“Entierro” di Daniela RAIMONDI

entierroTra mito e tragedia moderna, Entierro è la storia in forma poematica di un infanticidio. A raccontarla, in prima persona, è la rea del delitto, una giovane donna vittima di uno stupro – uno dei tanti consumati in ogni tempo e luogo. Il poema procede per scene, digressioni e flashback in un alternarsi di ricordi e stati d’animo che rompono la linearità diacronica della vicenda: dall’innocenza al delirio, dalla follia al pentimento, dal dolore all’accusa, in un flusso ininterrotto di coscienza. Vi è il ripudio della carne, della vita cresciutale dentro, suo malgrado; e, per contro, l’istinto di madre tradito, nella forma di un lacerante pentimento. L’interiorità monologante s’alterna con immagini vivide e metafore efficaci, dentro una scrittura capace di fondere bellezza e forza introspettiva. (gn)

*

Un giorno ho visto una bambina
in riva la mare.
Aveva gambe nude.
il vento muoveva i suoi capelli
e fra le mani
portava gabbie vuote.
Era felice.

Quand’ero piccola
dormivo con i gatti sopra il fieno.
Fuori il cielo cantava e cantava.
La voce di mia madre chiamava
da dietro la finestra,
ma non volevo entrare nella stanza.
Temevo il buio sotto il mio letto.
Saltavo con un balzo dentro le lenzuola con il terrore che una mano
mi stringesse le caviglie,
o che una bocca mi mordesse i piedi,
il sesso…

Sapevo di una donna che non voleva maschi.
Restava sempre in casa, nuda e bella.

“Le mani degli uomini
hanno dentro il male – mi diceva.
I maschi hanno dita dure come saggina.
Sono mani che uccidono i maiali,
che stringono la vita alle ragazze
ma impugnano le lame ed i coltelli”.

Ah, Signore mio,
perché, perché non l’ho ascoltata!
Io non cercavo amori.
Correvo fra i vigneti
senza lasciare orme sulla terra.
Brillavo di sudore,
d’argento e di licheni.
Io non cercavo baci.
Ma poi l’amore arriva
e arriva senza l’annuncio di comete.
Slegati i fiumi,
slegati i mari tutti ed i torrenti.
Amore che ti compi
che ti compi amore
come il destino di una stirpe,
come un chiarissimo presagio.
Amore che ti compi fiato, unghie
e cuore.

E lui arrivò.
Attraversò il deserto
nel canto di cento colibrì.
Il passo incontenibile
un pavone in amore
che apriva le sue piume.
Beveva a le mie rive,
illuminava tutta la marea dei sogni
e mi diceva vieni,
vieni fra queste braccia.
Prendimi a baci, a morsi,
amore annusa,
senti l’odore buono de la carne…

Correvo nella pioggia dei giardini
senza dolermi de le pietre,
senza curarmi del gelo de la terra
o de li spini.
Correvo via, lontano,
ma ancora sentivo la sua voce:
era il sussurro notturno delle garze,
chiudeva le mie ciglia come miele.

Cedevo a un credo, crollavo sui ginocchi
ché il cielo è blu e profondo,
identico al suo mare
e in lui bagna il suo fianco,
in lui si curva
fino a morire dentro la sua schiuma.

S’apriva il novilunio.
Sul corpo scendeva un vento
che scuoteva il grano, i campi d’erba alta.
L’amore era la spiga, l’Africa,
l’anfora di vino.
L’amore era stupore. Toccarsi, accarezzarsi,
leccarsi come fanno le volpi e li animali.
L’amore era la festa, il giubilo,
la mia benedizione.
Era il Giordano
che entravo fino a la cintura.

Più non era il tempo dell’infanzia,
il tempo di ginestre, d’innocenza e attesa.
Caddi alla terra dell’esilio baciandogli la bocca.
Caddi al silenzio,
nel grido di falchi e di gabbiani.

*

Daniela RAIMONDI
Entierro
Monologo in versi
Mobydick (2009)
Prefazione di Bianca Madeccia

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7 responses to this post.

  1. Posted by DanielaRaimondi on 28 agosto 2009 at 7:47 am

    Grazie, Gianni, per questa tua vetrina.
    ciao,
    daniela

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 28 agosto 2009 at 11:57 pm

    Sono certo che troverà altri buoni riscontri:)
    Ciao, a presto.
    Gianni

    Rispondi

  3. Posted by PannychisXI on 29 agosto 2009 at 9:04 am

    Mi rattristo per tanti poeti meritevoli, incastrati nella solitudine. Non assoluta ma abbastanza per essere definita ingiustizia. I miei abbracci ad entrambi.

    Rispondi

  4. Posted by esplanade on 29 agosto 2009 at 10:29 am

    Daniela non è mai sola, ha schiere di angeli, dentro…

    Rispondi

  5. Posted by Francescafutura on 29 agosto 2009 at 10:47 pm

    Davvero notevole, bellissima.
    Grazie, e grazie a Savina per la segnalazione.
    frantzisca

    Rispondi

  6. Posted by 1Nuscis on 29 agosto 2009 at 11:51 pm

    Grazie a Savina, a Massimo e a Frantzisca.
    Cara Savina, la convivialità paga di sé stessa e il savoir faire, a mio parere, di rado sono proprie di un poeta. Il raccoglimento e lo stare appartati, invece, lo sono; da lì, se il talento e lo studio lo consentono, nascono i buoni frutti.
    Un saluto caro a tutti.
    Gianni

    Rispondi

  7. Posted by DanielaRaimondi on 30 agosto 2009 at 5:36 pm

    Wowwwwww… Savina compie miracoli e gentilezze incredibili…
    grazie di nuovo a tutti voi,
    daniela

    Rispondi

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