Lorenzo PEZZATO – Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza

“Ma un dolore così grande/urla vendetta ai quattro venti”, dicono due versi di Lorenzo Pezzato contenuti nella sua recente raccolta poetica “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza”, edita da Lietocolle. Versi che possono indicare, oltre che una chiave di lettura sulla sua poetica, una forma di dolore fortemente sentita in questi anni sciagurati di crisi e di cambiamenti vorticosi, in ogni campo. Crisi in cui il ritrarsi in una dimensione privata, isolata, o di olimpica indifferenza, però, non solo non ha preservato ma, ancora più, ha disgregato e indebolito il corpo sociale nel suo complesso. Non in termini assoluti, naturalmente, là dove una crescente quanto esacerbata indignazione si è risolta infine in urlo. Un urlo munchiano la cui declinazione non è la trasfigurazione del reale in bellezza, ma, in questo caso, un ruvido e ironico sguardo sulla realtà nuda e cruda. “Ne esce”, osserva Giorgio Linguaglossa nel suo intervento introduttivo, “l’istantanea composita di un “mondo in vetrina”, un mondo che è la rappresentazione dell’eterna commedia italiana di palazzeschiana memoria, il ribaltamento dei piani e dei valori in dis-valori che il villaggio globale ha riscritto e risistemato, la giaculatoria nei confronti del “nuovo”. “Lorenzo Pezzato” osserva ancora Linguaglossa “è legittimo rappresentante della”poesia degli anni Dieci” /…/ che adotta qui il binario del surrogato della “Comunicazione”, un equilibrismo tra lirica e prosa civile, andando a sottrarre alla poesia la maggior parte della sua potenza di astrazione, finendo vicina a diventare una sub componente gergale della “Comunicazione”, poesia nutrita con i surrogati e i succhi gastrici della “Comunicazione”.
Sembra anche a me che Lorenzo Pezzato, con spirito critico punto scontato, sugga dal contesto descritto sostanza e forma, nella sua dicibilità ordinaria. Realtà spesso dalla consistenza già autoptica, per combustione rapidissima di giorni spezzati nel continuum che, un tempo, componevano un’epoca, chiaramente definibile e storicizzabile. Non senza decostruzione, opinabile, di quelle certezze radicate, appunto, in epoche più lineari e meno convulse di questa che viviamo (“Una poesia/si cancella, non si riscrive.”) . Affiora dai testi l’intollerabile nonsense che domina il nostro tempo, patito più che vissuto, con l’inevitabile recriminare di chi lo subisce (“Posso accettare la laurea/ad onore la pensione statale/per gli artisti, quel che si vuole/purché sia un riconoscimento/al talento e non una montagna/da scalare un percorso da compiere/con fatica e applicazione”). Zumate su sentimenti personali, ma non solo, nell’era dei social networks e dei cellulari (“…traccia labile confusa tra milioni/di connessioni alla rete/dove raccolgo brandelli/delle tue giornate delle ore/che mi sono negate vicino a te”; “maledizione ai cellulari da fisso a fisso forse potrei trovarti/seguendo il filo invece non so dove sei/se non chiami perché sei in piscina/perché hai finito la batteria/perché vuoi evitarmi/o perché esisti solo nella mia fantasia.”); con la consapevolezza di chi sa fermarsi, indugiare, provare a comprendere oltre la superficie sempre più sfuggente delle cose (“a nessuno interessa/più cosa facciamo/mentre ci siamo?”; “Fare passi indietro/decrescere felicemente/liberarci delle cose inutili/immondizia da selezionare/dopo ogni ricorrenza…”). gn

*

Liberi fluidi

Posso accettare la laurea
ad onore la pensione statale
per gli artisti, quel che si vuole
purché sia un riconoscimento
al talento e non una montagna
da scalare un percorso da compiere
con fatica e applicazione
non mi sento a mio agio
se una metrica deve essere rivista
cento volte se per il romanzo
c’è costruzione a tavolino
amo l’attore che riempie la scena
buona la prima!
e solo quella. Una poesia
si cancella, non si riscrive.

*

Social networks (e motori di ricerca)

Ti guardo non te ne accorgi
non puoi sono invisibile
traccia labile confusa tra milioni
di connessioni alla rete
dove raccolgo brandelli
delle tue giornate delle ore
che mi sono negate vicino a te
e immagino a piacimento
le parti che mancano, illusioni
che completano il puzzle l’idea
della tua presenza suggerita da Google.

*

Fantacomunicazione

Dai, chiamami spiazzami sorprendimi ti prego
sono qui di fianco al cellulare lo fisso intensamente
magari lo stai facendo pure tu
lo tieni nelle mani sudate
tremi d’impazienza d’indecisione
maledizione ai cellulari da fisso a fisso forse potrei trovarti
seguendo il filo invece non so dove sei
se non chiami perché se in piscina
perché hai finito la batteria
perché vuoi evitarmi
o perché esisti solo nella mia fantasia.

*

Artisti e web

Aspettano bavosi un pertugio in cui infilarsi
per brillare un attimo solo di celebrità mediatica
d’immortalità istantanea
poi essere interrati per sempre dimenticati
sotto milioni di clic isterici.

*

Seduta di analisi collettiva

Asperger ha dato il nome
a una sindrome
un disturbo di tipo
pervasivo delle interazioni
sociali schemi comportamentali
ripetitivi stereotipati ristretta
la cerchia delle attività
e degli interessi difficoltà
a comprendere le emozioni
degli altri praticamente
l’identikit del cittadino medio
in questo paese.

*

Presente prima persona plurale

Dove andiamo
da dove veniamo
a nessuno interessa
più cosa facciamo
mentre ci siamo?

*

Mors tua vita mea

Fare passi indietro
decrescere felicemente
liberarci delle cose inutili
immondizia da selezionare
dopo ogni ricorrenza acquisti
per rilanciare l’animo spento,
riempire il lago d’oggetti
montarci sopra per respirare
con la testa fuori dall’acqua
e così soffoca il lago.

*

Diverso è bello (e necessario)

L’uguaglianza è una follia
la differenza è guardiana
dell’imperfezione il tassello
che manca alla finitezza
per farsi sferica completa
e condannarsi all’implosione.

*

Quel paese (per entrambe)

Da oggi ricomincio.
Sì, vi scrivo una poesia
per mandarvi a fare in culo
al poeta è concessa ogni licenza
e io vivo il privilegio, ricordate?
non riesco a fare senza le parole
anche in sfregio alle metriche assodate
alla poetica decenza, ma un dolore così grande
urla vendetta ai quattro venti
e solo questo riesco a fare
amarvi tanto da comporre
versi squallidi per mandarvi a fare in culo
e ricominciare.

*

Lorenzo PEZZATO
Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza
LietoColle, 2011
Prefazione di Giorgio Linguaglossa

*

Lorenzo Pezzato, giornalista e blogger, è nato a Venezia nel 1973. Vive a Treviso.

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