Forestieri

san-teodoro

 

 

 

 

 

    Molto tempo fa un turista prese alloggio in un paesino della costa, a poche centinaia di metri da una spiaggia straordinariamente bella, con sabbia finissima e acqua turchese. Pagava in anticipo, il turista, giorno per giorno, avendo preferito non mettere limiti alla sua permanenza. Ogni mattina si recava in spiaggia indossando abiti leggeri e colorati, tra i sorrisi dei paesani che vestivano tutti, più  o meno, con le stesse cose scure. Era la prima volta che qualcuno piantava un ombrellone su quella spiaggia ritenuta da molti un dono scontato. C’era chi ogni tanto osservava l’ospite di nascosto, con discrezione, sembrandogli assurdo, ridicolo che uno potesse starsene lì buttato per ore; l’avevano fermato più volte per scambiarci qualche parola, ma il fatto di parlare lingue diverse aveva impedito il dialogo, con imbarazzo per entrambi.

    Col passare dei giorni, però, considerarono i paesani, avere in mezzo a loro uno con cui non s’intendevano, che abitava in una loro casa, passava sulle loro strade sfiorando le loro donne e i loro bambini, iniziava a dare un certo fastidio. Cominciarono così a porsi delle domande: perché era venuto a soggiornare lì e non, invece, in qualche altro paese più grande e più accogliente del loro? E come mai era venuto solo? Perché se ne stava tutto il giorno in spiaggia e non frequentava la piazza e l’osteria del paese? Perché piantava quella specie di ombrello ridicolo in quel punto preciso della spiaggia e non in altri? E molte domande ancora.

    Dopo circa un mese, il turista si congedò dalla pensione che lo ospitava togliendo l’incomodo della sua presenza. Difficile dire se si fosse accorto di non essere più gradito. Al suo posto, giunse dalla non lontana città un avvocato con moglie e due bambini vivaci e chiassosi, soprattutto nelle ore del riposo pomeridiano. L’avvocato aveva modi padronali e sbrigativi ma, a suo modo, cordiali, e tutti l’ossequiavano, anche se non dava alcuna confidenza.

    L’anno seguente l’avvocato acquistò la casa dove era stato ospite; gli fu proposta la carica di sindaco, e intanto il fratello acquistò un terreno dove nacque presto un albergo.
    La pessima gestione della struttura, dovuta in parte all’apatia e all’incompetenza del personale del posto, indusse dopo anni a cedere albergo e gestione ad una multinazionale che s’avvalse di maestranze straniere. La società, di lì a poco, acquistò tutti i terreni edificabili nel raggio di decine di chilometri. Dietro quegli investimenti dicevano che ci fosse un unico proprietario, un miliardario austriaco che aveva soggiornato in quei posti innamorandosene.

    Dopo pochi anni il litorale era gremito di turisti di ogni provenienza. I paesani, per necessità o perché così facevano tutti, avevano dunque ceduto terreni e molte delle loro case. Del vecchio paese, con le sue caratteristiche e abitudini, in breve tempo era rimasto poco. Erano nati negozi, bar ristoranti e strutture turistiche affollati fino a tarda notte. I gestori, curiosamente, sembrava lo facessero apposta a non farsi capire dalle persone del luogo, divenute elemento di folclore coi loro balli e costumi in occasione di feste e di presenze importanti; essi si trovarono costretti ad imparare un po’ di tedesco e di inglese anche per acquistare, a buon prezzo, un chilo di patate, o per raggiungere direttamente il mare tagliando per un residence, ringraziando intimoriti, ogni volta, bagnini e vigilantes.

 

GN

 

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3 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 12 maggio 2008 at 5:50 am

    Bentornato alla narrativa Gianni !
    (forse costretto dai fenomeni descritti, forse con un pizzico di nostalgia, comunque – nella brevità – un gradito e positivo ritorno)

    Tonino

    Rispondi

  2. Posted by frontespizio on 12 maggio 2008 at 4:24 pm

    Ironico e reale il tuo racconto, esempio dell’apatia con la quale custodiamo la nostra identità (se ne esiste ancora una) o la svendiamo per una cartolina ritoccata!!!
    Ciao Michele.

    Rispondi

  3. Posted by 1Nuscis on 12 maggio 2008 at 4:31 pm

    Grazie, Antonio e Michele. Su la Poesia e lo spirito c’è qualche riflessione nel merito.
    Un caro saluto.
    Giovanni

    Rispondi

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