidi
la natura creatrice mi si rivela all’anima.
Solo ora intendo quel che dice il Saggio:
“Non è serrato, il mondo degli spiriti:
hai chiusa la tua mente, hai morto il cuore.
Su, discepolo, osa immergere
il tuo petto terrestre nel lume dell’aurora!”
Contempla il segno
Come ogni cosa si intesse in un tutto
e una nell’altra opera e vive!
Come scendono e salgono le potenze celesti
e i secchi aurei si tendono!
Vanno su ali che spirano grazie
dal cielo attraverso la terra,
armoniosa universa risonanza.

Che scena! Ah, ma è soltanto una scena.
Natura illimitata, dove stringerti?
Voi, seni, dove? Voi, sorgenti d’ogni vita
da cui la Terra e il Cielo pendono,
cui questo petto esausto tende,
colmi, per ogni sete… E inutilmente
io a struggermi qui?

Sfoglia con dispetto il libro e vede il segno dello Spirito della Terra

Come opera diverso, su di me, questo segno!
Spirito della Terra, tu mi sei più vicino.
Già mi sono cresciute, lo sento, le forze,
già ardo come per vino nuovo.
Sento il coraggio di affrontare il mondo,
di reggere alle pene terrene, alle gioie terrene,
di contrastare le bufere, di
non tremare allo schianto del naufragio!
Sopra di me una nuvola…
La luna si vela…
Cala la fiamma della lampada!
Come una nebbia…Intorno alla testa ho scintille
rosse, lampi. Un brivido
s’abbatte dalla vòlta
e m’afferra. Lo sento,
mi aliti intorno, Spirito invocato!
Rivelati!

Oh, come in cuore qualcosa si spezza!
A percezioni nuove insorgono
tutti i miei sensi. A te
si dà, lo intendo, l’anima intera!
Tu devi! Tu devi! Mi costasse la vita!
Prende il libro e con accento di mistero pronuncia il segno dello Spirito, Guizza una fiamma rossastra, nella fiamma appare lo Spirito.

*

Nacht

In einem hochgewölbten, engen gotischen Zimmer Faust, unruhig auf seinem Sessel am Pulte.

Faust

Habe nun, ach! Philosophie,
Juristerei und Medizin,
Und leider auch Theologie
Durchaus studiert, mit heißem Bemühn.
Da steh ich nun, ich armer Tor!
Und bin so klug als wie zuvor;
Heiße Magister, heiße Doktor gar
Und ziehe schon an die zehen Jahr
Herauf, herab und quer und krumm
Meine Schüler an der Nase herum –
Und sehe, daß wir nichts wissen können!
Das will mir schier das Herz verbrennen.
Zwar bin ich gescheiter als all die Laffen,
Doktoren, Magister, Schreiber und Pfaffen;
Mich plagen keine Skrupel noch Zweifel,
Fürchte mich weder vor Hölle noch Teufel –
Dafür ist mir auch alle Freud entrissen,
Bilde mir nicht ein, was Rechts zu wissen,
Bilde mir nicht ein, ich könnte was lehren,
Die Menschen zu bessern und zu bekehren.
Auch hab ich weder Gut noch Geld,
Noch Ehr und Herrlichkeit der Welt;
Es möchte kein Hund so länger leben!
Drum hab ich mich der Magie ergeben,
Ob mir durch Geistes Kraft und Mund
Nicht manch Geheimnis würde kund;
Daß ich nicht mehr mit saurem Schweiß
Zu sagen brauche, was ich nicht weiß;
Daß ich erkenne, was die Welt
Im Innersten zusammenhält,
Schau alle Wirkenskraft und Samen,
Und tu nicht mehr in Worten kramen.
O sähst du, voller Mondenschein,
Zum letzenmal auf meine Pein,
Den ich so manche Mitternacht
An diesem Pult herangewacht:
Dann über Büchern und Papier,
Trübsel’ger Freund, erschienst du mir!
Ach! könnt ich doch auf Bergeshöhn
In deinem lieben Lichte gehn,
Um Bergeshöhle mit Geistern schweben,
Auf Wiesen in deinem Dämmer weben,
Von allem Wissensqualm entladen,
In deinem Tau gesund mich baden!
Weh! steck ich in dem Kerker noch?
Verfluchtes dumpfes Mauerloch,
Wo selbst das liebe Himmelslicht
Trüb durch gemalte Scheiben bricht!
Beschränkt mit diesem Bücherhauf,
den Würme nagen, Staub bedeckt,
Den bis ans hohe Gewölb hinauf
Ein angeraucht Papier umsteckt;
Mit Gläsern, Büchsen rings umstellt,
Mit Instrumenten vollgepfropft,
Urväter Hausrat drein gestopft –
Das ist deine Welt! das heißt eine Welt!
Und fragst du noch, warum dein Herz
Sich bang in deinem Busen klemmt?
Warum ein unerklärter Schmerz
Dir alle Lebensregung hemmt?
Statt der lebendigen Natur,
Da Gott die Menschen schuf hinein,
Umgibt in Rauch und Moder nur
Dich Tiergeripp und Totenbein.
Flieh! auf! hinaus ins weite Land!
Und dies geheimnisvolle Buch,
Von Nostradamus’ eigner Hand,
Ist dir es nicht Geleit genug?
Erkennest dann der Sterne Lauf,
Und wenn Natur dich Unterweist,
Dann geht die Seelenkraft dir auf,
Wie spricht ein Geist zum andren Geist.
Umsonst, daß trocknes Sinnen hier
Die heil’gen Zeichen dir erklärt:
Ihr schwebt, ihr Geister, neben mir;
Antwortet mir, wenn ihr mich hört!
(Er schlägt das Buch auf und erblickt das Zeichen des Makrokosmus.)
Ha! welche Wonne fließt in diesem Blick
Auf einmal mir durch alle meine Sinnen!
Ich fühle junges, heil’ges Lebensglück
Neuglühend mir durch Nerv’ und Adern rinnen.
War es ein Gott, der diese Zeichen schrieb,
Die mir das innre Toben stillen,
Das arme Herz mit Freude füllen,
Und mit geheimnisvollem Trieb
Die Kräfte der Natur rings um mich her enthüllen?
Bin ich ein Gott? Mir wird so licht!
Ich schau in diesen reinen Zügen
Die wirkende Natur vor meiner Seele liegen.
Jetzt erst erkenn ich, was der Weise spricht:
“Die Geisterwelt ist nicht verschlossen;
Dein Sinn ist zu, dein Herz ist tot!
Auf, bade, Schüler, unverdrossen
Die ird’sche Brust im Morgenrot!”
(er beschaut das Zeichen.)
Wie alles sich zum Ganzen webt,
Eins in dem andern wirkt und lebt!
Wie Himmelskräfte auf und nieder steigen
Und sich die goldnen Eimer reichen!
Mit segenduftenden Schwingen
Vom Himmel durch die Erde dringen,
Harmonisch all das All durchklingen!
Welch Schauspiel! Aber ach! ein Schauspiel nur!
Wo fass ich dich, unendliche Natur?
Euch Brüste, wo? Ihr Quellen alles Lebens,
An denen Himmel und Erde hängt,
Dahin die welke Brust sich drängt –
Ihr quellt, ihr tränkt, und schmacht ich so vergebens?

(Er schlägt unwillig das Buch um und erblickt das Zeichen des Erdgeistes.)
Wie anders wirkt dies Zeichen auf mich ein!
Du, Geist der Erde, bist mir näher;
Schon fühl ich meine Kräfte höher,
Schon glüh ich wie von neuem Wein.
Ich fühle Mut, mich in die Welt zu wagen,
Der Erde Weh, der Erde Glück zu tragen,
Mit Stürmen mich herumzuschlagen
Und in des Schiffbruchs Knirschen nicht zu zagen.
Es wölkt sich über mir –
Der Mond verbirgt sein Licht –
Die Lampe schwindet!
Es dampft! Es zucken rote Strahlen
Mir um das Haupt – Es weht
Ein Schauer vom Gewölb herab
Und faßt mich an!
Ich fühl’s, du schwebst um mich, erflehter Geist
Enthülle dich!
Ha! wie’s in meinem Herzen reißt!
Zu neuen Gefühlen
All meine Sinnen sich erwühlen!
Ich fühle ganz mein Herz dir hingegeben!
Du mußt! du mußt! und kostet es mein Leben!
(Er faßt das Buch und spricht das Zeichen des Geistes geheimnisvoll aus. Es zuckt eine rötliche Flamme, der Geist erscheint in der Flamme.)

“Faust” – J. W. Goethe
Mondadori (I Meridiani), 1990
Introduzione, traduzione con testo a fronte e note a cura di Franco Fortini.

Johann Wolfgang Goethe, il padre del preromanticismo tedesco, l’ispiratore di Nietzsche e Baudelaire, di Novalis e Rilke, nacque il 28 agosto 1749 a Francoforte sul Meno, da una delle migliori famiglie della borghesia cittadina.
Indirizzato dal padre, nel 1765 a Lipsia cominciò i suoi studi di giurisprudenza. Qui frequentò intellettuali e si orientò verso il rococò; prese lezioni di disegno da Adam Friedrich Oeser, amico di Winckelmann, e si interessò di scienze naturali. Sempre in questo periodo scrisse la prima raccolta di poesie d’amore, Annette, dedicata alla figlia del suo albergatore e I capricci dell’innamorato, capolavoro della commedia pastorale tedesca.
Nel 1768, quando si ammalò gravemente ai polmoni, fece ritorno a Francoforte dove frequentò un’amica della madre, Susanne Katharina von Klettenberg, anch’essa di idee pietistiche. Qui compose la commedia in alessandrini, I complici (1769). A Strasburgo, dal 1770 al 1771, Goethe completò gli studi universitari. Conobbe Herder che lo inziò a poeti come Omero, Ossian, Sofocle e Shakespeare Nella vicina Sesenheim ebbe un intenso e doloroso amore con Friederike Brion, figlia del pastore evangelico, che gli avrebbe ispirato le prime liriche di tono amoroso (Canzoni di Sesenheim).
Gli anni dal 1773 al 1775 furono intensi: visse stabilmente a Francoforte, salvo per i periodi in cui viaggiò lungo il Reno e attraverso la Svizzera sino al Gottardo; scrisse molto, le poesie del cosiddetto “ritmo libero” (Tempestoso canto del viandante, Il viandante, Il canto di Maometto), Götz von Berlichingen (1773), Clavigo e I dolori del giovane Werther (1774), e diede inizio al Faust, al dramma Prometeo e all’Egmont. Trasferitosi a Weimar si occupò come ministro di miniere, strade, agricoltura, finanze. Scriveva solo nel tempo libero: nel 1777 iniziò a lavorare alla Vocazione teatrale di Wilhelm Meister e al Viaggio invernale nello Harz. Presente Goethe, Weimar conobbe in quegli anni una rinascita culturale e artistica.
Viaggiò nel nostro paese per due anni (notizie sul soggiorno italiano si ritrovano nelle lettere e in Viaggio in Italia del 1816-1817).
Nel 1790 concluse la prima parte del Faust, con il titolo Faust.Un frammento.
Nel 1794 si fece intensa la collaborazione con Schiller, che sarebbe durata sino alla morte del poeta (1805). A Jena frequentò l’ambiente culturale che faceva capo a Hölderlin e Schlegel. Con la solita insaziabile curiosità si occupò qui di ottica e di anatomia, pubblicando nel 1810 tre trattati sulla Teoria dei colori.
Nel 1809 pubblicò, per l’editore Cotta, Le affinità elettive e cominciò la sua autobiografia, Della mia vita. Poesia e verità (1831). Nel 1814, la lettura del Divan dello scrittore persiano Hafiz gli ispirò le poesie del Divano occidentale-orientale (1819).
Negli ultimi anni la sua creatività raggiunse livelli altissimi: oltre a scrivere numerose recensioni, elegie, poesie, Goethe portò a termine il Meister e il Faust.
Morì a Weimar il 22 marzo 1832
.

L’allontanamento degli stranieri…

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Sul tema, un intervento di Gianni Biondillo, il 10 novembre, su Nazione Indiana

Tra lassismo e persecuzione, tra tolleranza estrema e odio e pregiudizio etnico, queste le misure normative adottate di recente dal Governo (v. sotto). L’augurio è che vengano ora saggiamente applicate da questori e prefetti nel rispetto di principi e sentimenti millenari di civiltà; soprattutto, che tali norme servano realmente e *soltanto* a reprimere o contenere la violenza di pochi delinquenti e disperati (che sono numericamente meno dei nostri connazionali),  favorendo e non minando la serena e fiduciosa convivenza tra etnie e culture diverse;  l’augurio, infine, che seguano a questi anche altri provvedimenti capaci di risollevare dalla miseria e dal degrado crescenti senza confinarli oltre le vetrine luminose del benessere: vero oltraggio al senso di giustizia e di equità al quale non potremmo mai rinunciare.  (GN) 

DECRETO-LEGGE 1 Novembre 2007 , n. 181

Disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio

nazionale per esigenze di pubblica sicurezza.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di introdurre

disposizioni volte a consentire l’allontanamento dal territorio

nazionale di soggetti la cui presenza contrasti con esigenze

imperative di pubblica sicurezza;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

riunione del 31 ottobre 2007;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del

Ministro dell’interno e del Ministro della giustizia;

E m a n a

il seguente decreto-legge:

Art. 1.

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30,

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la rubrica dell’articolo e’ sostituita dalla seguente:

"Limitazioni al diritto di ingresso e di soggiorno per motivi di

ordine pubblico o di pubblica sicurezza";

b) al comma 4 le parole: "solo per gravi motivi di ordine e di

sicurezza pubblica" sono sostituite dalle seguenti: "solo per gravi

motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza";

c) al comma 5 le parole: "possono essere allontanati solo per

motivi di pubblica sicurezza che mettano a repentaglio la sicurezza

dello Stato," sono sostituite dalle seguenti: "possono essere

allontanati solo per motivi di sicurezza dello Stato e per motivi

imperativi di pubblica sicurezza,";

d) il comma 7 e’ sostituito dal seguente:

"7. I provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale per

motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, nonche’ i

provvedimenti di allontanamento dei cittadini dell’Unione di cui al

comma 5 sono adottati dal Ministro dell’interno con atto motivato,

salvo che vi ostino motivi attinenti alla sicurezza dello Stato, e

tradotti in una lingua comprensibile al destinatario, ovvero in

inglese. Il provvedimento di allontanamento e’ notificato

all’interessato e riporta le modalita’ di impugnazione e la durata

del divieto di reingresso sul territorio nazionale, che non puo’

essere superiore a 3 anni. Salvo quanto previsto al comma 9, il

provvedimento di allontanamento indica il termine stabilito per

lasciare il territorio nazionale, che non puo’ essere inferiore ad un

mese dalla data della notifica, fatti salvi i casi di comprovata

urgenza.";

e) dopo il comma 7, sono inseriti i seguenti:

"7-bis. Il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale

per motivi di pubblica sicurezza e’ adottato con atto motivato dal

prefetto territorialmente competente secondo la residenza o dimora

del destinatario, e tradotto in una lingua comprensibile al

destinatario, ovvero in inglese. Il provvedimento di allontanamento

e’ notificato all’interessato e riporta le modalita’ di impugnazione

e la durata del divieto di reingresso sul territorio nazionale, che

non puo’ essere superiore a 3 anni. Il provvedimento di

allontanamento indica il termine stabilito per lasciare il territorio

nazionale, che non puo’ essere inferiore ad un mese dalla data della

notifica, fatti salvi i casi di comprovata urgenza. Per motivi

imperativi di pubblica sicurezza il provvedimento di allontanamento

e’ immediatamente eseguito dal questore e si applicano le

disposizioni di cui all’articolo 13, comma 5-bis, del testo unico

delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e

norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo

25 luglio 1998, n. 286.

7-ter. I motivi di pubblica sicurezza sono imperativi quando il

cittadino dell’Unione o un suo familiare, qualunque sia la sua

cittadinanza, abbia tenuto comportamenti che compromettono la tutela

della dignita’ umana o dei diritti fondamentali della persona umana

ovvero l’incolumita’ pubblica, rendendo la sua permanenza sul

territorio nazionale incompatibile con l’ordinaria convivenza.";

f) al comma 8 le parole: "e’ punito con l’arresto da tre mesi ad

un anno e con l’ammenda da euro 500 ad euro 5.000" sono sostituite

dalle seguenti: "e’ punito con la reclusione fino a tre anni";

g) al comma 9 le parole: "nel provvedimento di cui al comma 7,"

sono sostituite dalle seguenti: "nei provvedimenti di cui ai commi 7

e 7-bis," e le parole: "quando il provvedimento e’ fondato su motivi

di pubblica sicurezza che mettano a repentaglio la sicurezza dello

Stato," sono sostituite dalle seguenti: "quando il provvedimento e’

fondato su motivi di sicurezza dello Stato o su motivi imperativi di

pubblica sicurezza,".

2. Al decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, dopo

l’articolo 20 e’ inserito il seguente:

"Art. 20-bis (Allontanamento del cittadino dell’Unione o di un suo

familiare sottoposto a procedimento penale.). – 1. Qualora il

destinatario del provvedimento di allontanamento per motivi

imperativi di pubblica sicurezza sia sottoposto a procedimento penale

si applicano le disposizioni di cui all’articolo 13, commi 3, 3-bis,

3-ter, 3-quater e 3-quinquies, del testo unico delle disposizioni

concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione

dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.

286.

2. Non si da’ luogo alla sentenza di cui all’articolo 13,

comma 3-quater, del citato decreto legislativo n. 286 del 1998,

nell’ipotesi dei reati di cui all’articolo 380 del codice di

procedura penale.

3. Per i reati di cui all’articolo 380 del codice di procedura

penale, puo’ procedersi all’allontanamento solo nell’ipotesi in cui

il soggetto, per qualsiasi causa, non sia sottoposto a misura

cautelare detentiva.".

3. All’articolo 21 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30,

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2, dopo le parole: "che non puo’ essere inferiore ad

un mese." sono inserite le seguenti: "Unitamente al provvedimento di

allontanamento e’ consegnata all’interessato una attestazione di

obbligo di adempimento dell’allontanamento, secondo un modello

stabilito con decreto del Ministro dell’interno e del Ministro degli

affari esteri, da presentare presso il consolato italiano del Paese

di cittadinanza dell’allontanato.";

b) dopo il comma 2, e’ aggiunto il seguente:

"2-bis. Qualora il cittadino dell’Unione o il suo familiare

allontanato sia individuato sul territorio dello Stato oltre il

termine fissato nel provvedimento di allontanamento, senza aver

provveduto alla presentazione dell’attestazione di cui al comma 2, e’

punito con l’arresto da un mese a sei mesi e con l’ammenda da 200 a

2.000 euro.".

4. All’articolo 22 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30,

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1 le parole: "di cui all’articolo 20" sono sostituite

dalle seguenti: "di cui all’articolo 20, comma 7,";

b) al comma 3 sono soppresse le seguenti parole: "pubblica

sicurezza che mettano a repentaglio la";

c) al comma 4 le parole: "di cui all’articolo 21" sono sostituite

dalle seguenti: "di cui all’articolo 20, comma 7-bis, e

all’articolo 21";

d) i commi 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:

"7. Contestualmente al ricorso di cui al comma 4 puo’ essere

presentata istanza di sospensione dell’esecutorieta’ del

provvedimento di allontanamento. Fino all’esito dell’istanza di

sospensione, l’efficacia del provvedimento impugnato resta sospesa,

salvo che il provvedimento di allontanamento si basi su una

precedente decisione giudiziale ovvero su motivi imperativi di

pubblica sicurezza.

8. Al cittadino comunitario o al suo familiare, qualunque sia la

sua cittadinanza, cui e’ stata negata la sospensione del

provvedimento di allontanamento e’ consentito, a domanda, l’ingresso

ed il soggiorno nel territorio nazionale per partecipare alle fasi

essenziali del procedimento di ricorso, salvo che la sua presenza

possa procurare gravi turbative o grave pericolo all’ordine pubblico

o alla pubblica sicurezza. L’autorizzazione e’ rilasciata dal

questore anche per il tramite di una rappresentanza diplomatica o

consolare su documentata richiesta dell’interessato.".

Art. 2.

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e

sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

Dato a Roma, addi’ 1° novembre 2007

NAPOLITANO

Prodi, Presidente del Consiglio dei

Ministri

Amato, Ministro dell’interno

Mastella, Ministro della giustizia

Visto, il Guardasigilli: Mastella

Lupo Solitario

Staccare la presa ti chiedi

che ci collega a questa nuova

coesistenza; tu scrivi

solo, in un angolo, e io ti leggo

e ti commento e come

coscienza remota t’affioro,

e tu m’ascolti grato,

se non frainteso e ferito;

hai dunque conferma che esisti

che dal tuo avamposto resisti

paradiso inferno palestra

dove impariamo a capirci

a bastarci.

 

 

gn

 

“Poesie” Giorgio BARBERI SQUAROTTI

waterhouse-psyche-box

Uscito sul blog "La poesia e lo spirito"

Tre soli anni

Tre soli anni, e già più non ricompongo i
tratti del tuo volto che per quaranta e più anni mi ha vegliato,
e allora che posso dire ormai di te, di me, di una vita d’amore e
pena per un’altra di parole e vento e gesti
venuti sempre troppo tardi, all’orlo di
una stanchezza mortale o anche un poco oltre, dov’è
lo scherno dell’inutile e del vano, e non c’è più risposta, da nessuno?
Se ti riporta il sogno, ma sei tu se ora
il tuo passo è così lieve e rapido, i capelli neri, il
volto senza rughe, la voce non interrotta dall’affanno?
Mi dicono che ora sei così, nell’altro spazio
dove nulla si perde, e nella noia dei vizi ripetuti, delle
viltà moltiplicate nello specchio di ogni anima,
nei rancori, nelle ire, nelle quotidiane crudeltà
così uguali per tutti che neppure Dio distingue vittime e
colpevoli, il bene che solo è tuo risplende. Io non
vedo nulla, vecchia anima talpa che così poco scava dentro di sé, e
preferisce le voci d’altri i libri d’altri i cataloghi gli archivi;
ma so forse che questi colpi da basso, fitti contro la
porta, i passi più numerosi nella strada delle
scarpe chiodate, e i lamenti e le grida e i colpi di
frusta e anche questa primavera stenta e le tempeste
che abbattono alberi e uccelli e l’acque torbide,
sono perché il mondo l’ha perduta, e
il giudizio di Giona può ormai compiersi.

In treno, 18 aprile 1974

La città del nord

La luce bianca della città del Nord,
così ragionevole nella geometria
delle strade che tutte conducono alla grande
piazza aperta sul cielo troppo azzurro
da cui discese un giorno nello specchio
della neve, così limpido che
ancora vi affioravano le ombre
delle donne del tempo passato,
non del tutto cancellate dalla nuova
nevicata, venuta giù tutta la notte,
la luce quietamente candida, che dura
intatta, vuota, oltre il tempo previsto,
e non lascia ferite neppure negli angoli remoti,
non fantasmi dietro le finestre,
non orme che rimangono segnate
anche solo per un attimo nel nulla
così limpido che più non è la mente stessa
di Dio: mai in questa luce può accadere
qualcosa, mai giungere qualcuno
o aggiungersi anche soltanto una parola
alle parole qui mai pronunciate:
la luce riempie tutta questa città del cielo,
come sospesa sopra fumi e colli
e lenti fiumi grigi dove vanamente
nel ghiaccio agitano le ali i cigni prigionieri,
questa città di Dio, in cui come neve
cadono le anime sciogliendosi
sulle pietre chiare e subito non c’è
più nessuno.

Nancy, 30 maggio 1985

I vecchi

E marciranno i pali delle viti
sotto il peso dei soli e delle piogge,
fioriranno le ortiche in mezzo ai peschi
trafitti dagli aghi delle vespe,
senza filo di verde perirà
il grano dentro il tufo, e l’erba medica
si perderà nel ferro delle spine,
quando anche tu abbia abbandonato
la casa dei tuoi vecchi e l’ala
delle campane sopra le colline,
per seguire i tuoi sette fratelli
in fabbrica, a Torino,
e qui io sia rimasta con tuo padre,
soli,
con i miei sogni di Croce contro i fulmini
e le aride estati e i geli e le alluvioni,
e le sue inutili bestemmie.

Le acque d’abisso

Perfino da queste acque dove aggallano
bucce d’anguria e merda e qualche testa
di pesce, stupefatta; dove fitta
più è la folla, nel poco moto d’onde:
grandi volti arrossati, coi capelli
fulvi a raggiera, intorno, mascheroni
ridenti dalla cui bocca tumida
escono getti di fiamme e ululati
allegri, barbe candide intorno a occhi
di fuoco per il sale e il sole, sguardi
sfrontati di ragazze, mentre si accarezzano
le piccole mammelle ancora bianche,
come offrendole al vento lieve e all’avida
mano del vecchio coperto d’alghe e canne:
dei e dee, insomma, adatti a questi tempi,
e puoi anche udirne il balbettìo
sconnesso, il riso stolto, il rantolo
della follia, qualche stridulo grido,
mentre con gesti sconci benedicono
fogne e sabbia, deformi culi nudi,
qualche stupida nuvola che oscilla
in mezzo al cielo, la vecchia vestita di nero
che si piega davanti a loro, con le mani giunte,
in ginocchio, tremando, perché li ha riconosciuti,
i quattro bancari che giocano a carte
intorno a un tavolino zoppo, con i mucchi
del denaro davanti.

Varigotti, 27 giugno 1988

(Da: “La quarta triade” – Spirali (Milano), 2000)

*

Via Duchessa Jolanda

Nell’astratto mattino, fuori d’ogni
stagione e un’aria ferma, di cristallo,
sotto il sole deserto, la ragazza
ah forse non più giovane, ma intatta,
la maglia azzurra, corta, i fianchi lucidi,
nudi e abbronzati ancora, contemplava
incantata le guglie, gli archi, i vasi
di cera con i fiori rossi, le ombre
che si affacciavano a finestre tremule,
i volti lussuriosi o forse solo
già morti. Ferma, resta senza attesa
o ammirazione, eppure nell’assenza
così perfetta e viva che non più è
la pura forma davanti alla porta
vanamente aperta perché entri il tempo.

Paris, 21 gennaio 2001

Cinghiale

L’unica caccia, ape o vespa che siano
intorno al volto rosato e le mani
invano scosse per salvare il corpo
incautamente sollevato a cogliere
albicocche e susine amorose e ilari
fino ai rami più eccelsi e gelosi,
e più rischioso ancora il cinghiale aspro
che d’improvviso è sorto dal boschetto
carnale e spirituale dell’autunno,
e minaccia la donna contemplante,
sdraiata sul cuscino, dopo che, un poco
incerta, ha interrotto la lettura
del libretto d’amore, cerca allora
di fuggire, si guarda intorno, trepida,
e chi sa se il verro infine l’abbranca
e stringe, ma badando di non farle
nessun male nel possederla, e infine
s’allontana nell’alto dei vigneti
avendo udito il furore dei cani,
lei si scuote, liscia e aggiusta i capelli,
abbassa un poco la maglietta lieve,
riprende a leggere, furtivamente
gli occhi a tratti volgendo se mai dopo
arrivasse l’amante ormai inutile,
saziata di ben altro come il lungo miele
dell’ape disinteressata adesso
di guancia e pube.

Napoli, 28 novembre 2001

Resurrezione

L’albicocco rinato d’improvviso
e le foglie già lucide e scurite
come per piena luce e intatti i petali;
esitando si arrampica sul ramo
scabro il gattino nero ch’è scomparso
in autunno di tanti anni fa, il pino
che sembrò fulminato da una nuvola
buia di grandine e di falsi folgori;
bussa al cancello ansiosa la vicina
ancora un po’ tremante, recando ireos
impalliditi e gigli, e il contadino
con le ultime mele d’altri inverni
rimaste nella paglia sotto i travi
dove c’è ancora il segno della corda;
c’è un soffio di vento mite quando esce
dalla porta mia madre, rivolto il trepido
timore verso le altre voci ancora
un po’ incerte; il sole s’alza da estremi
sogni di nuvole o nebbie, nel giorno
che proclama trionfante l’anelito
di nuova vita, dopo i tempi oscuri
e confusi di lunghissime piogge
e silenzio.

Torino, 1 aprile 2002

Gramigna

Nell’orto, il vecchio professore strappa
la gramigna, le radici delle viti
selvatiche, ossa e crani un po’ sbrecciati,
poi il turgore ardente per coltivare
delle fragole, fragilità
candida di un ciliegio, la speranza
delle future mele rosse, l’oro
dei fiori, dell’alloro, il melograno
e tutte le altre immagini del tempo
ch’egli crede con la primavera
trionfalmente si rinnovi. Oh fede
vana della ragione più che voce
vuota nell’ombra di un cespuglio debole,
neppure appare un nome che lì voglia
mostrarsi un poco per fargli capire
che il tempo non esiste, ma soltanto
l’attimo eterno del bel corpo nudo.

Firenze, 28 aprile 2002

(Da: “Le vane nevi” – Bonaccorso Editore (Verona), 2002)

(Nota di lettura: http://ilconvivio.interfree.it/doc_rtf/squarotti.doc  )

*

Il cane bianco

Nel pomeriggio di furiosa pioggia
arrivò un cane bianco a grandi chiazze
castane, e si fermò davanti al portico
della casa di Valter: riflessivo
saggiamente e un poco timoroso,
quando intorno gli uscirono i bambini,
facendo festa alla sua presenza ironica,
allegri gli occhi nell’attesa delle
carezze e del biscotto un po’ smangiato.
Sempre più rapido e oscuro era il vento,
i fulmini variabili, faceva
freddo nel cuore dell’estate:
si scosse il pelo bagnato, tremando,
scomparsa era la casa o cancellata
dalle nuvole basse, chi sa dove
fuggiti erano i bambini, stracciate
le foglie dell’alloro; resisteva
soltanto un ultimo ireos rosso,
e il cane lo fissava sconfortato
nel periglioso annuncio di rovina
e dolore, a voce alta allora lamentando
la confusa malignità del mondo
così creato per uomini e cani.

Macerata, 24 ottobre 2002

Pura alba

La pura alba così limpida e tenera,
mentre per una volta anche a dicembre
fuggono verso occidente le nubi
oscure, in parte ancora colme, in parte
stracciate e lievi ormai, e la collina
buia rivela a poco a poco i dolci
fastigi d’alberi e di ville pallide:
contempla, prima che mescoli il vento
la folla, gli autobus, le vie affannate,
le acque del fiume maculato, i primi
eventi del dolore, le colombe
maligne, l’avvenire che c’è stato
per me una volta.

Torino, 6 dicembre 2002

Natale

Un qualsiasi giorno (era forse
di primo autunno o quando già moriva
l’inverno), nella luce impreveduta
del mattino irruppero i pastori
con una folla infinita di pecore
festose e innanzi i cani taciturni
e trionfali, infine a comandarli
fervido e agitato nell’accenno
di danze e crotali un bambino
luminoso e una ragazza ridente,
allegra ma un poco preoccupata
per la stagione incongrua e per l’età
ansiosamente incerta, se giocare
ancora o recitare la sua parte
di madre amorevole e disattenta.
Passavano automobili, altere
schiere di avari e prodighi, le nubi
d’ombra e lampade accese, indifferenti
baci, urti d’ira, così come è il vero
mondo da sempre, povero di esistere,
incapace di udire la parola,
cieco fra i fiori solari, il tremare
delle acque illimpidite, la purezza
dei corpi intatti che la luce accendono,
e come può vedere quel che pure
è insensato e necessario: un gregge
candido, qualche persona con gli abiti
disusati, un’immagine che adesso
non è già più d’infanzia e verginale
piacere, tutto si dissolve come
per lo spettacolo del pomeriggio
televisivo, ed è la verità
invece, oh la pazienza infinita
di Dio, che allora riprende a giocare
con la madre e il bambino e coi pastori
e i cani rabboniti, e sospirando
tutto si perdona ancora.

Torino, 26 dicembre 2002

Guerra e pace

L’aspra rissa dei passeri, la furia
dei cani che si azzannano, i bambini
che si picchiano nel giardino limpido
e sereno, dove non ci sono nubi
né venti né turbini, e canti, invece,
di usignoli e foglie e fonti eterni,
alla fine si acquietano, se giunge
il pastore paziente e li ammonisce
prima di imporre un poco di silenzio?
Pacificati, si allontana, e allora
il furore riprende nel trascorrere
del breve tempo: la guerra non ha
davvero fine, e dove è mai la pace
nella storia atroce e stolta, o forse
soltanto nella rixa metaforica
dell’amore lunare, che si fa
il tranquillato sonno per il sogno
che mai non spezzi il canto dell’allodola.

Torino, 15 gennaio 2003

(Da: “Le langhe e i sogni” – Joker, 2003)

(Prefazione di Franco Pappalardo la Rosa)
http://www.poiein.it/autori/B/BSquasrotti.htm  

Giorgio Bàrberi Squarotti è nato a Torino nel 1929. Poeta, studioso e critico, dal 1967 insegna Letteratura Italiana all’Università di Torino. Ha pubblicato, dopo Astrazione e realtà (1960), un gran numero di opere che riguardano figure e tempi della letteratura italiana, da Dante a Marino, da Petrarca ad Ariosto, da Boccaccio a D’Annunzio, da Tasso a Sbarbaro, a Montale, a Pavese e ad altri contemporanei. Ha scritto diverse raccolte di versi. E’ responsabile scientifico del Grande Dizionario della Lingua Italiana.

Bibliografia

(Tra i titoli più recenti:)

Invito alla lettura di Gabriele D’Annunzio, Mursia, 1990
La simbologia di Giovanni Pascoli, Mucchi, 1990
Tre sogni nella letteratura-Una stagione fiamminga con Giorgio, Porreca, G. Paolo, AGE-Alfredo Guida Editore, 1992
Parodia e pensiero: Giordano Bruno, Greco e Greco, 1997
Le capricciose ambagi della letteratura, Tirrenia-Stampatori, 1998
Il vero Ettorre: l’eroe del “Giorno”, Edizioni dell’Orso, 1999
Il terzo giorno, Pironti, 1999
La quarta triade con Giuliano Gramigna e Angelo Mundula, Spirali, 2000
Ludovico Ariosto-Torquato Tasso con Sergio Zatti, Editalia, 2000
L’orologio d’Italia. Carlo Levi ed altri racconti, Libroitaliano World, 2001
Le vane nevi, Bonaccorso, 2002
Corrado Alvaro. Atti del Convegno (Mappano Torinese) con Marziano Guglielminetti , Morace Aldo M., Falzea, 2002
Addio alla poesia del cuore, Sovera Multimedia, 2002
I miti e il sacro. Poesia del Novecento, Pellegrini, 2003
Le langhe e i sogni, Joker, 2003
La buona gara, Libroitaliano, 2003
Tre poeti. Vol.1, Zaccagnino, 2003 (con Amoretti Giangiacomo; Balbis Giannino)
La teoria e le interpretazioni, Guida 2005
Il pipistrello a teatro. Saggi su Luigi Pirandello, Bonaccorso, 2006
Le cortesie e le audaci imprese. Moda, maghe e magie nei poemi cavallereschi, Manni, 2006
(Im)pure tracce. Caratteri della poesia italiana del Novecento, con Lorenzini Niva; Giovanardi Stefano, Unicopli
, 2006.