La cruna dell’ago

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Quanta solerzia in materia di processi penali (qui) e sulle intercettazioni! Un’emergenza assoluta, altro che l’impoverimento crescente e la crisi economica, occupazionale, altro che rimozione delle vere cause di molte morti sul lavoro, altro che rivedere i privilegi della casta! Bisogna smetterla di spiare la gente (una parte di essa, in particolare), com’è avvenuto in passato (qui e qui), e tappare una volta per tutte i buchi delle serrature delle stanze del potere. Anzi, recintarne i palazzi. Queste, le vere priorità!
In nome dell’emergenza  di riordinare il sistema processuale penale, e di meglio tutelare il diritto alla privacy – chi può negare l’importanza dei temi e la doverosità degli interventi? – sta per essere assestata una storica rivincita del potere politico su quello giudiziario, sospendendo alcuni processi, limitando certe indagini e impedendo la pubblicizzazione (comunque deplorevole) dei contenuti delle intercettazioni sugli organi di stampa. Tutto ciò al fine di garantirsi la tanto agognata, quanto contrastata impunità. E cosa potrà fare l’opposizione, pur agguerrita, di fronte all’implacabile legge dei numeri?
Ma in questa atmosfera fetida e inquietante sovviene, leggendo l’articolo de
La Repubblica, un’altra perla di questo bel paese: e cioé che una delle responsabili della programmazione Rai era l’ex segretaria dell’attuale capo del governo, eletta ora deputato del PDL (questo, per chi avesse ancora qualche dubbio circa la casualità del mostruoso degrado culturale e sociale di questi ultimi decenni). Una presenza, si presume, prontamente e acconciamente rimpiazzata, vedendo i numerosi programmi spazzatura e quelle bombe deflagranti che sono i telegiornali: preordinati, oltre che ad occultare fatti e misfatti, a convincere la gente della necessità e ineluttabilità di certe scelte politiche. La tivù, i telegiornali, in particolare, sono la cruna di un ago dove passa solo il sottile della realtà, stabilito né dal rilievo della realtà né da chi la vive, ma da pochi e per nulla disinteressati signori.

GN

  

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7 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 16 giugno 2008 at 6:28 pm

    Ciao Gianni. Condivido ogni tua parola.

    Si rimane esterrefatti di fronte alla disinvoltura e alla facilità con cui ci fanno ingoiare questi provvedimenti. La massa non solo protesta, gradisce e ringrazia. D’altra parte, in un Paese nel quale l’onestà viene considerata la virtù dei fessi, può succedere questo ed altro.
    Può succedere che l’unica pedagogia veramente influente e pervasiva è quella coperta vischiosa fatta di Dolce & Gabbana e sopracciglia rifatte, tronisti e galline, Grande Fratello e Lucignolo, palestra e perizomi, cocaina e prostitute. Perché “Life is now”.
    Può succedere che una soubrette diventi Ministro della Repubblica, perché fa share.
    Può succedere che la magistratura e il giornalismo d’inchiesta vengano prima depotenziati, poi accusati, poi condannati, schiacciati e derisi.
    Può succedere che il Capo dello Stato e il papa ricevano con tutti gli onori il più grande criminale di guerra degli ultimi vent’anni.
    Può succedere che lo Stato sociale ritorni ai fasti di fine ‘800: se sei un disgraziato sei un pericolo per la società e ti devi accontentare della ciotola della mensa caritatevole che ti passa la annoiata ricca signora che due pomeriggi a settimana compie opere di beneficenza.
    Può succedere che l’esercito pattugli le strade “per dare sicurezza ai cittadini”.
    Può succedere che commetti un reato non per quello che fai, ma per quello che sei. Un clandestino. Uno zingaro.
    Può succedere che se cadi da un’impalcatura o non arrivi alla fine del mese, puoi sempre provare a raspare un gratta e vinci, tentare un provino in TV, chiamare un numero verde.

    È dura essere esclusi da certi impieghi perché troppo preparati, eppure succede.
    E allora va’ detto che è dura resistere, è dura non lasciarsi tentare dalle sirene dell’accomodamento. È dura non seguire la scia, non sfruttare le proprie conoscenze e capacità per lucrare sulle spalle della collettività. È dura non partecipare alla razzia dell’etica e delle regole.
    Stringiamo i denti. Cerchiamo ancora di convincerci che l’onestà, l’impegno, il sacrificio, il pane guadagnato col lavoro, siano dei valori.

    Luca Mingioni

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 17 giugno 2008 at 6:00 am

    Ciao Luca, ti ringrazio per il tuo lungo e articolato intervento. Credimi, avrei preferito scrivere altro piuttosto che questo post, ma non ce l’ho fatta, e so cosa si butta fuori ragionando su questi temi.
    Un caro saluto
    Gianni

    Rispondi

  3. Posted by PannychisXI on 17 giugno 2008 at 10:42 am

    Consolarsi alle parole dei poeti. Questo resta se compi lo sbaglio quotidiano di volerti soffermare ad ascoltare il mondo reale e hai spalancato la bocca, ancora di più che per lo stupore innato mai perduto, a udire la menzogna di stato neppure subdola, ma svolta in faccia a chi la accetta felice e rimborsato.
    Nessun poeta, credo, può tacere, adesso. Spero che ogni loro bocca si dilati sullo sporco.
    Un bacio riconoscente ad entrambi.
    Savina

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 18 giugno 2008 at 3:11 pm

    E invece tacciono, cara Savina: perché a parlare di certe cose ci si sporca le mani e l’umore, e perché le cose non sono mai semplici, ed è perciò difficile parlarne con un minimo di competenza. Certi poteri sono vincenti grazie alla capacità /possibilità di avvalersi prontamente di gente competente e senza scrupoli, che per i soldi venderebbe anche la madre morente.
    Ma la nazionale ieri ha vinto, e cosa importa se siamo meno liberi e più sudditi, meno tutelati nei nostri diritti? La maggior parte degli italiani è soddisfatta e ha ancora sulla bocca la trombetta di una vittoria che conterà come il due di briscola nella sua vita.
    Auguri di cuore a tutti noi, e ai bambini, ai giovani e alle famiglie, ai moltissimi che vivono nelle difficoltà di svegliarsi, una mattina, in una società meno merdosa di questa.
    A presto, Savina, e scorda queste parole arrabbiate.
    Gianni

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  5. Posted by frontespizio on 19 giugno 2008 at 9:38 am

    Caro Giovanni, il tuo pensieri coglie corde sensibili. I cittadini del nostro Paese sono controllati “bene” dal tempo del fascismo e oggi siamo talmente controllati attraverso carte di credito, telefoni, banche, supermercati che bisognerebbe pensare al domani e ai “conflitti” che potrebbero scoppiare. Adesso chi riesce a resistere è dignitosamente fortunato.
    Permettimi, però di dire una cosa riguardo alla “dignità” di questo Paese.
    Eugenio Scalfari, prestigioso ed ecumenico giornalista, mente eccelsa per il centro sinistra, combattente di “razza” nei confronti di Berlusconi, ha pubblicato recentemente un suo libro “l’Uomo che non credeva in Dio” con la casa editrice Einaudi, proprietario Berlusconi. Come vedi la “santità laica” di questi uomini che dovrebbero essere ghigliottinati per il danno immenso che hanno arrecato alla crescita di coscienza di questo paese.
    Scusami per essermi dilungato ma….
    Ciao Michele.

    Rispondi

  6. Posted by RossoVenexiano on 19 giugno 2008 at 12:43 pm

    Per due settimane il tema a cui ispirarci per scrivere sarà: “Motel”. Persone hanno vissuto, sono state in quelle stanze. Racconta, scrivi un racconto o una poesia come se il protagonista fossi tu, o se tu sapessi cosa succede entro quelle mura e volessi raccontarlo. Ad ogni racconto verrà attribuito un numero corrispondente alla stanza. Sarà possibile quindi, agganciarsi ai racconti di altre stanze e proseguirli (la redazione poi deciderà se unire i testi o lasciarli divisi).

    I brani migliori saranno pubblicati su Frammenti di Rosso Venexiano. Il tema sarà proposto periodicamente fino al raggiungimento dei testi utili per farne un’antologia cartacea. Cari Autori, partecipate!
    Salotto Culturale Rosso Venexiano
    Ass.ne Culturale

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  7. Posted by 1Nuscis on 19 giugno 2008 at 6:28 pm

    Verissime, caro Michele, queste contraddizioni che tolgono esemplarietà a chi pure ne avrebbe i numeri, per statura intellettuale. Farà parte anche questo della nostra fragilità e finitezza umane? O è peculiarità etnica propriamente italica? Certo è che sono sempre meno coloro che conservano nel tempo rigore e e coerenza, e noi ci si sente sempre più soli e isolati.
    Giovanni

    Rispondi

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