“L’impresa dei mille”…

piazza del popolo

Faranno un monumento alla pazienza
dei testicoli strappati agli italiani.
Nel cuore della capitale,
in Piazza del popolo.
Sarà attrazione per turisti
e per i posteri il dono di quell’oro
per la patria.
Non lamentatevi.
Mai. C’è di peggio: la fame, la morte…
Non s’accordano due, che s’amano
figuriamoci mille, estranei.
Tenete dunque stretto ciò che avete.
Arrangiatevi. Tutto è consentito
a patto di non farvi scoprire.
Sapete – no? – com’è complesso il mondo.
Per questo ci sta la politica…
Chi è in gamba, vive e lascia vivere.
“Il somaro” diceva il contadino
“mangia la paglia, il furbo beve il vino”.
Siamo coloro che anche voi sareste,
al nostro posto. Perché
tanti discorsi di principio?
Non riuscirete mai a contenerci.
Sarete qui a votarci nuovamente
o a strisciare, per candidarvi…

…E’ ripartita la giostra dei nomi
intorno a simboli e poli.
Canteranno le casse dei partiti.
E gongolano e fremono i potenti
pronti ad infilarsi e a manovrare
suoi nuovi cavalli di Troia.
Squalo mangia squalo ma
si rigenera  il branco.
Non sarò più azionista
di un’impresa fallita in partenza.
Può un gesto di fede per anni
finire in un’urna di cenere?
Faccio voto di vendere caro
il mio voto e la pelle.
E col pollice verso
mi schiarisco la voce e voi amici
fate ciò che credete.

14 responses to this post.

  1. Posted by frontespizio on 8 febbraio 2008 at 6:00 pm

    Il cavallo di Troia lo abbiamo conosciuto e la sana competizione è quando tutto viene finalmente a galla e tutto diventa più chiaro.
    Le scelte? Sono più semplici a farsi.
    Michele

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 8 febbraio 2008 at 11:06 pm

    La politica, Michele, è spesso un teatro dove si recitano ruoli predefiniti. Altro che verità e trasparenza! La verità si nega o si elude. Mai un’ammissione di colpa, di responsabilità. I problemi reali, concreti della gente stanno sotto una spessa coltre di discorsi e di ragionamenti dentro strategie di affermazione o di autodifesa.
    Ciao, a presto.
    Giovanni

    Rispondi

  3. Posted by frontespizio on 9 febbraio 2008 at 9:48 am

    Il mio pensiero è rivolto ai “cittadini” che hanno la possibilità, finalmente, di guardare le cose e dargli un nome.
    Per questo è l’occasione per scegliere e quindi quel giorno leggersi un libro, farsi una passeggiata, dare libertà alla propria colpa.
    Ciao Giovanni.

    p.s. è da un po’ di tempo che penso di chiedere asilo politico in Francia.

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on 9 febbraio 2008 at 1:25 pm

    E’ giostra di testicoli in mostra, da villa Pamphili a Piazza Colonna, sfilanti senza pudore, oranti senza morale. D’accordo, è Carnevale… “semel in anno lecit insanire”… ma a grappoli si colgono benemerite teste in maschera, orecchie villose oviformi e sorde, adornate con sorrisi a modo per democratiche feste aristocratiche. Nel chinarsi all’urna, mai scoprirsi e flettersi con cautela! Pena l’indecenza di una… supposta politica.

    Sempre attento Giovanni, sempre affilata la sua parola. Quasi sempre la nostra fede diviene cenere. Alle volte, però, riluce qualche grano di brace.

    Paesedombre

    Rispondi

  5. Posted by 1Nuscis on 9 febbraio 2008 at 3:47 pm

    Pure io Michele mi riservo di non andare a votare e di fare di meglio, il giorno. Certo, non bisogna essere massimalisti facendo di tutta l’erba un fascio, però è anche vero che la “diversità etica”, anche in politica, va dimostrata. Me la sarei aspettata, ad esempio, riguardo agli stipendi e ai privilegi. Ma non ho visto nessuno di loro incatenato davanti al Parlamento o apparso davanti alle telecamere per dichiararsi disgustato di sperequazione tra loro e gli elettori che ancora li prendono sul serio.
    Ti confesso che all’idea di cambiare aria, andandocene in un paese più civile, lo abbiamo avuto anche io e mia moglie.
    Buon fine settimana, Michele
    Giovanni

    Rispondi

  6. Posted by 1Nuscis on 9 febbraio 2008 at 3:52 pm

    Ma è la commedia dell’arte, caro Marco, mica della politica:-)
    Temo si debba attendere un altro macrociclo storico, con nuove generazioni sulle quali investire, nel frattempo, sostenendole quanto più possibile.
    Grazie, Marco, un caro saluto, e a presto.
    Giovanni

    Rispondi

  7. Posted by anonimo on 11 febbraio 2008 at 8:08 pm

    Quando non voti, sai già chi vince. Per stare bene senza votare, però, vi consiglio gli Stati Uniti.

    Rispondi

  8. Posted by frontespizio on 12 febbraio 2008 at 10:05 am

    Negli U.S.A. il voto non conta niente; qualsiasi presidente venga eletto è partecipe di lobby enormi (altro che democratici e conservatori). Da noi il voto è stato importante nella storia del secolo scorso per dichiarare le proprie diversità. Oggi il nostro Paese si avvicina agli U.S.A. e il risultato è ininfluente.
    Michele

    Rispondi

  9. Posted by 1Nuscis on 12 febbraio 2008 at 3:05 pm

    Beh, gli USA non mi sembrano per nulla un modello così esemplare, anche dal punto di vista pratico della vivibilità. Politicamente è ancor peggio, con la loro politica guerrafondaia. E’ indubbio che i loro conti in tasca se li facciano bene -eccome! – facendoli naturalmente pagare agli altri, Italia compresa.
    Un caro saluto.
    Giovanni

    Rispondi

  10. Posted by anonimo on 12 febbraio 2008 at 5:16 pm

    Innanzitutto chiedo scusa se, per distrazione, non ho firmato il commento n°7.
    Non la volevo buttare in politica, ma comprendo lo sfogo di Gianni nei confronti della classe politica italiana. Nelle ultime righe del testo poetico mi sembrava di cogliere una traccia di resistenza, ma nei commenti (n° 3 e 4) vedo invece disimpegno (per quanto abbondantemente motivato). Mi dispiace che il risultato sia la rinuncia al proprio “diritto-dovere”, e mi sembra che così si faccia il gioco della parte avversa. Non credo che da noi il voto abbia così scarso valore, come ci prospetta Michele (appare forse il contrario dal confronto delle ultime due legislature). Il mio discorso sugli U.S.A. è stato un po’ provocatorio:sono certo anch’io che non sia un modello esemplare, e penso anch’io che laggiù chi vota o chi non vota abbia alla fin fine lo stesso senso di colpa (o di innocenza). Da noi si può ancora limitare il danno e, in alternativa, avere il diritto di brontolare. In altri Paesi? mah.. bisognerebbe forse spostare il discorso sulla civiltà della popolazione in generale.
    Cordialità a tutti, Maurizio

    Rispondi

  11. Posted by anonimo on 12 febbraio 2008 at 5:24 pm

    errata corrige: ….nei commenti (n° 3 e 5)…
    Maurizio

    Rispondi

  12. Posted by 1Nuscis on 12 febbraio 2008 at 11:48 pm

    Caro Maurizio, è un piacere sentirti.
    Nessun disimpegno e rinuncia, però, da parte mia. Giammai. Non regalarerò fiducia a nessuno, e nemmeno acquiescenza, preso per stanchezza. E non sarò di certo il solo. Valuterò volta per volta il da farsi.
    Un caro saluto.
    Gianni

    Rispondi

  13. Posted by frontespizio on 13 febbraio 2008 at 4:41 pm

    Il concetto del meglio del peggio è un luogo comune che si è ormai annidato concretamente nelle nostre menti. La sopravvivenza o il vivere quotidiano porta a non dare il meglio di sè ed è comprensibile.
    Il fatto, però, che anche il pensiero unico debba diventare dominante, non è più comprensibile.
    Grazie a te Giovanni e a Maurizio.
    Michele

    Rispondi

  14. Posted by 1Nuscis on 14 febbraio 2008 at 12:09 am

    E’ vero, Michele. Le chiusure individuali e una certa durezza hanno spesso dietro di sé una storia di delusioni, vale a dire, di fiducia mal riposta. Non sarà mai, però, come l’acritico ammassarsi del gregge che si spinge verso i precipizi della storia.
    A presto.
    Giovanni

    Rispondi

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