Renzo CAU “Una poesia metafisica. Saggio sulla poesia di Angelo Mundula”

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Anche su La Poesia e lo spirito

 

 

 

 

 

   Chi segue ed apprezza da anni, come me, la poesia di Angelo Mundula non può non compiacersi di questo saggio recente dedicatogli da Renzo Cau in cui si coglie, fin dalle prime pagine, la profondità e la cura di analisi che si riservano, solitamente, ad autori di prima grandezza. Uno studio in cui però, metodologicamente, tiene subito a precisare nella sua presentazione Carmelo Mezzasalma, richiamando Auerbach (Philologie der Weltliteratur. Filologia della letteratura mondiale, a cura di E. Salvaneschi e S. Endrighi, Book Editore, Bologna 2006), “il punto di partenza non deve essere rappresentato da una categoria generale applicata all’oggetto dall’esterno – deve crescere al suo interno, essere una sua parte. Le cose devono farsi linguaggio, e non si riuscirà mai nell’intento se già il punto di partenza non è concreto e ben circoscritto”.
   Lo studio di Renzo Cau si concentra sulle prime tre raccolte poetiche di Angelo Mundula – Il colore della verità (Rebellato, Padova 1969), Un volo di farfalla (Giardini Editori e Stampatori, Pisa 1973) e Dal tempo all’eterno (Nuovedizioni Vallecchi, Firenze 1979) – ritenendo “le prime tre opere del poeta sardo fondamentali per capire le restanti otto”. Il saggio è strutturato in cinque capitoli, L’ala rapace del tempo, Verso l’eterno, Una fede sofferta e viva, Il destino della parabola profetica, Rivelare il cuore nel bagliore della fede; lo completano una breve antologia tratta dalle sillogi e alcuni giudizi critici; il titolo del libro ci richiama uno dei giudizi più autorevoli espressi su di lui da Giorgio Bàrberi Squarotti: “…un grande poeta metafisico, il maggiore che si abbia oggi, accanto a quel Luzi che, significativamente, è protagonista e dedicatario di uno dei componimenti del libro.”
   Il primo capitolo, incentrato sulla raccolta poetica d’esordio, Il colore della verità, coglie subito un aspetto fondamentale della scrittura munduliana: “Già dalla prima breve poesia della raccolta, l’autocoscienza di possedere una voce poetica, ossimoricamente orientata al canto e al grido, seleziona di ogni esperienza lieta o triste dell’esistere solo quella porzione di verità, ritenuta degna di essere conservata nel cuore, la vera sede dei ricordi: la nuda verità, quella priva di calore-colore umano, è trattata alla stessa stregua della menzogna. […] L’autore intende ancorare saldamente la sua poesia al reale, dove soltanto si può ascoltare il racconto del trascolorare di “tutti gli umori delle cose”, possedute dalla forza del divenire. La lirica, che si avvale dello stilema allocutivo è animata dalla funzione conativa. Benché l’io lirico abbia come destinatario se stesso – raramente, infatti, nella raccolta abbandona la prima persona – è un invito deciso e severo al lettore a prendere coscienza del dramma esistenziale, dominato dal divenire ovvero dall’”ala rapace del tempo”.
   La seconda e la terza raccolta, a cui sono dedicati i successivi capitoli, “come per i Four Quartets di T.S. Eliot, prendono l’abbrivo da due opere di uno dei due più grandi geni del Medio Evo cristiano: sant’Agostino. L’ipogramma di Un volo di farfalla è identificabile nel libro XI, 29 delle Confessiones, quello di Dal tempo all’eterno nel De Civitate Dei (14,28)”. Lo studioso richiama anche K. Jaspers per la frequente presenza in tutte le raccolte di proposizioni interrogative (pensare interrogando), e Giacomo Leopardi e Vincenzo Monti, per evocazione o comunanza, rispettivamente, di titolo: La siepe degli infiniti spazi e A mia moglie nel suo giorno onomastico. Ma è presente nel macrotesto munduliano un “considerevole stuolo di scrittori classici e contemporanei”, da quelli dei testi biblici ad Omero, Virgilio, Dante, Antonio Machado, Paul Valery, Italo Calvino.
   Altri due punti fondamentali evidenziati dallo studioso – sulla poetica di Angelo Mundula “saldamente attestata sulla verità” – sono la “vocazione allo scavo” ed il fatto che da subito “Il problema metafisico e la sua tra-duzione in poesia deve avere affascinato il poeta. […] Nel macrotesto di Mundula temi e argomenti assai impegnativi di natura filosofica e teologica sono stati risolti in poesia con sapiente, originale perizia…”. Mario Luzi “definisce Dal tempo all’eterno un poema che “ha tradotto la sostanza teologica della fede nella sua più sperduta e umana sostanza di amore”.
   Il poeta, osserva ancora Renzo Cau, “è pienamente consapevole dell’importanza della parola, in apparenza un innocuo segno sul foglio bianco, un flebile suono […] Anche la distinzione linguistica del significato dal referente, insiste il poeta, ha la sua importanza: il dono della vita sopravvive alla parola, le ragioni della mente sono “arse dal fuoco delle voci”, mentre vivono nel cuore quelle del sogno; quelle della langue non vibrano con la stessa intensità e verità di quelle della parole, che trovano una sicura eco “dentro”, in interiore homine, appunto. Ma il grave rischio della parola è di essere tautologica, essendo incapace di significare le cose e il sogno, o inutile di fronte allo spietato passare del tempo, che tutto incenerisce. […] Non ci resta, conclude con dignità il poeta, che alimentare il “fuoco sacro” del silenzio”.
   E’ un’attenzione particolare, infatti, quella che il poeta riserva alla parola; “La parola umana, il verbo, mutuato dal lemma latino, probabilmente arriva nel testo dal prologo del Vangelo giovanneo come traduzione di logos, il Verbum con la lettera maiuscola. […] Il poeta-scriba chiama a conforto della sua particolare parola citazioni del testo sacro, che ne illuminano la responsabilità (“dalla mia parola sarò giustificato/e dalla mia parola sarò condannato”).
   La qualità alta del lavoro di Renzo Cau trova conferma avendo anche presenti le raccolte successive, quelle non considerate dallo studioso; le coordinate interpretative qui tracciate valgono pure per esse, con sorprendente puntualità: “il testo può apparire dominato da un asse paradigmatico all’insegna della colloquialità. […] una coscienza dell’ipersegno poetico, tesa più al servizio della significazione e della comunicazione che della sperimentazione formale. La sintassi dei contenuti o per meglio dire della loro approfondita meditazione non poteva non determinare una sintassi del linguaggio, tesa a favorire il dialogo con un destinatario il più numeroso possibile.”
  Si è grati, pertanto, a Renzo Cau il cui lavoro esemplare – per profondità ed estensione dell’analisi – ci sembra ora un’irrinunciabile viatico per comprendere a fondo l’opera di Angelo Mundula; di cui si propongono qui alcuni testi tratti dalle raccolte esaminate e da altre più recenti.

GN

*

Renzo CAU
Una poesia metafisica
Saggio sulla poesia di Angelo Mundula

Edizioni Feeria, 2008
Presentazione di Carmelo Mezzasalma

Renzo Cau è studioso degli scrittori sardi contemporanei intorno ai quali ha pubblicato diversi saggi. Ha pubblicato anche L’alto passo (percorsi esegetici nei canti 26 dell’Inferno e 33 del Paradiso), Il Veltro, Cagliari 2006.

Angelo Mundula è nato e vive a Sassari. Ha pubblicato, in poesia, Il colore della verità (Padova, 1969), Un volo di farfalla (Pisa, 1973), Dal tempo all’eterno (Firenze, 1979), Ma dicendo Fiorenza (Milano, 1982), Picasso fortemente mi ama (Firenze, 1987), Il vuoto e il desiderio (Catania, 1990), Per mare (Padova, 1993), con Giorgio Bàrberi Squarotti e Giuliano Gramigna, La quarta triade (Milano, 2000), Americhe infinite (Milano, 2001), Vita del gatto Romeo detto anche Meo (Milano, 2005), Il Cantiere e altri luoghi (Sassari, 2006); a cui si aggiungono due libri di prosa: Tra letteratura e fede (Firenze, 1998) e L’altra Sardegna (Milano, 2003). Ha collaborato con i maggiori quotidiani italiani e con prestigiose riviste. Da vent’anni collabora con le pagine letterarie e culturali dell’”Osservatore Romano”. Hanno scritto sulla sua poesia, tra i tanti, Mario Luzi, Carlo Betocchi, Giuliano Gramigna, Giorgio Bàrberi Squarotti, Dante Maffia, Franco Fresi, Stefano Jacomuzzi, Pietro Civitareale, Franco Loi, Nicola Tanda, Ferruccio Ulivi, Giacinto Spagnoletti, Achille Serrao, Bruno Rombi, Guido Zavanone, Alberto Cappi, Carmelo Mezzasalma, Oliver Friggeri.

*

Da “Il colore della verità”

A mio padre

Batte l’orologio un tempo
che ancora non è passato nello spirito,
né passerà se, come credo, quell’ieri
è il presente che mi fingo.
E così ti rivedo, padre, nella tua bella luce
di dolcezza che ha profumo di rose e di carezze.
Morte è solo certezza che mi sfiora,
memoria ne smorza il senso amaro.
La tua vita è la mia che mi resta,
e chiudo un solco già iniziato insieme
con la tua terra, padre, e con la mia più fresca.

*

Da “Un volo di farfalla”

Tra memoria e presente

Io sono quello che son stato
ma certo io sono anche quello che ho sognato di essere.
Sono stato schiavo di un’illusione mi confesso
pure l’illusione mi apparteneva con contorni precisi
più labili i contorni delle cose che mi circondavano reali.
Quand’ero sulla porta del bosco ero dentro il bosco
la porta del bosco non comunicava più nulla
l’illusione era al di là della porta
l’uccello volato non era già più uccello
io ero dentro il futuro senza saperlo.
Ogni giorno muoviamo questo passo senza un brivido.
Oh l’uomo non vuol conoscere il suo destino!
Per tutta la vita un passo guida un altro
solo dentro può rompersi il meccanismo segreto
E allora un passo può anch’essere un segno
di nuova vita od anche di una vita parallela
memoria spezza il circuito ed io ritorno più giovane
su uno scoglio che ho amato
siedo accanto all’illusione giovane
e l’oggi è anche ieri ieri è anche oggi o solo oggi.
In me solo abitano gli estremi della vita
Non chiedono se non d’essere ricuciti in me saldati
dentro di me con amore con molto amore evocati.

*

Da “Dal tempo all’eterno”

Poiché la mia fede s’inventa il suo verbo
dirò preghiere inaudite
col mio “granello di senape”
anche se l’animo perde ciò che qui guadagna.
Ma getterò via la mia mano che mi è di scandalo?
che pure mi offende? Oserò mettermi contro le regole?
Qui lo scriba ha il suo più alto rovello
se scrivendo per fede che si duplica
rischia la morte per vivere eterno.
Ma chi sta in alto e vede
sa che si procede per un ruscello di luce
che tanto più brilla
quanto più s’avanza in quella sola fede
che fa più forti quelli che più dubitano.
E andando come tra spini che spuntano
Ogni passo è un calvario così fatto
che fa delle parole vano miracolo
se l’empio verme non è mai lontano.
Ma può chi scrive tacere il suo credo?
E dunque sia la parola a dire il dubbio
e la mia “poca fede” che si fa forza di spostare un monte
poiché dalla mia parola sarò giustificato
quando suoneranno quelle altissime trombe.

*

Da “Per mare”

Fil rouge

Dalla terrazza da cui guardammo il mare
un altro vedrà tutto l’azzurro che il nostro sguardo
non potrà più guardare e una mano straniera
scriverà sul nostro taccuino i percorsi
della sua mente originale e inseguirà
sui tasti di una macchina inerte
l’oggetto dei suoi infiniti desideri.
Un viandante mai conosciuto incontrerà la gente
che noi non potremmo più incontrare o che ci avrà
dimenticati per sempre
questo è il nostro futuro immaginabile
la nostra perdita totale eppure
in quello sguardo straniero che guarda il mare
c’è anche i nostro sguardo superstite e vitale
e il mare con le sue onde e con le sue bonacce
lo guarderemo insieme da impensabili rive
in tutte le sue fresche e dolci acque e il
sogno che sognammo e che fu più nostro
non sprofonderà per sempre nella nostra notte
qualcosa sopravviverà nell’altro che
non saprà di sognare il nostro stesso sogno
tutti i viaggi possibili partecipano dei
nostri misteriosi itinerari e sui tasti di una
macchina per scrivere un imprevedibile tasto
forzerà il senso e la mano riluttante di una
mente apparentemente solitaria che mai
avremmo immaginato
e sull’orma dei nostri passi distratti si
poserà inconsciamente il piede di chi
percorre un nuovo itinerario e l’uomo che
incontrerà un estraneo non saprà mai di
incontrare il suo innominabile fratello o padre.

*

Fine stagione

Questa è la dimora di una frivola vacanza
dove una folla immensa lascia appena una traccia
di sé qualche rara bazzecola per la
prossima rentrée. Del resto ormai tutto
cambia maschera in attesa dell’altro o chissà che.
Da questa riva disertata dall’uomo
da questo strano luogo senza
neppure un organigramma
contemplo una stagione al suo tramonto
ciò che se ne va secondo copione
ciò che resta o si nasconde
sotto il nuovo défilé.

*

Da “Americhe infinite”

Il viaggio insieme

Non viaggiamo mai soli.
Appena ci muoviamo s’alzano
da qualche parte i nostri bronzi (*)
e ci seguono. Portiamo sulla pelle
i loro nomi. E mai dimentichiamo
chi per noi fece naufragio e le
vele spezzate e il timone che sbagliò
la rotta e il mare fatto sangue
di non so quanti eroi. Sempre i nostri
morti ci seguono e parlano con noi.
Non viaggiamo mai soli. E un giorno
se approderemo a un porto vi approderemo
insieme. Se il vento non ci sarà
sarà ancora quel fiato rimasto nelle
gole quell’antico respiro
dell’antico sardo a spingere
lo scafo a gonfiare le vele.

(*) Si allude, evidentemente, ai bronzetti nuragici.

*

Giardino d’inverno

Vivo nella terra di
Sinijasvskij e Solzenicyin
in quella stessa terra che
esiliò Grazia Deledda dalla sua
verde tanca. A testa bassa
procedo nella tormenta
verso la mia dacia deserta
che morendo lasciarono ai consorti
Pasternak e l’Achmatova e dentro la
siberia in cui sono costretto
allevo i miei piccoli fiori
ogni volta forzando lo stretto di Bering
per portarli nei luoghi
dove si scioglie il gelo.
Questo è il mio giardino d’inverno.
Voglia il Cielo che un giorno i miei nipoti
Vengano a visitarlo.

*

Da “Il cantiere e altri luoghi”

Strade

Fra tanto clamore nessuna vera voce
fra tante strade nessuna via da percorrere
neppure quel “sentiero da capre” che Montale
vide aprirsi sulle nostre mappe neppure
quelle nostre rampe su cui ogni giorno
ci arrampichiamo per vedere le stelle
la luna o marte. Niente e nessuno in
questo innominabile buio. Se non fosse
per quel tenue barlume che traspare
da qualche parte e fa dire: “è giorno”
mentre intorno si addensano le ombre.

*

Del fare

Oh se potessi non scrivere
lasciando queste parole in cambio
di quel che dicono! Oh se potessi
finalmente trovare il mio vero
esistere votando la mia vita
alla vita dell’altro. Ma sono
un uomo impastoiato dalle parole
di questo antico suono che mi strugge.
Vado cercando vita ove la vita fugge.

2 Responses to “Renzo CAU “Una poe

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2 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 25 ottobre 2008 at 4:53 pm

    Importanti riflessioni.
    Vorrrei procurarmi il volume, ma temo che finisca come per “L’alto volo”, irreperibile in libreria.
    Come fare, per l’uno e l’altro libro?
    luigipuddu
    luigipuddu@tiscali.it

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 26 ottobre 2008 at 8:50 am

    La ringrazio per la lettura. Per procurarsi il volume, credo che la via più rapida sia quella di contattare l’editore, per l’invio diretto o per conoscere le librerie fiduciarie dov è disponibile il volume.
    Un cordiale saluto.
    Giovanni

    Rispondi

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