Archive for ottobre 2010

Premio David Maria Turoldo – 9° edizione – anno 2011

david turoldo2

Premio David Maria Turoldo  

9° edizione – anno 2011

Regolamento per la partecipazione

 

L’Associazione Poiein, al fine di favorire lo sviluppo della cultura sulla rete Internet e per suoi scopi di solidarietà sociale, indice un concorso di poesia a tema libero, con le modalità esposte nei punti riportati di seguito.

1.  E’ indetta la nona edizione del premio di poesia “David Maria Turoldo”, aperta ad artisti di ogni nazionalità e di ogni lingua, purché i testi in lingua straniera o in dialetto, siano accompagnati da traduzione (letterale o poetica).

 

2. Gli iscritti partecipano con tre poesie mai pubblicate prima del 01 gennaio 2010

Delle opere già pubblicate dopo il 1° gennaio 2010, in volume o raccolte, sarà espressamente indicata la bibliografia (il volume, la rivista, il quotidiano, i siti Internet sui quali è apparsa).  I vincitori delle precedenti edizioni sono esclusi dalla partecipazione al concorso per i 5 anni successivi, ma possono presentare testi fuori concorso, editi o inediti.

Su specifica richiesta inoltrataci nelle scorse edizioni, l'organizzazione del premio accetta iscrizioni, inoltrate da parenti, di poeti deceduti dopo il 1. gennaio 2006.

Non si accettano opere firmate con pseudonimo o "nome d'arte", ma soltanto con nome e cognome anagrafici.

 2. bis – Gli autori che lo ritengano opportuno, possono accompagnare i loro scritti da una breve nota introduttiva (1 cartella, 3000 battute c.a) che contestualizzi i tre componimenti inviati, evitando accuratamente di farne la parafrasi.  Gli autori potranno anche chiedere l'esposizione della loro fotografia (200 pt in orizzontale) e del loro indirizzo di posta elettronica, per eventuali feed-back privati dei lettori (indirizzo che verrà, per ragioni di sicurezza, scritto nel seguente formato: nome[ ]dominio.nazione  es. turoldo[ ]poiein.it.  E' inoltre possibile ai partecipanti chiedere di segnalare le URL nelle quali sono presenti le loro opere sul web e l'URL dell'eventuale sito personale o nel quale sono maggiormente presenti i suoi lavori, che verrà posto in calce alle opere in concorso.

 

 2. ter – Gli autori che lo ritengano opportuno, possono chiedere l'inserimento nella pagina dei loro scritti di un link a file audiovisivi o soltanto audio, contenenti la registrazione della recita delle opere in concorso.  I file audiovisivi devono pervenire in formato WMV (media compressione) e i file audio in formato MP3 128 Kbs o superiore.  Detti file dovranno essere inviati, anche unitamente alle poesie scritte, all'indirizzo di posta elettronica gianmario@poiein.it L'uso di tale indirizzo è perentorio (è l'unico con una casella da 1 Gb a disposizione).  Gli autori che non sono in grado di produrre autonomamente le registrazioni audio e video, possono inviare alla segreteria, all'indirizzo di cui al punto 3 b), i nastri o i dischi originali (che però non potranno essere restituiti).  La Segreteria provvederà al montaggio dei filmati nel formato WMV e alla conversione dei nastri audio in formato MP3.

Gli allegati di cui sopra diventeranno parte integrante del sito poiein.it, così come i testi, e archiviati in apposita sezione.

(vedi anche nota per i punti 2 bis e 2 ter)

 

3.   Ai partecipanti è chiesto, a titolo di donazione, un importo in denaro oscillante da un minimo di € 20 a un massimo a discrezione, in considerazione delle finalità dell’iniziativa.

Tale contributo infatti, dedotti i premi in palio, è destinato allo sviluppo di attività educative e formative nei Paesi poveri, nella convinzione che lo sviluppo dell’istruzione e della cultura è direttamente connessa alla libertà della persona e alla sua auto-realizzazione.  Il contributo non è richiesto ai membri dell’Associazione.

L’importo può essere:

a)  versato tramite bonifico sul CC. bancario 000035650, Banca Popolare di Sondrio, ABI 05696 CAB 11000CIN "P", intestato all’Associazione Poiein, (IBAN IT27 P056 9611 0000 0003 5650 X51)

b)  inviato tramite  assegno bancario non trasferibile a: Associazione Poiein, C/o Gianmario Lucini, Via Amonini, 9 – 23020 – Piateda

c)  Tramite CCP n. 5391499 intestato a Gianmario Lucini.

c)  in ogni caso indicando nella causale di versamento o nello scritto per posta, la dicitura "partecipazione al Premio Turoldo – 9° edizione".

 

Si raccomanda vivamente di non fare uso di vaglia postali, poiché costano molto (6 €) a chi versa e inoltre la compilazione dei moduli per l'incasso è farraginosa e necessita di troppo tempo.

 

4.   Le opere dovranno pervenire, entro il 31 gennaio 2011 in unica copia, a uno dei seguenti indirizzi  (a comodità del partecipante):

–   Indirizzo di posta elettronica  turoldo@poiein.it (come allegato Word o RTF)

–   Associazione Poiein, C/o Gianmario Lucini, Via Amonini, 9 – 23020 – Piateda   (con la copia su CD o Floppy Disk);

 

Si raccomanda vivamente di inviare i testi, se possibile, per posta elettronicao su supporto magnetico in caso di invio postale.  Tale modalità si rende necessaria per evitare possibili errori nella trascrizione dei testi da formato cartaceo a formato elettronico.

 

L’iscrizione diverrà effettiva all’accertamento del versamento bancario o al ricevimento del vaglia o dell'assegno di cui al punto 3).

 

Le opere saranno pubblicate per intero sul sito Internet,  www.poiein.it  in apposita sezione, man mano che perverranno all’Associazione.   L’atto della pubblicazione equivale all’attestazione che l’autore è iscritto al concorso.  Le opere pubblicate rimarranno di proprietà dell'autore ma faranno parte del sito www.poiein.it sino a che esisterà il sito.

 

5   L’autore dovrà indicare nella lettera di invio o sul messaggio di posta elettronica:

   a) cognome e nome, b)  indirizzo completo, c)  numero di telefono, d)  indirizzo di posta elettronica  (se posseduto), f)  breve curriculum  (circa 10 righe), compilando con precisione la scheda allegata al presente bando e allegandola al file contenente le poesie.

 

6.   Premi

Il primo premio consiste in un assegno in danaro di€ 500 e la pubblicazione di una raccolta di poesie di 72 pagine in 500 copie, con assegnazione di 50 copie e diritti d'autore (20%) sulle copie vendute oltre le 200.  L'opera, qualora ritenuta valida a insindacabile giudizio dell'Associazione Poiein, sarà adeguatamente prefata, recensita, inviata alla critica  e distribuita tramite e-commerce, in alcune librerie e nel corso di eventi culturali concordati con l'Associazione Poiein.  L'autore può rinunciare alla pubblicazione, oppure l'Associaizione Poiein può decidere di non pubblicare l'opera che sarà presentata: in tal caso il vincitore riceverà un assegno (complessivo) di € 1.000 (si veda, a proposito di questo paragrafo, la nota esplicativa contenuta nella Bacheca del premio).

 

Il secondo premio consiste inun assegno in danaro di € 350.

 

Il terzo premio consiste in un assegno di € 250

 

Al/lla poeta meglio classificato/a fra i partecipanti che al 31 dicembre 2010 non abbiano ancora compiuto i 25 anni, sarà corrisposto un assegno di 300 €.

 

I premi di cui al punto precedente e il titolo di "Vincitore del xxx premio alla  9° edizione del concorso D.M. Turoldo"  possono, a discrezione della giuria,  non essere attribuiti per mancanza di requisiti letterari dei testi;  in tal caso vengono attribuiti gli importi sostitutivi in danaro come segue:  1° classificato: € 1000;   2° classificato, € 350;    3° classificato, € 250; minori di anni 25: € 350.

 

L'organizzazione del premio si riserva di aumentare gli importi sopra indicati o di aggiungere un ulteriore premio ai quattro  in palio o altre pubblicazioni, in vista di sponsorizzazioni e patrocini oppure nel caso che il numero dei partecipanti sia superiore a 150.

 

I classificati dal 2° al 10° posto, potranno ricevere, su indicazione dei giurati, una proposta editoriale particolarmente vantaggiosa.

  

7.   La Giuria del premio è composta da poeti e critici il cui nome sarà reso noto  sulla bacheca elettronica della presente edizione solamente dopo la selezione delle opere finaliste .  La segreteria organizzativa del premio è affidata a Gianmario Lucini.

 

La proclamazione del vincitore spetta al Presidente della giuria.  Il verdetto della giuria è insindacabile.  Ad ogni partecipante saranno indicate, tramite posta elettronica, la graduatoria finale e le motivazioni della giuria.

 

I nomi dei vincitori saranno resi noti con comunicato della Giuria in occasione dell’aggiornamento del del sito ai primi giorni del marzo 2011.  I vincitori saranno avvisati per posta elettronica e per telefono.

 

La cerimonia di premiazione si terrà alla fine di marzo presso il Centro Multimediale del Comune di Piateda (So), in data che verrà comunicata e con programma che verrà stabilito e pubblicato nella bacheca del concorso.  Gli autori premiati dovranno parteciparvi, pena l’annullamento dell’assegnazione del premio e/o dell'importo sostitutivo in danaro, tranne gravi motivi e a discrezione della giuria.

 

8.   Ogni lettore che naviga sul sito, potrà esprimere un giudizio sui testi, con un messaggio che deve essere FIRMATO e inviato all’indirizzo turoldo@poiein.it (specificando ovviamente il nome dell'autore al quale si riferisce la critica inviata).

Non vengono presi in considerazioni giudizi non supportati da argomentazioni(si chiede espressamente di argomentare il “perché” un’opera sia apprezzata o non apprezzata).

 

9.   Per ogni aspetto formale non espressamente regolamentato, si fa riferimento alle decisioni della giuria, la quale le comunicherà sulla bacheca elettronica del concorso.

 

Per ulteriori informazioni:

a)   La bacheca del concorso

b)   Gianmario Lucini  (338.17.31.774 – gianmario@poiein.it  –

       Skype contact: gianmario.lucini  –   (preferisce l'uso della posta elettronica o Skype)

  

______________________________

 

 

Fac-simile della scheda di partecipazione

 

 

(copiare, completare e incollare nel corpo del messaggio con l’invio delle opere, sostituendo gli spazi sottolineati con le informazioni richieste)

 

[Cognome e nome] ____________________________________________________________

 

[Indirizzo (residenza, CAP, Città)] ________________________________________________

 

[Data di nascita] __/__/____  [Telefono] _________________  [Cell.] ___________________

 

[Posta elettronica] ____________@______________

 

 

Breve curriculum

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

_____________________________________________________________

 

Versamento del contributodi € ___,00 tramite:

¨  CC bancario

¨  Assegno non trasferibile

¨  CC Postale

¨  Altro (specificare) ____________________________________

 

La Segreteria, in ottemperanza alle disposizione di Legge, non divulgherà i datipersonali se non ai fini dell’allestimento della pagina personale su Internet: nome, cognome, città di residenza, accenno generico alla professione (come nelle precedenti edizioni).  Le informazioni sul curriculum verranno impiegate solo per meglio documentare la presentazione delle opere in graduatoria finale.

Annunci

“Mia figlia follia” di Savina Dolores MASSA. Presentazione a Sassari

mia figlia follia

Venerdì 29 ottobre 2010

Savina Dolores Massa

propone il monologo

E’ nata ‘na creatura

per presentare il suo romanzo

Mia figlia follia

(Edizioni Il Maestrale)

Dialogano con l’autrice Antonio Fiori e Giovanni Nuscis

L’appuntamento è alle 18.30 presso Saletta Odradek,

via Torre Tonda 42 – Sassari.

 

Lode al lodo

parlamento

Lode al lodo e al nodo

perfetto di cravatta

che lo sostiene.

Lode a chi regge la flebo

ad un sistema morente.

Lode a chi ignora i misfatti

ingiudicati e impuniti.

Lode a chi viola princìpi 

difesi col sangue dai padri. 

Lode a chi ha ucciso speranze

e diritti di generazioni.

Lode al lobo sinistro

di chi ha comprato

e di chi si è fatto comprare

per un voto o un'alzata di mano.

Lode ai servi in gessato

che esprimono rammarico e stupore

per l’incapacità di capire

il doveroso salvataggio del padrone.

Lode alle allodole

che ne danno notizia al tigì

per un solo minuto, contro i dieci

dedicati all’ennesima tragedia:

calata come una tenda

sulle vergogne d'un paese, venduto. 

Lode a chi ha creduto

al milione di posti di lavoro

al rilancio dell’economia

alle grandi riforme.

Lode agli imbecilli del

dopo di lui il diluvio.

Lode a chi mangia e beve

e se ne infischia di tutto.

Lode ai furbi che

dall’altra parte della scure

piangendo miseria si sono arricchiti.

Lode allo tsunami gentile

che letti i nostri sogni

spazzerà via la merda

lasciandoci vivi.

 

gn

 

A Liu Xiaobo il Nobel per la pace 2010

liu_jpg_415368877

Può darsi che l’attribuzione del Nobel per la pace 2010 al dissidente cinese Liu Xiaobo (“per la sua lunga e non violenta battaglia per i diritti umani in Cina”) nulla dica ai destinatari della notizia: un Nobel come altri, attribuito anche a capi di stato, a persone lontane dalla nostra vita, dai problemi personali di ogni giorno. Ma Liu Xiaobo si trova in carcere condannato a 11 anni per ”istigazione alla sovversione”. Liu Xiaobo fa parte dei 303 intellettuali che hanno elaborato la Carta08 firmata da oltre 2000 cittadini cinesi. Il governo cinese era contrario persino alla sua candidatura, e ora lancia pesanti strali definendo “oscena” la scelta dell’Accademia svedese, imponendo nel paese il black out mediatico. La Cina  è la seconda potenza economica per prodotto interno lordo, il paese con lo sviluppo economico più veloce del mondo (col tasso di povertà passato dal 53%, nel 1981, all’8% nel  2001), la Cina è la nuova superpotenza militare emergente. Ma la Cina è anche il paese che non ha introdotto alcuna libertà dal punto di vista politico, il paese  in cui si eseguono più condanne a morte (parrebbe, 10.000 all’anno); ed è dai condannati a morte che sembrerebbe provenire la maggior parte degli organi espiantati. La Carta08 è un documento coraggioso che prendendo atto della gestione liberticida del potere, in Cina – e richiamando sia la Carta 77, elaborata da intellettuali cecoslovacchi, e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, sottoscritta a suo tempo anche dalla Cina – riassume le ragioni e i principi per un nuovo, auspicato governo democratico. Viste le reazioni, difficile dire (o fin troppo facile dedurre?) come impatterà questo importante riconoscimento nelle decisioni future delle alte sfere politiche cinesi.
Un intellettuale, dunque, Liu Xiaobo, che ha pagato sulla propria pelle la giusta aspirazione ad una società migliore, più giusta e più libera. Il Nobel ha premiato con questo non solo il suo coraggio, e quello di tanti altri come lui, ma il sentimento irrinunciabile della sfida e della speranza, quando sono in gioco valori di libertà e dignità umana universalmente riconosciuti.
A noi, così lontani e diversi da lui, da loro, non solo geograficamente, dovrebbe far riflettere questo premio, e ricordarci che gli intellettuali esistono ancora, e che hanno ancora una ragion d’essere quando prendono posizione e si mettono in gioco per una causa giusta. Ci dice anche, questo Premio, pensando alla nostra realtà politico-sociale, che mai tutto è perduto. gn

“u principinu” di Mario Gallo. Recensione di Marco Scalabrino

U PRINCIPINU

L’immagine scelta per la copertina è quella del principinu sull’asteroide B 612, il pianeta d’origine del principinu che è stato visto al telescopio, una sola volta, all’incirca nell’anno 1920 da un astronomo turco. Altrove abbiamo rintracciato quella del principinu che “approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici” o quell’altra del principinu nel “miglior ritratto che riuscii a fare di lui più tardi”. Quale comunque che essa sia, sono tutte immagini assai belle, le quali, è risaputo, sono creazioni dell’autore stesso di LE PETIT PRINCE, ovvero dell’aviatore-scrittore francese Antoine De Saint-Exupéry.
Per questa illustrazione e per le successive, la più parte a colori, assodata la felice collocazione rispetto al progredire della narrazione, un primo aspetto che ci colpisce (che c’entri la globalizzazione?!) è che questo volume, pubblicato in settecento copie col patrocinio della Regione Siciliana, dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Fondazione Ignazio Buttitta di Palermo, risulta essere stato stampato in … Germania, dalle Edition Tintenfass.
Non i contenuti e le forme de LE PETIT PRINCE, né i contenuti e le forme della versione in lingua italiana a noi più vicina saranno all’attenzione di questa breve testimonianza, quanto piuttosto i temi e soprattutto gli esiti di questa ennesima versione. Come non mai possiamo affermare ennesima versione, giacché LE PETIT PRINCE, che ci risulti, è stato tradotto ad oggi in oltre 220 idiomi, dall’afrikaans allo zulu, dal bengalese allo yiddish, passando per l’armeno, il bielorusso, il croato, il coreano, il lituano, lo swahili, il tahitiano, il tamil, e perfino l’esperanto, il gaelico, il latino, il provenzale, e ciò fa di LE PETIT PRINCE un’opera universale, una tra le più diffuse, conosciute e lette al mondo. Tant’è che, soltanto in Italia, essa è stata adattata, oltre che nella lingua nazionale, altresì nei dialetti bergamasco, bolognese, friulano, milanese, napoletano, piemontese, sardo, veneziano e, ora, anche siciliano. Alla edizione in italiano curata da Nini Bompiani Bregoli ci rifaremo, comunque, per quegli accostamenti fra gli esiti in lingua e quelli in siciliano realizzati da Mario Gallo dei quali ci occuperemo.
Conosciamo da parecchi anni Mario Gallo, quale Siciliano autentico (benché abbia trascorso grande fetta della sua esistenza fuori dai confini del Triangolo), quale appassionato direttore del periodico fiorentino LUMIE DI SICILIA, quale autore di alcune pubblicazioni tra cui I VESPI SICILIANI, pungente satira di costume; ma in verità egli ci ha sorpreso allorquando, qualche tempo fa, ci partecipò di avere concepito e intrapreso questo progetto e non meno adesso che il progetto vediamo compiuto. Ci viene da supporre che, oltre alla predisposizione dell’animo, oltre all’interesse per la Cultura, il frangente di avere dei nipoti in età adolescenziale possa avere favorito questa impresa.
La lettura della traduzione eseguita da Mario Gallo, che per quanto di nostra conoscenza è la prima in siciliano e quindi essa pure da considerarsi un originale, mentre il testo LE PETIT PRINCE di Antoine De Saint-Exupéry è da intendersi quale l’opera prima alla quale la traduzione fa riferimento, ci fornisce il destro per numerose notazioni sul dialetto siciliano, talune delle quali di seguito riporteremo.
Ad iniziare dalla didascalia relativa alla illustrazione che per prima incontriamo all’interno, la quale, a ben leggerla, si mostra come una sorta di identikit del traduttore e ne “tradisce” nettamente la provenienza. La frase in argomento è: “Jò criu chi iddu, pi jirisinni, apprufittau di na migrazioni d’aceddi sarvaggi.”
Ìu, èu, iè, ièu, iù sono solamente alcune tra le svariate tipologie, qua e là usate in Sicilia, per esprimere il pronome personale “io” e ognuna di esse gli studiosi hanno attribuito a una determinata localizzazione geografica. E così, per dirla col VOCABOLARIO SICILIANO Piccitto – Tropea, “iò” appartiene preminentemente alla circoscrizione “TP 20”, ovvero, verifichiamo nel reticolato della cartina ivi inclusa, alla punta più occidentale della Sicilia, alla provincia di Trapani. Un percorso così sinuoso per proclamare che Mario Gallo è trapanese e che a motivo di ciò le peculiarità che ne denunciano tale provenienza sono insite nella sua parlata e correnti nella sua scrittura; l’impiego esclusivo del pronome “iò” ne è palese riprova. E, per chiudere questo capitolo introduttivo di impressioni, accogliamo la voce di Alberto Criscenti, responsabile culturale della A.L.A.S.D. JÒ, Associazione di Lettere, Arti e Sport Dilettantistici JÒ, di Buseto Palizzolo, il quale, in un suo vecchio pezzo del 1987 di recente ripreso sul numero di Gennaio 2010 del periodico trapanese EPUCANOSTRA, sostiene in proposito che “jò, la forma dialettale del pronome personale io, è diffusa nell’aria della Sicilia nord-ovest, area rappresentata dai comuni di Buseto Palizzolo, Custonaci, Erice, Favignana, Paceco, San Vito Lo Capo, Trapani e Valderice.”
Quella posta in essere da Mario Gallo, apprendiamo, è “traduzioni dû francisi ‘nsicilianu”.
Ecco, notiamo, Mario Gallo utilizza le preposizioni articolate contratte, che egli caratterizza con l’accento circonflesso, per cui troveremo: dû francisi, ê picciriddi, ntô munnu, dâ natura, â storia, pâ virità, nnâ me vita, ô stessu liveddu, pî ranni, nô misteru, cû tiliscopiu, dî cosi, câ so pecura, chî matiti, pû culuri, dî baobab, ntê visciri, eccetera. Forme che sono in buona sostanza quelle proprie della parlata e di questa trasmettono l’immediatezza; mentre, per contro, il siciliano letterario lascia separate le due parti morfologiche e preferisce la soluzione preposizione più articolo.
Il dialetto siciliano: i suoi lemmi che tuttora noi adoperiamo con naturalezza, con proprietà di significato, con i quali assolviamo egregiamente l’esigenza sociale della comunicazione, che fanno parte a pieno titolo dell’odierno, nostro, quotidiano conversare. Orbene, quantunque pregni di vitalità, di attualità, essi sono antichi di secoli, quando non addirittura di millenni; ma di ciò non abbiamo consapevolezza, perché, invero, forse mai ci siamo interrogati in tal senso.
Il siciliano, infatti, le cui radici (diciamo così ufficiali) affondano nel lontano 424 a.C. con la virtuale costituzione ad opera di Ermocrate della nazione siciliana, “Noi non siamo né Joni né Dori, ma Siculi”, è un organismo vivo, palpitante, un organismo capace di resistere alle influenze delle disparate altre culture con le quali si è “incontrato”, capace di acquisire da ognuna di esse quanto di volta in volta più utile al suo arricchimento e di stratificare tali conquiste sulle proprie, originarie fondamenta. E così si avvicendano in epoche successive il greco-siculo, il latino-siculo, l’arabo-siculo, il franco-siculo, l’ispano-siculo, ma in definitiva sempre una lingua, una sola: il siciliano. Le genti Sicane e Sicule che abitavano l’Isola (i primi nella parte occidentale, i secondi in quella orientale) disponevano, osserva Nino Pino “sebbene non sopravvivano tracce”, di uno strumento di comunicazione ben prima che il latino nel III secolo a.C. vi giungesse e dunque il latino e ogni altra influenza, modificazione, arricchimento nei secoli susseguitisi si sono sovrapposti a quel substrato preesistente; “nella conquista della Sicilia – ribadisce Salvatore Giarrizzo – i Romani si scontravano con due popoli che da secoli si contendevano il dominio: i Greci e i Cartaginesi”; e Lucio Apuleio, scrittore siciliano del II secolo d.C., registra che i Siciliani parlavano tre lingue: il greco, il punico e il latino. Ma da allora, e fino al XIX secolo, nei nostri lidi ne sono passati di “ospiti”!
Tra le notazioni doverose su questo lavoro di Mario Gallo è da rilevare, pertanto, quella afferente alla scelta lessicale; scelta che, estraendo appunto dall’incommensurabile patrimonio del nostro dialetto voci, espressioni, soluzioni assai felici, impreziosisce alquanto la traduzione. Ne proponiamo solo pochi eloquenti esempi, con a fianco in parentesi il corrispettivo in lingua italiana: passatera (incidente), ‘nfastiriatu (di malumore), crastu (ariete), prescia (fretta), ‘nfrinzai (tirai fuori), m’abbaggianava (ero molto fiero), tistiannu (scrollò il capo), ntracchiatu (elegante), arrunchianu i spaddi (suggestivo ed efficace persino nella postura che ci sembra proprio di vedere, alzeranno le spalle), na larma chiù ranni (letteralmente una lacrima, poco più grande), pirciannu i cascittini cu l’occhi (per vedere attraverso le casse), scantu (paura), cuddata dû suli (letteralmente tracollo del sole, tramonto), alluccutu (stupefatto), zicchiava (sceglieva), munciuniatu (sgualcito), tampasiari (indugiare), fa attaccari i nervi (è irritante), siddiarsi (letteralmente scocciarsi, annoiarsi), pinnuliannusi (sporgendosi), vavusu (vanitoso), quannu ammicciau (appena scorse), arrusciu (innaffio), astuta (spegne), vecchiu bonentu (vecchio signore), mazzacani (grosse pietre), abbanidduzza (semiaperte), sdirrupatu (in rovina), additta (in piedi).
Prepotentemente nota, mercé la ribalta televisiva spalancatane dal commissario Montalbano di Andrea Camilleri, ma sempre intrigante, la locuzione ci spiai nell’accezione di: gli domandai; da rimarcare altresì l’invariabilità dell’avverbio quantu: quantu pisa, quantu varagna, quanto pesa, quanto guadagna, e parimenti quant’anni avi, quantu frati, quanti anni ha, quanti fratelli, nonché la circostanza che il siciliano difetta del segnacaso da e il segno del genitivo vale per l’ablativo: di nautru pianeta, da un altro pianeta, di luntanu, da lontano, di unni veni?, da dove vieni?, di cinquantaquattranni, da cinquantaquattro anni.
Sin dalle battute d’esordio, queste pagine di Mario Gallo sono una vera e propria miniera di suggerimenti, che ci consentono di argomentare su parecchie delle peculiarità del dialetto siciliano. Una tra esse, saldamente legata al latino, è costituita dalla perifrastica (da perifrasi: giro di parole, circonlocuzione), che in siciliano non è passiva come nel latino e viene resa mutando il verbo Essiri in Aviri. Il latino mihi faciendum est, difatti, in italiano si volge con la perifrasi io debbo fare, o consimili, mentre il siciliano lo rende con aju a fari. E, nel principinu: aviti a pinzari, dovete pensare, si ci avâ diri, bisogna dire, m’appâ fari vecchiu, devo essere invecchiato, tu m’â discriviri, tu mi devi descrivere …
Come del resto è già avvenuto in altre lingue, nel siciliano il verbo Essiri ha perduto, in favore del verbo Aviri, le funzioni di verbo ausiliare: m’avissi piaciutu, mi sarebbe piaciuto, avissi statu, sarebbe stato. Si è verificato inoltre l’evidente ripiegamento del modo Condizionale a vantaggio del Congiuntivo: truvassiru, troverebbero, fussi, sarebbe, facissi, farebbe, lassassi, lascerebbe, l’avissivu vui, l’avreste voi, e del tempo Passato Prossimo a beneficio del Passato Remoto: ‘ncuntrai, ho incontrato, campai, ho vissuto, caristi, sei caduto, vi cuntai, vi ho raccontato, vitti, ho visto, accattai, ho comperato …
Nel dialetto siciliano manca il tempo futuro dei verbi. “Come interpretare (quasi filosoficamente) questa anomalia? Ecco lo spunto – asserisce Paolo Messina – per un nesso fra lingua e cultura, modi di essere e di pensare. È la consapevolezza storica dell’esserci heideggeriano a produrre la riduzione continua del futuro a presente, all’nuhic et nunc, e ciò nel pieno possesso del passato ormai definitivamente acquisito. I siciliani sono padroni del tempo o, per dirla con Tomasi di Lampedusa, sono Dei. Ma essere (o ritenere di essere) padroni del tempo può voler dire dominare mentalmente la vita e la morte, avere la certezza della propria intangibilità solo nel presente, un presente che si appropria del tempo futuro per scongiurare la morte, ombra ineliminabile dell’esserci. Quello che conta è il presente. Essere e divenire, insomma, nell’ansia metafisica si fondono o si confondono.” Manca il tempo futuro e ogni proposizione riguardante un’azione futura viene costruita al presente e al verbo si associa un avverbio di tempo. Il principinu non deroga a tale precetto: ti pozzu aiutari ‘n jornu, potrò aiutarti un giorno, tu rumani sî luntanu, tu sarai lontano, capisci allura, capirai, ci sugnu stanotti, ci sarò questa notte, aiu chiù scantu stasira, avrò più paura questa sera …
Largo è, in Mario Gallo, l’uso della desinenza in “a” per il plurale dei sostantivi: jocura, maruna, miliuna, culura, munna, putruna, fuculara, jorna, libra, cunta, spuntuna, diserta, ‘mmriacuna, viaggiatura, lampiuna, liama, cacciatura, labbra, puzza, vrazza, disigna, prugetta, migghia, munzedda. Beninteso, anche il numero dei nomi è soggetto alle norme; e allora vediamole: “Il plurale dei nomi, sia maschili che femminili – scrive Salvatore Camilleri sulla sua ORTOGRAFIA SICILIANA del 1976 e riprende nella sua GRAMMATICA SICILIANA del 2002 – termina in “i”; ad esempio: quaderni, casi, pueti, ciuri. Un certo numero di nomi maschili terminanti al singolare in “u” fanno il plurale in “a” alla latina; sono nomi che di solito si presentano in coppia o al plurale: jita, vrazza, labbra, corna, ossa, vudedda, coccia, gigghia, mura, linzola, dinocchia, cucchiara. Molto più numerosi sono i plurali in “a” dei nomi maschili terminanti al singolare in “aru” (latino arius) significanti, in gran parte, mestieri e professioni.” Tra i più comuni se ne elencano: aciddara, birrittara, carvunara, ciurara, dammusara, furnara, ghirlannara, jardinara, jurnatara, libbrara, marinara, massara, nutara, picurara, pisciara, quadarara, ricuttara, ruluggiara, scarpara, tabbaccara, uvara, vaccara, vitrara, zammatara.
È del tutto assente, e dunque non si vede e perciò è viepiù necessario che venga sottolineato, nel dialetto siciliano occidentale (ossia delle parlate del trapanese, dell’agrigentino centro occidentale e di parte del palermitano) il dittongo metafonico, ovvero la dittongazione della vocale accentata: vientu per ventu, fierru per ferru, buonu per bonu, truonu per tronu, che è invece presente nelle parlate della Sicilia centro-orientale, ossia nelle zone del sostrato siculo. Per l’assenza della metafonesi, osserva Giorgio Piccitto, il dialetto siciliano-occidentale si distacca da tutti gli altri dialetti centro-meridionali.
Capita persino nelle migliori famiglie, e neppure stavolta, probabilmente a causa della nefanda precipitazione di chiudere che sopravviene ogniqualvolta si è alle stampe, vi si è sfuggiti, di inceppare in qualche svista. Convinti come siamo che viceversa, con un pizzico più di attenzione, vi si sarebbe potuto ovviare provvedendo alla loro corretta distinzione ortografica, rileviamo nondimeno l’incongruenza nella scrittura di cu sî? chi sei, cu veni, chi verrà, cu siti?, chi siete? pronome, e cu tia, con te, cu l’occhi, con gli occhi, cu iddu, con sé, preposizione.
E caliamo il sipario su queste succinte esplorazioni richiamandoci alle due lettere che caratterizzano l’alfabeto siciliano: la DD, da non confondere con la doppia “d” che è un segno diverso, e la J, una consonante, da non confondere con la “i” che è una vocale. La DD, citiamo ancora Salvatore Camilleri, derivante dal tardo-latino (capillus, caballus, nullus, etc.) è talmente fuso nella pronuncia da essere considerato un segno a sé stante e non il raddoppiamento di due “d”; infatti, la suddivisione sillabica di addivintari, ad esempio, è ad-di-vin-ta-ri, mentre quella di cavaddu è ca-va-ddu. Da rimarcare in aggiunta che il suono di “d” è dentale, mentre quello di DD è cacuminale e gli infruttuosi tentativi di sostituire nel tempo il segno DD con DDH o DDR e con i puntini in cima o alla base di DD. Salvatore Giarrizzo, nel DIZIONARIO ETIMOLOGICO SICILIANO, definisce la J “semivocale latina”. Se fosse, come da altri sostenuto, una vocale la J dovrebbe ubbidire alla regola di tutte le vocali, a quella cioè di fondersi col suono della vocale dell’articolo che lo precede, dando luogo all’apostrofo. Così come noi scriviamo l’amuri (lu amuri) dovremmo pure scrivere l’jornu, l’jiditu … cosa che nessuno si sogna di fare, giusto perché, non essendo la J una vocale, non vi è elisione e quindi non è possibile l’apostrofo, il quale si verifica all’incontro di due vocali e mai di una vocale e di una consonante. Il segno J si caratterizza perché assume nel contesto linguistico tre suoni diversi e precisamente: suona “i” quando segue una parola non accentata (ad esempio, quattru jorna) e altresì quando ha posizione intervocalica (ad esempio, vaju, staju); suona “gghi” quando segue una parola accentata o un monosillabo o dopo “ogni” (ad esempio, tri jorna, ogni jornu); suona “gn” quando segue in, un o San (ad esempio, un jornu, san Jachinu). Mario Gallo, nel principinu, sfodera fra gli altri: chiddu, capiddi, nuddu, idda, stiddi, beddi, picciriddi, liveddu, coddu … jorna e ghiorna, ‘n ghiornu.

Dulcis in fundo, un plauso a Mario Gallo e buon principinu a tutti.

MARIO GALLO
u principinu
Edition Tintenfass 2010