Daniela RAIMONDI “Diario della luce”

diario della luce

MATTINO

                                                          “Porque toda la noche

                                                           senti pasar las tortola

                                                           me tocaban, limpias,

                                                           que con su ala de espuma.”

                                                               Juana Castro

Questo è per te, che ti siedi e mi ascolti.

Ogni dettaglio è tuo,

fermo da secoli sulle righe del legno.

Il prato è bianco,

la pance delle pecore intrise di brina

e gli uccelli sognano,

la testa piegata sotto l’ala.

Esco dall’acqua della notte.

Vivo insieme a loro questa povertà

fatta di erba e sale

il rigore del cielo

nell’attesa di un tempo più mite.

La vita con il pane, con un poco di bene.

E’ solo a questo che crediamo:

al ruotare magico del tempo

alla raccolta dell’acqua,

alla fede terrena del seme.

*

Da: SAN LORENZO

Il sole delle sette scalda le rocce,

increspa la spuma del mare.

La luce si annida

nella crosta aperta dei sugheri.

Questo attimo di gioia

può folgorare il dolore con il suo candore.

“Pensi a questo azzurro

quando sei lontana?” – mi chiedi.

I campanili di Alghero

fermi su una lingua di terra distante.

La luce si spande sulle nostre ciglia,

sulle braccia intrecciate delle bambine

addormentate sul sedile.

Io guido e la tua voce racconta

degli ultimi giorni insieme a chi hai amato.

La tua voce mi dice che l’amore è più forte.

Più della pena che resta.

Più di ogni morte.

*

Da: DIARIO DELLA LUCE

01:16

La luna è sorta dal suo grembo nerissimo.

Tinge di bianco i rami degli ulivi,

brucia la tenerezza degli oleandri.

Il mio corpo

come un roseto in fiamme.

Dalla terra nasce

un odore di oro e di cenere.

Sono la regina egizia

dagli occhi sempre aperti,

il mio sangue scintilla.

Nella stanza notturna

visi sconosciuti si chinano

ad osservare la mia veglia,

respirano sopra il tumulto del petto.

La fine del rumore inizia qui:

in questo silenzio gotico,

nell’inferno africano del mio fiato.

L’insonnia stanotte è una serra di sospiri,

una fila di piccole morti.

Fuori dura la sete dell’estate.

Nell’aria tintinnano ninnoli cinesi.

*

LA BUFERA

I lampi si aprivano come orchidee mostruose

sul nero fondale del cielo.

I lamenti dell’erba erano grida di bambini

e in fondo a quel buio

spade di arcangeli, le dita ossute delle streghe.

Poi le finestre hanno smesso di tremare,

le fondamenta hanno cessato di gemere.

Un formicolio d’atomi nell’aria

e ogni cosa ha ritrovato il suo posto nel mondo.

E’ rimasta solo l’immobilità degli alberi,

un mormorare di cisterne,

il lento gocciolio delle grondaie.

*

SCIROCCO

Il sonno era un ruscello

sopra una pietra bianca.

Alle tre di mattina,

ho sentito il ruggito del vento:

le persiane sbattevano,

le sedie di giunco

volavano sopra il giardino.

Mi sono alzata.

La stanza era fredda.

Ho camminato scalza fino alla porta,

l’ho spalancata

e ho lasciato alle spalle l’inverno.

Nell’aria soffiava un vento africano

che scaldava le braccia, muoveva i capelli.

Il cielo era grande,

l’estate volava sulla mia pelle.

Immobile,

a piedi nudi nel portico,

ho sentito un tintinnio di monili,

profumo di zenzero e di gelsomino.

Poi, in fondo alla notte,

ho creduto di scorgere dune di sabbia,

donne berbere danzare sotto la luna.

Alghero, 27 febbraio 2010

*

Daniela RAIMONDI

Diario della luce

MobyDick, 2011

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