Anna Maria CURCI sul Quaderno di POIEIN

Nuscisquadernopoien GRAZIE INFINITE AD ANNA MARIA CURCI PER LA SUA PUNTUALE RECENSIONE DEL "QUADERNO", PUBBLICATA OGGI SUL SUO BLOG "CRONACHE DI MUTTER COURAGE"  E SU "POETARUM SILVA"

Giovanni Nuscis. La parola e lo spessore

Ri-flette il tempo, specchio e, insieme, parola soppesata, la poesia di Giovanni Nuscis, che si snoda nel n. 4 de I Quaderni di Poiein, in un originale contrappunto tra i versi dalle raccolte pubblicate e da quelle inedite e le letture di numerose altre voci: a partire dalle note critiche di Gianmario Lucini, che introducono e affiancano l’intero percorso del Quaderno, gli interventi di Roberto Rossi Testa, Marco Scalabrino, Antonio Fiori, Giovanni Campus, Gian Ruggero Manzoni, Stefano Guglielmin.

Ne Lo specchio è lo stesso Giovanni Nuscis a consegnarci la sua ‘professione di fede’ e a dar conto del suo procedimento compositivo, così come della ‘necessità’ che lo anima: “Credo nella parola, nella capacità di addensare significati molteplici e suoni, di rappresentare o evocare mondi fisici o interiori, chiaroscuri di senso e silenzi, visione e assenza. Il lavoro sulla singola parola è dunque fondamentale, assieme a quello sul verso, in una concatenazione armoniosa di musica e senso, valutando innanzitutto la sua necessità, le sue implicazioni semantiche e foniche. Leggo e rileggo fino a quando non mi convinco della loro adeguatezza e insostituibilità. Nella parola e per la parola, in poesia, ci si gioca tutto, o quasi.” (p. 9)

Leggo, nel dialogo con il tempo, un procedere coerente e “sorgivo” (Gianmario Lucini), il manifestarsi di uno sguardo diverso e divergente, ma non per questo meno autentico; ascolto la voce pacata e ferma di una “tensione etica” che non si esaurisce nello sfogo del momento, ma resta sempre vigile, pur nella consapevolezza che la veglia comporta dolore.

Riconosco un filo conduttore che collega questi componimenti scritti in tempi diversi:

Vecchie e nuove fiere

Quale bestia

Dall’antro catodico

Ci parla

Bevendo i nostri occhi?

Non un dio pagano

Con la coda

E il grappolo d’uva

In testa

Ma un garbato Battista

Che annuncia la nostra salvezza

Se solo gli si presta fiducia.

Ah, le fiere di una volta

E le nuove

Con l’imbonitore che ti offre

La magica pozione

O la pignatta.

Ma sì, ascoltalo:

Accerta la tua guarigione

La tua fortuna nel lavoro

Nel gioco, nell’amore

Effettua la prova del fuoco.

Nella tua idiozia sta la sua eccellenza

Come nella veglia

La tirannia improbabile

Del sogno.

(da Il tempo invisibile, Book editore, 2003)

Si facevano d’oro

buttando mani dove capitava,

case su case e buone azioni

e lo Stato: bue grasso

da squartare e dividere.

La sveltezza sempre in basso

lucente come fondo di bottiglia.

Con le piccole astuzie di bottega:

i grammi rubati, la merce scaduta. Mai

ciò che spetta. Impunibili, e sottili

come tela che veleggia

a ogni cambio di vento.

Noi guardavamo il cielo

il volo in caduta dei giorni,

tra lampi di generazioni.

Ci contavamo, ogni tanto, urlavamo

ma indietro tornava la voce.

Si poteva fare di meglio…

sarebbe bastato volerlo…

dicevamo, subito smentendoci:

lingue di un fuoco che langue

in un inverno che allunga.

(da In terza persona, Manni 2006)

Se fossimo uniti…

Se fossimo uniti

i pochi condomini che siamo

sarebbe una battaglia vinta.

Ma non c’è grido che si somiglia.

Un’auto abbandonata nel cortile.

Le ruote, prima, poi il motore

rubati, spartiti. Rimane

la carcassa, da anni, ad arrugginire

tra proteste continue.

Nessuno che chiami un carro attrezzi

cerchi il proprietario, l’amministrato-

re, spariti chissà dove.

(da La parola data, L’arcolaio 2009)

Caldaie

A vent’anni i coetanei

andavano per piazze e discoteche

noi si andava invece per caldaie

d’ospedale: io, Luigi

Giuseppe e Francesco.

Ad accoglierci l'altro Luigi

in tuta da lavoro alle pendici

dei monti in cemento delle cliniche.

Mangiatori di patate e laureandi

tra i chiaroscuri di un ventre pulsante e reietto,

dai borgorismi di calore sparati

in tubi enormi fino ai caloriferi remoti.

Si ragionava ore di libri e di politica.

C’era qualcosa di kafkiano

ci ripetevamo scherzando in

in quel misto di unto, discorsi

cambi di turno.

In un mondo più umano si sperava

già allora con poche illusioni.

Mi segno mentalmente

ogni volta che passo davanti

a quella chiesa dismessa

senza ministranti e fedeli

di una qualunque fede.

(da Transiti, in Giovanni Nuscis. La parola e lo spessore. Quaderni di Poiein n. 4, puntoacapo, p. 30)

Annunci

2 responses to this post.

  1. Posted by MutterCourage on 9 maggio 2011 at 6:01 am

    Caro Giovanni,
    la lettura del Quaderno introduce al tuo universo che chiede, con quieta insistenza e argomentazioni forti, di discernere tra parola soppesata e "parole/ come coriandoli di terra( che ci seppelliranno" (questi i versi finali di Leader). Difficile sottrarsi a questa richiesta di discernimento e poi 'fare come se' la ricerca di senso potesse ignorarla. Leggo nei tuoi versi un incoraggiamento a far chiarezza, del quale ti sono grata. Un abbraccio,
    Anna Maria.

    Rispondi

  2. Posted by 1Nuscis on 10 maggio 2011 at 6:43 pm

    Cara Anna Maria, grazie a te per il tuo ascolto profondo e paziente, non così scontato, anche nella comunità dei lettori e dei poeti. Un abbraccio. Giovanni

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: