Archive for maggio 2008

Sul blog "La Poesia e lo spirito"

un post da non perdere:-)

di Giorgio Morale 

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“Poesia non poesia” di Alfonso Berardinelli

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I poeti impossibili

 

    Come si può parlare criticamente, usando il linguaggio della critica letteraria, voglio dire, con il suo carico di cognizioni storiche e tecniche, occupandosi di tanti nuovi poeti? Me lo chiedo da tre decenni, ma ogni volta è come se fosse la prima volta. La produttività poetica dilaga. Negli ultimi due tre anni devo essermi distratto (me ne accorgo ora) perché apprendo che sono nate nuove scuole, nuove tendenze, di tonalità prevalentemente sadico-ilare o depresso-sadica. Ci sono in giro e in piena attività almeno venti trenta poeti di cui so ben poco. Provo a leggere, a informarmi. Ma noto che la cosa più difficile è proprio questa. Già dire leggere è un eufemismo, perché leggere la maggior parte di queste poesie è difficile. Non meno difficile è quindi informarsi perché dai testi antologizzati si ricava poco, non bastano a farsi un’idea degli autori, mentre i libri interi sono ridondanti e fuori misura, perché dopo le prime pagine si sa già tutto. È un problema di consistenza? Il testo singolo non regge, sembra rimandare ad altro. Ma non regge neppure  il libro, che si aggrappa, per esistere, a non più di tre o quattro poesie riuscite. Leggere poeti italiani contemporanei è quasi sempre esasperante. Non si capisce perché quella parola sta lì, non si capisce perché dopo quella frase c’è quell’altra, non si capisce perché si va a capo (ma questo è un vecchio problema della modernità), non si capisce perché il testo finisce a quel punto, non prima, non dopo.  È veramente strano che con tante scuole di scrittura creativa, nessuno sia riuscito, in questi ultimi dieci anni, a insegnare il minimo di tecnica utile.

    Dunque potrebbe essere vero quello che dice il titolo di un libro di Alessandro Carrera: I poeti sono impossibili. Carrera sembra aver trovato l’analgesico, l’eccitante, il sedativo, o meglio il disintossicante per chi abbia passato anche solo un’ora a cercare una poesia buona dentro antologie e almanacchi appena arrivati.

    Il suo libro possiede un’importante qualità letteraria: la capacità davvero molto poetica di far vedere che oggi come ieri la poesia la fanno i poeti e che quindi finisce inevitabilmente per somigliare a loro.

    All’inizio del quarto capitolo, intitolato Siamo tutti grandissimi poeti, Carrera ci ricorda una cosa: Robert Musil “osservò che la decadenza della modernità era iniziata il giorno in cui nella cronaca sportiva di un quotidiano viennese si poté leggere che un certo  cavallo, gran vincitore di corse, era geniale.”

    Oggi però, dato che siamo più spregiudicati, più corretti e più intelligentemente animalisti di Musil, si può dire che Carrera con questo libro ci ha dato un ottimo antidoto contro quella particolare forma di inconsapevolezza che sembra accompagnare la decisione di “essere poeti” e che alimenta la produttività creativa dei poeti attuali.

    Sì, attuali. Ma Carrera ci ricorda un’altra cosa importante: Orazio, Francisco de Quevedo, Pietro Giordani, Osip Mandel’stam e Montale si erano espressi in proposito con analogo pessimismo.

    Orazio lamentava che i poeti fossero innumerevoli. Quevedo scriveva che “Dio aveva mandato un’epidemia di poeti in Spagna per punirci dei nostri peccati; due secoli dopo Pietro Giordani si lamentava con Leopardi che ormai chiunque sapesse leggere e scrivere si riteneva in grado di impugnare carta e penna e gettar giù versi a profusione; Osip Mandel’stam constatava con scoramento l’esistenza di un miserabile esercito di poeti che aveva invaso la Mosca rivoluzionaria”. Montale scrisse che “se Guglielmo Giannini, invece di fondare il movimento dell’Uomo Qualunque, avesse fondato il partito del Poeta Qualunque, con obbligo dello Stato di stampare a proprie spese i versi di ogni cittadino, avrebbe mandato almeno un centinaio di deputati in Parlamento”.

    È già molto. Ma Carrera aggiunge: “Dopo la rivoluzione sandinista in Nicaragua, per testimonianza di chi c’era, mentre il paese aveva un disperato bisogno di ingegneri, capimastri e idraulici, ogni volta che si annunciava  una lettura pubblica centinaia di aspiranti poeti si mettevano in fila  dal mattino, determinatissimi a leggere le loro invettive contro los gringos, mentre intorno non c’era una strada che non fosse piena di buche”.

    Il capitolo da cui sono tratte queste parole porta un titolo definitivo per chiarire subito di che si tratta: Un popolo di poeti preme alle porte dell’oblio. L’autore comunque, per essere ancora più chiaro (tutto il suo libro è insopportabilmente chiaro per i poeti di oggi) sente il bisogno di precisare: “nella seconda metà dell’Ottocento, quando Lautréamont lanciò la profezia che un giorno la poesia sarebbe stata fatta “da tutti” forse non si aspettava che il tempo gli avrebbe dato ragione al di là delle sue aspettative. E certamente non si aspettava che, come effetto collaterale, una poesia “fatta da tutti” avrebbe ridotto la poesia stessa all’insignificanza. Perché se tutti, in un cabaret dadaista di dimensioni planetarie, scrivono, pubblicano, recitano e urlano i propri versi, per una legge di conversione di cui nessuno vuole assumersi la paternità, proprio quei versi hanno una forte probabilità di risultare irrilevanti”.

    Si può pensare questo. Ma anche qualcosa di diverso. Su una quantità di testi poetici senza capo né coda né ragioni di esistenza, si possono scrivere puntuali piccoli saggi in punta di penna, che puntualmente mancano l’oggetto di cui dovrebbero parlare e quindi parlano di quell’utopia del linguaggio poetico mai realizzata che giustifica tutto. Esistono tuttavia, in questa nebbia di parole poetiche che avvolge il pianeta e intasa Internet, delle vere poesie, che liberano per qualche minuto la mente di chi  le legge e che quindi fanno venire la voglia di essere rilette.

    Ma individuare e riconoscere queste poesie non è né facile né ovvio. Se lo fosse, il fenomeno della “poesia scritta da tutti” non si darebbe. Il primo servizio che i critici dovrebbero rendere agli altri e a se stessi  è dire quali poesie esistono e quali hanno solo tentato di esistere, anche senza parlare degli autori che ne sono responsabili. Facendo questo, potrebbe capitare loro di non sembrare gentili. Ma essere gentili con tutti i poeti e con i poeti qualunque, manda allo sbaraglio molte brave persone, che non riescono né a leggere né a farsi leggere. È il cattivo pubblico, o il nessun pubblico, che rende la poesia cattiva o nulla.

 

 

Alfonso Berardinelli

Poesia non poesia

Einaudi, 2008

 

Un modello…

Modello unico

 

              Anche sul blog "La poesia e lo spirito"

 

Peccato. Mi era sembrata una buona idea quella di mettere in rete i redditi degli italiani. Non per suscitare invidia, curiosità o commiserazione, ma per iniziare a far chiarezza sulla condizione economica reale dei cittadini, in modo equanime e oggettivo. Trasparenza su un dato che, a ben vedere, non è più “sensibile” dei milioni di contribuenti onesti comprensibilmente dubbiosi del comportamento altrettanto virtuoso di molti altri. Non si vede del resto la ragione per cui alcuni redditi – e non soltanto di vip – siano stati pubblicati sui quotidiani mentre tutti gli altri ne sono esclusi (non considerando gli elenchi pubblicati in rete e dichiarati fuori legge). Si ha l’impressione, in questo modo, che solo il vojeurismo legittimi una deroga al principio della privacy.

La politica non può tutto, e i cittadini mi chiedo se non sarebbe giusto che iniziassero a fare la loro parte, smettendola di lamentarsi e segnalando, invece, le furberie grandi e piccole di cui sono stati diretti testimoni. Non per scatenare la lotta degli uni contro gli altri, ma per la prima enucleazione di un tabù che induca i contribuenti, nel tempo, a pagare il giusto (concetto per sua natura opinabile, e da chiarire…) e a dichiarare il vero. Mi chiedo anche, a questo punto, se non sarebbe opportuno rendere pubblica anche l’entità delle tasse pagate allo Stato che, a sua volta, dovrebbe farsi carico di informare meglio – vale a dire in modo preciso ed esaustivo – sulla destinazione ultima dei suoi introiti. Così le regioni, e i comuni.

gn

"Silenzi in forma di Poesia": performance , versi, gesti e musica.

a cura di Bianca Madeccia

All’interno della 13° edizione del Festival del “Maggio Sermonetano”

http://www.maggiosermonetano.it/, un mini-festival di tre giorni che nasce

con l’intento di testimoniare la ricchezza di linguaggi, stili e messaggi che si

muovono nei cantieri della poesia italiana contemporanea.

DOMENICA 11

Donatella Mei, Bianca Menna, Faraon Meteoses, Domenico Sacco, Gianni

Godi, Marina Pizzi, Rossano Astremo, Angelo Zabaglio, Tonino Vaan.

Installazioni a cura dell’Ass. culturale ‘Onda donna’

DOMENICA 18

Luigi Romolo Carrino, Daniela Raimondi, Dale Zaccaria (voce) e Fabrizio

Rufo (chitarra), Roberto Raieli, Mimmo Grasso (voce) e Davide Carnevale

(tamorra), Andrea D’Urso , Lucianna Argentino.

Performance a cura della Scuola del maestro Antonio Franzé.

Installazioni a cura dell’Ass. culturale ‘Onda donna’

DOMENICA 25

Viola Amarelli, Monica Maggi, Maria Grazia Calandrone, Goffredo Muratgia,

Leone D’Ambrosio, Emilio Piccolo, Annamaria Ferramosca, Roberto

Ceccarini.

Performance a cura della Scuola del maestro Antonio Franzé.

Installazioni a cura dell’Ass. culturale ‘Onda donna’

Titolo:

a cura di Bianca Madeccia.

"Silenzi in forma di Poesia": performance, versi, gesti e musica.

Cosa:

musica, installazioni.

Mini rassegna di poesia italiana contemporanea con performance,

Quando:

11, 18, 25 Maggio.

Dove:

presso il ‘Giardino degli aranci’, ore 17.30, Sermoneta (Latina).

Per info

: 347/1345391. Ingresso Libero.