Un ottobre da ricordare…

corteo29settembre1

 

Vedi anche sul blog  La Poesia e lo spirito

La mobilitazione sociale nelle piazze d’Italia, in questi giorni, per protestare contro i provvedimenti governativi, costituisce una sfida e una speranza, un’occasione storica per i cittadini perché riflettano sul loro status di elettori e di irrinunciabili protagonisti, pur nei complessi meccanismi congiunturali, del cambiamento sociale, anche (o, forse, soprattutto) col silenzio e l’inazione. Essi rappresentano quella “base” a cui la politica e i sindacati non hanno mai dato dignità di interlocuzione, operando scelte quasi mai aderenti alla loro sensibilità e alle loro attese; e questo governo ne costituisce il massimo esempio, a dispregio dell’insistita e corale richiesta di rivedere scelte devastanti per il destino di molte persone. La forza immensa che si sta esprimendo anche trasversalmente, rispetto alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, non può spegnersi senza aver prodotto qualcosa; ma per lasciare traccia essa deve organizzarsi – subito – elaborando delle soluzioni migliorative a futura memoria sui grandi problemi dibattuti, dalla scuola alla giustizia, dall’ambiente all’informazione. Dovrebbe fare esattamente ciò che i partiti finora non hanno fatto: tenere conto della competenza e della saggezza di chi vive quotidianamente i problemi reali pagando spesso sulla propria pelle il prezzo di scelte politiche inavvedute; l’esito di questo ascolto – con ampio coinvolgimento sul territorio di cittadini sensibili e di esperti nei vari settori professionali – anche nella forma semplice di check list, con le cose che andrebbero conservate così come sono e quelle, invece, da cambiare, andrebbe infine consegnato alle forze politiche ed istituzionali locali e nazionali. Senza farsi illusioni, naturalmente, essendo quasi certo che le proposte resteranno inascoltate da questo governo schiacciasassi che ha già deciso tutto per tutti, anche se parla di dialogo e di confronto (cosa che finora non ha mai fatto); ma di questa epopea straordinaria, insisto a dire, non possono non documentarsi in qualche modo le istanze profonde, da rivolgere a chi vorrà ascoltarle, ora o poi.
Non è casuale quanto sta accadendo; abbiamo compreso in molti che urge un salto evolutivo nel concetto e nelle forme di una democrazia compiuta, attraverso il coinvolgimento ampio e organizzato dei cittadini, perché si trovino soluzioni condivise e durature allo stato di malessere e di esclusione che si avverte da decenni; chiodi sulla roccia che siano il superamento di ideologie e contrapposizioni, avendosi finalmente considerato, con equità, gli interessi di tutti e soprattutto dei più deboli
.  GN

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4 responses to this post.

  1. Posted by frontespizio on 28 ottobre 2008 at 11:22 am

    Puntuale e intelligente questa tua considerazione. Non so se è una nuova stagione o se questa crisi del capitale sianno le cause di questo riprendersi le piazze. Spesso penso al che fare ma subito dopo mi viene la domanda con chi?
    Un caro abbraccio Michele.

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 28 ottobre 2008 at 1:10 pm

    Grazie, Michele. Ragionarci e discuterne è già importante, ma un impegno comune e fattivo, nel cambiamento, di vuole, e subito.
    Un abbraccio, e una buona giornata.
    Giovanni

    Rispondi

  3. Posted by BeerTop on 29 ottobre 2008 at 11:18 am

    Caro Giovanni, io spero veramente che si tratti di una inversione di tendenza e non di un fuoco di paglia.
    Spero veramente che le persone, ma sopratutto i ragazzi, riprendano a pensare con la loro testa e non con quella altrui.
    Se succederà, vedrò il futuro con maggiore ottimismo, ottimismo di cui ho bisogno per trasmetterlo alla mia splendida dodicenne che ha diritto ad un futuro in cui poter giocare le proprie carte.

    Rispondi

  4. Posted by 1Nuscis on 30 ottobre 2008 at 12:25 pm

    Caro Roberto, sì, certo, che pensino con la propria testa, ammesso che gliela lascino integra, nel frattempo. Sappiamo purtroppo i valori e i messaggi che passano, per via mediatica e non solo.
    Ciao, a presto.
    Giovanni

    Rispondi

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