Archive for settembre 2011

Manovra e armi: “Il male oscuro” di Alex Zanotelli. APPELLO

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Leggendo questo appello di Alex Zanotelli, da condividere appieno, abbiamo l’ennesima conferma di quanto sia lontana dal bene del Paese l’azione politica di questo Governo; la cui permanenza in carica – determinata dall’evidente volontà di difendere soprattutto i diritti di pochi privilegiati, infiaschiandosene dei quotidiani scandali e del disprezzo sociale – è ormai diventata impossibile da sopportare per la maggior parte degli italiani. Ma della follia e spregiudicatezza con cui si utilizzano i denari pubblici non finiremo mai di stupirci: 27 miliardi di spesa per la Difesa nel 2010!!! 17 miliardi per acquistare 131 cacciabombardieri F 35!!! Se i cittadini non si fossero mobilitati massicciamente, avremmo aggiunto al conto le spese per l’installazione delle centrali nucleari e per la costruzione del ponte di Messina. I sacrifici che ci sono stati richiesti con l’ultima manovra economica andranno dunque in buona parte a foraggiare industrie come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Nessun governo potrà essere più iniquo di questo, per la semplice ragione che a muoverlo nei più profondi substrati è un’élite di ricchi e privilegiati strenuamente decisa mantenere nel tempo i suoi privilegi e quelli futuri dei propri figli, attraversando così indenne questa crisi spaventevole, di cui sono appena intuibili le conseguenze ultime. Più che un governo incapace, è dunque un governo diabolicamente deciso a perseguire il fine anzidetto, passando sul cadavere di milioni di italiani. Compromessi come quelli recenti di Obama coi contribuenti più ricchi d’America, per una maggiore equità fiscale ed economica qui sono ancora un sogno. Altra faccenda, poi, che questo governo ignobile sia presieduto da un sesso-dipendente plurinquisito (che ha tranquillamente detto di fare il premier a tempo perso) e sostenuto da un leader politico al limite dell’interdizione, che farfuglia in ogni occasione della prossima secessione del nord dal resto del Paese. Ciò che credo sia chiaro a molti, ripeto, è che non è più possibile continuare ad accettare tutto questo. gn

 

In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!

E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.

Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?

Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?

E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!

Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.

E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).

E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.

E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.

Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.

Che vinca la Vita!

Alex Zanotelli

Napoli, 24 agosto 2011

Per sottoscrivere l’appello vai a

http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm

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Mario BERTASA – Tiro con l’arco

mario bertasa

Da:

un’altra,

                       un’altra volta

.IV

Fu una stagione in cui credevo

che le parole non mi bastassero.

Da allora ne ho imparate di nuove, ne ho pure inventate.

Oggi che provo scipito, e non l’avrei mai immaginato possibile, quel senso

trasecolato d’amore che sentivo diffuso in me per sempre,

sono voci a vuoto.

La menzogna più indecifrabile mi ha assalito, e scarnato – le parole

non servono più per gli oggetti, peggio quelli che non si toccano con carne

l’attimo in fuga mi interessa meno del vecchio infinito, nella scrittura

ne abbozzo un contorno una volta ma la volta dopo rinuncio e non ho rimpianti

in queste ore dovevo essere altrove, sono qui

, quando poi sarò altrove, magari per un oggetto più bello

che ho visto alla fiera, dovrò lasciare qui la scrivania

disabitata – vivere è moltiplicare le proprie assenze

ogni volta che si deve scegliere se partire o restare.

soltanto la morte è l’affermazione della presenza: ho, esistito.

eppure, come un bambino che vuol fare tutto da solo

mi lascio ad immaginare che la prossima stagione accadrà qualcosa

*

: III

Anche alcuni insetti hanno sbagliato stagione,

si sono svegliati in questo fragore di gennaio

ronzando presto contro i vetri dell’aula.

hanno insistito che mi affacciassi:

allora mi impressionò una polvere di sole che stemperava

il giardino in un bigio pastello

e la memoria di chi ci ha lasciato.

credevo che fosse primavera. Era invece un’altra

la presenza, e io segnato da quei sensi brulicanti

che mi avevano accennato a breve distanza

Non loro, ma compiangerei noi per queste requiemeternam,

poche

*

,

guardando alcune fotografie

con G** in università

non è vero che non c’è stagione

con colori più belli dell’autunno –

c’è una stagione che ha colori

ancora più belli e non è l’estate

né primavera né inverno

*

Da:

un’altra volta #5 (tavole d’espansione)

: I, 1

In primavera mi si sputtana il sistema immunitario

poco ossigeno permea fra le sbarre della gabbia toracica

quando le brezze pazzerelle si contaminano

di polveri e pollini sottili

mi alzo, mi sdraio, in preda alla paura di schiattare aggrappato

alla bocchetta del cortisone che mi corrompe lo scheletro

eppure

eppure

puntuale ai primi scorci

di vie soleggiate a gennaio

ai primi tramonti che

riversano nell’aria tersa

tutti i gradienti fra il giallo e il magenta

l’umore che s’addensa nell’addome fugge in prospettiva là

a quanto si potrà fare nel golfo della stagione che si schiude all’estate

Poi rammento la ciclicità del malanno che là mi attende

e tra i due estremi dell’arco, l’oggi agognato e il domani scomodo,

di tanto in tanto mi si affaccia l’elastico

varianti per “golfo”: vallo, catino

*

guardando alcune lastre delle mie vertebre

con un giovane dottore in una clinica

per sempre

il fisiatra mi ha detto

che questi esercizi dovrò

farli per sempre. Nella voce

aveva un che di dispiaciuto

, qualunque movimento

mi aiuti a vedere più a lungo amabile questo cielo che dovrò lasciare:

è vero, uomo di scienza, lo ripeterò per sempre, magari non in fretta,

prima di andarmene a dormire dopo

aver consumato la mia scienza quotidiana

o con in pancia il miele centellinato del mattino

o raccogliendo conchiglie

o sulla panchina di una stazione

(qui

centellinare il miele del mattino

raccogliere conchiglie

stare sulla panchina di una stazione

versi gesti omaggi faremo un Gran Finale al poetese unto e bisunto al più

scapicollato versificare occasionale pulsionale sciamannato

le carte cambiate non si rinserrano – a ritroso quante altre potrei tornare

a frullare a frollare. Ma no, per ora mi do pace.

*

Da: “[…] alle mie dislocazioni”

[tema]

ogni volta che riparto, cielo scremato o nebbia,

ritroverò i parchi dove mi sono disteso

anche il randagio conosce insenature fisse

nel suo andirivieni lungo la circonvallazione

le valli sparse dei teneri occhi

ritorno a quei luoghi per pregarli intatti

e se li desideri vissuti riconosceremo

la strada per una passeggiata in centro

*

[5]

sono stordito dall’immenso che si acquatta

nel palmo di un uomo; non riesco a rileggere

ogni parola che ho sottratto alla necessità

della consunzione se non mi inceppo a leggere

una vita da un’anatomia plantare – incespichi

malattie stati psichici topografia di callosità

eppure nessun fuoco è più ignoto ai chiromanti

e agli oroscopi di quello che sfuoca sul vespro

*

[19]

E’ così che ci vedo: piccoli in una

cartolina: due alberi si sono sformati

per anni alle raffiche, su un fianco,

ma le punte dei rami inorgogliscono di foglia;

due colline hanno ceduto molta argilla

e roccia al pianoro, ma sono più dolci

E’ così che ci vedo: il recinto è alle spalle

e i rami spogli per l’arte dei fiori.

*

Mario BERTASA

TIRO CON L’ARCO

LAMPI DI STAMPA (Milano, 2011)

*

Strumento antico e ricco di metafore, l’arco: tensione, resistenza, concentrazione, mira, volo, centratura dell’obiettivo. Ognuno ha il suo, di arco, come quello di Ulisse, in grado lui soltanto di (im-)piegare ai suoi obiettivi. Così la vita di ogni giorno ("e tra i due estremi dell'arco, l’oggi agognato e il domani scomodo”), e la scrittura, piegando e vincendo la resistenza della non-vita, dell’inerzia, della non-scrittura, della non-bellezza, nella tensione del fine o del sogno da realizzare?

L’arte, in questo caso la letteratura, nel suo farsi richiede inevitabilmente una tensione, per vincere la resistenza della lingua  – sempre più consunta e povera – per superare i déja vu dei discorsi, delle immagini, delle descrizioni e dei suoni abusati.

Il bel libro di poesia di Mario Bertasa, “Tiro con l’arco”, rende evidente questa tensione che anima ogni ricerca, coglibile anche sul piano formale nella titolazione delle sezioni e dei testi, nell’interpunzione originale: Continue to search. (John Cage), recita l’esergo che apre la raccolta.

Il racconto di giorni e di stagioni, di un vissuto personale ma declinabile su un piano generazionale, ma non solo, fa da sfondo a queste poesie distese che vedono alternarsi stati d’animo, meditazioni e quadri descrittivi; nel tempo dilatato e assorto che solo l’arte può creare, ben altra cosa da quello fuggevole della quotidianità; e del resto: “l’attimo in fuga mi interessa meno del vecchio infinito”. L’uso della prima persona e gli inserti di vissuto (“il fisiatra mi ha detto/che questi esercizi dovrò/farli per sempre”; “In primavera mi si sputtana il sistema immunitario/poco ossigeno permea fra le sbarre della gabbia toracica/quando le brezze pazzerelle si contaminano/di polveri e pollini sottili/mi alzo, mi sdraio, in preda alla paura di schiattare aggrappato/alla bocchetta del cortisone che mi corrompe lo scheletro”) contribuiscono a rendere viscerale e persuasiva questa scrittura,  preludendo a versi che fissano pensieri (“qualunque movimento/mi aiuti a vedere più a lungo amabile questo cielo che dovrò lasciare:/è vero, uomo di scienza, lo ripeterò per sempre, magari non in fretta,/prima di andarmene a dormire dopo/aver consumato la mia scienza quotidiana”) e squarci di bellezza (“eppure/puntuale ai primi scorci/di vie soleggiate a gennaio/ai primi tramonti che/riversano nell’aria tersa/tutti i gradienti fra il giallo e il magenta”). Meditazione e bellezza, dunque, s’intrecciano nelle delicate descrizioni della natura, e aleggia su tutto un respiro metafisico (“sono stordito dall’immenso che si acquatta/nel palmo di un uomo;”; “vivere è moltiplicare le proprie assenze/ogni volta che si deve scegliere se partire o restare./soltanto la morte è l’affermazione della presenza: ho, esistito.”; “credevo che fosse primavera. Era invece un’altra/la presenza, e io segnato da quei sensi brulicanti/che mi avevano accennato a breve distanza//Non loro, ma compiangerei noi per queste requiemeternam,//poche”).

“Un libro compiuto”, questo di Mario Bertasa, come si dice giustamente in copertina, “che ad ogni pagina però sembra ancora volersi espandere, saltar fuori, riprendere la riflessione, tornare indietro, un libro liquido…”, ragion per cui le riflessioni anzidette non hanno alcuna pretesa definitoria. gn