Vincenzo Cardarelli – “Sardegna”

Vincenzo_Cardarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul languido cielo s’incidono,
Sardegna, i tuoi monti di ferro.
Cielo velato
come da un polline
malsano, che a guardarlo ci si strugge.
Malinconica Circe,
è con questo richiamo
che trattieni il partente,
presso il Limbara nostalgico.
Ed è così che il sardo
mai tradirà la sua terra fedele.

Quando il cisto più odora
e per le vie marine,
messaggio della vita misteriosa
che in te si cela,
s’avvicina fidente la pernice,
io percorsi, o Sardegna, le tue strade
saline di Gallura,
la terra d’Orosei, bianca, africana,
la Barbagia granitica e selvosa,
l’Ogliastra rossa,
ed oltre il campidano, le cui donne
hanno seni di pietra,
mi spinsi a Teulada
ove il daino saltellava
sui gradini della casa ospitale.
Sostai fra gli ombrosi
aranceti di Milis. Risalii
l’altipiano ventoso, verso Mandas,
in compagnia d’un canto di soldato,
unica medicina
a tanta malinconia.
E sul corso d’un fiume assiduo e lieto
mi ritrovai fra la tua fiera gente
barbaricina,
che giù dal Gennargentu,
dove fra il bianco granito frondeggiano
le querce e l’elce nera,
calava un tempo
alla pianura fertile e fangosa.
Così dal monte al piano
m’avventurai, per folti paradisi
di selvaggina
e terre così sole che a percorrerle
qualunque cavalcante è paladino.
Ti conobbi dovunque,
isola ardente e varia,
coi tuoi costumi, i tuoi canti ieratici.
E già l’estate lungo gli arsi greti
sbiancava l’oleandro,
persistendo sui monti
un colore indicibile
di primavera isolana.
E sul tuo suolo vergine affioravano
qua e là, sollecite,
le prime, rudi reliquie dell’uomo
che ti fan grave e cupa in tanta luce.
Favoloso viaggio
ch’io rifeci in un attimo,
allontanandomi nella sera,
mentre ormai più non eri
che un cielo sognante
all’orlo d’una montagna.
Terra di vini forti,
patria di antichi pastori
e di donne calde,
fior del Mediterraneo,
fiorito al tempo che tutto era chiuso
nel nostro mare,
tu porti in te il profumo
d’un secolo cortese e venturoso.
Lo sentii nella grazia
del tuo linguaggio,
nei venti che respiri.
E vidi Pisa,
là dove a un tratto sull’alpestre cima
due vecchie mura castellane, orrende,
rammentano il conte Ugolino.
Ma dimmi tu qual nome, se non Roma,
fa lampeggiare l’occhio
del tuo pastore.

 

 

 

 

 

 

 

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4 responses to this post.

  1. Posted by PannychisXI on 30 marzo 2009 at 9:53 am

    Molto bella questa proposta.
    Tu mi manchi.

    Rispondi

  2. Posted by accipicchia on 30 marzo 2009 at 7:25 pm

    Bellissima, Giovanni. Non sapevo (che lacuna!!!) che Cardarelli avesse amato e conosciuto così in profondità la nostra isola. Non importa quanto tempo sia stato qui, ma è straordinaria la sua capacità di penetrazione e di conoscenza del suo spirito più autentico.
    Un caro saluto. Piera

    Rispondi

  3. Posted by 1Nuscis on 31 marzo 2009 at 9:07 pm

    Grazie Sevina e Piera. E’ stata una sorpresa anche per me, immediatamente estesa agli amici:)
    Un saluto caro a entrambe, e a risentirvi presto
    Giovanni

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on 17 giugno 2009 at 4:37 pm

    Io che sono piemontese ma vivo la Sardegna come mia terra (e sono pure insegnante di lettere)non conoscevo questa poesia nè sapevo che fosse da lui così amata e capita…è molto bella soprattuto per i monti “di ferro”e l’odore indefinibile del cisto che si mangia con i versi.Grazie a Savina e Grazie a te.
    Tinti

    Rispondi

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