I nomi

governo

Come è noto, la nostra Costituzione pur stabilendo che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art. 1), non prevede la rimozione diretta di un Presidente del Consiglio dei ministri con analogo atto di sovranità, neppure per fatti gravissimi. Il Governo, però, e chi lo presiede, “deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale” (Art. 94). La “sovranità popolare”, dunque, una volta espressa a favore di date forze politiche (e non più nominalmente ai singoli, per effetto di una legge elettorale liberticida) resta in capo al Parlamento fino al suo scioglimento: naturale, dopo cinque anni, o indotto, per l’impossibilità di funzionare regolarmente.

Se anche fosse prevista sulla Carta la sua rimozione dall’incarico per alto tradimento e attentato alla Costituzione, così come può avvenire per il Presidente della Repubblica venute meno la fedeltà alla Repubblica e l’osservanza della Costituzione, anche in tal caso egli non sarebbe rimosso dal “popolo sovrano” ma posto in “stato d’accusa” dal Parlamento in seduta comune, con maggioranza assoluta dei suoi membri. (Artt.90-91).

E’ previsto che “Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.” (Art. 96). Per il suo status, anche, di membro del Parlamento, è anche previsto che “senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene” egli non possa “essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza”. (Art. 68). Qualora poi la condanna preveda come pena accessoria (Art. 28 C.P.) l’interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici, questa dovrebbe comportare la cessazione dall'ufficio di membro del Parlamento/Presidente del Consiglio dei ministri. Cosa che in realtà, nel primo caso, non sempre avviene.

Considerato che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (art. 67), e “I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri”, è evidente che sussiste una responsabilità diretta e personale, civile prima che politica, in capo a ciascun membro del Parlamento e del Governo, nell’ipotesi in cui siano posti in essere da un Capo del Governo atti gravemente pregiudizievoli dell’immagine interna ed internazionale del Paese. Nel caso di specie, i fatti sono arcinoti; gli ultimi, in particolare, ma anche quelli che riempiono da anni le cronache dei quotidiani nazionali e stranieri, disvelando una classe politica senza senso dello Stato né sentimento etico, impermeabile al disprezzo di milioni di elettori.

Proprio perché la ragione che ha determinato l’ingresso in politica del premier è la stessa che ne determina la permanenza irriducibile, ed è inutile perciò attendersi da lui le dimissioni, appare ancora più inaccettabile l’acquiescenza corriva di chi fa parte del Governo e dei partiti della sua coalizione. Essi sono, con lui, responsabili nominalmente, consentendo di fatto, col loro sostegno, una deriva economica, culturale e sociale senza precedenti, grazie anche ad un’accorta strategia di disinformazione.

Esistono dunque dei responsabili silenti dello sfascio (QUI, QUI e QUI), noti o per nulla noti, che potevano opporre dei no e non li hanno opposti; essi potevano far cadere questo palcoscenico indecente e non l’hanno fatto. E’ giusto ricordarne i nomi, a futura memoria.

Sono a loro modo coerenti

nel loro asservimento.

Hanno ricevuto e

devono restituire

-prendendo le difese

del capo, condividendone

fatti e misfatti, negando

l’evidenza – fino alla fine,

sua, che verrà, certo,

prima o poi, e tutti allora

prenderanno le distanze

perché così va il mondo

questo mondo bello

e indecente che si assolve

e tutto dimentica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: