Luisella PISOTTU “Graffiti”

graffiti di luisella pisottu

 Di Luisella Pisottu, nata e residente a Sassari, esce nel 2010, dopo i libri di poesia In vortice obliquo e Tra spirito e  respiro entrambi editi da Il filo, la raccolta Graffiti, per i tipi di Albatros.

I graffiti sono pitture murali o, in senso figurato, segni lasciati da un civiltà scomparsa. Ma al di là dell’etimologia (graphium=stilo) il termine  evoca anche i graffi lasciati sulla pelle da qualcosa o da qualcuno; è nostro destino di viventi e di artisti riceverne  prima di tracciarne sulla pagina, o su una tela,  su uno spartito? Forme alte di consapevolezza passano infatti spesso attraverso l’esperienza del dolore. A questo riguardo calza a proposito la bella citazione di Walt Whitman a inizio del libro (Lettore, in te palpita la vita, tu fremi d’orgoglio e amore:/sei come me, lettore/Ed io perciò ti dedico i miei canti”). Il poeta non è dunque diverso dal lettore sul piano del sentire.  Il lettore potrebbe anzi “fremere d’orgoglio e d’amore” ben più del poeta.

Il libro è suddiviso in tre sezioni (1° Dee, voci del femminile; 2° Solitudini metropolitane; 3° Terra sarda), la prima, preceduta da tre poesie. Nella prima sezione, diverse sottosezioni sono titolate a deità al femminile: Ishtar, Afrodite, Era,Persefone Kore, Demetra, Artemide, Estia e Atena.

 “Nati per accarezzarci/in pelli di luce, aria salmastra/incunearci nella danza/del respiro pausa respiro./Ritrovare la magia/del sole disteso tra spighe e fiato.” Questi versi ci fanno subito intendere la forza vitale dell’autrice, la sua idea sulla nostra naturale vocazione di umani, che è anche il nostro sogno immarcescibile.  “Frugare dunque nelle tasche della vita/…/come bambino che rapito dal gesto/segua il movimento delle mani”. Un accondiscendere alla vita che va  al di là della ragione, assecondando uno sguardo creaturale sulle cose come fanno i bambini. Quello di Luisella è uno sguardo a tutto tondo; ma anche uno sguardo che si sofferma, che sembra cercare e cercarsi, assumendo talvolta lo stupore e il  linguaggio degli antichi adoratori delle divinità: “Natura, dea dimenticata//rimossa nei giri di ruota del giorno/quotidiano delirio/di mete virtuali…”; il rifiuto pure solo parziale dell’“oggi” può portarci così a rimpiangere quelle che pensiamo essere state le sensazioni di chi ha vissuto in tempi lontani. Ma il ritorno può intendersi non soltanto al passato, ma anche al tempo prossimo e personale della propria infanzia: ”ricordati solo//bambino//Restituisciti libertà/di pulsare vita”.  Un cammino verso ciò che l’esperienza ci rivela, col passare degli anni, essere stato essenziale per noi, tolto il contingente e il superfluo:  “Non aver necessità d’altro/che essere/pienamente, intensamente come/destino chiede/e quasi mai ognuno risponde.”

Restare dunque dentro la natura, non rifuggirla, all’unisono col suo battito impercettibile; serbando memoria di ciò che siamo stati individualmente e collettivamente; ricordando il senso di altre vite e della nostra, per non disancorarci in una alienazione disperante.

Se la storia è maestra, la natura è madre, e dalla madre e nella madre inizia e si conclude il ciclo della vita. Il concepimento, l’attesa e la nascita trovano qui un loro spazio di rappresentazione, specie nella Sottosezione dedicata a Demetra (Madre terra" o forse "Madre dispensatrice", probabilmente dal nome Indoeuropeo della Madre terra *dheghom mather") che nella mitologia greca è la dea del grano e dell'agricoltura, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte, protettrice del matrimonio e delle leggi sacre). “Accendo candele per propiziarmi/la dea dell’attesa, del viaggio senza fine/intorno a te che ogni volta si compie.” “Osservo senza esser vista/il ciclo naturale che si compie/così, con la naturalezza di una risata./Donna di pensieri io, assorbo dagli occhi/luce che dono al presente,/mio ventre”. Ancora: “La donna gravida, corpo-mistero/porta dentro/il bene che non può vedere./E’ la domanda,/trepidazione”. E questa poesia toccante: “Mia poesia/mi raggiungi nel sospiro insonne/della notte/buio e sillabe/perduta io nel terrore dell’imprevisto./Ho temuto per la vita/dolce angelo.//Questo spazio è per te, piccolo guerriero/questo stare e crescere insieme/cui mi affido”.

 La sezione Terra sarda, ultima delle tre,è invece dedicata alla Sardegna, a iniziare da Sassari: “Ombra di febbraio scivola discreta/sui muri di via Luzzati, un passante./…/E’ tutta qui raccolta nel suo/centro di palazzotti ermetici/parla il linguaggio della solitudine fiera/prima che mercatini urlanti/ne svendano i sogni.” Ma vengono qui descritti altri luoghi definiti (Monte Oro, il viale dei Pini, dove l’autrice vive, Golfo dell’Asinara, Orosei, Cala Ginepro, la 131-Carlo Felice), o indefiniti ma intuibili, segnati dalle stagioni, a iniziare dall’invernale (e apparente) ritrarsi della vita: “Resistere all’abbandono/tendere mani all’universo/lasciare il campo/quando tutto è compiuto.” Stagioni, quelle descritte, dove da ultimo non sembrano primeggiare le brume, il freddo, ma il risveglio imperituro a nuova vita, dove “la fioritura si fa strada nel silenzio”, dove “Il bocciolo offre il nucleo al tepore./Non sappiamo quale regalo/per chi saremo”.

La scrittura di Luisella Pisottu ha una sintassi lineare, con uso frequente di aggettivazione e di verbi declinati all’infinito, praticando spesso l’elisione degli articoli dai sostantivi. Si nota una ricerca di immagini efficaci attraverso l’impiego di metafore e sinestesie.  Un percorso poetico, quello dell’autrice, fatto innanzitutto di vita e di esperienze, dell’ascolto di sé e del mondo per  una consonanza profonda con esso, per un’esistenza vissuta fino in fondo. GN

*

Luisella PISOTTU

Graffiti

Albatros (2010)

Prefazione di Lucia Antista

*

Incontrarti

quando il mondo perde margini

sospesi sul vassoio di sguardi

a catturare il suono del possibile

la carezza conosciuta

il battito che insiste

quando già e ancora lo penserei disperso.

*

Persefone

Madre

ho visto la morte

era fredda

abbandonata ogni dolcezza

nei tratti

parole di pietra

nei sogni

carezze

usci socchiusi.

I tuoi figli scatole di ventre

pezzi d’occhi lasciati al ricordo

sospesi da un dio che non vediamo.

Le tue iridi

quali campi hanno raccolto?

E se il viso si scompone

in un sorriso

da che parte voltarmi

per vederlo e non sentirmi sasso?

*

So che esiste

il luogo di luce in cui riporre

dilemmi, angosce d’inesistenza.

Carne, ossa, sangue. Vita che amiamo

e ci sgomenta.

Cellule in cerca di pace

su immagini oniriche che ancora stupiscono.

La vita è pianto silenzioso, ingegno

sapere che tutto passa

in un velo, in un battito sospeso.

 

6 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 13 febbraio 2011 at 4:18 pm

    Gianni carissimo, grazie.
    Grazie per l'impegno nella lettura e nell'analisi di questa nuova raccolta. La tua nota critica mi è gradita. Vorrei solo precisare un punto che ritengo importante per meglio delineare il mio carattere e la mia visione della vita: ciò che mi ha mosso nello scrivere questi testi e nel metterli poi insieme, non è un rimpianto per i tempi lontani, nè tantomeno un parziale rifiuto dell'oggi.
    E' al contrario una grande curiosità verso la natura umana, così complessa, il desiderio di comprendere al meglio motivazioni, opinioni, azioni, interessi e scelte di vita di ognuno di noi.
    Ho trovato nella psicologia post-junghiana una chiave di lettura delle molteplici personalità femminili e maschili, a volte così distanti le une dalle altre. Esistono nella psiche profonda di ogni essere umano degli archetipi potenti, delle forze psichiche inconsce che possono essere rappresentate dalle figure mitologiche di dee e dei dell'antica Grecia. Figure rimaste vive nell'immaginario umano per oltre tremila anni. 
    Ecco, non ho fatto altro che chiedermi: in questi testi quale donna/dea si sta esprimendo? Quale priorità, desiderio, inclinazione, volontà, coazione? Oppure quali qualità ha quest'uomo/dio a cui la donna/dea si sta rivolgendo? Quali caratteristiche sento che appartengono loro?
    Questo è stato. Un ritrovare modelli del passato nelle donne e negli uomini di oggi.
    Un caro saluto, Gianni e ancora grazie.

    Luisella Pisottu .      
      

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 13 febbraio 2011 at 9:47 pm

    Cara Luisella, grazie per il gradimento di queste riflessioni e per le tue precisazioni, che  meglio chiariscono aspetti non sempre univocamente interpretabili. Chi scrive sulla poesia di altri, come nel mio caso, vede ed evidenzia, infatti, una traccia di senso e di lettura tra le molte possibili, coi rischi conseguenti.
    Ho postato le tre poesie anche sul blog La poesia e lo spirito togliendo però il mio intervento, per vedere l'impatto eventuale dei lettori prescindendo dalle mie parole.
    Un saluto caro.
    Gianni

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on 14 febbraio 2011 at 8:35 am

    Grazie di cuore. Un caro saluto, Gianni. A giovedì!
    Luisella

     

    Rispondi

  4. Posted by anonimo on 16 febbraio 2011 at 7:48 pm

    Anche la poesia di Luisella Pisottu  è 'battito che insiste', strumento irrinunciabile per guardare il mondo, per incontrare veramente l'altro.

    E poi il bel lavoro sulla mitologia femminile, sulle dinamiche psicologiche….

    Complimenti
    un caro saluto
    Antonio

    Rispondi

  5. Posted by 1Nuscis on 16 febbraio 2011 at 8:58 pm

    Grazie Antonio per il passaggio.
    A giovedì
    Gianni

    Rispondi

  6. Posted by anonimo on 17 febbraio 2011 at 7:58 am

    Grazie Tonino per il tuo bel commento. Quando si scrive ci si espone, si sperimenta, non se ne conosce l'esito e l'impatto sugli altri. Il tuo positivo riscontro mi rassicura. Grazie a te e Gianni, che saluto.

    A più tardi.

    Luisella  

    Rispondi

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