Avrei gridato anch’io 

all’attracco delle navi piene d’aliga[1];

ma il calcagno sarebbe finito

sulla testa del naufrago.

Si ragiona dall’interno

di cortili puliti

che l’ovest è ombra lunga

    e pencola

come cipresso davanti alla luna.

La mano buona,

    ma tra uragani

    e ghiaccio sciolto su per le caviglie.

La gente prende fiato, ora 

    ma è paese di bastardi

    e fessi e babbi natale, 

e il bene sta in un pozzo

sempre più profondo.

Bastava la cura

    di un buon padre di famiglia

    e poi magari il sonno, di nuovo.

La notte, al molo

pulsava un cuore nero

    squadrista;

inutile tentare di convincerli  

a sollevare il piede

    dalla pompa calda d’un aiuto:

una schiena se è dritta non piega

    se è curva non vede.

 

gn


[1] Nella lingua sarda, variante campidanese, il termine “aliga” significa “immondezza”.

La poesia è riferita al fatto di cronaca sull’arrivo al porto di Cagliari di  navi cariche di decine di tonnellate di immondizia provenienti dalla Campania. Un gesto di solidarietà per la tragedia di una popolazione ritrovatasi nei giorni scorsi sommersa dai rifiuti, a causa della scellerata gestione del servizio da parte di politici e amministratori locali. L’arrivo delle navi, il cui carico è stato smaltito in poche ore, ha creato una violenta reazione da parte di rappresentanti politici dell’opposizione e di centinaia di cittadini, oltre che una spaccatura all’interno della stessa coalizione di centro sinistra. 

ARTISTA - RIFIUTI

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9 responses to this post.

  1. Posted by accipicchia on 14 gennaio 2008 at 8:34 am

    Grazie Giovanni perchè mi hai portato a ragionare su una decisione che, inizialmente, mi aveva sconcertato parecchio. In realtà, riflettendoci con equilibrio, si arriva senza difficoltà ad altre conclusioni. Davvero si tratta di un atto di generosità e condivisione di un problema! Un altro grazie per come ,con i tuoi versi,ti sei avvicinato all’argomento.Piera

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 14 gennaio 2008 at 5:06 pm

    Grazie a te di cuore, Piera, per le tue parole. E’ triste vedere demagogia e spirito di contrapposizione in una situazione che richiede, in questo momento, solo solidarietà verso la popolazione campana. L’auspicio, naturalmente, è che ora si accertino le responsabilità politiche, e chi ha sbagliato paghi.
    Anche nella nostra realtà isolana sarebbe però auspicabile, d’ora in avanti, che nelle decisioni di questo rilievo ci sia tempestiva comunicazione e il coinvolgimento di tutti i soggetti politici e tecnici interessati.
    Giovanni

    Rispondi

  3. Posted by frontespizio on 14 gennaio 2008 at 8:11 pm

    La dignita di un popolo non si misura attraverso l’economia e nemmeno la solidarietà dell’elemosina. I cittadini, parola per me Importante, devono avere la la dignità di chiedere conto a tutti i suoi amministratori del loro operato e spezzare la catena dei favorini che accedono al consenso.
    La “monnezza” è importante perchè è viva.
    Michele

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 14 gennaio 2008 at 8:48 pm

    “I cittadini, parola per me Importante, devono avere la la dignità di chiedere conto a tutti i suoi amministratori del loro operato e spezzare la catena dei favorini che accedono al consenso. ”
    Sottoscrivo appieno queste tue parole, ma non sono per nulla ottimista, tanto più guardando a ritroso. Più dell’apatia, del menefreghismo, forse, la filosofia del “vivi e lascia vivere”. Ma è così un po’ ovunque, non essendoci mai stato, in fondo, quel senso di appartenenza e comunanza etnica, geografica e storica che fa di un territorio e di un popolo una nazione. Lo Stato è “altro”, rispetto a noi, e va sfruttato e fregato.
    Grazie, Michele.
    Giovanni

    Rispondi

  5. Posted by PannychisXI on 15 gennaio 2008 at 6:46 am

    Caro Nuscis, mi trovi perfettamente concorde con la tua posizione. Ma, soprattutto, ho trovato i tuoi versi perfetti. Resti sempre tra i migliori.
    Savina

    Rispondi

  6. Posted by anonimo on 15 gennaio 2008 at 4:55 pm

    … altri rifiuti del rifiuto… dove rifugiarli? … dove rifugiarsi?
    Bisogna rifiutarsi? … necessitiamo di più ecologia, di quella logica, senza nessuna
    strumentalizzazione della politica, in special modo di quella becera.
    E poi tentare di ridurre le merci… ci riusciranno i nostri nipoti???
    Me lo auguro.
    un caro saluto
    meteosès

    Rispondi

  7. Posted by 1Nuscis on 15 gennaio 2008 at 9:04 pm

    Grazie Savina e Stefano per le vostre parole.
    Troppi falsi bisogni, troppo appetito, troppi discorsi…
    Propongo una moratoria: ogni tre discorsi un’azione concreta:-), ma da parte di tutti.
    La complessità crescente del mondo ci fa lasciare a volte (o spesso?)pezzi per strada. Vinca il cuore, allora. Sempre.
    Giovanni

    Rispondi

  8. Posted by DanielaRaimondi on 23 gennaio 2008 at 10:59 am

    Una poesia piu’ che mai attuale, Gianni. Forte e drammatica, arriva a scuotere e a farci riflettere. Davvero notevole.

    Il fatto e’ che non si doveva arrivare a dover darla, questa solidarieta’. Non si doveva giungere a questo punto. Questo lo scandalo. Mi chiedo come sia mai possibile che i responsabili, che questi esseri, di cui si conosce nome e cognome, continuino ad esercitare i loro poteri, non rispondendo alle accuse, ignorando dibattiti televisivi sul problema e le continue richieste per le loro dimissioni. Come e’ possibile, mi chiedo, che il governo queste dimissioni non le imponga, che’ i responsabili per questo scempio continuino, imperterriti, a mantenere il loro potere impuniti, dopo 15 anni di malgoverno regionale! Come e’ possibile che, dopo anni di corruzione e inefficienza, il governo dia in mano la gestione dell’emergenza rifiuti ALLE STESSE PERSONE responsabili di causarla?
    Questo il vero scandalo. Solo in Italia puo’ succedere…

    Rispondi

  9. Posted by 1Nuscis on 23 gennaio 2008 at 5:24 pm

    Sono d’accordo con te, Daniela. Solo il sospetto di essere responsabili di un reato o di un grave fatto sociale dovrebbe indurre alle dimissioni volontarie. L’indecenza degli uni, nel restare nella propria poltrona, sembra legittimare la permanenza degli altri: “lui non l’ha fatto, perché io dovrei?”
    La cosa sconcertante, inoltre, è la solidarietà impudicamente espressa dai politici anche della parte avversa. Per i danni sociali che questa gente immonda cagiona, per il tradimento della fiducia in loro riposta non c’è il minimo rimedio. I loro accusatori, prove alla mano, vengono a loro volta perseguitati e puniti (loro sì!). E vengono addirittura rieletti. Dobbiamo riconoscere di essere un popolo di imbecilli, ciechi e senza memoria. Ma questa gente apparentemente innocua, che continua a votare in massa gente improponibile, è la prima che si lamenta e che grida allo scandalo, dopo aver magari beneficiato di favori e raccomandazioni. I politici, in fondo, non sono peggiori di noi, anzi. Sono per lo meno consapevoli, e più furbi e intelligenti degli idioti che li votano perpetuandone i vizi e contribuendo, così, alla metastasi di questa civiltà ormai alle corde.
    Ciao, Daniela.

    Rispondi

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