“Acasadidio” di Giorgio MORALE

“Ogni opera è un pezzo di mondo, un tessuto di relazioni e domande che diventa testo”, premette Giorgio Morale alle sue parole di ringraziamento che completano il volume. Parole che chiariscono, certo, il canone prescelto e le ragioni del suo scrivere, ma che paiono soprattutto confermare, a lettura ultimata dell’opera, la sua distanza dalla moltissima narrativa destinata all’intrattenimento e al successo di pubblico, piuttosto che rispondere ad un’urgenza espressiva e testimoniale. Sono uno di quei lettori che non leggono per passare il tempo ma per apprendere, possibilmente, qualcosa, cercando in una storia bellezza, originalità, acutezza di sguardo sul mondo e sull’uomo. E proprio l’acutezza e persuasività di sguardo – dentro la finzione letteraria – mi sembrano qualità preminenti in questo romanzo esemplare di Giorgio Morale, restitutivo di verità, appunto, piuttosto che di una bellezza che sorvola o pervade le pagine ma senza mai sporcarsi con le cose di questo mondo; bellezza a cui si può giungere, comunque, per reazione, dopo avere attraversato le lande desolate del quotidiano disincanto; l’abbrutimento è spesso inconsapevole in chi lo subisce; ma quasi mai disgiunto dal cinismo di chi lo crea o favorisce: “…Perché le persone sono così: come le tratti, diventano”, si annota nella seconda pagina dell’opera; a cui noi aggiungeremmo, parafrasando, a libro richiuso: “perché le persone sono così, e come gli consentiamo di fare, diventano.”
Non vi è dubbio: dove vi è denaro, facile o da rendere tale con qualsiasi mezzo, lì accorrono furbi, faccendieri e malavitosi, singoli o associati in sodalizi storici o estemporanei, in coppola o in gessato. Ed è solo questione di stile, di entrature, di contesti propizi. Ecco allora che anche la necessità di assistenza e di lavoro di un extracomunitario si fa “risorsa” preziosa, come si racconta in questo romanzo; ed ecco come la cattiva coscienza collettiva si alleggerisce, elargendo cospicui finanziamenti pubblici per una “buona causa”, perpetua nel contempo l’antica prassi clientelare elargitiva di favori e di denaro ad amici e servi; nel romanzo, questo avviene attraverso un’associazione di volontariato che si occupa del collocamento degli extracomunitari, gestita da un direttore intrallazzone e narcisista supportato da una vicepresidente factotum; e da una schiera di volontari sfruttati e malpagati costretti, per giunta, a sorbire le quotidiane vanterie e miserie del capo, quintessenza delle italiche “virtù”; e della faziosità, dei capricci e delle perfidie della bulimica vicecapo. Il romanzo si cala perfettamente nel nostro tempo, nella Milano “non più da bere” ma da suggere e sbocconcellare accortamente, con nuovi stili, nel suo corpo sociale ed urbano in continua e rapida trasformazione; una metropoli, al pari delle altre, fluida e spesso invisibile persino a sé stessa, arcipelago policromo di microcosmi più o meno interagenti. Della piccola comunità che ruota intorno all’associazione, l’autore delinea caratteri con pregi, difetti e contraddizioni, con occhio puntuto e obiettivo; dalla rassicurante superficie dei discorsi e delle azioni egli fa spuntare ed affiorare le magagne retrostanti e sottostanti, come quando parla del collegio dove ha studiato Teresa, una delle volontarie del Centro, delle ipocrisie dei licenziosi gestori e della sua stessa famiglia, preoccupata più dell’immagine pubblica che del bene della figlia.
Quadri precisi e sintomatici di un insieme complesso e indicibile – attraverso una mimesi selettiva ed espressiva della realtà che si rappresenta – troviamo dunque in questo lavoro dalla scrittura pulita e precisa, dall’ironia mai dimentica dell’ethos di un mondo possibile e auspicabile. (gn)

Giorgio MORALE
Acasadidio
Manni, 2008

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2 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 28 settembre 2009 at 12:01 pm

    E’ stata una graditissima sorpresa, Giovanni, questa tua lettura di “Acasadidio”, è attenta al testo ma anche piena di preziose indicazioni su cosa voglia dire oggi scrivere e leggere. Grazie di cuore.

    Giorgio

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 28 settembre 2009 at 8:07 pm

    Una lettura, caro Giorgio, che consiglio a tutti coloro che si ritrovano in questa idea di letteratura.
    Un caro saluto.
    Giovanni

    Rispondi

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