Mafia e “banda larga”…

Falcone e Borsellino

 

Leggi su La Poesia e lo spirito

 

Rivedendo il filmato sulla strage di Capaci (1992)(apparso qualche giorno fa su questo blog) viene istintivamente da domandarsi cosa sia cambiato, da allora. Ho cercato sul dizionario la definizione di mafia trovandone due: 1. “In Sicilia, organizzazione criminosa, retta dalla legge della segretezza e dell’omertà, che ricorre a intimidazioni, estorsioni, sequestri di persona e omicidi al servizio di interessi economici privati.” 2. “Gruppo di persone unite per conseguire o conservare con ogni mezzo i propri interessi particolari, anche a danno di quelli pubblici.” (Zingarelli). Se facciamo riferimento alla seconda definizione – che con la prima ha in comune il perseguimento e la conservazione di un interesse privato ed i mezzi anche illeciti impiegati – bisognerebbe allora riflettere meglio sull’estensione e le forme del fenomeno; tanto più ora che gli atti di violenza eclatante, in primis quelli simbolicamente anti Stato, sono diminuiti, se non scomparsi del tutto. Va dunque rimarcato che c’è un atteggiamento morale che della mafia, e non solo, costituisce un presupposto imprescindibile: volere ottenere a tutti i costi quello che non spetta, togliendolo o precludendone l’ottenimento a chi ne avrebbe invece diritto, o più diritto. In questo porsi individuale nei confronti della comunità sta la linea di discrimine tra una parte di essa (temo, maggioritaria) e l’altra, che vive e che realizza le sue aspirazioni nel rispetto del prossimo, solo grazie alle proprie capacità e all’impegno personale.  E’ così distante, allora, il fenomeno mafioso descritto con la seconda definizione dalla furbizia e intraprendenza  che si avvalgono spesso, anch’esse, di reti amicali, parentali, associative, politiche, professionali? Sappiamo tutti perfettamente che questo modo di ottenere è presente in tutti i contesti sociali a partire dalla politica (basta un solo comma inserito tra centinaia di articoli per decretare la fortuna o la rovina di una categoria sociale), ovunque, insomma, vi sia denaro, potere e privilegi appetibili. I mali del nostro paese derivano in parte proprio da questa nostra forma mentis immarcescibile, resistente alle regole e ai cambiamenti (persino in chi ambisce a sanzionarli, i comportamenti illegittimi: qualche giorno fa, ben sessantacinque partecipanti al concorso in magistratura sono stati espulsi dalle prove d’esame perché sorpresi con fotocopie, cellulari etc).
Una dicotomia – quella dei tendenzialmente furbi e quella dei tendenzialmente onesti – che percorre a ben vedere l’intera società, trasversale ai partiti come a qualunque altro gruppo organizzato. La posta in gioco è la più varia: assunzioni, promozioni, appalti, agevolazioni e finanziamenti pubblici, elezione politica, promozioni, ammissioni a scuole di specializzazione post universitaria, dottorati e cattedre universitarie, concessioni edilizie, autorizzazioni amministrative etc. 
Questo degrado, che lo si voglia riconoscere o meno, produce una metastasi letale nella società, a cui s’accompagna un sentimento crescente di ingiustizia e di impotenza che scoraggia e paralizza chiunque affermi con coraggio e coerenza valori opposti.   
Li penso a volte ancora vivi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dentro questi tempi e temi difficili, a dire  la loro.

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5 responses to this post.

  1. Posted by frontespizio on 1 dicembre 2008 at 4:20 pm

    E’ giusto rimettere le cose al loro posto, quanto meno ricordarlo.
    Può essere banale questa mia dicotomia tra poteri (mafia, governi, privilegi(e non casta!!) e cittadini; ho l’impressione che nella prima categoria si ergono a paladini tanti Robin Hood per un interesse quanto mai ambiguo (non tanto) ma che sfugge alla nostra popolazione.
    Ciao Giovanni.

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 1 dicembre 2008 at 9:16 pm

    “Dai loro frutti i riconoscerete”, disse qualcuno duemila anni fa:),
    Michele.
    Molte, troppe, però, le mani tese sotto l’albero delle istituzioni. Se da una parte possiamo azzardare a dire di un po’ di occhi che si stanno aprendo, per contro, registriamo l’assenza, ancora, di segnali di svolta sociale.
    Grazie, Michele, un caro saluto.
    Giovanni

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on 2 dicembre 2008 at 2:47 pm

    Quegli attentati peseranno come macigni e il loro sacrificio risuonerà come un monito perenne per tutti noi Siciliani. Un saluto, Marco Scalabrino.

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on 2 dicembre 2008 at 6:35 pm

    Non solo per i siciliani, Marco, ma per tutta la gente perbene che in falcone e Borsellino si era identificata con una luce di speranza per l’Italia e per il mondo.
    Unici e , credo, irripetibili.

    Ciao a tutti
    jolanda

    Rispondi

  5. Posted by 1Nuscis on 2 dicembre 2008 at 8:09 pm

    Cari Marco e Jolanda, sono lieto del vostro passaggio. Falcone e Borsellino sono ora mai un simbolo che va ben oltre la Sicilia, come dice Jolanda; ovunque, in Italia e credo anche all’estero, se ne conserva cara la memoria, tanto più in tempi sciagurati come questi.
    Un abbraccio
    Giovanni

    Rispondi

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