Viedellapovertà 3

Era diventata una tassa sul sogno, ma pochi se n’erano avveduti, avendo la parvenza di un gioco, un semplice gioco che tutti potevano fare senza fatica. Con inspiegabile entusiasmo, ogni giocatore stabiliva l’entità della tassa, pari alla grandezza del sogno. Mai a memoria d’uomo era accaduta una cosa simile. Nelle case, nei bar, negli uffici persone di ogni età discutevano e si accordavano per giocare/tributare, depositando infine nelle rivendite, assieme alla giocata/tributo, le schedine coi numeri; attendevano poi l’estrazione, trepidanti, i milioni di giocatori.
L’economia italiana non si era ripresa dalla crisi, a differenza degli altri paesi europei. I rappresentanti politici, piacevolmente sorpresi per la crescente valanga di denaro che gli perveniva ogni giorno in misura direttamente proporzionale alla miseria dilagante, incameravano gongolanti quella linfa vitale evitandosi, così, manovre impopolari. Non si doveva fare altro che assicurare il pagamento dei premi al verificarsi della combinazione, secondo la fredda legge dei grandi numeri, impiegando il rimanente per continuare a nutrire la famelica e capillare nomenclatura politica, e i soci vitalizi del potere.
Gli enormi monte-premi accrescevano il sogno e le speranze, quasi a voler compensare lo sconforto, la rabbia e il pessimismo per le molte altre cose che non andavano nel paese. Le prime pagine dei giornali e i notiziari televisivi, quando non parlavano di sport, di gossip, di vacanze, martellavano esultanti sui monte-premi raggiunti e sulle vincite.
Una parte della popolazione riteneva immorale attribuire a una sola persona premi così elevati; l’equivalente di mezzo migliaio di case che si sarebbero potute dare ad altrettante famiglie; reputando altresì scellerato il comportamento delle istituzioni, incomprensibile che nessuno protestasse per quella vergogna, soprattutto coloro che, confidando nella fortuna, si illudevano di poter cambiare il proprio destino dando fondo al poco denaro che gli restava.
C’era chi non voleva stare con le mani in mano, e decise così di creare una rete di solidarietà per le necessità piccole e grandi di singoli e famiglie, destinando le somme non giocate, e non solo quelle, nelle casse della nuova organizzazione; poteva farvi parte solo chi era disposto a sottoscrivere un patto di vicendevole trasparenza ed aiuto, dichiarando ciò che possedeva e ciò di cui necessitava. Potevano farne parte ricchi e nullatenenti allo stesso modo; i primi erano pressoché assenti.
Superata la diffidenza iniziale e smascherati gli immancabili furbi, dopo appena un mese di attività s’iniziavano a vedere i primi risultati. Col denaro versato da centomila soci erano stati realizzati interventi di rilievo: un’abitazione a un buon numero di famiglie, salvataggi da mutui capestro e strozzinaggi vari, offerte di lavoro a giovani e disoccupati; ma anche sostegni più blandi, come mantenere i ragazzi bisognosi negli studi, assistenza a domicilio di anziani e malati, abiti e alimenti a chi non ne aveva, e via dicendo. La sorpresa era stata scoprire che migliaia di soci svolgevano da tempo ed in segreto attività di volontariato, quasi vergognandosene; divenne da quel momento in poi, invece, un punto di orgoglio portare la piccola esse dorata dell’Organizzazione.
Il sistema, complesso, funzionava, e s’espandeva a macchia d’olio più di un social network, grazie anche alla rete; nessuno restava scontento delle scelte di sostegno adottate, nemmeno i più scettici, costretti a riconoscere l’efficienza e l’equità dell’Organizzazione; si era contenti per coloro ai quali andava il sostegno, sapendosi che erano stati i più meritevoli, e che neanche un solo euro era andato sprecato.
In pochi mesi milioni di persone potevano fregiarsi della esse dorata. Un fiume di denaro irrorava l’estesa moltitudine senza escludere nessuno, era solo questione di tempo; dopo circa un anno, non farne parte era diventato addirittura discriminante; persino furbi e ricchi furono indotti ad aderire, attenendosi a malincuore alle regole.
In tutte le consultazioni elettorali, immancabilmente, rappresentanti dell’Organizzazione avevano conquistato scranni nei vari consessi politici. Scomparsi dalla scena plutocrati, forcaioli e secessionisti, e il loro servidorame, nel giro di qualche anno le casse dello Stato erano diventate floride e trasparenti. Mentre l’Organizzazione continuava a crescere, le istituzioni avevano iniziato a dare segni inaspettati di credibilità.

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8 responses to this post.

  1. Posted by MutterCourage on 31 agosto 2009 at 11:37 am

    Utopia che ha la forza di trascinare. Mi piacciono i sogni, mi conforta trovare chi non ha timore di raccontarli così dettagliatamente, tanto da far nascere la voglia di prendere il primo volo per questa via della povertà 3.

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  2. Posted by 1Nuscis on 31 agosto 2009 at 11:35 pm

    I sogni sono la premessa, se non la sostanza, di progetti importanti, l’inizio di un cammino verso mete significative, nella nostra vita. E’ forse possibile rinunciarvi? Grazie per le tue parole.
    Giovanni

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  3. Posted by DomenicaLuise on 2 settembre 2009 at 7:28 am

    Come sarebbe bello potere realizzare questo sogno, che nelle tue parole sembra tanto semplice. Il testo è scritto bene, bravo.

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  4. Posted by 1Nuscis on 2 settembre 2009 at 4:45 pm

    Grazie, Domenica:)
    Un caro saluto
    Giovanni

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  5. Posted by anonimo on 3 settembre 2009 at 10:02 pm

    caro Giovanni, ai tuoi, ai nostri sogni:- ” Le parole si rigirano nel fuoco e mantengono infiammato il cuore colosseo, riflettendo soli sommersi arancioni nei petali segreti di archi in rovina.Sì, le incandescenti spine d’ amianto e i sibilanti fiori di fiamma riflettono le cellule del cuore scarlatto e il colosseo continua a bruciare, senza un eroe, sull’ orlo del buio, così le parole hanno il potere di apriti sesamo e di rivelare quantità generose di soli di metallo dorato nel pozzo scuro che aspettano di venire fusi e sfusi nel fuoco della molla- primavera che scatta per sciogliere zolle e grumi in vene di fulgore.” Scusa ma mi pare quasi offensivo dirti quanto sei bravo. E ho preferito esprimerlo così. Un abbraccio . Marlene

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  6. Posted by anonimo on 3 settembre 2009 at 10:39 pm

    La cosa che più mi ha folgorato della tua scrittura è la stra-ordinaria limpidezza. Si riesce a intravedere la tua onestà, virtù assai osoleta e trascurata dai piu’. A questo aggiungi una modestia autentica, che non esibisci come un trofeo. Anzi mi pare, e questa come la prima è una dote che molti scrittori non possiedono, che quasi tu voglia scusarti di parlare..in sordina. Ecco cosa mi ha colpito dello scrittore e dell’ uomo G. Nuscis.
    Essendo una che ama comunicare e ascoltare e non solo per i soliti bla- bla- bla o smancerie da cicisbei del ‘700. Il barocco (e affini ) mi piace nella Musica, a teatro ed in altri luoghi. Il blog è una opportunità per comunicare aspetti autentici della vita e tu lo fai offrendo molti spunti. Grazie per questo. Marle

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  7. Posted by anonimo on 3 settembre 2009 at 10:41 pm

    E.C. Volevo dire “obsoleta “.Sorry. M.

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  8. Posted by 1Nuscis on 5 settembre 2009 at 1:59 am

    Grazie a te, cara Marlene, per le tue parole generose.
    Un affettuoso saluto. Giovanni

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