Rainer Maria RILKE – Poesie

rainer maria rilke

 

Un vento di primavera

Con questo vento viene destino; lascia,

lascia che venga tutto ciò che preme, cieco,

di cui noi arderemo -; tutto questo.

(E resta immobile perché ci trovi).

Porta il nostro destino questo vento.

Da chi sa dove questo vento nuovo,

sbandando sotto il peso di cose senza nome,

porta sul mare quello che noi siamo.

…Oh, se lo fossimo. Saremmo a casa.

(Vedremmo scendere e salire in noi i cieli).

Ma ogni volta con questo vento passa

il destino oltre di noi immenso.

*

Passeggiata notturna

Niente è paragonabile. Esiste forse cosa

che non sia tutta sola con se stessa e indicibile?

Invano diamo nomi, solo è dato accettare

e accordarci che forse qua un lampo, là uno sguardo

ci abbia sfiorato, come

se proprio in questo consistesse vivere

la nostra vita. Chi si oppone perde

la sua parte di mondo. E chi troppo comprende

manca l’incontro con l’Eterno. A volte

in notti grandi come questa siamo

quasi fuor di pericolo, in leggere parti uguali

spartiti fra le stelle. Immensa moltitudine.

*

Canto delle donne al poeta

Siamo come ogni cosa che si schiude,

e nient’altro che questa beatitudine.

Ciò ch’era sangue e buio in una belva

crebbe in noi per farsi anima e si tende

ancora a te, fatta anima, e ti chiama.

Tu, certo, la ricevi nel tuo viso

come un paesaggio, mite e senza brama.

Perciò crediamo non sia tu cui mira

il nostro grido. Eppure, in chi vorremmo

se non in te, perderci senza fine?

In chi, più che in te, cresce il nostro essere?

L’infinito con noi passa e si perde.

Sii tu la bocca che ce lo fa udire,

tu sii: tu che di noi dici l’essenza.

*

Esperienza della morte

Come ho patito ciò che ha nome addio.

E ancora so: un oscuro, implacabile, un crudele

qualcosa, che una forma in armonia composta

mostra ancora una volta e porge e lacera.

Come indifeso la guardavo mentre

lasciandomi partire mi chiamava e restava

quasi fosse tutte le donne in una,

ma bianca e piccola e non più che questo:

un saluto già non più a me rivolto,

replicato in silenzio – quasi già

inesplicabile: un susino forse,

onde un cuculo spiccò brusco il volo.

*

Rainer Maria RILKE

Poesie 1907-1926

Einaudi 2000

(I quattro testi sono stati tradotti da Giacomo Cacciapaglia)

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