Francesco PASELLA – CINQUE POESIE

Anestetizzato sul ring

Gli ultimi pugni,
a dispetto di garze e flebo.
Testate contro la morte,
preludio di un esodo infelice
tra quattro mura nemiche.
Arse le labbra
chiedono ristoro.
Livido e fratturato
dall’ultima fuga.
Sbarre invalicabili
come un avversario invincibile.
Neanche la consolazione
di un’ultima sigaretta.
Il ricordo del tuo angolo di mondo
protetto da pochi metri di parete.
Incespicano i passi e gli scatti
nella notte degli anni.
Lo sguardo è vitreo,
il respiro affannato.
Un quadrato con fitte funi
impossibili da scavalcare
è l’asettico letto straniero.
Suona la campana dell’ultimo round.

*

Foresta di sguardi

È tutto sospeso,
tra l’iride che dipinge
di blu cobalto la mia memoria marina
e il verde anfratto del tuo sguardo,
promontorio da cui franare dolcemente
all’ombra del crepuscolo autunnale.

*

Le mie penombre

Le mie penombre
hanno bagliori di occhi umidi;
sensi indiscreti
che sputano rabbia,
parole frantumate
represse nell’illusorio vento estivo.
In questa afosa notte
voglio un nettare dolce
per il mio eterno veleno.

*

Alla fine di maggio

Alla fine di maggio,
mi ritrovo
desolatamente felice,
a scrivere fragili versi
su una tovaglia quadrettata
di rosso e blu cobalto,
bianco profilo
della chiassosa notte
che intravedo.

Non mi riman altro,
che un mormorio
lieve di ossa,
un tremito gioioso
al pensiero della tazza fumante
per quel the verde dell’altro mondo
che berrò in brevi sorsi,
brevi, ma così brevi,
che la manualità sepolta,
che scopro “nel” giorno del “giorno”
in meccaniche gioiose
del saper “fare” nel saper “essere”,
non si dissolverà.

Rileggendo
cicliche strofe, artificio
carico di umanissime identità,
rientro, non so per quanto,
nella mia dimensione animale,
d’animale fiero,
solo,
cacciatore,
di lumi appena svaniti.

*

Troppo lontana la sera

I giorni bui
non sono solstizi,
brevi inverni di luce
ricamati nell’ombra,
né tristi fiori marciti
nell’umida disperazione.
Sono maceri di parole,
mulini senza pale
che rincorrono il meriggio.
Troppo lontana la sera.

*

Sfaceli notturni

Questi miei angoli bui,
non trovano spazio
in albe marine o rupestri tramonti,
sono solo l’eco di un pasto frugale
nel solitario sole di fine agosto.
Mirando il salmastro.
Le spalle alla luce,
mi avvolge, mi consola,
rende meno cupa
la voce mercenaria
che avvinghia le mie notti.
Surrogato di non vita.
Ancora non riesco.
Proprio non riesco
a dimenticarlo…
il tempo.

(Le cinque poesie hanno partecipato alla rassegna Risvegli poetici svoltasi a Tempio Pausania il 14 aprile 2012)

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