David Maria TUROLDO – Poesie

david maria turoldo

 

 

 

 

 

 

 

 

Da: Mia Apocalisse

Tempo verrà

Tempo verrà che non avrete un metro
di spazio per ciascuno:
lo spazio di un metro
che sia per voi. Tutti
vi dovrete rannicchiare:
nemmeno coricati!
Se pure non sarete
accatastati uno sull’altro.
Allora uno resterà soffocato
dal ribrezzo dell’altro.

Non avrà spazio
neppure il pensiero
e tutto sarà nel Panottico:

pupilla di un
Polifemo
fissa al centro del cielo:

non ci sarà un solo angolo,
un remoto angolo
per il più segreto
dei pensieri.

Il cuore sarà cavo
come il buco nero
in mezzo alle galassie.

La mente di tutti
una lavagna nera…

Un groviglio di fili
senza corrente
i sentimenti
a terra.

*

David, è scaduto il tempo

David, è scaduto il tempo d’imbarco!
Ora il tuo posto
è la lista d’attesa.
Grazia rara è
se ancora qualcuno conservi
(con molte incertezze) memoria
del tuo nome, almeno
il sospetto
che tu sia esistito.

Premono formicai di anonimi
alle stazioni della metropolitana.
Moltitudini che urlano
invocando di salire,
a grappoli.

Tutti sconosciuti l’uno all’altro
ignoto il proprio volto
perfino a te stesso,
e il volto del proprio padre:

anche lui sbarcato
a forza dal predellino dell’ultimo tram
nella notte.

*

E non hanno

E non hanno neppure
la gioia di andare
come tu andavi (oh David)
imperioso alla conquista!
E non importava sapere di cosa,
bastava la fede
almeno nell’uomo!

Ora nessuno sa
in quale direzione andare,
e tutti cercano una maniglia
nel vuoto:

o appena si affacciano
alla linea gialla della strada
subito vengono
da forze misteriose.
ribattuti indietro.
e continuano a urlare
ma nessuno sa cosa.

Tutti dentro una luce sempre uguale,
al neon:
e sola
continuerà a brillare,
appena sorridente
la gigantografia
in fosforescenza
del GRANDE FRATELLO
onnivedente,
COME STA SCRITTO!

E anche in piccole foto,
o di varia grandezza,
ma sempre uguali, a miriadi
a ogni pulsante appese:

appese agli stipiti e agli archi delle vie,
appese, le più grandi ai frontali dei palazzi
e negli stadi
e dai rosoni delle chiese,
COME STA SCRITTO:

anche le chiese
saranno allora
la STESSA COSA.

Né alcuno che possa dire
che nome porta o chi sia!
E tutti nel feroce
invincibile sospetto
l’uno dell’altro…

*

Va scomparendo

Va scomparendo perfino
l’intelligenza dei fanciulli,
e gli adulti non hanno più memoria:

anche la lingua va morendo,
né ci sarà la Neolingua a salvarci:
ci saranno solo dei segni
e dei grugniti…

se appena qualcuno mostrerà
di comprendere, si dirà:
“è intelligente”!

E continueremo
ad ingannarci:
illusi di aver capito.

*

David Maria Turoldo

O sensi miei…”
Poesie 1948-1988
Biblioteca Universale Rizzoli (Milano, 2002)
Note introduttive di Andrea Zanzotto e Luciano Erba

Biografia (da: Wikipedia)

David Maria (al secolo Giuseppe) Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992) è stato un poeta e religioso italiano dell’Ordine dei Servi di Maria; è stato uno dei più rappresentativi esponenti del rinnovamento del cattolicesimo della seconda metà del ‘900, il che gli valse il titolo di “coscienza inquieta della Chiesa”.
Nono di dieci fratelli, padre Turoldo nacque da un’umile famiglia contadina e molto religiosa a Coderno, una frazione del paese friulano di Sedegliano: al battesimo, gli venne imposto il nome di Giuseppe.
A soli 13 anni, fece il suo ingresso nel convento di Santa Maria al Cengio a Isola Vicentina, sede della Casa di Formazione dell’Ordine Servita nel Triveneto: il 2 agosto 1935 emise la sua prima professione religiosa, assumendo il nome di frà David Maria; il 30 ottobre 1938 pronunciò i voti solenni a Vicenza. Intenzionato a diventare sacerdote, iniziò gli studi teologici e filosofici a Venezia. Il 18 agosto 1940 venne ordinato presbitero nel Santuario della Madonna di Monte Berico di Vicenza.
Nel 1940 si trasferì a Milano, presso il convento di Santa Maria dei Servi in San Carlo al Corso: su invito del cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo della città e forte sostenitore del suo ordine, iniziò a tenere la predicazione domenicale presso il duomo, attività che lo vedrà impegnato per il successivo decennio. Completò i suoi studi in filosofia all’Università Cattolica di Milano, dove conseguì la laurea l’ 11 novembre 1946 con una tesi dal titolo significativo, La fatica della ragione – Contributo per un’ontologia dell’uomo, redatta sotto la guida del prof. Gustavo Bontadini. Sia Bontadini che Carlo Bo gli offriranno il ruolo di Assistente universitario, il primo di Filosofia Teoretica a Milano, il secondo in Letteratura all’Università di Urbino.
Durante l’occupazione nazista di Milano (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945) collabora attivamente con la resistenza antifascista, creando e diffondendo dal suo convento il periodico clandestino l’Uomo. Ancora una volta un titolo significativo, che testimonia la sua scelta dell’umano contro il disumano, perché «La realizzazione della propria umanità: questo è il solo scopo della vita». La sua militanza durò tutta la vita, interpretando il comando evangelico “essere nel mondo senza essere del mondo” come un “essere nel sistema senza essere del sistema”. Rifiutò sempre di schierarsi con un partito: nel 1948 rifiutò anche di sostenere la Democrazia Cristiana sostenendo che «non bisogna confondere la Chiesa con un partito, né un partito con la Chiesa».
Il suo impegno a cercare un confronto di idee deciso e talvolta duro, ma sempre dialettico, si tradusse nella fondazione, col suo fedele collaboratore frà Camillo Maria de Piaz, del centro culturale Corsia dei Servi (il vecchio nome della strada che dal convento dei serviti conduceva al duomo), dedicato all’approfondimento dei problemi di attualità, italiani e internazionali, e delle dinamiche che andavano trasformando la città.
Fu uno dei principali sostenitori del progetto Nomadelfia, il villaggio “con la fraternità come unica legge” fondato da don Zeno Saltini nell’ex campo di concentramento di Fossoli (Carpi) per accogliere gli orfani di guerra: grazie alla sua abilità di oratore riuscì a raccogliere molti fondi presso la ricca borghesia milanese.
Tra il 1948 e il 1952 le sue raccolte di liriche “Io non ho mani” (che gli valse il Premio letterario Saint Vincent) e “Gli occhi miei lo vedranno” lo rendono noto al grande pubblico.
Nel 1953 iniziò un lungo itinerario in varie Case servite di Austria, Baviera, Inghilterra, Stati Uniti, Canada: il Santo Uffizio, insospettito per il suo pensiero troppo “liberale” nel concedere spazio alla coscienza e per il suo aperto sostegno all’opera, ancora incompresa, di don Saltini, aveva chiesto ai superiori dell’Ordine di allontanarlo dall’Italia. Furono comunque esperienze molto interessanti, che lo arricchirono culturalmente e lo fece conoscere ed apprezzare ad un vasto mondo.
Nel 1955 venne assegnato al convento della Santissima Annunziata di Firenze, ma solo nel 1964 viene reinserito stabilmente in Italia: questo anche per l’interessamento del sindaco Giorgio La Pira, da sempre attento ai temi del dialogo e della pace tanto cari anche a Turoldo, di cui divenne buon amico e stretto collaboratore
Nel 1961 viene trasferito nel convento di Santa Maria delle Grazie, a Udine. Qui iniziò a frequentare il suo corregionale Pier Paolo Pasolini (che, agnostico, nel 1964 realizzerà il Il Vangelo secondo Matteo), grazie alla cui collaborazione realizza il suo unico film, Gli Ultimi (1962).
Nel 1964 Turoldo decise di ristrutturare l’antica ex abbazia cluniacense di Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte, il paese di origine di papa Giovanni XXIII, scomparso solo l’anno precedente. Fondò e divenne priore di una piccola comunità, “Casa di Emmaus”, presso la quale istituì il Centro di studi ecumenici “Giovanni XXIII”, che accoglieva persone anche atee e di religione islamica all’insegna di un ecumenismo radicale simile al sincretismo.
L’obbedienza al servizio all’uomo e alla solidarietà si realizzò anche nella sua attività di notista, con delle rubriche fisse su giornali e riviste. Denunciò tutti i soprusi, soprattutto istituzionali ed economici, e si fece voce degli oppressi, anche di quelli più lontani, per la libertà e la giustizia. Nel 1974, in occasione del referendum abrogativo della legge sul divorzio, discostandosi dalla morale cattolica, si schierò per il “no”.
Di notevole interesse artistico la collaborazione con il compositore e direttore di coro Bepi De Marzi che con il coro polifonico di Vicenza ha realizzato per la Fonit-Cetra di Milano la prima incisione musicale dei Salmi di padre Turoldo e dell’Ismaele.
Affetto ormai da anni da un tumore al pancreas, dopo un itinerario in vari luoghi di cura, morì all’ospedale “San Pio X” di Milano il 6 febbraio 1992; il 2 febbraio, al termine della messa domenicale, si era congedato dai fedeli con la frase: «la vita non finisce mai!». I suoi funerali videro la partecipazione di oltre tremila persone, gente semplice e intellettuali, che si mescolavano attendendo per ore di arrivare alla sua bara.
Presiedette le esequie il cardinale Carlo Maria Martini, che qualche mese prima della morte, aveva consegnato a padre Turoldo il primo “Premio Giuseppe Lazzati”, affermando la propria opinione secondo la quale «La Chiesa riconosce la profezia troppo tardi». Un secondo rito funebre venne celebrato nella sua Casa a Fontanella di Sotto il Monte, nel cui piccolo cimitero fu sepolto.
Opere:
Canti ultimi. – Milano, Garzanti, 1992.
Anche Dio è infelice – Piemme, 1991
O sensi miei … : (Poesie 1948-1988 – (note introduttive di Andrea Zanzotto e Luciano Erba) Milano, Rizzoli, 1990.
Alla porta del bene e del male. – Milano, A. Mondadori, 1978.
Diario dell’anima. – (prefazione di Gianfranco Ravasi) Cinisello Balsamo, San Paolo, 2003.
Il dramma è Dio: il divino la fede la poesia. – Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2002.
Dialogo tra cielo e terra. – (a cura di Elena Gandolfi Negrini) Casale Monferrato, Piemme, 2000.
Ultime poesie: canti ultimi – Mie notti con Qohelet. – Garzanti, 1999.
Oltre la foresta delle fedi (a cura di Elena Gandolfi) – Casale Monferrato, Piemme, 1996.
Saggi su Turoldo
Marco Cardinali, Il Dio Inseguito. Viaggio alla scoperta della fede nella poesia di David maria Turoldo, Roma, Edizioni Pro Sanctitate, 2002
Marco Cardinali, La poetica Teologica in David Maria Turoldo, Roma, Pontificia Università Gregoriana,2002.

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10 responses to this post.

  1. Posted by frontespizio on 30 aprile 2008 at 9:50 am

    Leggendo questi versi forti e dolorosi, mi vien da pensare all’esilio che stiamo per iniziare, esilio che non sarà rimozione ma un “vero sentire”.
    Ciao Michele.

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 30 aprile 2008 at 12:38 pm

    “pupilla di un polifemo fissa al centro del cielo”.

    questo è un buon esempio della sua elegante incisività.

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on 30 aprile 2008 at 1:19 pm

    Turoldo cresce nel tempo
    Antonio

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 30 aprile 2008 at 6:30 pm

    Grazie, amici, per la vostra lettura, che condivido.
    Giovanni

    Rispondi

  5. Posted by ventidiguerra on 30 aprile 2008 at 9:33 pm

    Quanto mai amari e attuali i versi da te riportati. I tempi che viviamo e quanto si prospetta, non ne addolciscono sicuramente i contorni.
    Buon 1° Maggio, caro Giovanni.
    Un abbraccio,
    Giulia

    Rispondi

  6. Posted by 1Nuscis on 30 aprile 2008 at 10:23 pm

    Cara Giulia, un buon primo maggio anche a te e, vista la situazione, …buoni anche tutti i giorni a seguire, con la forza di cui siamo capaci:-)
    Un abbraccio. Giovanni

    Rispondi

  7. Posted by LuisellaPisottu on 2 maggio 2008 at 8:25 pm

    Bellissime e significative. Non ci si stanca di rileggerle queste poesie. Sono tristemente attuali. Il tema molto sentito. Grazie Gianni per questa tua proposta. Sempre prezioso tu.
    Luisella

    Rispondi

  8. Posted by 1Nuscis on 2 maggio 2008 at 11:16 pm

    Grazie, cara Luisella, per la lettura e l’apprezzamento. Una poesia profetica, quella di Turoldo, che colpisce nel profondo.
    Un abbraccio. Gianni

    Rispondi

  9. Posted by anonimo on 9 maggio 2008 at 8:32 pm

    Mi sento vicina a questa poesia
    profonda e meditativa
    Grazie Giovanni
    Josè

    Rispondi

  10. Posted by 1Nuscis on 11 maggio 2008 at 12:33 am

    Grazie a te, Joselinda, per la lettura.
    Giovanni

    Rispondi

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