Quale sovranità

Il fatto che il capo del Governo sia stato membro della Senior European Advisory Council of Moody’s (dal luglio 2005 al gennaio 2009, precisa in una nota Palazzo Chigi, quando il prof. Mario Monti ricopriva l’incarico di presidente dell’Università Bocconi) – la nota società di rating che da giudizi sulle aziende e sugli stati europei decretandone la credibilità o inaffidabilità, con evidenti ripercussioni sull’economia (vi è un’inchiesta in corso, dopo alcune denunce, della Procura di Trani per manipolazione di mercato, proprio per i giudizi negativi emessi nei confronti della situazione economica italiana) – se non comporta di per sé una responsabilità del premier, conferma però la sua appartenenza o familiarità con ambienti che incidono fortemente sulle sorti delle economie e le scelte dei governi, dentro una vision in cui sviluppo, profitto e libero mercato sono i capisaldi della politica economica; ciò conferma inoltre, più in generale, il permanere di uno stato di seria vulnerabilità delle nostre istituzioni per i possibili conflitti di interesse che in questo come in altri casi (all’interno del Governo in carica e di quelli precedenti) dovrebbero essere scongiurati ab origine.
Ma sempre a proposito della vision del premier e dei colleghi ministri, è di ieri la notizia che la Banca Centrale Europea avrebbe “aiutato” le banche in crisi elargendogli 4500 miliardi di euro; naturalmente, denaro tolto ai contribuenti dell’eurozona. “Le tasse sono sentite come soldi che vanno via dalla famiglia, la famiglia (che) patisce un furto”, scrive Ferdinando Camon in un suo intervento pubblicato su “la Nuova Sardegna” del 7 giugno. La “salvezza delle banche” è più importante, dunque, della creazione di un reddito di cittadinanza, che in Italia toglierebbe dalla povertà 5 milioni di persone, e nel contempo le utilizzerebbe strategicamente, attraverso apposite agenzie, per il rilancio dell’economia, al costo di circa 62 miliardi di euro: un settantaduesimo di quanto è stato elargito alle banche! Il nostro Governo, in continuità con quelli precedenti – e al pari di essi cieco e sordo ai bisogni e ai sentimenti reali dei cittadini – se non complice, è per lo meno acquiescente di questa politica profondamente iniqua, la stessa che ha visto modificare l’art. 18 dello statuto dei lavoratori – ritenendo il licenziamento un evento fisiologico e inevitabile, con la crisi di un’impresa e i diktat delle istituzioni europee per contenere la spesa pubblica – la stessa che ha previsto l’IMU anche per le prime case nel periodo più difficile dal dopoguerra, per le famiglie, la stessa che non ha saputo fare una riforma fiscale equanime colpendo soprattutto i redditi alti e i grandi patrimoni, la stessa che decide della nostra vita costringendoci a lavorare anche se anziani e stanchi, la stessa che consente di svendere quantità ingenti di beni demaniali invece di valorizzarli e renderli fruibili come beni comuni. Pur apprezzando lo sforzo nella lotta all’evasione fiscale e nel taglio delle spese realmente inutili, permangono ancora privilegi scandalosi al cui abbattimento quasi tutti i partiti oppongono strenua resistenza.
Non possiamo che prendere atto, ancora una volta, della totale perdita di sovranità: da cittadini nei confronti di un Governo che non ci rappresenta; come Governo nei confronti delle scelte della Comunità Europea; come Comunità europea nei confronti di un sistema finanziario cinico e onnipotente, nel girare agli Stati e alle famiglie la cambiale pesantissima della sua avidità famelica. gn

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