“Poesie per un no” di Roberto ROSSI TESTA

 poesieperunno 

 […] “puntare l’indice sull’argomento vero dei testi, quel “no” che la vita sovente ci dice in viso a marcio dispetto del nostro eventuale “sì”, e che si fa tanta fatica prima  a capire e poi ad accettare. […] Non che in questo modo, peraltro, si raggiunga una chiarezza vera e completa. Che significa Poesie per un no? Quel per è causale o finale, cioè queste sono poesie che nascono dallo sconforto e dal dispetto causati da un diniego o al fine di provocarlo? Si consideri in proposito che un “no” dà adito a piagnistei e defilamenti assai più comodi da sostenere della libertà/responsabilità che accollano certi sospirati ma terribili “sì”.[…]  Da Nota dell’autore di Roberto Rossi Testa.

*

E’ la condizione umana, nella sua essenza, quella che viene tracciata dalle poesie di questa raffinata raccolta – composta da sei poemetti di versi in prevalenza settenari, levigati e sorvegliatissimi – quanto di più profondo muove e viene mosso al di qua del mutevolissimo contesto in cui viviamo. Detta condizione ci appare  non per deduzione da un affresco repertoriale –  con sequenze di cronaca o descrizioni di luoghi ed oggetti –  ma con la selettiva  e rabdomantica sensibilità di chi molto ha veduto con sguardo attento, e sofferto, letto e capito.  Aspetto caratterizzante di detta condizione –  che è del poeta e delle persone più sensibili –  è la solitudine, da intendersi però non come condanna, ma come status peculiare dell’uomo. Ma può aggiungersi a ciò un precipitare, un lasciarsi andare sicché “Chi è sceso non risale/da solo o con trofei,/né condivide spazi:/nuota nel proprio acquario,/rari guizzi, iridate/ gocciole nel silenzio.”.  Eppure, ciò non ostante, ci è data la faustiana opportunità di una “stagione” “di forza, di bellezza,”/persino d’innocenza,” che non  è  “l’ultima” tra le diverse stagioni dell’esistenza terrena, ma coincide con la vita stessa nella sua interezza, e non ha senso perciò “contare le ore,” che vanno invece vissute, finché è possibile. Una solitudine che la fede e una speciale apertura possono qualche volta smorzare e ribaltare in compresenza, percependosi non lontano da noi creature speciali e silenziose: “Cavalieri invisibili:/solamente chi muore/o chi prega da solo/forse a volte li scorge/volteggiare nel cielo.” Ed è forse nell’accettare consapevolmente il quotidiano carico di fragilità e di avversità – senza illusioni, senza narcisistica temerarietà,  senza autosuggestioni – che può stare la nostra salvezza:  “Ché chi trema ogni giorno/non tremerà nell’ultimo:” E quando “l’immane sbadiglio/spegnerà gli astri e i lumi;/mentre tutti all’intorno/penseranno a fuggire/lui, caduto in ginocchio/e le dita ad artiglio,/radioso griderà:/“Sono qua, sono pronto”. GN

 

*

NON SOLITARIO, SOLO

Risvegli con sorrisi

non più che immaginati,

con le parole giuste

non dette o dette male:

alla lunga scavarono

cunicoli lunghissimi,

che all’inizio sembravano

di sicurezza ma

quando franò la sabbia

più nessun spazio per

un avanti o un indietro;

soltanto per un dentro.

*

Non solitario, solo.

Un maledetto errore,

un maledetto imbroglio:

un giorno girò l’angolo,

andò sotto la soglia;

e tutto fu diverso,

irreparabilmente:

una benedizione

di cui non si giovarono,

che non gli gioverà.

Se anche tornasse indietro,

se pure risalisse,

non riconoscerebbe;

non riconoscerebbero.

Oh più non si saprebbe

celare la distanza;

e il vuoto, il vuoto, il vuoto.

*

Quel “no” a lungo e spesso

ripetuto nei fatti

adesso è fatto suo:

unica proprietà

per chi non può più averne,

dopo avere perduto

con se stesso ogni altra

relazione possibile.

Ma è il no più affermativo,

di chi più non vedendo

né io né tu può dire

“finalmente a noi due”.

*

Giorni andati a venire:

questo bilico arresta

lo sventato avventarsi

del sangue e del respiro.

*

Ormai si resta senza

seguire né precedere,

convincere o convincersi.

Chi è sceso non risale

da solo o con trofei,

né condivide spazi:

nuota nel proprio acquario,

rari guizzi, iridate

gocciole nel silenzio.

 *

E tuttavia non c’è

che un diaframma di sabbia:

se un singhiozzo l’infranga

il budello già salta:

e fa uscire vicini,

giusto al foro d’entrata;

ma a nuove stelle ed aria.

*

Da CANZONI DI PRIMA DEL RISVEGLIO

18.

Dalla coltre di polvere

ti sei levato incredulo,

hai chiesto: “Proprio a me?”

Sì, proprio a te è concessa

ancora una stagione

di forza, di bellezza,

persino d’innocenza,

in cui vagare ancora

come l’aereo seme

del dente di leone;

ed intanto cantare,

ciò che è stato e che forse

forse ancora sarà.

Solo l’età ora vieta

che l’elegia si muti

e questo è bene, è meglio.

“Ancora una stagione;

grazie… E’ l’ultima?” insisti.

Perché, sciocco, domandi?

Non pensi a quanti vivono

senza nemmeno questo,

senza neppure mai

la speranza di un raggio?

Con questa tua fiammella

riaccendi i lumi stanchi

di chi ti trovi accanto,

e con lui, com’è inciso

sulla tua vecchia pendola,

“non contare le ore,

vivile, finché puoi”.

*

27.

Cavalieri invisibili:

solamente chi muore

o chi prega da solo

forse a volte li scorge

volteggiare nel cielo.

Per onorarne l’opera

nei propri ranghi qui

occorre una bilancia

fra dire e suggerire,

fra grida sopra i tetti

e vita clandestina,

di slanci e di tremori.

Ché chi trema ogni giorno

non tremerà nell’ultimo:

la luna sarà sangue,

e l’immane sbadiglio

spegnerà gli astri e i lumi;

mentre tutti all’intorno

penseranno a fuggire

lui, caduto in ginocchio

e le dita ad artiglio,

radioso griderà:

“Sono qua, sono pronto”.

*

Da L’AMORE DEL TEMPO

5.

Io scenderò da questa

giostra infernale, e ancora

e ancora la mia testa

continuerà a girare

e il mio occhio a invidiare

i dannati che girano

come fusser beati.

6.

Tu che hai fatto letame

della mia vita allietati:

sparso in poderi d’altri

il nome sparirà,

ma fra zizzania e loglio

i rossi fiori e il grano.

7.

Giù in ginocchio a tremare

cosa più salutare

possa mai capitare:

il desiderio e il mondo

quasi già trapassati,

nemmeno più poesia,

solo un po’ di dolore.

Ma lungo la tua via

si vedon la gallina

randagia ed una cagna

passeggiare appaiate,

fanciulline filosofe.

*

Roberto ROSSI TESTA

Poesie per un no

Nino Aragno Editore (2010)

*

Roberto Rossi Testa è nato nel 1956 a Torino dove vive. Traduttore e saggista, ha pubblicato le raccolte di poesie Stanze della mia sposa (1987), Poca luce (2002), Eunoè (2005), Sposa del vento (2007) e la raccolta di racconti Storie di dei e di animali (1995).

Interventi di Fabrizio Centofanti  e Nadia Agustoni sul blog La poesia e lo spirito 

4 responses to this post.

  1. Posted by MutterCourage on 26 dicembre 2010 at 4:23 pm

    Rileggere le poesie di Roberto insieme accompagnata dalla tua lettura, Giovanni, fa bene. Ti ringrazio per questo

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 26 dicembre 2010 at 10:05 pm

    Grazie, cara Anna Maria, per le tue parole, anche se sono convinto che le poesie di Roberto parlino da sole.
    Colgo l'occasione per  augurarti buone feste.
    Giovanni

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on 26 dicembre 2010 at 10:12 pm

    Cari Giovanni e Anna Maria,
    grazie per la vostra attenzione al mio lavoro e ancora auguri,
    un abbraccio,
    Roberto

    Rispondi

  4. […] “Poesie per un no” di Roberto ROSSI TESTA […]

    Rispondi

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