“Dismisure” di Matteo BONSANTE

dismisure Con nitore e linearità i versi di Matteo Bonsante idealizzano un tempo e una distanza a misura d’uomo, blandi, interiori, non dunque istantanee di mondo senza sfondo né distensione cardiaca, e cosmica. Scenari albali dagli elementi riposizionati con sguardo creaturale, dov’è l’esperienza del reale a cingerne l’edenico disegno, a separarlo e proteggerlo da frastuoni e sovraffollamento, dall’invadenza dei corpi gli uni contro gli altri, doloranti e feriti; per dismisura del rapporto tra loro, e con le cose, col tempo assoluto, con le distanze astrali all’interno dell’universo imperscrutabile, col destino ultimo del tutto; chiaroscuro in cui in evidenza è la luce (“…giorno che di sé inonda/tutto il mare e tutta l’estate…”) in quanto “la luce non conosce/il buio, così l’eternità non conosce/il nulla”.

Colpisce di questa raccolta l’equilibrio tra discorso alto, escatologico, e forza icastica nei quadri descritti, pervasi di una luce anche metaforica di fede nell’oltre, nell’apertura e abbandono assoluti di un Io senza più pareti, disciolto nell’infinito.  GN

 

 

 

Sentivo scorrere lietamente

il giorno

e di tanto in tanto il disteso

cinguettio d’un passero.

Una lama di luce giungeva

dall’alto.

Assorto nel segreto dell’Ora,

il solare silenzio mi slega

dal tempo e

mi porge le dune sabbiose

dell’eterno.

 

 

 

*

 

 

 

 

 

In tanto io sono, in quanto tu sei con me

Nicolò Cusano

 

 

In questo giorno che di sé inonda

tutto il mare e tutta l’estate,

si disgela la tinozza dell’eterno.

Qui, sotto il mio segreto sguardo.

 

Le cose, al largo, si raccontano in luce

e golfi di luci, vibranti e deliranti.

L’armonia è nell’attimo che, pur brivido,

sembra fermarsi a contemplare.

 

– severo diapason della mente

che come treno al palo

osserva, accoglie, registra.

 

Ed è l’eterno che, uscito in strada da me,

da te,… da tutti… qui, ora,

si lascia cogliere nel suo abito di fuoco

del mezzogiorno estivo.

 

-Ferro rovente del fabbro che batte

sull’incudine. Cuore orfico dell’etere

pulsante in ogni fibra a modellare il cielo

e la terra. Sagace fucina d’un forte narcisistico

specchiarsi. Trasparenza e agio del mondo

liberatosi dalla culla del nulla e

rivelatosi in noi.

 

E specchiandoci… tutti a bere, anche Dio,

l’intenso fulgore del giorno quando l’anima

e le cose

cantano l’inno-ferita dell’esistenza.

 

 

*

 

 

Forse sto parlando con voce

che ricade inerte sulla terra.

 

Forse la dismisura che ci spaia

e ci lega è chiodata in uno dei

tuoi eterni editti.

 

Forse scrivo parole sperse,

senza lena.

 

                    *

 

E corro ad osservarmi nel ciliegio

sfiorito,

          in attesa che torni primavera.

 

 

 

*

 

 

Solo nel pensiero

l’idea del nulla può

rivaleggiare

con l’idea di Dio.

 

Dio in sé brucia il nulla.

 

                   *

 

-Come la luce non conosce

il buio, così l’eternità non conosce

il nulla.

 

 

*

 

 

Apologo

 

 

la brezza    – come mai, passante, ti agiti da mattina a

                     sera per le vie del mondo?

 

passante     –  sono stato inviato dall’Eterno.

 

la brezza     –  e per che fare?

 

passante      – per liberare l’Essere dalla culla del nulla.

 

la brezza     – e poi?

 

passante     – ritornerò all’Eterno, portando in dono il

                     senso della terra.

 

la brezza    – amen

 

 

*

 

 

Matteo Bonsante

Dismisure

Manni, 2010

Prefazione di Stefano Guglielmin

 

 

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