“Iridescenze” di Matteo BONSANTE. Con una nota di Antonio Fiori

Vittore_Grubicy_-_Mattino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E son pur terre anche nostre

queste;

         l’angolo della strada

è nostro,

         la Tosca che si offre

dolente dalla persiana

e colma del suo fluente canto

tutta la strada,

         questo mio seguirla nella

Roma dei papi e degli sbirri,

         e il sole che s’inebria

dei gerani nel mio cuore,

ecco, queste sono terre

anche nostre,

e tu puoi ben affacciarti e guardarci

così come siamo effimeri

e perenni, come tu stessa sei, eternità,

e contemplarci.

 

 

*

 

Il mio altrove è proprio qui, adesso.

Nell’attimo che vira in simmetria

d’amore con l’eterno.

 

*

 

Incurante dei proiettili,

anche quest’anno la primavera

ci riporta i fiori.

 

*

 

Nel tuo sguardo penetra e riluce

tutto il sangue festoso della terra.

 

*

 

La carne, ecco la carne,

è il termine fondo

della tua alta brama.

In me riluce e preme

e s’incendia e s’espande.

E stride e geme e canta.

Come un’ostia vanto.

Un’ostia umana.

 

*

 

Attraversare il muro di silenzio

in punta d’ansia / il varco sempre aperto.

 

*

 

Sul ramato della mattina

         campata germinata altrove,

torni il rintocco della parola

tra le spore sciamanti dell’eterno. 

 

*

Nota di lettura di Antonio FIORI

 

Devo dire che un po’ commuove lo sguardo poetico di Matteo Bonsante. Iridescenze è una raccolta ‘fiduciosa’, nella quale le potenzialità della parola non sono mai messe in discussione, preesistono e presiedono la ricerca del poeta (“Madre, sposa, brezza, neve…/ogni parola che volge in trepida carezza/ è atta a cogliere un nimbo del tuo/ grembo”). Giò Ferri, nella approfondita lettura compiuta in prefazione, ci ricorda, richiamando il Fedone platonico, che “il primato della poesia è nella verità della domanda che non aspetta risposta, in quanto ha la risposta in sé.” Ma qual è  la domanda? Quale l’oggetto di questa poesia? La domanda è quella fondamentale di Socrate: che cosa ci manca, che tanto desideriamo, se non quel che c’è ma ci è assente. La poesia è la ricerca stessa, è il desiderio di cercarsi; così il poeta inizia un percorso arduo e durevole ma l’affronta con grande convinzione, fiducioso in un ‘diverso possibile sguardo su se stesso e sul mondo.

 

“A volte l’ala intorpidisce,/ lo specchio si opacizza./ Più cigolante, raschiante è vivere.” Nondimeno il poeta è vigile, le parole sembrano illuminate: “Dove svettano i giorni, gli zefiri, le armi.” “Dal campanile, ebbro di cieli/ di venti e di preghiere,/ si affaccia un senso dell’attesa./ E una grande nube bianca.”

 

Non mancano i sapori e le  forme dell’haiku: “Seduto sulla soglia,/ mi si è avvicinato il sole.// – Una manciata di rondini dell’eterno.” “Incurante dei proiettili,/ anche quest’anno la primavera/ ci riporta i fiori.” Prevale comunque la forma epigrammatica, la sentenziosa sicurezza di chi è in viaggio esistenziale, quasi sorridente pellegrino:“L’infinità esulta e geme/ nel sentiero angusto dei viventi.” C’è un dialogo continuo con l’eternità, scorta nel presente, e la percezione di una immanente solitudine: “…e sentirti in me – eternità,/ mentre ti contemplo dalle pendici aspre/ del domani.” “Un cammino che volge all’eterno:/ – orme tra le palme che s’interrompono.” “L’eternità/ la vedo scorrere laggiù…/nell’agitarsi degli ulivi nel vento.” “Sulle rovine e sulle discariche/ sull’errare inquieto e violento dei viventi/ sull’orrore della guerra,// – alta e solenne posa l’eternità.”

 

“Tra tonfi, lacrime e sospiri, ululati/ nella notte/ e foglie colme d’attesa,/ si perfeziona il volo della terra.// Nella solitudine.”

 

Ma vorrei ancora segnalare le poesie “E son pur terre anche nostre” e “La carne, ecco la carne” oltre il bel distico sull’omega umano: “Attraversare il muro del silenzio/ in punta d’ansia/ il varco sempre aperto.” L’incontro con Matteo Bonsante insomma si rivela alla fine fruttuoso, intenso e coinvolgente, come di rado capita in poesia.

 

 

 

Nota biobibliografica

 

 

Matteo Bonsante, nato a Polignano a Mare il 1° settembre 1935, vive dal 1976 a Bari, dove ha insegnato nella scuola secondaria superiore; ha iniziato giovanissimo a comporre versi e non ha mai cessato di scrivere poesie, pubblicando complessivamente, dal 1986 al 1998, tre raccolte – Bilico, Zìqqurat e Sigizie –, cui sono da aggiungere, per ottenere un quadro completo della sua produzione, tre drammi – Caldarroste (atto unico, registrato per RadioRai da Vito Signorile e Tina Tempesta ed edito, con presentazione di Antonio Coppola, da Lo Faro, Roma 1981, quale quinto volume della collana ‘Premio-Teatro Italiano’), Dietro la porta (dramma in due atti, edito, con prefazione di Egidio Pani, da Tusculum, Frascati s.d., ma 1984, quale primo volume della collana ‘Commediografi d’oggi’, diretta da Lucio De Felici) e ancora un atto unico Per solo donna (Aliante Edizioni, Polignano a Mare, 2004) Per la narrativa ha pubblicato due romanzi brevi – Una linea di fuga (Adriatica, Bari 2001) e Sperduto. Uno scolaro alla ricerca del padre disperso in Russia (stampa in proprio, Bari 2003; racconto ispirato a una lirica in dialetto polignanese di Tonino De Filippis, Desperse, pubblicata in Vernacolando, AGA, Alberobello 2002). Alcuni altri testi teatrali, narrativi e autobiografici risultano attualmente inediti. Del 2004 è la pubblicazione della raccolta Poesie 1954-2004 (Aliante Edizioni, Polignano a Mare), volume che raggruppa la produzione significativa di 50 anni di poesia

 

(profilo biobibliografico pubblicato nel blog LiberInVersi il 16 febbraio 2006, cui si rinvia:

http://liberinversi.splinder.com/post/7190921#more-7190921)

 

 

 

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6 responses to this post.

  1. Posted by diamine on 31 gennaio 2008 at 7:13 am

    Segnalo a tutti che anche Stefano Guglielmin, nel suo blog Banc de ta naque (http://golfedombre.blogspot.com/) propone autorevolmente questa raccolta. Vivistatelo.
    Antonio

    Rispondi

  2. Posted by diamine on 31 gennaio 2008 at 7:15 am

    Scusate la velocità digitatoria 🙂

    il nome esatto del blog è
    Blanc de ta nuque

    Rispondi

  3. Posted by 1Nuscis on 31 gennaio 2008 at 11:09 pm

    Grazie dell’informazione, Tonino.

    Gianni

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on 8 giugno 2008 at 10:09 pm

    non so come funziona…ma il mio libro di poesie con lo stesso titolo è molto più vecchio.. anno 1983…mi spiace
    Antonella

    Rispondi

  5. Posted by anonimo on 8 giugno 2008 at 10:11 pm

    mi spiace ma il mio libro di poesie con lo stesso titolo è del 1983….un pò prima….antonella

    Rispondi

  6. Posted by 1Nuscis on 9 giugno 2008 at 3:38 pm

    Ciao, Antonella

    Rispondi

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