“Il verso del moto” di Narda FATTORI. Con nota di lettura di Flora Restivo

Hopper donna alla finestra

Il vento è penetrato nel nido
ha sparigliato fili intrecciati a conca
avanzo dentro
una deriva di steli e di stecchi
ferite a vista abrasioni
le membra sciolte e incolte
come i fondi di caffè
alla turca bevuto in Macedonia
navigazione a vista
e sempre maldestra
fra scienza e nescienza
fra il fare e il pensare.

Mi siete compagni di viaggio
voi che non v’arroccate
e solo tenete
iI bagaglio a mano
sandali ai piedi da pellegrino
e ossa dure da scheletro
che non cede al fango.

*

L’ombra degli assenti
nella penombra della sera
proietta forme scure
contro il soffitto bianco.
La scontorno stupefatta
posso passarci dentro
nidificare nel vuoto quieto.

Sull’artrosi delle spalle
eseguite tutte le condanne
porto pesi piume affetti
piccole esistenze da nulla
un buco – un mondo intero
e tu sorella tu fratello.

Allora voi restatemi presenti
col profumo dei gesti noti
contro il gran rumore del mondo
che va peripeziando sghembo
senza una meta nota
e sgomma romba ciarla
cacofonie in conflitto
antifone del tempo.

*

Non è mai morta la bambina che fui
si stringe a me con i suoi sogni
sbrindellati
e quanto dolore quanta rabbia
quanto disperato amore…

All’orizzonte della mia sera
si sfilacciano bianchi cirri
strade senza meta
porte che restano chiuse
ma tengo in pugno ben serrati
i sassolini per il sentiero perduto
raccolti dalla bambina

ad uno a uno li lascio cadere
fra l’uniforme grigio
un sassolino bianco
che occhieggia malandrino

sono punti sul rigo
pensieri a capo
ricomincia ogni volta la lenta marcia
sempre all’indicativo presente.

*

Appoggio su un fianco
tutta la mia tristezza
perché non pesi su nessuno
e faccia sponda al mio stare.

E’ giorno di quieta solitudine
quasi beato
risuona la mia sacca di parole
una musica dolce di tregua
anche la soldataglia riposa
anche il dolore ha stanchezze.

Non so dire che cosa
mi rincuori se il bocciolo
del pesco o un canto di mamma
cosa rincuori il mio cuore
se questa nuova preghiera
se questo amore che tace
e mi mette intorno la pace
la pace tutt’intorno.

*

I crepuscoli d’ottobre scendono
rapidi e scavano voragini
sotto le mura dove ridevano i ragazzi

sorridono a spot le ore.

Francesco non ce l’ha fatta
e non chiedere ragione
per il suo salto nell’altrove
ora il suo letto è calmo.

Non c’è impervio da scalare
non una luce manca ci sono abbagli
spessi ceroni sulle piaghe
e noi conformati d’occidente
attendiamo al supermercato
con le borse piene e le unghie curate
che non lasciano graffi visibili

nessuno più è mansueto
siamo stati ghermiti ai saldi
irraggiati dentro i neuroni
e la corrente ci porta
come i topi di Hamelin

e intanto continua il passeggio
d’autunno sui viali
di tigli miti e bruniti
che nascondono Vespero
appena levata
solo sulle fredde vette
la notte è scura e diamantina.

*

Conosco la memoria dei muri
i pesi che gravano
era solo ieri che cantavo
nei cortei di maggio
a gota piena a capelli sciolti
so che tornerò ad incontrare
quello che foste
amici di pizza e di birra
sola
come una dimentica anguilla
a nuotare verso
quale la foce
quale ruscello…

Mi ricordo leggera
a tratti corale senza pudori
la vita che respirava dai porieE volava … volava
come quel cardellino
a cui hanno sparato
all’alba di ieri
una rosa di piombo.

*

E’ rimasta la devozione
a questa mitezza di azione
mentre il pensiero s’adombra
rumoreggia
come un calabrone
chiuso sotto un bicchiere

la mia parola dura un respiro
s’appoggia ad un foglio
non mente non sana
si ripete
senti l’eco? A quale segno
a quale arsura
dentro quale gabbia
mi avrà il giorno finale?

Mi è rimasto un nome
da usare con parsimonia
il mio inizio e la sua fine
e non attendo
nessun altro
battesimo.

*

Narda FATTORI
Il verso del moto
Mobydick (Faenza, 2009)
Prefazione di Anna Maria Tamburini

*

Dei cinque volumi di poesia finora pubblicati da Narda Fattori, ne conosco tre, quindi più della metà e nessuna delle sillogi ricalca le precedenti, pur mantenendosi intatte le strutture portanti della sua scrittura.
“ Il verso del moto”, mi appare maggiormente diretto alla semplificazione del discorso poetico, molto più aperto alla lettura delle sue intime riflessioni, di donna, di madre, di artista che lavora con e sulla parola.
Ho già detto, recensendo un altro bravo poeta suo conterraneo, di come la poesia emiliano –romagnola abbia delle peculiarità che, pur nelle ovvie differenziazioni, accomuna i veri poeti di questa matrice.
C’è la voglia di parlare di sé, ma non per esibire, piuttosto per operare un lavoro di demistificazione dalle artificiosità di cui è infarcita tanta parte della produzione poetica dei nostri giorni.
Credo di poter sostenere che la Fattori, in questa silloge, raggiunge punte di semplicità talmente raffinate da scombussolare l’anima: “Si fa dappresso il tramonto/ che allunga le sue ombre/ fra le zittite fronde della sera”.
Come non riconoscersi in questi versi, come non riconoscere il nostro personale tramonto e quello dei nostri ideali, il palpito segreto e inquietante, l’eco di mille domande rimaste senza risposta?
Onestamente, poco mi importa che l’opera sia divisa in quatto o quattrocento movimenti, questa è solo una scelta dell’autrice, che non mi sento di apparentare al “guscio di una chiocciola o all’apice di una conchiglia” , come mi è capitato di leggere in una colta recensione che le è stata dedicata, ma certo è una mia grave manchevolezza.
Io non faccio il critico letterario, vado in fondo a ciò che leggo in modo viscerale e, visceralmente ho amato questa silloge, così che essa si è trasferita ai piani più alti e nobili, al cuore, al cervello, senza perdere un grammo della sua scaturigine primigenia.

C’è nei versi della Fattori, un mix affascinante di suggestioni foniche e una solidità discorsiva che si snoda in percorsi lirico-intimistici di particolare interesse.
Ci sono momenti in cui dialoga con il suo stesso mezzo espressivo: la parola, ne fa un essere quasi dotato di volontà propria”Fu così che ti conobbi e ti volli/parola/ ora ferita e riarsa sottotraccia e io a cercarti/per un rigo di senso.”
In altri momenti si scioglie in spasimi di una disincantata visione d sé, nella sofferenza di un esistere dolente, ma fiero: “come sogliola mai mi nascosi/sotto la sabbia per sfuggire/ai pescicani voraci/, rivendicando il suo diritto anche all’errore:” Non ho visto il faro/non ho saputo vederlo/non ho voluto vedere/”
Apre, poi, al suo mondo, chiama le persone per nome, come se noi conoscessimo
Rossella che si è “ punta un dito, per una bacca”, mentre esordisce con magico:” Il vento s’è posato sul silenzio dei rovi”, la vecchia Malvina che stira, il viso grinzoso solcato da una lacrima, Roberta, il piccolo Edoardo e la sua manina di rosa a lenire i graffi, tutto quanto è per lei vita, palpito, tensione, viaggio interiore, sofferta consapevolezza che giunge ad un estremo, quasi autolesionistico “Oh poter avere una cataratta/ben scesa sull’iride”/, finanche questo, pur di non vedere “ la nefandezza dei giochi nei cortili del mondo” .
Il percorso compiuto fin qui dalla poetessa è stato pieno, ha compreso luoghi inospitali e raccolte oasi, momenti di afflato mistico in cui ha stretto fra le mani preghiere, seppur caduche e altri in cui ha desiderato quasi trasformarsi in un elemento non umano acqua canterina sui sassi/trota argentea alla corrente/granello minuscolo di sabbia”/, un vissuto consapevole e perciò stesso intriso di scoperte che determinano la misura dell’essere e dell’essere immersi nel reale.
Da tali scoperte, dopo mille disincanti, ecco il guizzo di luce: “ A fine corsa giunta/mi solleverà l’amore/con braccia salde/dentro una nicchia di sole”.
E poi, teneramente straziante:”Sarà un’uscita in silenzio/ senza sbatter d’imposta/ composta e nuda”.
“Composta e nuda”, in questi due aggettivi si connota la scrittura di Narda Fattori, ma essa è tanto di più fra questi estremi, è pane e “briciole di uovo sodo”, è triste consapevolezza:” i figli non sono amore/ che si strappa ma abitudine/di letti da rifare.”, è naufragio di tempo, di stelle, di speranze e noi siamo “cieli capovolti”, scombussolati viandanti a cui “succede a volte di svoltare/ l’angolo che non porta da nessuna parte.”

Non scoprirò certo l’acqua calda rilevando le peculiarità stilistiche e la padronanza dei mezzi tecnici presenti nella silloge, l’uso sapiente e mirato che l’autrice ne fa, questo potrebbe essere più adatto laddove si trattasse di una scoperta, ma Narda Fattori è un punto fermo nel panorama poetico dei nostri tempi e “ Il verso del moto”, mi appare opera completa ed estremamente matura, onnicomprensiva nel significante e nel significato.
Mi piace chiudere, timorosa di essere prolissa, con questo suo messaggio:”La signora che mi attende/ non ha fattezze da assassino/ quieta mi serra le labbra/ mi aggiusta il cuscino/proverà il rispetto che mi deve”.
Per noi tutti affinché ci sia comprensibile e familiare “il verso del moto”.

Flora Restivo

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