Un diritto che nessuno può toglierci

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. (Art. 21 Cost.)

La parola è suono, la parola è ritmo, la parola è sguardo, la parola è storia, la parola è stato d’animo, e può esprimere verità o menzogna, bellezza o abbrutimento, nobiltà o volgarità, originalità o omologazione, intelligenza o stupidità. La parola sancisce l’unicità e l’irripetibilità di una vita. E’ un diritto che nessuno può toglierci, perché è voce che esce dal grembo della terra, dal diaframma del nulla, è, insomma, diritto stesso alla vita; né può accettarsi che venga tolta, la parola, a chi assume il compito di informarci a rischio talvolta della propria esistenza, del posto di lavoro, del buio di verità per tutti coloro che non possono andare a cercarsele da soli, le informazioni; specie quando non nascono da curiosità, ma dalla necessità di fare scelte che condizioneranno fortemente la loro esistenza come singoli e come membri di una comunità. La parola che si trasforma in informazione è come il bastone per il cieco, come gli occhi dell’accompagnatore che gli permettono di muoversi nel mondo senza sfracellarsi in un burrone o sotto un treno.
Ma la parola può essere anche menzogna o assenza, può essere ipertrofica e invadente per schiacciarne o nasconderne delle altre, per l’interesse di pochi, o affinché il mediocre utile al potere appaia un genio a scapito del genio, per celare, contenere o banalizzare verità, per sfalsare priorità e valori; in modo che il flirt di una velina, ad esempio, appaia più importante degli intrecci politico-affaristici che condizionano pesantemente l’economia e il destino di milioni di lavoratori. Il diritto di esprimersi liberamente deve allora accompagnarsi a quello di essere informati correttamente soprattutto dagli organi di informazione pubblica, che i cittadini sostengono con un canone e in cui ripongono la loro fiducia. Si aspettano da essa non solo notizie, ma giuste proporzioni e adeguati spazi di trattazione delle stesse, in modo obiettivo e senza sconti e favori per nessuno, specie nella situazione attuale, nella quale chi è al potere detiene il più grande impero editoriale e mediatico della storia, in concorrenza (o in sinergia o in interscambio, ormai?) alla stessa informazione pubblica; specie quando decine di milioni di cittadini, sempre più affannati dai problemi quotidiani e da una crisi senza precedenti, non hanno denaro né tempo per leggere quotidiani di varia tendenza, e traggono le informazioni solo da essa. (gn)

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