Pablo Armando FERNANDEZ – Poesie

Pablo Armando Fernàndez

Città

Città, chi cancellerà
i miei passi, i miei stupori?
Ricorderanno il giorno
che pranzai in un albergo,
entrai in un teatro,
o errabondo
seguii della notte
i passi frettolosi?
Sapranno che vagai, stretto
il cuore per non lasciarlo,
fra la folla,
rotolare, gridando: “vi amo”,
per ponti e vicoli solitari?
Penseranno che vi incontro,
vi saluto e accompagno nell’ultimo viaggio?
Solo per me la veglia?
Città, nessuno sa
che siete grandi sepolcri.

*

Parabola

Mia madre vuole che io sia felice, vuole
che sia giovane e allegro;
un uomo che non tema il passare degli anni,
non tema la tenerezza né il candore
del bambino che dovrei essere
quando mi tiene per mano e la sento ripetermi
-per non dimenticarle- questa e altre nozioni.
Mia madre non vorrebbe vergognarsi di me.

Mia madre vuole che non menta, vuole
che sia libero e semplice.
Non vorrebbe vedermi soffrire
perché la paura e il dubbio
sono mali che patiscono gli adulti,
e lei vuole che io sia il suo bambino.

Chiunque ci vedesse
non la capirebbe: per età coincidiamo
-non vuole che lo dica-
anche se lei mi diede la vita
quando aveva gli anni che oggi ho io.

Potremmo essere fratelli, lei un po’ più grande
potremmo essere amici: la sua memoria e la mia
corrispondono a un tempo in cui entrambi fummo giovani.
(Io ero più piccolo, ma nel ricordo la vedo cantare felice
fra noi figli, condividere la nostra infanzia.)

Mia madre vuole vedermi lottare a ogni ora
contro il dolore e la paura.
Soffrirebbe se sapesse che alla mia età,
la sua d’allora quando mi diede la vita,
io sono il suo vecchio padre e lei la mia dolce bambina.

*

Imparando a morire

Mentre mia moglie e i miei figli dormono
e la casa riposa dal via vai familiare,
mi alzo e rianimo gli spazi tranquilli.
Faccio come se loro –i miei figli, mia moglie-
fossero svegli, presi
dalle attività che riempiono i loro giorni.
Vago insonne (o sonnambulo) chiamandoli, parlando loro;
ma nessuno risponde, nessuno mi vede.
Raggiungo la più piccola delle mie bambine:
parla alle sue bambole, non bada alla mia voce.
Il maschio entra, abbandona la cartella da scolaro,
dalle tasche estrae il suo bottino:
i trucchi di un prestigiatore.
Vorrei condividere la sua arte e il suo tesoro,
vorrei essere con lui, va oltre:
non bada al mio gesto né alla mia voce.
A chi mi rivolgo? Le altre mie figlie, dove sono?
Giro per la casa giocando a farmi trovare:
Sono qua!
Ma nessuno risponde, nessuno mi vede.
Mie figlie nei loro mondi seguono un altro tempo
Dove sarà finita mia moglie?
La sento in cucina, l’acqua scorre,
profuma di foglie di coriandolo e di alloro.
E’ di spalle. Guardo i suoi capelli,
il suo collo giovane: lei vivrà…
Voglio avvicinarmi ma non oso
-profuma di spezie, di dolce appena sfornato-:
e se volgendo lo sguardo, non mi vedesse?
Come un attore che dimentica d’improvviso
la sua parte nella scena,
disperato grido:
Sono qua!
Ma nessun risponde, nessuno mi vede.
Finché arriva il giorno e con la sua luce
finisce il mio esercizio di imparare a morire.

*

Pablo Armando Fernàndez
ACQUE ERRANTI. Poesie da “All’Hudson” a “Tharros”
Edizioni della sabbia (Sassari, 1998)

A cura di Laura Luche e Teresa Fernàndez

*

Pablo Armando Fernàndez (Delicias, 1930) è una delle personalità più alte della letteratura cubana del ‘900. Insignito di prestigiosi riconoscimenti letterari, ha al suo attivo numerose opere poetiche e narrative. Fra queste si distinguono i romanzi Los Ninos se despiden (1968), pubblicato in Italia col titolo Isola, isole (Jaca Book, 1996), El vientre del pez (1983), Otro golpe de dados (1992) e il libro di racconti El talismàn y otras evocaciones (1995).

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2 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 30 marzo 2010 at 8:28 pm

    Solo vivendo si impara a morire.E se è vero che la poesia aiuta a vivere, significa che aiuta anche a morire.Non mi sembra cosa da poco.Ciao Giannigrazie per aver proposto un grande poeta, che ha incrociato e amato anche la SardegnaAntonio Fiori

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 1 aprile 2010 at 7:11 pm

    Grazie a te, Tonino.Un abbraccioGianni

    Rispondi

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