Odi et amo

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Amare molto comporta, a volte, l’odiare. Penso a quei valori che abbiamo eletto a nucleo irrinunciabile di noi stessi e che siamo disposti a difendere con tutte le nostre forze. Valori che sono – o dovrebbero essere – il fondamento anche della nostra società civile: conoscenza, bellezza, spirito critico, rigore, generosità, onestà, condivisione, sobrietà, equità, giustizia. Valori che sono tali perché mettono distanza dalla bestialità – nel superamento dell’egoismo individuale e della sopraffazione dell’altro con la violenza o l’astuzia, e della volgarità e dell’abbrutimento. Ma quando le democrazie come quella italiana, private dei connotati fondanti, divengono cabine di regia e cassa corrente ad uso di un singolo e di alcune caste di intoccabili, noi non possiamo non odiare questo singolo e coloro che opportunisticamente lo sostengono (politici, portavoce, giornalisti che nascondono strategicamente la verità dei fatti); caste finanziarie, burocratiche, imprenditoriali e professionali da sempre col vento in poppa, pur cambiando i governi: la crisi è dovuta soprattutto all’aggressione speculativa che distrugge le economie, gonfiando e annientando il valore di aziende, di beni e di titoli (pensiamo al mercato immobiliare, al costo attuale di una casa), e dalla forte e diffusa evasione fiscale che impedisce di sanare il debito pubblico e di investire (vicini di casa, amici, parenti e conoscenti che non rilasciano fatture e scontrini, e che bisognerebbe iniziare a segnalare). Non possiamo non odiare chi, con somma iniquità, opera scelte politiche ed economiche che gravano quasi esclusivamente su alcuni ceti sociali lasciandone fuori degli altri. Nessuno accetta di fare sacrifici economici “per il bene del Paese” se non sono anche gli altri a farne in maniera proporzionale alle proprie risorse. Ricordiamo che un milione di persone, in Italia, ha più di 500.000 euro depositati in banca: s’inizierà davvero ad intaccare fiscalmente i patrimoni di una data consistenza, e i redditi più alti? Non possiamo non odiare chi, in questi anni, ha occupato le istituzioni piegandole ai propri interessi personali. Non possiamo non odiare chi ha fatto andare in malora pezzi dello Stato come la scuola e la giustizia (colpevole di perseguire chi si sente al di sopra della legge), ignorando o denigrando volgarmente organi come il Parlamento, la magistratura, il Capo dello Stato, la Pubblica amministrazione). Non possiamo non odiare chi vuole dividere e smembrare una comunità compattata con guerre e sacrifici enormi, chi ha una condotta di vita incompatibile col ruolo pubblico che riveste, incurante del discredito che suscita sul piano nazionale e internazionale. Non possiamo che augurare una rapida dipartita (politica e istituzionale) a chi ha contribuito a produrre questo sfascio di proporzioni immani, la sua scomparsa definitiva da ogni contesto decisionale pubblico. Non potremmo infatti amare noi stessi e questo Paese, la sua storia migliore e la sua bellezza, senza odiare fortemente chi lo ha reso pieno di ingiustizie ed invivibile, ostacolandone il sogno di rinascita.

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