1° Maggio

MF115

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” (Art. 4 Costituzione)

Principi mirabili, parola per parola. E parola per parola ne cogliamo il contrasto palese con l’esperienza che viviamo. A nessuno è riconosciuto un diritto al lavoro. Nessuno può infatti rivolgersi a enti pubblici o a privati rivendicando questo diritto. Certo, esistono norme a tutela di alcune categorie (disabili) affinché vengano assunte negli enti pubblici, in una determinata percentuale, e ci sono norme che vorrebbero incentivare le assunzioni presso i privati, coi risultati che conosciamo. Ma un obbligo specifico di assumere non esiste, per nessuno. Si è soli, quasi sempre soli nella ricerca di un lavoro. Chi lo ottiene, a prezzo spesso di grandi sacrifici, sempre più di rado lo mantiene, soprattutto nel settore privato. Una precarietà che ci tiene sospesi. Alcuni molto più di altri, con tragedie che implodono per lo più in una cerchia ristrettissima, e che presto si dimenticano, presi come siamo dai nostri problemi. Sappiamo che possiamo contare solo su noi stessi, sulle nostre forze.

5 responses to this post.

  1. Posted by PannychisXI on 4 Mag 2010 at 3:48 am

    La solitudine immensa che sta portando a ucciderci tra noi.

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  2. Posted by 1Nuscis on 6 Mag 2010 at 12:24 pm

    Vero, Savina, e il peggio si consuma nel silenzio più totale; e cresce la ritrazione delle istituzioni dai problemi dei lavoratori, e con essa la nostra sfiducia.Gianni

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  3. Posted by accipicchia on 15 Mag 2010 at 9:20 am

    Un amarissimo approfondimento che condivido al cento per cento. La più grande delle incoerenze tra la parola scritta, per la quale si dovrebbe avere un grandissimo rispetto,  e la sua attuazione. Grazie, Giovanni, come sempre. Un caro saluto .Piera

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  4. Posted by anonimo on 15 Mag 2010 at 11:32 pm

    Caro Giovanni, questo è un tema su cui spesso rifletto anch'io.Molti princìpi sanciti dagli articoli della nostra Costituzione non sono affatto garantiti a tutti i cittadini: il diritto alla casa, al lavoro, allo studio…..Il paradosso, però, che rappresenta il rovescio di qusta medaglia e che mi disgusta altrettanto, è assistere all'insoddisfazione di chi si vede riconosciuto il diritto al lavoro e si lamenta per mille motivi diversi, si sente vittima di ricorrenti ingiustizie e non è capace di un po' d'umiltà, inghiottendo, talvolta, anche qualche boccone amaro.Dovremmo imparare a riconoscere le reali situazioni di sfruttamento e sottomissione, a difendere i diritti dei più deboli, ad accettare anche condizioni lavorative non ideali, ma comunque di privilegio, se il diritto al lavoro abbiamo la fortuna di averlo per noi garantito.In troppi ormai arrancancano rincorrendo quella coerenza che tra parole e fatti dovrebbe esserci e di chi non ha un lavoro, nessuna istituzione se ne fa carico!Ciò non è solo ingiusto, è davvero tanto triste…….Grazie, un caro saluto, Elisa.

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  5. Posted by 1Nuscis on 16 Mag 2010 at 7:44 pm

    Grazie, Piera ed Elisa.Alcuni principi sanciti nella Costituzione avevano una valenza programmatica rivolta ai legislatori futuri, notoriamente e tristemente disattesa. A forme di tutela minimali ed estese a tutti (un lavoro, una casa, una pensione, assistenza in caso di bisogno, si è preferito un liberalismo dove imperversa la legge del più forte, spacciando questa libertà da far west per legge di natura. Lo Stato si è lentamente ritratto da forme di  compresenza in enti e aziende erogatrici di servizi pubblici (enel, poste, ferrovie etc.), per contenere i costi a salvaguardia di salari e stipendi."Dovremmo imparare a riconoscere le reali situazioni di sfruttamento e sottomissione, a difendere i diritti dei più deboli, ad accettare anche condizioni lavorative non ideali, ma comunque di privilegio, se il diritto al lavoro abbiamo la fortuna di averlo per noi garantito." Ciò che dici è giusto, Elisa. Chi ha un lavoro, pubblico o privato che sia, deve guardarsi intorno e non dimenticare la condizione di sopravvissuto alla falcidia quotidiana di posti di lavoro. Nel contempo, non potrà non vedere il divario di condizioni economiche sempre più inaccettabile in cui, a fronte di un impoverimento crescente, una parte consistente della società continua ad accrescere  patrimonio e qualità della vita. Non si può restare impassibili a questo, e anche se non si è coinvolti personalmente, è giusto prendere posizione in tutti i modi possibile; non ultimo, contenendo le proprie pretese di lavoratori che bene o male ancora sopravvivono.Un caro saluto a entrambe.Giovanni

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