Viedellapovertà 4

Un dolore forte mi ossessiona, alla schiena, in basso, e giorno dopo giorno arriva a paralizzarmi una gamba. Cammino piano, sbilenco, non riesco a stare seduto né coricato, faccio fatica a rialzarmi. I dolori creano un diaframma tra noi e il mondo, e nell’al di qua c’imbozzoliamo cupi perdendo vitalità; riacquistandola, dopo un tempo indefinito, quasi sempre. E’ un assaggio di morte, della pena che spesso la precede. Ti sembra di non avere scampo, temi che il dolore non se ne vada più. “Discopatia tra la quinta lombare e la prima sacrale”, leggo nel referto che accompagna la radiografia fatta al costo di trenta euro, privatamente, per non aspettare penando, ancora, in una lunga fila; lo leggo e rileggo in tutti i dettagli. Vado poi su Internet, apprendo che quel dolore colpisce una percentuale elevata della popolazione, e che dicono derivi dalla stazione eretta, del voler stare su due gambe, invece che su quattro arti come gli altri mammiferi.
Attendo poi la visita dall’ortopedico, e passo altre notti insonni, altri giorni camminando e muovendomi tra dolori costanti e fitte repentine. “Per una diagnosi completa e una terapia appropriata”, mi spiega laconico lo specialista convenzionato, nei pochi minuti che mi concede, “è necessario fare una risonanza magnetica.” Uscendo dallo studio dello specialista un anziano paziente col quale avevo scambiato qualche parola mi chiede: “le ha prescritto la risonanza, vero?” Rispondo sì, che il medico la ritiene necessaria. “Ha visto, gliel’avevo detto. Tanti auguri, allora…” Gli auguri non sono riferiti alla guarigione, comprendo meglio in seguito, ma all’effettuazione dell’esame richiesto. Sorridono gli altri pazienti in attesa, e uno mi dice: “Non avessi avuto mio figlio, con la pensione che mi ritrovo, non avrei potuto farla in privato come mi hanno costretto a fare, delinquenti.” Gli fanno coro due pensionate alzando la voce, imbestialite. Replico: “Ma è un esame a carico del sistema sanitario…” E interviene allora un altro paziente: “certo, chiami il centro prenotazioni e senta cosa le dicono…”
Quando chiamo l’Asl per prenotare l’esame, all’inizio di luglio, una voce mi dice che le prenotazioni sono sospese fino a settembre. In città nessuna struttura sanitaria pubblica, a meno che non si arrivi al pronto soccorso moribondi o gravemente infortunati, mi avrebbe fatto una risonanza magnetica, neanche sostenendo interamente il costo. Su consiglio di conoscenti, interpello allora alcune strutture private convenzionate dove mi spiegano che la regione pone, però, un tetto massimo di esami e di spesa all’anno, e che quel tetto è stato già raggiunto. Se voglio fare l’esame, insomma, devo pagarne interamente il costo. Centocinquanta euro il prezzo più basso; vale a dire, un quarto di una pensione sociale, un decimo di uno stipendio medio-alto di un lavoratore dipendente, poco meno di un terzo di un canone d’affitto. La risonanza magnetica consente di ottenere un’immagine tridimensionale della parte corporea interessata, e di individuare così un’eventuale patologia, stabilire la cura. Una spesa che pare dunque inevitabile, ma che lascia la rabbia per un sistema sanitario inefficiente e iniquo. Eppure la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti (art 32 Cost). Garanzia di gratuità che fa sorridere, perché anche da indigenti, le strutture sarebbero comunque indisponibili, per una ragione o per l’altra. Indigenza che assai spesso non precede, ma consegue alle cure sostenute, in questo paese balordo e iniquo; paradossalmente, proprio per malattie gravissime che richiedono particolare assistenza: tumori, Sla e via dicendo. Sì, viene rabbia, con le tante eccellenze che pure ci sono – di strutture sanitarie, di personale medico e paramedico – non avere a disposizione più macchine e più tecnici capaci di usarle, garantendo così esami per tutti e in tempi rapidi. Solo col denaro sprecato spostando il G8 da La Maddalena a L’Aquila, o creando l’inutile ponte di Messina, si sarebbero riempiti tutti gli ospedali d’Italia delle apposite macchine.
Rabbia alla quale se ne aggiunge una più personale, nell’apprendere dal fisiatra che una risonanza magnetica, nel mio caso, non era necessaria, che  basta la radiografia per capire l’origine del male, e, per guarire, un semplice esercizio e qualche settimana di vitamine; come in effetti è stato.

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6 responses to this post.

  1. Posted by MutterCourage on 5 settembre 2009 at 4:22 pm

    Ho letto stamattina su “La poesia e lo spirito” e commento qui. Il racconto delle peripezie desolanti è accompagnato da considerazioni di carattere universale. Uso qui consapevolmente un termine fuori moda (carattere universale), al quale attribuisco un valore alto. La pena è tanto più alta (anche in termini di tormento interiore, di perdita di vitalità) quanto più limitata è la capacità di arginare il ricatto del pagamento.

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  2. Posted by anonimo on 5 settembre 2009 at 10:07 pm

    Già…è così che funziona. Anzi che non funziona. Ed allora quando ci mettiamo a protestare per i “Diritti” che vanno tutelati, per legge,ed invece sono puntualmente disattesi, siamo..disturbatori dell’ ordine pubblico o sovversivi. Resistenza ci vuole e Cori da spaccare i timpani! Marlene

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  3. Posted by 1Nuscis on 6 settembre 2009 at 10:36 pm

    “La pena è tanto più alta (anche in termini di tormento interiore, di perdita di vitalità) quanto più limitata è la capacità di arginare il ricatto del pagamento.”

    E’ proprio così in questo Paese dalle “patologie” insanabili, cieco o inerte alle diffuse grida di dolore.
    Giovanni

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  4. Posted by 1Nuscis on 6 settembre 2009 at 10:39 pm

    “Resistenza ci vuole e Cori da spaccare i timpani!”

    Invece, Marlene, come sai, avviene proprio il contrario: acquiescenza e silenzio, quasi ovunque.
    Giovanni

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  5. Posted by anonimo on 7 settembre 2009 at 4:27 am

    Caro Giovanni, conosco bene questa disavventura e così tante altre simili. Osservo che le ‘cose’ veramente sbagliate sono due: la superficialità con cui una parte dei medici ordina gli esami e l’irragionevolezza di un tetto numerico ai medesimi nelle strutture pubbliche (così che se ti prenoti entro marzo, per giugno magari, ce la fai, altrimenti metti mano al portafogli). Detto questo, faccio sommessamente notare che in America o in Gran Bretagna l’iniquità è strutturale e ci viene invidiato il sistema sanitario: se in Italia la vita media è più alta che da loro (credo ci battano al mondo solo due o tre paesi del nord Europa) qualcosa vorrà pur dire, in positivo. Certo che, avendo costituzzionalizzato il principio, quando la ‘cosa’ stride, stride più che altrove.
    Con grande affetto
    Antonio Fiori

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  6. Posted by anonimo on 7 settembre 2009 at 9:12 pm

    Grazie Tonino per il tuo intervento. Le eccellenze non mancano, infatti, nelle nostre strutture, come ho evidenziato; esemplari, credo, in molti casi – risulta anche a me – anche all’estero. Restano però situazioni inaccettabili che ricadono sui più deboli rendendo il diritto alla salute meramente cartolare. Su queste bisogna intervenire, le ritengo senz’altro migliorabili.
    Gianni

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