Archive for maggio 2010

I denti del potere (1)

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“Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC, vd. foto) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“; la prossima settimana il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all’ESTERO; basta che il Ministro dell’Interno disponga con proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.
In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti iblog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
ITALIA: l’unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.
Mentre negli U.S.A. Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l’Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l’Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata “Punto Informatico” e il blog di Grillo.
Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica la “democrazia” è un concetto VUOTO.”

Dal blog di Peppe Grillo

Lettura della non lettura

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Scorrendo i dati Istat relativi alla lettura dei libri in Italia, riferiti agli anni 2000 e 2006 e al 2009, trova conferma quanto già in parte si sapeva: che il 10,3% degli italiani non possiede in casa neanche un libro, che a leggere sono più le donne (66%) degli uomini (39%) nella fascia d’età 20-24 anni, che i maggiori lettori sono, tra le diverse categorie sociali, i dirigenti, gli imprenditori, i liberi professionisti e i direttivi, i quadri, gli impiegati, mentre tra coloro che leggono meno ci sarebbero le casalinghe. Il 37% della popolazione non legge libri, soprattutto perché la lettura “annoia”, “non appassiona”. I maggiori lettori – quelli che hanno letto più di dodici libri nei dodici mesi precedenti l’intervista – sono compresi nella fascia di età 45-54 anni. Le famiglie che posseggono in casa più di quattrocento libri vivono, nell’ordine, in Friuli, in Toscana, in Emilia Romagna, nel Lazio, in Sardegna, nel Veneto, in Umbria.
Le rilevazioni contengono molti dati a cui rimandiamo la lettura. Dati da interpretare con attenzione, come quelli che esprimono – in controtendenza rispetto a un generale incremento negli anni dei lettori – una flessione nelle fasce d’età che vanno dai 20 ai 44 anni. Diverse possono essere le ragioni, senza che le une escludano le altre: perché si tratta di anni in cui si viene sempre più risucchiati dalla ricerca o dal consolidamento del lavoro? Per la funzione surrogatoria della rete rispetto ai supporti cartacei? Per l’avvento dei social networks? Per la fretta e la sfiducia epocali che spingono a cercare gratificazioni immediate  a costo minimo?

Vivalascuola!

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Un post da non perdere di Giorgio Morale sul blog La Poesia e lo spirito, nella rubrica Vivalascuola, con interventi di Livia Candiani e Sebastiano Aglieco, e alcune splendide poesie degli alunni.

 

Nashua 9 anni marocchina
La mia mamma moriva,
le chiedevo aspetta
sta
arrivando il mio compleanno,
lei sorrideva e diceva:
avrai un
compleanno bellissimo!

Axle, quinta elementare
Quando hai paura
trattieniti
e poi respira
sei innocente
quando hai
un maestro.

A che cosa crede il poeta (1929) – di Hermann Hesse

Nella nostra epoca il poeta, nel quale si incarna il tipo più puro dell’umanità dotata di un’anima, si trova preso in mezzo fra il mondo delle macchine e quello dell’attività intellettuale organizzata come in uno spazio senz’aria dov’è condannato a soffocare: giacché il poeta è appunto rappresentante e paladino di quelle forze e di quelle esigenze dell’uomo alle quali la nostra epoca ha dichiarato la più fanatica delle guerre.
Accusare di ciò la nostra epoca sarebbe una sciocchezza. Essa non è né migliore né peggiore delle altre. Per chi può condividere i suoi obiettivi e i sui ideali è un paradiso; è un inferno per chi, invece, le deve opporre resistenza. Per noi poeti è dunque un inferno. Il poeta, se vuol serbarsi fedele alla propria origine e alla propria vocazione, non può aderire al mondo ebbro di successo che si impadronisce della vita per mezzo dell’industria e dell’organizzazione, e neppure al mondo dell’intellettualità razionalizzata che oggi domina, per esempio, nelle nostre università. E poiché unico dovere del poeta è quello di essere servo, paladino e cavaliere dell’anima, nella fase attuale del mondo egli si vede condannato a una solitudine e a una sofferenza che non sono di tutti. Assai pochi poeti ha oggi l’Europa, e nessuno fra essi è privo di un tratto di tragicità, per non dire di donchisciottismo. Per contro essa brulica di quella sorta di “poeti”, prediletta dai lettori borghesi, che impiegano il loro talento e il loro gusto nell’esaltazione di quegli ideali e di quei valori che figurano appunto nell’agenda del borghese: oggi la guerra, domani il pacifismo, eccetera.
Ma di coloro che possono veramente definirsi “poeti” non pochi periscono, ridotti al silenzio, nello spazio senz’aria di quest’inferno. Altri, per contro, si addossano la sofferenza, vi si riconoscono, si sottomettono al destino e non si ribellano quando vedono che la corona d’alloro in altri tempi imposta ai poeti si è mutata oggi in una corona di spine. A questi poeti va il mio amore, sono essi che onoro, che amo e di cui voglio essere fratello. Noi soffriamo: ma non per protestare né per imprecare. Nell’aria, che per noi è irrespirabile, del mondo delle macchine, e nella barbara indigenza che ci opprime, noi soffochiamo, eppure non ci separiamo dal tutto, accettiamo il soffocare e il soffrire come la parte che dobbiamo prendere ai destini del mondo, come la nostra missione e la nostra prova. Non crediamo a nessuno degl’ideali di quest’epoca, non a quello dei generali né a quello dei bolscevichi o dei professori o degli industriali. Ma crediamo che l’uomo sia immortale, che da ogni deformazione la sua immagine potrà risorgere risanata, da ogni inferno purificata. Non cerchiamo di spiegare la nostra epoca, né di migliorarla né di ammaestrarla, ma di sempre nuovamente schiuderle, svelando il nostro dolore e i nostri sogni, il mondo dell’anima. Quei sogni, in parte, sono tristi sogni d’angoscia, quelle immagini sono in parte visioni terrificanti; ma non possiamo abbellirle, non possiamo truccare la verità. Questo lo fanno a sufficienza i “poeti” che servono a intrattenere i borghesi. Noi non nascondiamo il pericolo che corre l’anima dell’umanità, l’abisso a cui è vicina. Ma neppure possiamo nascondere che crediamo alla sua immortalità.

Hermann Hesse
Una biblioteca della letteratura universale
Adelphi, 1980

1° Maggio

MF115

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” (Art. 4 Costituzione)

Principi mirabili, parola per parola. E parola per parola ne cogliamo il contrasto palese con l’esperienza che viviamo. A nessuno è riconosciuto un diritto al lavoro. Nessuno può infatti rivolgersi a enti pubblici o a privati rivendicando questo diritto. Certo, esistono norme a tutela di alcune categorie (disabili) affinché vengano assunte negli enti pubblici, in una determinata percentuale, e ci sono norme che vorrebbero incentivare le assunzioni presso i privati, coi risultati che conosciamo. Ma un obbligo specifico di assumere non esiste, per nessuno. Si è soli, quasi sempre soli nella ricerca di un lavoro. Chi lo ottiene, a prezzo spesso di grandi sacrifici, sempre più di rado lo mantiene, soprattutto nel settore privato. Una precarietà che ci tiene sospesi. Alcuni molto più di altri, con tragedie che implodono per lo più in una cerchia ristrettissima, e che presto si dimenticano, presi come siamo dai nostri problemi. Sappiamo che possiamo contare solo su noi stessi, sulle nostre forze.