“Il sorriso di Dio” (2) di Luigi DI RUSCIO

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1

mi sentivo pieno

del sorriso d’iddio

nel pieno della smorfia di dio

che non avrà certo deciso di creare uomini

per empire un inferno

che dalla creazione era rimasto vuoto ed inutile

come tutte le stufe accese

in una casa destinata ad rimanere vuota per sempre

 

2

passare sulla neve nuova

dove nessuno è mai passato

bere l’acqua che mai è stata bevuta

un pensiero che ancora non è stato pensato

un verso che ancora non è stato scritto

le prime parole di un nuovo nato

l’ultimo respiro della nostra morte

 

3

"sta zitto scemo" e mi arriva all’improvviso

uno schiaffo di mai madre

però insisto con le buffonate

evito un ulteriore schiaffo

li ricordo tutti gli schiaffi sonanti

che mi somministrava mia madre

tutte le scempiangini erano inutilmente punite

tutto quello che facevo doveva essere punito

resistere ad ogni costo

spuzziamo tutto

reclamare con insistenza una borsa qualsiasi

affogare i cani!

nascondiamoci tutti!

 

4

incorro il tempo con le lettere

che precipitano sulla carta immacolata

alla velocità dei secondi

poi con calma mi rileggo

tutto il nostro imbecillismo

essendo mia madre morta da tanti anni

e alla fine dovrò prendermi

a schiaffi da solo

 

5

certe volte riuscivo ad evitare

gli schiaffi di mia madre

la mano di mamma volava

come volesse ghermire l’aria

 

6

fu solo il fanatico anticomunismo di Hitler

a far arrivare le armate rosse sino a Berlino

una fatica infinita per distruggere tutto

l’ansia non è sempre negativa

e per evitarla sconsiglio

di precipitare dalla finestra

rompiamo la nostra solitudine

abbracciamoci tutti!

 

7

tutto ad un tratto ho capito

che Iddio non è altro

che l’idealizzazione del padrone

anche i cani hanno un padrone

e il credere in Dio

non ci distinguerebbe dai cani

finiti i padroni

scompare anche Iddio dietro la curva

e ci distingueremo finalmente dai cani

 

8

notte difficile

la visibilità tanto scarsa

che si scorgono solo le fiamme dei forni crematori

per un certo tempo continuai a vivere come fossi morto

notai che potevo muovere le gambe

l’accendino riusciva ad accendersi

varcavo piazzette sovrapposte come fossero deserte

i natali divennero tutti mistici

e venne una estate

con il cielo diventato uno specchio ustorio

dove noi riflessi bruciavamo

 

9

mi accorgevo sempre di più

di parlare di me stesso

come se parlassi di un estraneo

non riuscivo a capire dove si fosse cacciata

l’identità sottoscritta

che sia annegata

in una pozzanghera di gioia?

 

11

come un angelo svolazzavo

incolume tra i traffici terrorizzati

i camionisti mi lasciano spazi sufficienti

per continuare a vivere tra voi

con l’atroce in agguato da tutte le parti

e mai mi sono sentito tanto vivo

come quando ero vicinissimo

alla morte

 

12

la poesia comunica e scomunica

tiene giudizio sopra di voi

i versi sono particelle mentali

che superando la velocità della luce

che si scaraventano sulla vostra immobilità

(non fare l’addormentata, svegliati!)

 

13

ha nevicato per tutta la notte

ora il sole

è a capofitto sulla neve nuova

le cime degli abeti

sembrano le punte di pietre preziose

tutto l’universo

diventa un diamante splendente

basta poco per cancellare tutto

 

14

i voli strani sconclusionati

degli uccelli ai primi voli

si gettano a precipizio dai nidi

appena sfiorano il suolo si rialzano

uno sale altissimo

e come colpito da improvvisa vertigine

di nuovo precipita

e il poeta dalla finestra scruta

i tuoi spasimi

 

15

per un inverno intero

una vespa

fu il nostro unico animale domestico

per nutrirla bastò

una goccia di acqua e zucchero alla settimana

con la primavera sparì per sempre

per abbeverarsi in uno zuccherificio infinito

ed oggi per passare dalla zona d’ombra

alla luce oggi è bastato

 un passo solo

 

16

l’universo spasimava

 per potersi vedere

alla fine è riuscito a creare l’occhio umano

ed è con il nostro occhio

che alla fine l’universo è riuscito

a guardarsi

 

17

vengono alla superfice pensieri neri tenebrosi

volare dalla finestra

 inabissarmi in quell’albero di ciliege

che nasce sotto casa

splendente

luminoso nelle primavere

improvvisamente senza un segnale fiorisce

grappoli di vita felice

inizia così la stagione dove nessuno immagina

di poter morire

 

18

con la fine degli umani i grattacieli

si copriranno improvvisamente di licheni spumosi

gli asfalti inizieranno fioriture

che richiameranno gli insetti più luminosi

nessun gatto

rischierà di venire castrato

e nell’universo rimarrà lo spendente ricordo

di essersi visto con l’occhio umano

 

19

senza l’irresponsabilità sottoscritta

la poesia muore

la tengo in vita sino a sfiatarmi con un bocca a bocca

agito gli ultimi disperatamente i brandelli

m’incollo l’ultima disperata fatica

 

20

essendo il tutto scaturito

dal ventre d’Iddio

alla fine dei tempi

il tutto ritornerà nel suo ventre

niente andrò perduto

tutto

sarà gioiosamente salvato

 

      Luigi Di Ruscio (poesie inedite)

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4 responses to this post.

  1. Posted by PannychisXI on 31 maggio 2008 at 9:23 am

    Di Ruscio è un poeta che ho amato scoprire. Onesto e di limpidezza fuori dal comune. Un regista di immagini umane gonfie di dubbi e poche sentenze definitive. Così mi pare. Ti ringrazio tanto per l’ospitalità che gli hai concesso, consentendo a me il piacere di leggerlo. Ciao.

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 31 maggio 2008 at 10:23 pm

    Grazie, Savina. Ti consiglio di visitare il suo sito (il link è nella colonna di destra). Per me, e non solo, è trai poeti più grandi del novecento.
    Ciao, a presto.
    Gianni

    Rispondi

  3. Posted by accipicchia on 1 giugno 2008 at 9:41 am

    “… le prime parole di un nuovo nato
    l’ultimo respiro della nostra morte”

    “…finiti i padroni
    scompare anche Iddio dietro la curva
    e ci distingueremo finalmente dai cani”

    “…e mai mi sono sentito tanto vivo
    come quando ero vicinissimo alla morte”

    “…le cime degli abeti
    sembrano le punte di pietre preziose
    tutto l’universo
    diventa un diamante splendente”

    “…e nell’universo rimarrà lo splendente ricordo
    di essersi visto con l’occhio umano”.

    E infine gli ultimi sette versi bellissimi:
    “…essendo il tutto scaturito
    dal ventre di Iddio
    alla fine dei tempi
    il tutto ritornerà nel suo ventre
    niente andrà perduto
    tutto sarà gioiosamente salvato”

    Ci sarebbe tanto da dire, perchè in queste poesie c’è tutto: spunti filosofici, bisogno di trascendenza, osservazione e amore per la natura, ricerca interiore…
    E poi fa riflettere la sua scelta, probabilmente obbligata, di vivere in Norvegia, pur mantenendo rapporti stretti con l’Italia.
    Grazie, Giovanni, per avermi aiutato a conoscere un poeta e un uomo, credo, estremamente complesso. Chiedo scusa per essermi dilungata. Piera

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 1 giugno 2008 at 9:27 pm

    Cara Piera, sei la benvenuta. Grazie per le tue parole; e grazie, sempre, a Luigi per essere qui.
    Giovanni

    Rispondi

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