Un sogno comune

sogno2

Mio padre aveva un sogno comune
condiviso dalla sua generazione…

(Storie di ieri – F. De André)

 

E’ triste pensare che non esista tra i tanti uomini della politica e della cultura un sogno e un progetto sociale capaci di guardare al futuro con rinnovata speranza, lasciando alle spalle storture e macerie; magari non facile da realizzare, che sappia contenere ideali di bellezza e di giustizia, a lungo calpestati, riscattando la rabbia e l’adrenalina versati sulla cronaca miserrima di ogni giorno, con estenuanti discorsi, convegni, tribune, manifestazioni.
E’ forse da ingenui nutrire questa speranza, ma credo che sia ben peggio rinunciarvi. Io non so rinunciare al sogno di una casa comune dove ci si possa ritrovare con la consapevolezza d’appartenere a un luogo dove non si è più costretti a penare per ottenere ciò che spetta; dove sia un ricordo l’imperversare di furbi e squali, di belli addormentati sui cuscini del loro benessere; un luogo in cui la regola non sia l’accumulo di denaro e beni materiali a vantaggio di pochi ma la loro condivisione. Non sappiamo se questo sarà possibile, in che misura, e quando.
Sappiamo solo che è importante continuare la difesa, a oltranza, di regole e principi; ma che questo non basta, non basta urlare disperati, firmare petizioni e appelli.
La strategia in atto, che subiamo, è sfiancare il dissenso, fargli dire che ora mai è tutto inutile. Occorre elaborare e opporre, subito, la forza di un sogno davvero grande e non taroccabile a uso di nuovi imbonitori, che susciti entusiasmo e condivisione, che sappia mettere assieme cervelli ed energie; non è più sufficiente un progetto vagamente alternativo e di sinistra.

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5 responses to this post.

  1. Siamo davvero troppo rassegnati, Giovanni, sfibrati dal nostro sterile opporci e ancora incapaci di proporre qualcosa di valido, di "sognare", appunto, incanalando le energie rimaste nella difesa di valori, che spero siano ancora presenti in noi, ma anche nell’impegno di attuare un programma che sia concreto e in grado di risvegliare le coscienze.
    Purtroppo manca ciò che è basilare, la presenza di un uomo capace di suscitare nuovamente la speranza ma anche la voglia e l’entusiasmo di credere realmente che si possa voltare pagina.
    Io non vedo tra i pochi politici ancora seri qualcuno con queste caratteristiche. Mi auguro però vivamente di non aver visto bene!
    Un caro saluto, Giovanni, e grazie.  Piera
     

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  2. Hai centrato il problema, Giovanni, così come hai individuato la strategia ‘sfiancante’.  Il probleme è allo stesso tempo attuale e universale: la fedeltà ai sogni. Non rinunciare ai sogni, coltivarli anzi, richiede coraggio e corresponsabilità, disponibilità a serbare memoria. Sono parole fuori moda? Forse, ma le ho viste vivere trasversalmente a generazioni e biografie. Questo è un buon viatico nel viaggio verso il sogno, nella resistenza alla strategia sfiancante.

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  3. Grazie, Piera. Non ho presente neanch’io, in questo momento, politici che abbiano fatto  voli particolari di fantasia e di progettualità, non dico sul mondo ma almeno su questo paese.  E’ in invece più frequente vedere e apprendere di ottime iniziative a livello locale, specie in realtà sociali evolute, e certo per maggiore gestibilità delle iniziative. Per il resto, non si sentono che copioni già sentiti, sul piano sconfortante dell’ordinaria amministrazione.

    I sogni, Anna Maria, sono importanti, certo, e forse, in una qualche misura, contagiosi e reiterabili. I sogni andrebbero però nutriti, favorendo le  condizioni affinché ciò avvenga, facendo lavorare meglio la scuola e sanando il pessimo sistema informativo pubblico. Non è un bel momento questo, ma molte sono le persone di qualità e oneste, lontane dalle luci della ribalta mediatica.

    Grazie, e un caro saluto a entrambe.

    Giovanni

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  4. Posted by utente anonimo on 29 dicembre 2009 at 11:04 am

    Rinunciare a sogni e speranze è un po’ come morire…..
    Ma la situazione politica non aiuta; ci troviamo in un momento storico in cui è impossibile trovare ideali di bellezza e giustizia e persone che li incarnino nelle quali  riporre fiducia.
    Regna spesso la disillusione, la rassegnazione e l’incapacità di sognare ancora. Questo è tanto preoccupante, perchè abbiamo oggi più che mai bisogno di credere ancora che si possa voltare pagina.
    Forse sarà da ingenui, ma come dici tu è peggio rinunciare a questa speranza!
    Buon Natale, seppure con ritardo, caro Giovanni.
    Elisa.

    Rispondi

  5. Grazie, Elisa, è come dici. La speranza è irrinunciabile, ma va comunque ben riposta, e va amata di per sé, come sentimento e fondamento dell’incedere individuale e collettivo; non ostante le crescenti disillusioni,  qualche fiore dischiude e dischiuderà sempre i suoi petali.
    Buon anno a te e a tutti i visitatori di questo blog!

    Giovanni

    Rispondi

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