Archive for marzo 2009

L’arte dietro le quinte

berlino 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si può andare a Praga senza pensare a Kafka, a Francoforte senza cercare la casa natale di Goethe, a Parigi senza collegare il Faubourg Saint-Germaine a la Recherche, a Salisburgo ignorando Mozart. Luoghi come altri per moltissimi visitatori giunti lì per le ragioni più disparate: una fiera mondiale, un mercatino, un piatto gastronomico rinomato, un collezionismo compulsivo di mete. Di queste motivazioni, dunque, si appagheranno e racconteranno. Altri, invece, e non sono pochi, sono lì alla ricerca di tracce e itinerari di esistenze a loro care, artisti le cui opere ne hanno talvolta rivoluzionato la vita, o l’hanno resa più sopportabile. Lo sanno bene le agenzie di viaggio, gli hotels, i ristoranti e i locali di ogni genere, tutt’altro che indifferenti al richiamo dei loro concittadini illustri, a cui spesso devono parte della loro fortuna. Un dono spesso immeritato, quella scia luminosa e postuma che sopravvive all’esistenza terrena dell’artista. Non sarebbe giusto, pertanto, da parte dei beneficiari, condividerne almeno in parte i vantaggi, in qualche forma? E’ chiedere troppo nell’italietta smemorata dove si fa impresa senza rischio d’impresa, dove non c’è rispetto né gratitudine per chi l’ha sostenuta e la sostiene con un proprio contributo di bellezza e saggezza?

(Anche su La Poesia e lo spirito

Vincenzo Cardarelli – “Sardegna”

Vincenzo_Cardarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul languido cielo s’incidono,
Sardegna, i tuoi monti di ferro.
Cielo velato
come da un polline
malsano, che a guardarlo ci si strugge.
Malinconica Circe,
è con questo richiamo
che trattieni il partente,
presso il Limbara nostalgico.
Ed è così che il sardo
mai tradirà la sua terra fedele.

Quando il cisto più odora
e per le vie marine,
messaggio della vita misteriosa
che in te si cela,
s’avvicina fidente la pernice,
io percorsi, o Sardegna, le tue strade
saline di Gallura,
la terra d’Orosei, bianca, africana,
la Barbagia granitica e selvosa,
l’Ogliastra rossa,
ed oltre il campidano, le cui donne
hanno seni di pietra,
mi spinsi a Teulada
ove il daino saltellava
sui gradini della casa ospitale.
Sostai fra gli ombrosi
aranceti di Milis. Risalii
l’altipiano ventoso, verso Mandas,
in compagnia d’un canto di soldato,
unica medicina
a tanta malinconia.
E sul corso d’un fiume assiduo e lieto
mi ritrovai fra la tua fiera gente
barbaricina,
che giù dal Gennargentu,
dove fra il bianco granito frondeggiano
le querce e l’elce nera,
calava un tempo
alla pianura fertile e fangosa.
Così dal monte al piano
m’avventurai, per folti paradisi
di selvaggina
e terre così sole che a percorrerle
qualunque cavalcante è paladino.
Ti conobbi dovunque,
isola ardente e varia,
coi tuoi costumi, i tuoi canti ieratici.
E già l’estate lungo gli arsi greti
sbiancava l’oleandro,
persistendo sui monti
un colore indicibile
di primavera isolana.
E sul tuo suolo vergine affioravano
qua e là, sollecite,
le prime, rudi reliquie dell’uomo
che ti fan grave e cupa in tanta luce.
Favoloso viaggio
ch’io rifeci in un attimo,
allontanandomi nella sera,
mentre ormai più non eri
che un cielo sognante
all’orlo d’una montagna.
Terra di vini forti,
patria di antichi pastori
e di donne calde,
fior del Mediterraneo,
fiorito al tempo che tutto era chiuso
nel nostro mare,
tu porti in te il profumo
d’un secolo cortese e venturoso.
Lo sentii nella grazia
del tuo linguaggio,
nei venti che respiri.
E vidi Pisa,
là dove a un tratto sull’alpestre cima
due vecchie mura castellane, orrende,
rammentano il conte Ugolino.
Ma dimmi tu qual nome, se non Roma,
fa lampeggiare l’occhio
del tuo pastore.

 

 

 

 

 

 

 

La rete nella rete. La censura di Facebook

facebook

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da: Repubblica.it

ROMA – Scatta la censura di Facebook per oscurare la discussione in rete su condom e Aids accesa dalle parole del Pontefice alla vigilia del suo viaggio in Africa. E sul social network alcune migliaia di persone aderiscono a uno sciopero virtuale di tre giorni, che si conclude oggi, per protestare "contro la santa inquisizione e la caccia alle streghe su internet".

Nel mirino di Facebook è finita la Rana, uno pseudonimo dietro il quale si cela la miniredazione giornalistica del gruppo Rassegna Stanca, un rotocalco quotidiano che ripubblica le notizie apparse sui
media per stimolare la discussione su temi d’attualità. E negli ultimi giorni lo spazio era monopolizzato dal dibattito su profilattici e Aids, con centinaia di commenti.

"Fila tutto liscio finché sulla home page di Rassegna Stanca non viene caricato, sotto il titolo provocatorio Un editoriale ultrasottile, il corsivo apparso in prima pagina sul quotidiano Avvenire di ieri che spiegava e giustificava le parole di Benedetto XVI", raccontano i curatori. "L’articolo del giornale di ispirazione cattolica è stato ripreso parola per parola, cambiando appunto soltanto il titolo, e ha messo in moto uno scambio di idee appassionato, ma comunque pacato e non offensivo, coinvolgendo tantissimi utenti di Fb".

Ma tanto è bastato: di punto in bianco Facebook cancella l’editoriale e tutti i post di commento, avvisando che "questo comportamento può infastidire altri utenti" e – quando la Rana prova a ripubblicarlo – il social network stacca la spina alla redazione, cancella l’account, spiana tutte le altre news con le relative opinioni dei membri del gruppo.

"Abbiamo rimesso in piedi la redazione di Rassegna Stanca – dicono i curatori del gruppo – abbiamo avvertito gli amici della censura e nel giro di poche ore abbiamo ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà, anche se ovviamente non siamo in grado di riallacciare i contatti con tutti i 5.000 lettori della nostra rassegna che Fb ci ha tolto. Questa censura, comunque, è gravissima e per questo abbiamo deciso di organizzare tre giorni di sciopero virtuale, sospendendo fino a domenica le pubblicazioni. E’ assurdo che una vicenda commentata da tutti i media internazionali non possa essere discussa su Facebook, in maniera peraltro certo molto laica, ma anche molto corretta".

Nel comunicato che proclama l’"agitazione sindacale" la redazione segnala che "Rassegna Stanca prova a ripartire: gli piacciono le conversazioni tenute sul web e gli amici che ha trovato su Facebook e che prima non conosceva. Ma Facebook non gli piace più. In questo luogo si creano spontaneamente dei gruppi, si formano delle microcomunità che condividono interessi, passioni o semplice cazzeggio. Tra loro devono poter essere liberi di esprimersi come è proprio di qualsiasi luogo democratico".

In ogni caso non è certo la prima volta che Facebook banna qualcosa o qualcuno senza dare la minima spiegazione del perché. E’ il caso, sempre in questi giorni, di un video su Emilio Fede in cui alcuni ragazzi chiedono provocatoriamente al direttore del Tg4 cosa pensa della libertà di informazione: il filmato continua a girare in maniera virale su Fb, ma puntualmente viene cancellato ogni volta che compare sul sito. E pochi mesi fa questa prassi di Fb era anche finita in
Parlamento grazie a un’interrogazione presentata dal deputato leghista Matteo Salvini: "’Ho raccolto centinaia di segnalazioni da parte di persone che sono state disattivate dal più diffuso social network del momento senza uno straccio di motivazione. E posso testimoniare nel mio piccolo che dopo aver allacciato contatti (di amicizia ma anche di lavoro) con oltre 2000 persone sono stato eliminato dalla rete senza
giustificazioni".

Il problema è proprio questo: le regole di Facebook, genericamente, vietano la pubblicazione di messaggi offensivi, ma poi nei fatti sul social network gira di tutto e nessuno dei responsabili del sito chiarisce cosa è lecito e cosa non lo è. Qualcuno sostiene, addirittura, che ci possa essere un software che analizza i contenuti della rete in modo metodico e automatizzato e interviene quando si ripetono con troppa frequenza alcune parole chiave. Così fosse, la censura colpirebbe un po’ a casaccio, a volte a ragione a volte a torto.

Ecco il post incriminato pubblicato sul gruppo Rassegna Stanca:

Avvenire, il quotidiano di ispirazione cattolica, oggi informa in prima pagina che è "S. Giuseppe, sposo della B. Vergine Maria" e subito sotto ci tiene a chiarire una volta per tutte, in un fine editoriale, cosa voleva dire il papa affermando che "i profilattici aumentano i problemi".

"Il no della Chiesa all’uso dei preservativi – scrive Francesco D’Agostino – è in realtà un sì alla compiutezza umana dell’atto sessuale. L’uso del preservativi è moralmente problematico, perché toglie alla sessualità umana la pienezza del suo orizzonte, frantumandone l’unitarietà in una molteplicità di aspetti destinati a restare non connessi tra loro…". Quanto all’Aids, prosegue Avvenire, è "situazione disperata e paradossale quella in cui l’impegno per la vita si pretende che sia affidato a strumenti tecnici così elementari e così fallosi come i profilattici. Bisogna misurare bene le cose…". Giusto, è un problema di misura!

(22 marzo 2009) var SEZIONE=’tecnologia’;

 

 

“Teatro naturale” di Ivan FEDELI

Dal balcone

Amava il vento e i giorni a cielo pieno    Attilia stesi i panni sul balcone
e voci che conosci dalla faccia    di sotto tutte insieme a fare razza.
“Invento una canzone e poi la canto    per chi si spinge avanti scomparendo;
in alto si sta meglio, vedi il mondo,    un pezzo sempre in forse d’orizzonte. 
Chissà quando si arriva dopo al punto”.    Chiamava i nomi a caso per capire
se c’erano gli sguardi coi capelli    o un popolo di piedi lì a morire
in cerca di una pioggia per gli ombrelli.    “Le vedi teste e scarpe in una gara
a scomparire in fretta, darsi al niente:    la donna con il seno ben rifatto
felice della nuova permanente,    il vigile in divisa, la paletta,
il giovane di un tempo in bicicletta.    La vita ben compressa in un istante”:
lanciava fogli scritti a penna rossa    con frasi un po’ d’amore dei poeti
sperando che qualcuno le leggesse    o almeno le appendesse alla parete
“per ricordarsi di essere passati    da questa strada che non ha padrone.
Non vale che un momento, l’emozione.    Per me, voli di rondini e aquiloni
pazienti nell’attesa di planare.    Importa immaginare almeno un sole,
trovare l’anestetico al dolore”.    E ripassava i luoghi dell’infanzia,
i tetti conosciuti e gli altri all’ombra    attenta a calcolare la distanza
tra quello che è ormai stato e ciò che sembra.    “E ritrovarsi almeno nell’odore
di pelle e di cucina della nonna;    soltanto per morire ma di meno,
resistere alla corsa verso il nulla.    Il bruco nel pensiero è già farfalla”.
Si sbilanciava come a salutare    lampioni e passeggini nella folla
sperando sconfiggessero la nebbia    che chiude cuori e cose in una gabbia.
La sera, lo si sa, non indietreggia.

*

L’onore del marinaio

‘Norato combatteva la sua guerra    con l’oleandro in fiore e la marina
non quella del trentotto ma più a terra    la patria pedonale dei vicini
e cani lì a varcare la frontiera    del povero giardino sulla sera.
“La gamba gliel’ho data al colonnello    nel buio aprile del quarantaquattro
a pattugliare un orizzonte spento    adesso conto i gatti e non ci sento
se chiamano a marciare per il fronte.    Rispondo un sì comandi solo al mondo”.
Eppure si levava quel berretto    da uomo di parola e un po’ di mare
“lo faccio per rispetto delle suore,    mi invitano a cantare e sembra brutto
che nato da tenore adesso invecchio    in cerca di maestrale e di buon letto”.
Aveva una sua bussola a orologio    e l’ago a dare il nord col cielo grigio,
la rotta verso il sole quando invece    venivano giù i giorni a piena luce.
“Questione di spostare il baricentro    su qualche parallelo sotto casa,
la vita va a millimetri e si sposta    secondo i movimenti della costa.
Nessuno mai ci pensa che s’arresta”.    S’armava di se stesso e del bastone
per dare un senso ai vecchi marciapiedi    che portano alla piazza e alla stazione
“almeno vedo i treni e le persone    partire coi bagagli e coi saluti,
poi chiedo cartoline ma firmate    da quelli che davvero sono andati.
Le metto in fila tutte con le date    e in ordine alfabetico per nome.
Mi dicono del tempo che rimane”.    E s’appoggiava al suo dialetto mite
di recluta in licenza da domani    credendo che resiste il reggimento
ai colpi della sorte e alla fatica    di chi s’arrende e non si dà per vinto
perché si sa che dopo cambia il vento.    Così stava di guardia e attento al cambio,
lo sguardo ti guardava, sorridendo.

*

(Angelo della polis)

Proteggici dai codici fiscali,    dai mutui con le banche dagli occhiali
firmati dia cinesi dai polacchi    dal fumo che si spinge dentro gli occhi.
Dal se condizionale e dal millennio    dai santi e dai profeti ad esportare
il credo democratico e la fede.    Preservaci da chi qui troppo ride
da quelli che già piangono a comando    pensando ad arrivare fino in fondo
al video esistenziale che è poi il mondo.    Ridonaci uno sguardo per vedere
il popolo minore sulla scena    in coda per l’affitto le bollette
attento a non barare se il tressette    ha un giro sfortunato e perdi tutto
e dopo ci si trova a mezzo tetto.    Aiutaci dal vento esponenziale
che cresce con le accise con i bolli    magari ci si crede al bene e al male
chissà quale lozione per capelli    ha fatto sì un miracolo un prodigio
ed il colore azzurro tende al grigio    del cielo che fa il cielo per i buoni
cattivi siamo tanti e all’occasione    rubiamo caramelle e congiuntivi
importa qualche volta dirsi vivi    tra previsioni meteo e poeti
che marcano un po’ visita i malati.    Riportaci a una stella popolare
di quelle che ti brillano la sera    e oscurano le antenne coi canali
le connessioni in rete date in prova.    Ed allontana il tre per due del mondo
il prozac già prescritto a tutto tondo    buttato giù a preghiera contro il Caso
che venga un altro agosto non piovoso.    Infine dona nobis pacem hodie
lasciando quasi intatto ciò che c’è    in questo tratto di una terra sbieca
tu arcangelo dei nomi tu profeta    tu piede che non muove mai alla cieca.

*

 

teatro-naturale1

Ivan FEDELI
Teatro naturale
Puntoacapo Editrice (Novi Ligure, 2008)