Albert CAMUS: cinquant’anni dalla morte.

Albert_Camus

“Personalmente non potrei vivere senza la mia arte, ma non l’ho mai posta al di sopra di tutto: se mi è necessaria, è invece perché non si estranea da nessuno e mi permette di vivere come sono al livello di tutti. L’arte non è ai miei occhi gioia solitaria: è invece un mezzo per commuovere il maggior numero di uomini offrendo loro un’immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie di tutti. L’arte obbliga dunque l’artista a non isolarsi e lo sottomette alla verità più umile e più universale. E spesso chi ha scelto il suo destino di artista perché si sentiva diverso dagli altri si accorge ben presto che potrà alimentare la sua arte e questo suo esser diverso solo confessando la sua somiglianza con tutti: l’artista si forma in questo rapporto perpetuo fra lui e gli altri, a mezza strada fra la bellezza di cui non può fare a meno e la comunità dalla quale non si può staccare. E’ per questa ragione che i veri artisti non disprezzano nulla e si sforzano di comprendere invece di giudicare: e se essi hanno un partito da prendere in questo mondo, non può essere altro che quello di una società in cui, secondo il gran motto di Nietzsche, non regnerà più il giudice, ma il creatore, sia esso lavoratore o intellettuale.”

(Dal discorso tenuto a Stoccolma, il 10 dicembre del 1957, in occasione dell’assegnazione del Nobel)

*

(Da: ansa.it )

ROMA – Il vuoto, l’abulia e l’indifferenza di Meursault, il protagonista de “Lo Straniero” di Albert Camus, ci paiono molto forti, specie se attribuiti a una persona che conduce una vita assolutamente normale. La verità è che il suo vuoto emotivo e spirituale, il suo istintivo materialismo, l’essere concentrato solo su se stesso, generano un’indifferenza che porta a una mancanza di morale che oggi possiamo spesso riconoscere attorno a noi. Il fatto poi che Meursault uccida praticamente senza ragioni, sparandogli quattro volte quando è già colpito a terra, un arabo, un diverso da lui, rende il tutto di ancor maggiore attualità.

E “La peste” diventa ogni giorno un romanzo di più forza simbolica, ritratto, aperto a un futuro di speranza, di una società che deve imparare a reagire al morbo, della paura, dell’indifferenza, della violenza e dell’egoismo, che la sta mortalmente infettando. Il mondo di Camus, a oltre mezzo secolo di distanza, ci coinvolge con la sua verità e ci parla del nostro tempo in maniera impressionante. Eppure questo scrittore francese, di cui domani cadono i 50 anni dalla morte (4 gennaio 1960), nonostante il premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1957, dieci anni prima che fosse assegnato (e lui decidesse di non ritirarlo) a Jean Paul Sartre, si è trovato a lungo a scontrarsi e a essere messo in ombra dalla figura di ‘vero filosofo’ e la popolarità dell’autore de ‘La nausea’, che polemizzo, tra l’altro, con lui attaccandolo per le idee espresse in ‘L’uomo in rivoltà. Bernard-Henri Levy per fortuna oggi rimette le cose a posto, citando i suoi titoli teatrali e di narrativa, tra cui “Le nozze”, come “lavoro in nessun modo inferiore all’opera di Sartre” e scrivendo che a Camus “non è possibile negare né il talento, né la tecnica del filosofo”.

Era di sinistra, aveva fatto la Resistenza, ma le sue posizioni individuali (e critiche già allora sul socialismo reale) erano osteggiate dalla sinistra, mentre la destra, che adesso cerca di appropiarsene, parlando di religiosità profonda e neoplatonismo, lo denigrava per il suo costante impegno sui temi sociali e della pace. Francese algerino (quindi un pid-noir), nato da una famiglia molto modesta il 7 novembre del 1913, divenuto uno dei padri dell’esistenzialismo, gran seduttore, autore de “L’uomo in rivolta” (titolo emblematico di per se stesso), muore in auto in un giorno di pioggia a 46 anni, a poco più di due anni dall’aver avuto il Nobel, entrando così tra i miti degli eterni giovani di successo e maledetti, un po’ alla James Dean. Giovani irrequieti, alla ricerca disperata di un senso da dare alla vita, odiando l’ipocrisia e bisognosi di verità. Del resto, lo straniero Meursault, per Camus, “lungi dall’essere privo di qualsiasi sensibilità, è attanagliato da una passione profonda: la passione dell’assoluto e della verità”. E’ sempre Levy a scrivere così che, per il Camus de “L’uomo in rivolta”, lo storicismo è lo stato d’animo di chi dice di sì alla Storia. Ovvero, “é la matafisica, implicita o esplicita, che si rapporta a un mondo dove i punti di riferimento diventano traguardi: dove si sostituisce ‘l’aldila” con ‘piu’ tardì; e dove i valori hanno valore – è sempre Camus che parla, sottolinea Levy – solo quando trionfano su tutti gli altri”.

A 50 ANNI MORTE FRANCIA GLI RENDE OMAGGIO – di Laurence Figà-Talamanca – I francesi non hanno aspettato la proposta del presidente Nicolas Sarkozy di inumare Albert Camus nel Pantheon di Parigi, tra Vicotr Hugo e Voltaire, per rendergli omaggio nel cinquantesimo anniversario della sua morte. E così, mentre il dibattito sul riconoscimento presidenziale prosegue tra favorevoli e contrari (c’é chi, come il figlio Jean, teme un’appropriazione politica della figura di Camus), il mondo della cultura non ha perso tempo, dedicando nuove pubblicazioni, inserti speciali, un film per la tv e maratone radio, all’ ‘Uomo in rivolta’, scomparso in un incidente d’auto il 4 gennaio 1960, a soli 46 anni. “Non sapevo che papà fosse famoso, finché non è morto”, ha recentemente detto la figlia Catherine che gli ha dedicato un libro ‘Albert Camus. Solitaire e Solidaire’, uscito il 10 dicembre. Oggi Catherine nutre ancora dei dubbi sulla proposta di Sarkozy ma, in un’intervista a Le Parisien, appare quasi rassegnata all’idea: “Non avrei mai scelto una cosa simile, ma visto che mi capita, proverò a gestirla. Mio padre mi ha insegnato che ‘bisogna affrontare’ le cose. Anche se con questa – conclude ridendo – ho ancora qualche difficoltà “.

Pantheon o no, però, la Francia lo celebra a modo suo. L’intera opera del Nobel per la letteratura del 1957 è stata ripubblicata in una nuova edizione esaustiva, in quattro volumi, nella prestigiosa collezione La Pleiade, mentre 64 tra autori ed esperti hanno contribuito, sotto la direzione di Jeanyves Guerin, alla stesura del ‘Dictionnaire Albert Camus’, 992 pagine per Robert Laffont in cui opere, vita, pensiero dell’autore de ‘Lo straniero’ e de ‘La peste’ vengono raccontati, sezionati, analizzati. Gallimard gli dedica anche un fumetto, ‘L’Hoté, in cui il disegnatore Jacques Ferrandez mette in scena la passione tormentata di Camus per l’Algeria, la sua terra natale. Tutte le grandi testate francesi hanno pubblicato inserti e numeri speciali: da Le Figaro Hors-serie con ‘Camus. L’ecriture, la revolte, la nostalgié, a Telerama Hors-serie con ‘Camus. Le dernier des justes’. Le Nouvel Observateur ha anticipato tutti con lo ‘Special Camus’ uscito a novembre, mentre Le Mag di Liberation ha pubblicato ieri una ‘controinchiesta’ sul ‘Camus, revolte’ solitairé. Il grande pubblico lo vedrà in televisione, con il volto di Stephane Freiss, in una fiction in onda mercoledì 6 gennaio su France 2, o giovedì su France 5 in uno speciale sul Camus giornalista impegnat. Il canale radio France Culture gli dedica un’intera ‘giornata Camus’, dalle 7 di domani mattina fino alle 23, che darà anche il via alle lettura in 10 puntate de ‘Lo Straniero’. Infine per tutto l’anno, a Parigi come a Aix-en-Provence, dove ha sede il Centre de documentation Albert Camus, e in molte altre città della Francia, sono in programma conferenze, film e spettacoli teatrali. (Paolo Petroni)

 Vita e opere di Albert Camus

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4 responses to this post.

  1. e il volto di Camus, col mozzicone.
    non "pare" già arte?

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  2. Ebbene sì, come qualcuno ha già osservato paragonandolo a James Dean, anch’egli morto prematuramente.
    Grazie, un saluto.
    Giovanni

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  3.  Grazie, mio Nuscis, per questo splendore di parole, da ricordare in ogni istante.

    Rispondi

  4. Uno scrittore da leggere e rileggere, Savina.
    Grazie
    Gianni

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