L’era glaciale dei politici televisivi – di Mauro Baldrati

DA TISCALI NOTIZIE

Da anni ormai la politica si è spostata in televisione. I comizi, che un tempo sancivano il rapporto diretto con gli elettori, sono stati sostituiti dalle frequenti interviste, dai dibattiti, dalle comparsate nei programmi di cosiddetto approfondimento. Oggi un politico per avere successo deve essere in primis telegenico. Del resto tendono a vestirsi con gli stessi colori, gli stessi abiti, quelli che rendono bene in video. Certi film, soprattutto hollywoodiani, che fornivano dei grotteschi “backstage” di politici unicamente proiettati verso l’immagine televisiva, sono diventati realtà. Anzi, come spesso accade, la realtà supera la fantasia. Sulla televisione si costruiscono fortune, consensi. In televisione si parla alla “pancia” degli elettori. E allora avanti con demagogia e populismo a volontà. Avanti con programmi politici generalisti, che accontentano tutti senza scontentare nessuno. Sono addestratissimi a guardare in video, sembrano volonterosi, onesti, brillanti, determinati, accattivanti, amichevoli, esibiscono il piglio dello statista e al tempo stesso del vicino di casa. Se è necessario fanno anche “i simpatici”, tanto per non sembrare dei tipi sussiegosi che potrebbero irritare i moderatissimi telespettatori. Ricordo Di Pietro e Schifani, nemici giurati in politica, al Bagaglinio che si spiaccicavano delle torte in faccia, tra risate e pacche sulle spalle. Il tutto in piena era berlusconiana.

Ma di cosa parlano in realtà? Dei problemi reali della popolazione? Del trasferimento di risorse dai ceti più deboli verso quelli abbienti? Delle mostruose spese militari e della TAV che si mangiano metà del bilancio? Della necessità di adeguare il modello di sviluppo, mettendo al centro le esigenze dei cittadini invece dei profitti delle banche? Dei diritti civili, del testamento biologico? Assolutamente no, non in prima serata comunque. I moderatissimi telespettatori potrebbero annoiarsi e cambiare canale. Se lo fanno, nei programmi di approfondimento, c’è sempre la Santanchè presente, e tutti si accapigliano, si parlano addosso, inveiscono, gridano, non si capisce niente. Oppure cercano di imitare le performance all’americana, come il recente “match” sulle primarie del PD, estrema sintesi, un contentino a tutti, training sulle occhiate, sul tono della voce.

In realtà, in televisione parlano quasi esclusivamente di alleanze. Cioè la politica si occupa di se stessa, come macchina, come sistema. Le sorti di un paese in crisi economica, dove a pagare sono soprattutto i più deboli e i meno garantiti, si risollevano attraverso le scelte di Bersani che vuole allearsi con Casini “ma anche” con Vendola, mentre Vendola non vuole Casini, opponendo un “o me o lui”; Casini accetta Bersani, ma non  Vendola, né Di Pietro, il quale vorrebbe Vendola, “ma anche” Grillo. Renzi invece dichiara “né con Vendola né con Casini”, per poi correggersi il giorno dopo con un: “sì con Vendola” e così via. Discutono per ore, per giorni, per mesi, ininterrottamente, tanto le scelte vengono fatte altrove, da un manipolo spietato di gelidi “tecnici” che hanno ben presente quali sono gli interessi da tutelare.

Per cui oggi un giovane non ha la minima idea di cosa sia la vera politica, non avendo mai visto altro all’infuori delle facce onnipresenti dei predicatori televisivi che parlano di se stessi, mentre le sue prospettive di lavoro sono sempre più aleatorie.

Aumentano pertanto la sfiducia, e l’assenteismo, come hanno dimostrato le recenti elezioni in Sicilia. I politici televisivi fingono di allarmarsi, in realtà non lo sono affatto. Il loro unico obiettivo è restare al potere, qualunque sia l’affluenza alle urne. Un potere finto, un potere fatto di privilegi, di sfilate in televisione, di vestiti raffinati, di superstipendi, di pensioni d’oro, tanto non esiste più la sovranità nazionale. Il parlamento si limita a prendere atto delle scelte fatte altrove, delle scorrerie dello Sceriffo di Nottingham che prende le monetine ai vecchi, ai bambini, ai malati, per consegnarle al suo padrone, il Principe Giovanni. Che nel frattempo ha cambiato casa: lasciato il vecchio castello ha traslocato in uno spazioso ufficio nella City, con vista sul Thames.

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